Poèmes du Journal du canal

Yves Bergeret

“Dans l’éparpillement
se nomme
l’élan de la vie
qui disperse les dieux effrayés,
amenuise la certitude
et relie en mille eaux vives
les graines de la parole.”

 

______________________________

Yves Bergeret
Poesie del Diario del canale
Disegni di Eric Brault
Traduzione di Aurelio e Mirella Valesi

______________________________

 

(Poesie del 2 marzo 2011)

 

 

1

Il passe ses doigts
dans les branches

il chante éparpillé
parmi les arbres,
le plaisir;

il ne se retourne pas
sur lui-même,
il passe
dans la divinité muette du bois.

 

              1

              Passa le sue dita
              tra i rami

              canta disperso
              tra gli alberi
              il piacere;

              non si volta
              su se stesso,
              passa
              nella divinità muta del bosco.

 

 

2

Elle voudra,

elle traverse
et accroît,

elle s’assied
dans le regard,

elle aime
sans pardonner,
la lumière.

Elle s’agenouille à la souche
et s’allonge dans la parole:

la lumière
n’entre pas dans l’eau
mais revient sur ses pas
dans une phrase
composée seulement
de verbes.

 

              2

              Lei vorrà,

              lei attraversa
              e s’accresce,

              lei si fissa salda
              nello sguardo

              lei ama
              la luce,
              senza perdonare.

              Si inginocchia vicino al ceppo
              e si estende nella parola:

              la luce
              non entra nell’acqua
              ma torna sui suoi passi
              in una frase
              composta solamente
              di verbi.

 

 

3

Le vent boit la sève.
La terre caresse la roche.
La racine s’empresse.
Le pollen s’impatiente.
La lumière supplie.

«Calmez-vous,
dit la main hâtive,
je vous comprends
et tous je vous prends
dans la giclée de traits
dont j’éclabousse la feuille.»

 

              3

              Il vento beve la linfa.
              La terra accarezza la roccia.
              La radice si affretta.
              Il polline si spazientisce.
              La luce supplica.

              “Calmatevi
              dice la mano frettolosa,
              io vi capisco
              e tutti vi prendo
              nello sprizzare di tratti
              di cui abbaglio la foglia”.

 

 

4

Les branches grondent,
le gui fronce
mais le ciel qui passe
entre les troncs frémit.

Les branches clament,
le lierre chante
mais la lumière qui rampe
dans le corps des troncs
reprend les syllabes du mythe.

Les branches bourdonnent,
la mousse prophétise
mais le vent émiette les reflets
dans le cœur qui danse
en rumeur
sans nombre.

 

              4

              I rami brontolano,
              il vischio s’increspa
              ma il cielo che passa
              freme tra i tronchi.

              I rami gridano,
              l’edera canta
              ma la luce che a terra serpeggia
              tra i corpi dei tronchi
              riprende le sillabe del mito.

              I rami ronzano
              Il muschio preannuncia
              ma il vento sbriciola i riflessi
              nel cuore che danza
              in un brusio
              senza numero.

 

 

5

L’eau n’insiste pas
mais garde les âmes des morts
que saluent les branches
et le chant des oiseaux
à rebours.

L’eau n’insiste pas
mais emmène les âmes des morts
jusqu’aux bourgeons
penchés sur elle,
jusqu’au pollen
éperdu dans le vent.

 

              5

              L’acqua non insiste
              ma custodisce le anime dei morti
              che salutano i rami
              e il canto degli uccelli
              al contrario.

              L’acqua non insiste
              ma trasporta le anime dei morti
              fino alle gemme
              protese su di essa,
              fino al polline
              sperduto nel vento.

 

 

6

Un tronc une branche
un pas un rire

un tronc une branche
quelle phrase cherche
qu’on l‘écoute?

une branche son reflet
l’oreille toute au ciel

qui parle à contre lumière?

 

              6

              Un tronco un ramo
              un passo una risata

              un tronco un ramo
              quale frase cerca
              che lo si ascolti?

              un ramo il suo riflesso
              l’orecchio volto al cielo

              chi parla controluce?

 

 

7

Dans l’éparpillement
se nomme
l’élan de la vie
qui disperse les dieux effrayés,
amenuise la certitude
et relie en mille eaux vives
les graines de la parole.

 

              7

              Nella dispersione
              prende nome
              lo slancio della vita
              che disperde gli dei atterriti,
              assottiglia la certezza
              e collega in mille acque vive
              i grani delle parole.

 

 

8

Puis la ligne
se retire
et salue
par connivence
et par acquiescement
les rideaux d’arbres de la berge
qui replongent
à l’envers du lointain.

 

              8

              Poi la linea
              si ritira
              e saluta
              per connivenza
              e per acquiescenza
              le tende di alberi della ripa
              che ripiombano
              al rovescio della lontananza.

 

***

8 pensieri su “Poèmes du Journal du canal

  1. Grazie, Fiorella.

    E grazie a Yves Bergeret e a Eric Brault che hanno voluto regalare ai lettori della “Dimora” questa loro splendida opera inedita.

    Un grazie speciale a Giampaolo De Pietro – perché è, perché sa.

    fm

  2. “Il polline che si spazientisce”.

    Yves Bergeret è un poeta del cammino, delle altitudini, del fragore silenzioso (esteso e steso) delle nuvole – dell’ascolto lontano che abbraccia e ritorna – ho molto imparato dalla sua “parola aperta” – il suo percorso ha tracciato ascolto e ancora parola ed è un percorso sempre in movimento (il movimento è sempre ascolto, piede, passo cuore – lui porta e traccia, segno nello spazio, disegno e traccia sulla montagna, sul più antico e necessario al moderno interpellare il mito adducendo “cause umane” sempre necessarie al presente molto sordo assorto distratto da pochissime parole veramente “promettenti”, poesia come “una volta”, come “sempre”, come avvento, avvenimento e presenza – la parola del poeta che arriva a un popolo, anche lontano, fino in Mali (ad esempio) fino alle dita e dentro ai movimenti dei suoi amici “pittori-contadini” – un percorso umano che il poeta compie per esigenza, o “natura” natura stessa, statura, tratto, per stare davvero dentro al paesaggio, come parola, e con questa, certa come il respiro, l’evenienza del tempo e dell’elemento sorprendente che è l’ascolto. (ecco, ho ripetuto più volte alcune “parole”, che sono “forme della poetica” di Bergeret – immagino abbiate capito quali).
    Grazie, Francesco per aver ospitato questo “discorso” mirabile (con la tua serietà e l’entusiasmo che risultano sempre commoventi, direi e mi dico) – sono contento pure per la presenza (inevitabile, in questo ciclo di scritti nati all’unisono) dei disegni di Eric Brault, carissimo amico di Yves e quella di Aurelio Valesi, poeta di passione e gentilezza, e della moglie Mirella che hanno tradotto felicemente questi scritti sensibili e “naturali”.

    Saluti a tutti, (e scusate se non ho “preparato” un discorso, e non rileggerò questo prima di inviarlo sottoforma di “commento”!)
    Giampaolo DP

  3. Cosa dire delle immagini di Brault e delle poesie di Bergeret? Che sono ancora una volta un bellissimo dono della Dimora. Ma dono e sorpresa anche maggiore è vedere, qui, i nomi di due carissimi amici, Aurelio e Mirella Valesi, che ho la fortuna di conoscere, che abitano sulle alture di Mignanego appena fuori Genova, e di cui sono spesso ospite, e che probabilmente, essendo privi pc, non potranno vedere questo omaggio alla bellezza della natura e dell’uomo.

    Grazie quindi, a tutti.

    M

  4. Bergeret è un maestro e un artista riconosciuto in tutto il mondo. La sua disponibilità verso questo blog, nel concederci testi che potevano avere ben altra destinazione, è una ulteriore conferma anche della sua grandezza come persona. Lo saluto e lo ringrazio vivamente.

    fm

    p.s.

    Marco, vedrai che prima o poi riusciamo a schiodare i Valesi dal loro eremo e a portarli qui anche come autori.

  5. Levità, grazia, mutevolezza; sospensione che attraversa in un continuo (” brusio/senza numero. “), dove la natura, come “L’acqua non insiste/ma custodisce le anime dei morti” e dei vivi
    e lo fa innervandosi, come fra i rami, nei glangli, volute e vortici (non ancora nodi, o non nodi serrati) ben rappresentati nei movimenti dei disegni associati,

    disegni che accompagnano e chiosano ulteriormente la disposizione non di forma, ma di aria, orientale che avverto in questa poesia (nel pdf che ho scaricato).

    Veramente belle!

    Grazie!

  6. Grazie, Margherita. Yves Bergeret si porta addosso, e riversa nella sua scrittura, tutti gli “umori” profondi delle culture che attraversa – con le sue installazioni, le sue contaminazioni e il meticciato artistico, di matrice popolare, a cui danno luogo e forma.

    fm

  7. Mirella e Aurelio Valesi, la loro precisione tagliente e capace di intaglio. E questi versi. Bellissima, intensa lettura che ci avete offerto– (Giampoalo, sì sì)–

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