La neve nera

L. C.

certo che è una gran troia
questa cultura
queste strette di mano
se soffri di agorafobia
nessuno si ricorda di te
ti mandano biglietti come a un morto

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Repertorio delle voci (XVII)

Manuel Cohen
Giarmando Dimarti

Giarmando Dimarti.
L’infinitudine dei cieli
immensi e sonori.

Giarmando Dimarti, nativo di Porto San Giorgio, da molti anni presenza discreta e significativa a Grottammare, stampa la prima raccolta di versi nel 1978, Elegie dopo (La rapida editrice, Fermo) che gli valse l’anno seguente i premi ‘Città di Levanto’ e il ‘Città di Arsita’ nella cui giuria figuravano, tra gli altri, Giorgio Barberi Squarotti, Ugo Fasolo, Gaetano Salveti, Dante Marianacci, Roberto Sanesi e Ruggero Jacobbi. Continua a leggere Repertorio delle voci (XVII)

L’onestà ritmica del silenzio

Domenico Ingenito

[Le note che seguono sono state scritte su un taccuino a Cracovia, in un momento di concentrazione peripatetica: scrivendo, camminavo seguendo il riflesso del sole sui binari del tram. Tornato in stanza, poi, ero felice. Perché la consapevolezza dell’emergere di un nuovo tempo si affacciava alla mia coscienza come il fremito della stanza e di tutte le pareti, la finestra e le lampade al passaggio del tram. Come quei sussulti leggeri che percepisci dentro, come se il cuore e i polmoni facessero da cassa di risonanza a un’intuizione luminosa. Seguiranno anni molto belli.]

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Persuasori di morte

Roberta Borsani

Da una palude nei pressi di una cittadina della provincia piemontese riemerge il cadavere di una ragazza uccisa con un colpo d’arma da fuoco. Tormentata da gravi problemi psicologici, Fiammetta Uslenghi poteva contare solo sull’amicizia di un giovane prete, don Gabrio, e di sua sorella Miriam, donna dal fascino enigmatico e dal passato ambiguo. A indagare su quel caso di omicidio è il commissario Realis, un cinquantenne appassionato di letteratura e di floricoltura. Numerosi indizi lo costringono, suo malgrado, a incriminare il sacerdote. Ma nella sua mente si addensano crescenti perplessità: le indagini procedono con una linearità fin troppo consequenziale, fra testimonianze e coincidenze che sembrano obbedire a un piano diabolico, a una tenebrosa congiura ordita per annientare don Gabrio. Continua a leggere Persuasori di morte

Repertorio delle voci (XVI)

Manuel Cohen
Franco Loi

Franco Loi. Categorie della dispersione in Stròlegh
e nel passato-presente degli anni Sessanta-Settanta.

“I dis: al scriveva mei na volta,
ca sum dvntà volgare.”
(“Dicono che scrivevo meglio una volta,
dicono che sono diventato volgare.”
)
(Cesare Zavattini, A l’arcnosi, Lo riconosco, 1973)

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Tempesta

Lucetta Frisa
Luigi Grazioli

Luigi Grazioli, Tempesta
Milano, Edizioni Effigie, 2011

Nota di lettura di Lucetta Frisa

Lo spirito, ma anche sottofondo, basso continuo e ostinato che in questa Tempesta reale e metaforica imperversa come un cupo vento da apocalissi, è lo spirito dello scetticismo. Lo scetticismo mette in forse tutto quanto appare come realtà evidente e non crede negli assoluti. Un altro spirito che, al tempo stesso, sottende la scrittura, anzi ne è lo scopo principale, è quello della ricerca. Il filosofo Giuseppe Rensi ci informa che il senso di skeptikòs coincide con ricerca. Ci si mette alla ricerca di qualcosa quando le nostre convinzioni sono azzerate e ci occorre qualcos’altro per darci senso, sopravvivere. Questo tipo di ricercatore che insegue incessantemente l’ombra di un fantasma, se non il suo frustrato desiderio, e che nulla può soddisfare, e non ha nessuna fede, certezza o etica, molto assomiglia all’immagine nostra di uomo moderno. Continua a leggere Tempesta

Tenez-ici

Antonio Scavone

È sempre stato un gioco da signori, da aristocratici, sin dalle sue origini, nel ’700, quando gli italiani che lo avevano inventato lo chiamavano pallacorda. Dalle corti di Milano e Ferrara passò in Francia e si cominciò a dettarne un regolamento, un abbigliamento consono (una divisa che lo distinguesse da altri passatempi occasionali e oziosi dei ricchi) e persino un lessico, semplice e gentile com’è nella tradizione del bon ton francese.
      Dal Tenez-ici (“tenete, prendete qui”) gli inglesi ricavarono, adattandone la pronunzia, il termine “tennis”, facendolo diventare qualcosa in più di un gioco e qualcosa in meno di uno sport. Era un esercizio di agilità, di colpo d’occhio, una prova di forza che coniugava imprudenza e self-control, dinamismo e sobrietà. Si confaceva per queste sue caratteristiche alla cultura british, ad una classe agiata, a siti e luoghi come i giardini delle residenze di campagna dei nobiluomini al di qua ma soprattutto al di là della Manica. Veniva giocato, il tennis, all’aperto, sull’erba, nella natura verdeggiante. Continua a leggere Tenez-ici

Ad un casello impreciso

Francesco Sassetto

Ad un casello impreciso di Francesco Sassetto (ValentinaPoesia) è un libro che ha il profumo di un oggetto di artigianato scoperto per caso, ma di indubbio fascino: l’autore veneziano, nato nel ’61, giunge alla sua seconda raccolta con un percorso per certi aspetti schivo, ma di notevole maturità. Questo risulta evidente già dalla prima lettura delle liriche di Sassetto, che sono costruite con uno stile maturo e definito, che privilegia il verso lungo, all’interno del quale però emerge una grande attenzione per la ricerca ritmica e fonetica, con un frequente utilizzo di rime, allitterazioni, assonanze. La bellezza di questi versi però non è tanto – non soltanto – nella tecnica di scrittura su cui sono costruiti, ma nella naturalezza del loro fluire, che rende la tecnica stessa elemento calato nella poesia senza forzatura, così da accompagnarne ed esaltarne la voce e i contenuti.

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Le case del poeta

LE CASE DEL POETA

Conversazione con Cristina Annino
Nota e a cura di Nadia Agustoni

Proponendo a Cristina Annino una memoria delle sue tante case avevo in mente il lungo racconto di Nico Naldini, che fa da introduzione al libro di Pier Paolo Pasolini: “Un paese di temporali e di primule” 2001, dove i luoghi, le case e le persone sono restituiti nei vari momenti della vita e legati ad accadimenti significativi, sia per gli affetti privati che per il frangente storico. Quei paesaggi e le case di cui Naldini parla, sono insieme paesaggio e cultura. Nella cattiva memoria del presente, il concetto di cultura è spesso distante da quello di vita, perché talmente svilito e impoverito da essere inteso quasi solo in senso libresco. Ecco invece che siamo messi di fronte, con naturalezza, alla sua complessità e all’intera forza da cui ha origine. Continua a leggere Le case del poeta

Un’altra Praga (VII)

Sergio Corduas
Francesco Jappelli

Quello di Francesco Jappelli e Sergio Corduas è un percorso inedito, un viaggio non solo fotografico, in una Praga “né magica, né tragica”, ma “altra” dagli stereotipi di una certa retorica letteraria e dall’immaginario collettivo che gravitano da sempre intorno a questa città. 31 immagini scattate tra il 1983 e il 1988 che rivelano una Praga come spazio urbano quasi completamente svuotato dall’elemento umano. Scorci di strade solitarie, edifici decadenti ma integri nella loro antica regalità, inquadrature in bianco e nero, quasi radiografie, dell’anima complessa di una città assorta sotto un cielo onnipresente e diafano. I testi di Corduas [scritti tra il 2009 e il 2010 – ndr], affiancati alle immagini, analizzano con conoscenza profonda e particolare sensibilità quanto la pellicola non può dire, contribuendo a rendere più viva l’interpretazione originale di “un’altra Praga”.

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China, un romanzo in versi

Maria Pia Quintavalla

China”, segue per linea tematica quanto già affrontato con “Album feriale”: il tema della famiglia ma, riprendendo la quarta di copertina, «Chi è China? Il nome della protagonista, o di un continente lontano? Un segno della caduta, o dell’essere piegati: e tutti questi sensi destinati a diventare inchiostro, scrittura. Un romanzo breve, in versi, suonato come il fiato lo richiede, pronto alla fuga delle immagini e dei personaggi, pronto a intercettare quel volto, i suoi dialoghi, scavando indietro anche nella giovinezza di lei, narrata. Quel che è certo è che la protagonista e China sono diventate una cosa sola (come agli inizi), ma ora sono in due. Lei sa che ha amato China e China ha amato lei. Anche se con linguaggi diversi».

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