La Versione di Giuseppe

La Versione di Giuseppe – Poeti per don Tonino Bello
(Edizioni Accademia di Terra d’Otranto – Neobar, 2011)

di Cristina Bove, Doris Emilia Bragagnini, Simonetta Bumbi, Marilena Cataldini, Anna Costalonga, Fernando Della Posta, Margherita Ealla, Annamaria Ferramosca, Fernanda Ferraresso, Giancarlo Locarno, Abele Longo, Domenica Luise, Malos Mannaja, Nina Maroccolo, Vincenzo Mastropirro, Antonella Montagna, Stefano Giorgio Ricci, Antonio Sabino, Iole Toini, Pasquale Vitagliano, Carmine Vitale

 

Introduzione

 

“Chi sa che qualcuno, complice la poesia, non venga
più facilmente indotto a cambiare genere di vita.”

don Tonino Bello

 

Per questo omaggio a don Tonino Bello, che vede la partecipazione di ventuno poeti da tutta Italia, ci siamo ispirati a La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe (Edizioni La Meridiana, Molfetta, 1997), testo in cui don Tonino immagina di dialogare con Giuseppe mentre lavora nella sua bottega. La Lettera ha agito come scandaglio per un nostro percorso sull’onda delle riflessioni e dei rimandi che il testo offre, nel suo conversare fatto dei silenzi di Giuseppe e delle risposte che don Tonino “ricostruisce” da quei silenzi. Al di là dei contenuti, la Lettera assume grandi valenze simboliche per via del rapporto che viene a stabilirsi tra don Tonino/Figlio e Giuseppe/Padre – con i due che si scambiano di ruolo a sottolineare i “dubbi” di entrambi – e per via della natura profondamente umana che don Tonino riconosce al suo Giuseppe: “Quante carezze: con le palme della mano, con i pennelli, con le spatole, con gli occhi. Sì, anche con gli occhi, perché, ora che hai finito una culla, sei tu che non ti stanchi di cullarla con lo sguardo” (La carezza di Dio, pag.16).
Nella Lettera, don Tonino ci dice che, invitato a parlare a un convegno giovanile organizzato ad Assisi nel 1987 sul tema “Catturati dall’effimero”, decise di non presentare una relazione “tecnica”, che avrebbe annoiato i giovani presenti, ma di ricorrere alla “poesia” (da intendersi nel significato più esteso di linguaggio che agisce a un livello più autentico e diretto). Il titolo della relazione tecnica che gli organizzatori avevano in mente era “Condivisione e gratuità nella società dell’usa e getta”. Siamo alla fine degli anni Ottanta, gli anni del cosiddetto “edonismo consumistico”, del neoliberismo della Tatcher e di Reagan (alla politica guerrafondaia di Reagan, don Tonino fa riferimento nel testo): “Ho capito: quel tuo sguardo vuol dire: mi fate pietà. Altro che usa e getta. Valicando davvero ogni limite, avete invertito la frase in getta e usa, visto che siete così abbietti da snaturare perfino l’intima essenza della carità, piegandola alla vostra libidine di possesso” (ibid, pag. 15).
La disamina di don Tonino ricorda gli scritti di Pasolini, quando parlava di “scomparsa delle lucciole”, di “genocidio della cultura contadina”. Anche in don Tonino vi è la condanna di una società chiusa nella cieca fiducia nel benessere e viene delineato un prima e un dopo: un passato contadino, che si fa in entrambi mitico, e un presente “consumistico” che porta sempre di più all’alienazione dell’individuo: “Oggi purtroppo da noi, non si carezza più, si consuma solo. Anzi si concupisce. Le mani incapaci di dono, sono divenute artigli” (ibid, pag. 16). “Non si genera più. O meglio, si concepisce solo l’archetipo. Ma senza passione, e con molto calcolo. L’archetipo poi, questo sordido ermafrodita, riproduce con ritmi di allucinante celerità squallidi sosia, con l’unico desiderio che campino poco” (ibid, pag. 9).
Ciò che emerge dalle riflessioni di don Tonino assume ancora più rilevanza ai nostri giorni, fino al punto da apparire profetico: “Il corpo, poi, degradato a merce di scambio, è divenuto spazio pubblicitario e manichino per prodotti di consumo! L’eros mercantile corrode alla radice i rapporti interumani, sgretola la comunione, frantuma l’intimità, irride la famiglia, commercializza la donna. E con i postulati di marketing degli spot televisivi, spersonalizza irrimediabilmente la sessualità, riducendola ad una variabile della cupidigia di potere.” (ibid, pag. 17). “Si muore per anemia cronica di gioia. Si moltiplicano le feste, ma manca la festa. E le letizie diventano sbornie, gli incontri, frastuoni; e i rapporti umani, orge da lupanari” (ibid, pag. 29).
I temi trattati da don Tonino vengono, nella nostra versione, affrontati da diverse angolazioni. Non ci siamo posti, del resto, come fine lo studio sistematico o la traduzione fedele della Lettera. Ciò che ne è scaturito si nutre anche, e inevitabilmente, del vissuto e dei percorsi di ognuno di noi, e va considerato quindi come espressione della piena libertà in cui abbiamo lavorato. L’unità di intenti e il sentire comune ci hanno portato a considerare il nostro lavoro come un unico poemetto che ci auguriamo riesca ad arrivare non solo al lettore, nel viaggio solitario che lo caratterizza, ma anche, attraverso dei reading, a un pubblico, in modo da poter creare momenti di condivisione collettiva, come richiede un libro
pensato “ad alta voce”.
Gli autori ringraziano la Città di Alessano (Lecce), che per la dodicesima edizione del festival Il Montesardo ha voluto ricordare don Tonino nella sua città natale con una lettura del nostro poemetto.

Gli Autori

 

 

Il libro verrà presentato il 31 agosto all’interno del Festival Il Montesardo (Alessano, Lecce) nella lettura di Ippolito Chiarello e musiche di Rocco Nigro (fisarmonica).

 

***

21 pensieri su “La Versione di Giuseppe”

  1. conosco alcune autrici e alcuni autori che hanno contribuito a lla stesura di questo testo che, ne sono certo, sarà da conservare negli scaffali dei testi preziosi come risulta preziosa la memoria di don tonino bello di cui ho già sentito parlare e con ammirazione..
    r.m.

  2. È un libro corale di valore, ci abbiamo messo l’anima tutti insieme. Io non potrò partecipare fisicamente alle manifestazioni perché la mia salute tentenna, mi rassegno alla partecipazione interiore, che spero valga qualcosa o possa, in qualche modo, confortarmi. La mia umanità si sente ferita da tutto questo, tuttavia sono contenta di avere partecipato e non vedo l’ora di ricevere il libro. Vi voglio felici: cercate di non rimandare la gioia, presto non c’è più tempo.

  3. Vero, Mimma, “non c’è più tempo”, e lo sento sempre di più in questa estate di violenza e dolore. Sarà senz’altro una festa ad Alessano e l’invito è rivolto a tutti. Oltre alla poesia, il festival propone teatro e musica antica:
    http://neobar.wordpress.com/2011/08/03/festival-il-montesardo-xii-edizione/
    Siamo contenti di cominciare da qui il nostro viaggio, Francesco è un punto di riferimento per molti di noi. Grazie e un caro saluto a tutti
    Abele

  4. Sono FELICE di questa pubblicazione e già ne pre-gusto la GIOIA della lettura! Tanti AMICI l’hanno realizzata con impegno, passione e dedizione: sono sicura che avranno dato il meglio.
    Mi spiace di non poter essere ad Alessano per la presentazione, ma sono insegnante ed il 1 settembre riprendo servizio: Lecce è lontana, ma il 31 sera farò il tifo per VOI.

    Un abbraccio ad Abele per avere preso l’iniziativa e a Francesco per l’ospitalità nella DIMORA,

    con affetto

    Rosaria

  5. ho aderito a quest’antologia perchè in tempi di devastazione è un segno. abbiamo bisogno di condivisione collettiva di parole esemplari. oggi ci rimane solo questo: dilatare un’insegnamento, per poi benfare, al di là di ogni credo. Abele ha dato il via. poi hanno aderito i poeti. e anche Francesco qui si unisce. è così che si cammina senza incespicare, almeno si spera.

  6. Ho abitato a Molfetta quando don Tonino era vescovo. Sono stata colpita in pieno dal suo carisma. Non posso che condividere la bellezza di quest’iniziativa e che davvero la poesia sia il percorso rivoluzionario che inneschi il cambiamento!

  7. Despertar el alma dormida. Risvegliare gli animi sopiti.
    Era il proposito del buon Antonio Machado.
    Mi è venuto in mente leggendo di questo bel progetto poetico e civile.

  8. Rinnovo i miei auguri e i miei complimenti a tutti i partecipanti per questa bella iniziativa, con la speranza che la poesia aiuti davvero a portare un cambiamento più generale.
    Un pensiero affettuoso
    monica martinelli

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