Come da copione

Antonio Scavone

Come da copione
(Le didascalie teatrali)

Shakespeare scriveva solo “Enter” (Entra) ed “Exit” (Esce) e nient’altro: nessun accenno al tono di una battuta, ad un movimento del personaggio, ad un evento scenico. Salvo rarissime eccezioni, i toni delle battute – per Shakespeare come per altri commediografi elisabettiani – erano di per sé automatici, inequivocabili oppure affidati alla sensibilità e al talento degli interpreti, che si preoccupavano, fra l’altro, di rendere vivi e visibili sulla scena gli effetti di una tempesta, di un’alba, di un martirio.
     Gli spettatori del Globe Theatre avvertivano sulla scena i rumori dei tuoni e i lampi del temporale ma gli autori non ritenevano di dover scrivere anche queste preziosità infra-testuali. Le ritenevano, probabilmente, superflue e fuorvianti se non eccessive, giacché gli interpreti di personaggi storici o leggendari erano talora gli stessi autori per cui stabilivano che la storia o la leggenda rappresentata non avesse bisogno di ulteriori sussidi per l’interpretazione. Continua a leggere Come da copione

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