Running on empty

Federico F.

[In una rete letteraria dove imperversa il più becero, pietoso e ipocrita buonismo; dove, rimossa la glassa dell’affettazione e del riconoscimento reciproco di facciata, sono ben visibili e leggibili i segni di una guerra tra bande che, da Tor Bella Monaca alla Comasina, cercano di acquisire fette sempre più consistenti di visibilità o di riposizionarsi in vista di un prossimo “cambio di guardia“, non si sa bene di che cosa né di quale natura; dove intellettualini da oratorio chiamano alla conta generazionale, rivendicando il “posto al sole” che gli compete per esclusivi meriti anagrafici; dove “cavalli e cavallini di Troia”, rigorosamente di pasta frolla e carta velina, usano il web per mascherare il loro collaborazionismo ben remunerato, spacciandolo per “opposizione dall’interno“; dove poeti e critici vengono cooptati alla bisogna, a patto che rinneghino i loro trascorsi su “determinati” blog e riviste e si accodino ai due o tre gruppi vincenti del momento; dove tutti sembrano impegnati unicamente in una indegna corsa verso il centro sempre più affollato dell’apparire e si ingegnano e si spendono in quotidiani preparativi per il viaggio senza ritorno nei territori dell’inconsistenza; dove non c’è blog che si rispetti (sic!) che non inalberi i diecimila contrassegni di classifiche e social network che attestano la bontà della mercanzia offerta ai devoti clientes; dove critici improvvisati imperversano parlando di libri assolutamente impresentabili di poeti e scrittori amici; dove critici una volta degni del nome, accantonati ogni pudore e ogni pregressa serietà degli studi, si sdilinquiscono in una miriade di note su opere da bagaglino delle lettere, dando vita a delle vere e proprie produzioni in serie di cazzate in forma di recensione; dove la combriccola dei sodali, unitamente alla quantità di aspiranti che premono alle porte del tal gruppo o del tal blog per entrare ed essere accolti tra i grandi, rappresentano l’unico marchio di fabbrica in grado di attestare la qualità del prodotto; dove fèisbuc & similia scompaginano ogni giorno intelligenze e vite, in una effimera e sterile tensione verso qualcosa che in qualche modo e a qualsiasi costo le significhi, come un’epifania del mediocre elevata a sistema e scala valoriale, della serie “guardateci, anche noi esistiamo, anche noi ci siamo”… ecco, su tutta questa desolazione umana, politica e culturale, ben venga la sferza che di tanto in tanto, inaspettata, si abbatte a colpi di ironia e del più feroce sarcasmo, in una demistificante e salutare opera di ecologia dello spirito. Ed ecco perché voglio qui riproporre, strappandola all’oblio, questa impietosa fotografia dell’esistente, sperando che l’autore si decida a riaccendere le lucine del suo blog-falciatrice. (fm)]

Fèisbuc? Oh yes! It’s maispès, my only spes

Sei uno scrittore che non ti si caga nemmeno se ti metti a regalare i tuoi libri all’uscita della metropolitana o alle fermate degli autobus? Sei uno di quelli che, per quanti sforzi facciano, non sono mai riusciti a leggere e a reggere più di una decina di pagine di un loro stesso libro? Sei uno di quei masochisti timidi che, non avendo il coraggio di farsi del male da soli, affidano alla penna l’ingrato compito? E, nonostante tutti questi primati da guinness degli sfigati, vuoi diventare famoso, nevvèro? Siamo qui per questo, abbiamo la ricetta che fa al caso tuo. Prendi nota (le mosse contrassegnate con un asterisco sono obbligatorie, non devi saltarne nemmeno una, pena il fallimento dell’operazione):

– verifica che tra te e la lingua di appartenenza (lessico e sintassi) non vi sia incompatibilità di carattere, magari scopri che nemmeno ti (ri)conosce e che, molto probabilmente, faresti bene a cambiare mestiere;

(*) – ritira tutti i tuoi risparmi e versali sul conto dei tenutari di quei bordelli per fighettini annoiati, in fregola da bùc-a-tutti-i-costi, che sono le scuole di frittura; al posto della ricevuta (che attesterebbe soltanto quanto sei coglione), fatti rilasciare un paio di certificati di frequenza (che attest-ano anche quanto sei coglione) da esibire alla bisogna e da allegare al tuo curri-culo;

(*) – apri un accàunt su fèisbuc e crèati un profilo chilometrico, mettendo in bella vista vita-morte-miracoli-passione-resurrezione, il tutto corredato da foto esplicite in cui esibisci titoli, attestati, patacche, rìdings, trèilers, coppe, nominèscions, diplomi (non dimenticare quello della prima comunione: ultimamente tira di brutto, al pari della patente di ateo e della tessera di iscrizione all’uaaaàrrrr);

(*) – fatti fotografare davanti al portone dove abita uno scrittore fa/u/moso, di quelli che possono vantare sedici-diciassettemila amici e contatti, lì nel retro del bùc, e fèis la cosa giusta: postalo come tuo biglietto da visita, trasformalo in un avatar multiuso;

(*) – sfoglia l’elenco dei tuoi amici (!), che intanto saranno arrivati a frotte sotto il tuo profilo, come mosche attirate dall’odore di quella roba lì, e cerca il nominativo di qualche scrittore fatto, di quelli che ormai danno del tu alla fama e alla gloria;

(*) – rompigli i marroni con quintalate di richieste di recensioni per il tuo ultimo (inutile come tutti gli altri) libro; vedrai che, pur di toglierti dalle palle (almeno uno, si spera), o sapendo già che alla prima occasione ricambierai il lavoretto (tutti gli altri), ti sommergeranno di pagine e pagine di lodi sperticate;

(*) – non essere modesto, adesso, a che pro?: prendi dal mazzo la rece (hai solo l’imbarazzo della scelta) che presenta il tuo libro come un’opera al cui confronto Dante e Cervantes sono due imberbi segaiòli delle lettere, e tienila bella calda;

(*) – è ancora calda? bene, adesso puoi tu-ittàrla e poi pubblicarla sul tuo muro, con preghiera di rilancio (in genere non c’è nemmeno bisogno di pregare, la cosa va in automatico) su qualche rinomato litblog: ce l’avrai pure un amico da quelle parti, no? in caso contrario, oltre che sfigato sei anche scemo, non c’è che dire!

Hai seguito bene tutte le istruzioni? Bravo, è fatta, ora sei famoso. Finalmente! Hai solo da seguire il post ed essere sempre pronto a intervenire per ringraziare, con la lacrima sul ciglio, i tanti che verranno ad osannarti (non dimenticare, però, che dovrai rispondere, alla prima occasione, lì o in altero loco, con le stesse formulette melassòse di rito). Sai bene che nessuno di loro ha mai letto il tuo libro, né mai lo leggerà, ma tu abbozza con nonscialàns, non è questo che conta: l’importante è far finta di esistere, col bùc sempre aperto e in bella vista.

Qualche avvertenza, ora, che farai bene a memorizzare, ne va del prosieguo della tua carriera di nullità-col-bùc. Stai attento:

– di solito, nei trèd sì(f)-fatti, arriva sempre uno scassacazzi che, di fronte a tanta ignominiosa prassi di publica-fellatio-sine-pudore, inizia a chiedere spiegazioni sulla rava e sulla fava: non perderti in chiacchiere e non abbozzare nessuna (inutile) spiegazione: lìquidalo all’istante, rimandandolo all’accademia (!?!) da cui sicuramente proviene in qualità di sicario prezzolato: siamo scrittori e letterati alternativi & antiaccademic(h)i noi, non dimenticarlo mai!

– come non bastasse lo scassacazzi di cui sopra, succede a volte che arrivino anche dei bastardi che iniziano a prendere per il culo e a mandare in vacca la preventivata sequela di slinguacciate amical-familiste: non preoccuparti, sappiamo benissimo chi sono e, prima o poi, andremo a stanarli uno per uno dai loro squallidi tuguri (magari portandoci appresso (il) ddt, che da qualche giorno abbiamo imparato a conoscere e ad apprezzare): tu, intanto, non battere ciglio e, en attendant il repulisti, sacramentagli addosso tutto il tuo schifo contro gli anonimi-senzapalle-biliosi-frustrati-spargitori-di-merda-dalle-tastiere: poi vattene a riposare tranquillo, io intanto abbasso la saracinesca…

Che fai adesso, perché non te ne vai a dormire? Cosa? Ti sembra, questa, un’operazione vagamente fascista? Ma che cazzo dici? Non eri tu che volevi diventare famoso? E poi, dài, non essere stronzo, lo sai benissimo che tra noi siamo tutti compagni, alternativi & antiaccademic(h)i per giunta. Sì, per giunta…

______________________________

Mozione degli affetti (e degli effetti)

***

24 pensieri riguardo “Running on empty”

  1. questa non me la dovevi fare, va bene tutto ma perché ricorrere alla mozione degli affetti? sei un maledetto ricattatore
    gli effetti quali sono?

    comunque non se ne parla nemmeno, sono felicemente impegnato come baby sitter e i blog sono lontani anni luce, alcuni sono diventati talmente putridi che anche ad aprirli per pochi minuti si rischia l’infezione

    passo da te sabato pomeriggio

    f.

    1. Gli effetti, caro f.?
      Uno su tutti: rivelare urbi et orbi che m…. di musica ascoltavi una ventina di anni fa.

      Che ne dici?

      fm

      p.s.

      Ti aspetto, caro sitter. E, mi raccomando, porta anche la baby, abbiamo un gran desiderio di vederla.

    1. Ciao Natàlia, sembra che il “disgraziato” non ne voglia proprio più sapere…

      Ma, anche se indirettamente, lo coinvolgerò comunque: infatti, nei prossimi giorni ho intenzione di celebrare “da par suo” la conclusione del mìting di Rimini e quindi attingerò di nuovo da quelle parti.

      fm

  2. Dopo queste salutari sferzate stile “Schuster bleib bei deinen Leisten” (a ciascuno il suo mestiere) torno rinfrancata al mio mestiere, quello sì, a giudicare da manovre e sterzate varie e tutte punitive, sovversivo. Buon inizio di anno scolastico.

    1. Cara Anna Maria, anch’io ho ripreso l’altro ieri il mio lavoro di “inculcatore” e di “sovversivo”.

      Buon inizio anche a te.

      fm

  3. sono oggi 70 anni dalla morte di MARINA CVETAEVA: maestà potenza inusualità e furore. (a Francesco l’abbraccio, sempre)
    massimo

  4. Caro Massimo, “maestà potenza inusualità e furore” sono merci scomparse da lungo tempo dai “banchi” di questo paese. Su quelli virtuali, poi, non ci sono mai state.

    Ciao, un abbraccio.

    fm

  5. Cara Natàlia, il mìtin è un avvenimento fondamentale nella vita di questo paese. Talmente importante, che anche la sinistrina frou-frou ormai lo ritiene ineludibile. Hai presente il morbillo e la scarlattina per i bambini? Ecco, più o meno qualcosa di simile.

    E poi, vuoi mettere, in quel mercato dell’usato c’è sempre la possibilità di qualche scambio alla pari, che so, un tot di penati contro un tot di santini…

    fm

  6. Difficile rimanere in silenzio a fronte di tanta dissacrazione.

    Ho sfogliato la terza riva … Peccato che Federico non perseveri … Applausi sinceri.

    La premessa di Francesco, invece, è da incorniciare. La ferocia di chi, per scelta etica, non partecipa alla spartizione è sempre un’opera d’arte.

    NeGa

  7. f., hai finito di pescare il pesce (s)carpa?

    Ho una curiosità che mi sta mandando isterico: ma chi o cos’è (il) “ddt”?

    fm

  8. fm, nessun pesce s-carpa purtroppo, gli unici che affioravano erano tutti senza capelli e non sono riuscito ad afferrarne nemmeno uno
    (il) ddt è un discorso un po’ lungo, poi ti spiego de visu, ma riguarda la riserva dei segnali di fumo dove invitarono un fascistone che iniziò a menare fendenti eti(li)ci a destra e a manca, un vero spettacolo
    non so chi ebbe la brillante idea e non ricordo bene nemmeno il periodo, sicurmente prima che mi cacciassero bbassando la saracinesca

    ma te ne frega davvero qualcosa? preoccupati per te piuttsto, sembra che i torbellamonacesi e i comasiniani vogliano denunciarti per averli tirati dentro nel tuo cappello introduttivo

    ciao, ti confermo pr sabato allora, vengo giù con tutta la banda

    un saluto a nega e a tutti

    f.

  9. Francesco sai che sono d’accordo con quanto scrivi rispetto a questi che cercano il posto al sòla. Ma ti domando, che possiamo fare oltre a deriderli? (ma ci cacciano dalle loro democratiche case, e non a caso stanno facendo in tanti una campagna contro l’umorismo, sopra di tutto verso l’umorismo che se la piglia con loro…). La mia amarezza è tanta. Internet è una schifezza come il resto, invece che aprire spazi di libertà li restringe. Mi viene voglia di smettere anche a me. Però forse resisto un altro po’. In fondo è come la strada, fa schifo, ma qualcuno si incontra sempre… Bai.

  10. Benvenuto da queste parti, Larry.

    Condivido amarezza, delusione e voglia di smettere, anche se ancora prevale (ma per quanto?) la speranza di “incontrare qualcuno”, di poter condividere qualcosa che andrebbe salvaguardato, strappato all’oblio imposto dalla cialtronaggine imperante.

    Ciao.

    fm

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