23 pensieri su “Centuria”

  1. dicono che il triangolo sia la figura geometrica perfetta, ma io ho sempre disegnato i quadrati, che poi si moltiplicavano in cubi. Ecco, questo è un gran bel quadro, e ti ringrazierò sempre per quelle porzioni di spazio e respiro che mi hai donato nel suo interno.
    ciao Francesco, grazie, e un saluto a tutti i tasselli di questo splendido mosaico.

  2. le simillime affinità!

    nel mio totale disimpegno di sempre sono impegnato su due versanti: il primo verte, e spero diverta, sul quadrato irragionevole della prova del nove & i suoi sottoquadrati, alla sua ennesima riscrittura, e il secondo sulle cento microcenturie della babbeleoteca minuta, la sesta delle quali è stata appena & a malapena emendata da benintendenti amici

    cento volte grazie, caro francesco!!!

  3. un modesto dono, spero gradito, è postartela qui:

    @

    “Quelqu’un sait-il la vérité?” – fu chiesto al Signore.

    Il signore si avvalse della facoltà di non aver risposta alcuna, in quanto le possedeva tutte, non solo dunque quella della conoscenza della verità, ma anche quella della menzogna che tale verità celava, e della verità di questa menzogna: il signore si trovava all’interno di una delle due torri, o d’amendue, il che sarebbe come dire la stessa cosa e, forse, anche dire meglio; il signore dunque si trovava, oltre che all’interno di una delle due torri, anche all’esterno di essa, o di esse. Le torri, sia l’una che l’altra, eran fatte e di scale e di porte. Le scale, che, per loro definizione innata e indefinita, non si sa se siano ingiuse o insuse, erano delle scale a chiocciola, cosa questa che non mancava di porre interrogativi, di tra l’inquietante e l’angoscioso. Se d’un lato, di fatti, parevano volersi elevare in un’estasi superna e paradisiaca, dall’altro lato parevano volersi inabissare in quella discenditiva e infernica. E cosí pure ogni porta, che si apriva, c’è chi dice che si aprisse verso una nuova, altra scala, chiudendo dietro di sé la precedente, e c’è chi dice il contrario, o quasi, e cioè che ogni porta, che si apriva, non si aprisse che sulla precedente, chiudendo dietro di sé la novella et altera. Et cetera, et cetera. Altri ancora afferma che le porte non si aprivano, ma si chiudevano, e che, cosí facendo, talvolta chiudevano talvolta aprivano e le novelle et altere, e le antique. Come dire che ogni porta è tutte le porte, e ogni scala tutte le scale.

    “Chaque chose c’est toutes choses: n’est-ce pas?”

    “Il va sans dire” – rispose il Signore.

    “Il n’y a pas d’autre.”

  4. Merci les amis!!!

    fm

    p.s.

    E’ un po’ che rifletto (beh, ogni tanto succede anche a me, basta non abusarne), e sono addivenuto a una risoluzione: se tanto mi dà tanto, in effetti dopo la “Centuria” un “Congedo” non ci starebbe niente male…

    Vedrò di provvedere :)

  5. Grazie Francesco per questo bellissimo quadro di quadri.
    Sono veramente contento di esserci.
    Un caro saluto a te e tutti.

    Giorgio

  6. Francesco assembla la centuria e gli ospiti ringraziano con ossequio il “Centurione” che li ha proposti, o forse addirittura emancipati. Questa generosa attitudine di Francesco andrebbe premiata adeguatamente ma come? Gli ospiti ringraziano e lodano, è il minimo, ma nessuno ha inventato un modo più esaltante e proficuo per ricambiare la disponibilità e la passione di Francesco Marotta. A buon rendere… ma come, cosa?

    Un grande abbraccio!

    Antonio

  7. Caro Antonio, grazie del pensiero, ma la ricompensa, quella “vera”, è nella realtà delle cose, da tempo.

    Devi sapere, infatti, che da quando esiste il blog, cioè negli ultimi quattro anni, non c’è antologia pubblicata in Italia che non contenga miei testi; non c’è blog della rete, piccolo o grande che sia, che non me li abbia chiesti; non c’è iniziativa editoriale che non mi veda coinvolto; non c’è rivista che non si disputi i miei inediti; non c’è premio letterario che non richieda la presenza di un mio libro; non c’è editore che non mi sommerga di richieste pressanti a pubblicare con lui; non c’è critico che si rispetti, o che non si rispetti, che non abbia scritto saggi e recensioni sulla mia opera; non c’è reading al quale non sia stato invitato e al quale io non abbia partecipato (a volte ho dovuto mandare dei sosia, perché nello stesso giorno ero “in scaletta” contemporaneamente in quattro cinque luoghi)…

    Cosa desiderare di più?

    Se a tutto questo (che già riempirebbe a dismisura la vita di parecchie generazioni di autori) aggiungi la stima e il rispetto universale di cui godo, c’è da (s)venire per la felicità – praticamente, un orgasmo ad ogni mail che ricevo. E’ tanto l’amore e l’affetto che alcuni *ospiti* (e non) mi riservano, che ho deciso di venderlo: anche a prezzi di dumping, ci ricavo l’equivalente per comprare Villa con Fontana. Pensa che alcuni *autori*, ben consapevoli della mia modestia, e quindi per non mettermi a disagio, “fanno finta” di accorgersi che scrivo solo dopo quattro o cinque post che li riguardano (“Ma tu scrivi?”, “Ma hai pubblicato dei libri?”); altri, sempre per non crearmi problemi con me stesso, con grande e affettuoso pudore, evitano, quando compilano i loro chilometrici curri-culi, di citare il blog dove hanno ampiamente pubblicato prima di diventare delle star(s) riconosciute; altri ancora, e la loro esistenza è segno che la “pro/e-videnza” c’è davvero (basta crederci), visto il blog chiuso per un paio di mesi (l’an(n)o scorso), per farmi curare meglio (nel caso fossi malato) o per non disturbare (nel caso fossi in meditazione), hanno messo in cassaforte la mia mail e mi hanno cancellato dalle *iniziative* nelle quali mi avevano fortemente *voluto*…

    E come dimenticare, poi, chillu grand’omme al quale, dopo aver pubblicizzato decine di opere da lui edite, ho chiesto *una* copia di un libro in quattro anni? Che omme!: sempre per non farmi sentire a disagio, mi ha risposto: “Se ne compri dieci copie, ti facciamo lo sconto del quaranta per cento”. (Che culo!!!). E come dimenticare quelli che passano, saccheggiano i miei e-book di inediti (che amore! che stima!) e ci assemblano un paio di libri coi quali portano a casa un paio di premi in denaro? E come dimenticare…?

    Appunto.

    Ciao, ‘o fra’, t’abbraccio forte e te voglio bbene. Ammen’ cu tte, e cu quaccurun’at’, saccio bbuon’ chell’ che tocc’…

    fm

    1. *leggerti* e “ruleggerti” è stata una delle cose più rischiose che ho fatto (nel campo della scrittura, s’intende, che nella vita.. mon dieu!), è stato difficile e bellissimo parimenti, un salto nel vuoto, un buttarsi a capofitto, sapendo di essere come cieca davanti alla profondità della luce con i suoi abissi di ombre, è stato – come dire – mettersi in ridicolo con la gioia del folle, eppure è una delle cose di cui sono più fiera.
      un bacio ;-)

    2. francesco, forse questa che sto per dire è una cosa sciocca…ma vuoi mettere, svegliarsi al mattino e sentirsi libero, magari solo ( poeticamente), magari stanco ( realmente), ma quanti possono provare questa stessa sensazione e con quella prendere in mano la penna?

      ciao e grazie
      lisa

    3. Francesco, vedi, ti si vuole bene. Semplicemente.

      ciao! e grazie per tutta la generosità che traspare di te dalla tua “Dimora”, anche attraverso la Centuria, vera e propria “opera di arte nell’arte”.

      Ti ho letto su “Poetry in Time”, assieme a critiche e recensioni, e questo sin da quando ho scoperto la “Dimora”. Continuerò a leggere. Continuerò a cercare le parole della tua dimensione, anche se le dimensioni delle mie parole sono minuscole e solo una persona bella come te ha saputo dargli fiducia in una pagina ricordo indelebile per me.

      *Infinitamente volte grazie*

      con affetto,

      Francesca

  8. Dimenticavo: grazie di nuovo a tutti: a chi ha letto, a chi ha seguito e, soprattutto, a chi ha partecipato coi suoi scritti.

    fm

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