Nottario (II, 4)

Marco Ercolani

“Colui che guarda dal di fuori attraverso una finestra aperta non vede mai tante cose come chi guarda una finestra chiusa. Non c’è oggetto più profondo, più misterioso, più fecondo, più tenebroso e più abbagliante di una finestra illuminata.”

(Charles Baudelaire)

Non tanto il coraggio di dire quanto la necessità di non tacere, perché il silenzio verrebbe consegnato all’oppressore, al nemico che ordina, sceglie, sopprime. Allora occorre, per dire, una nuova forma di silenzio, fatta di parole armate, vigili, attente. (m.e.)

Continua a leggere Nottario (II, 4)

Annunci

Manganelli, ascoltatore maniacale

Rosa Pierno

Nel delizioso libretto, “Giorgio Manganelli, ascoltatore maniacale“, pubblicato dalla casa editrice Sellerio (2001), Paolo Terni raccoglie i testi di quattro trasmissioni radiofoniche, ideate insieme a Manganelli, e ci consente di entrare nel vivo dell’esperienza di ascolto di uno fra i più originali scrittori del Novecento italiano. La musica, nella cultura italiana già di per sé patente, soffre in maggior misura e le parole di Paolo Terni denunciano, inoltre, il confinamento della disciplina in ambiti chiusi e inaccessibili: vi è “la reale incapacità di far ascoltare, direttamente, il linguaggio della musica, il suo dire di per sé” anche da parte degli stessi “operatori culturali”. La volontà di abbattere questo muro creatosi intorno alla musica conduce Terni all’ideazione di un ciclo di trasmissioni radiofoniche in cui uomini di cultura vengono invitati a parlare del loro rapporto con l’ascolto musicale.

(Continua a leggere su Trasversale…)

Ninfe

Rosa Pierno

Nella complessa ricognizione effettuata da Giorgio Agamben nel suo breve quanto intenso saggio “Ninfe”, il punto focale dell’indagine riguarda non il mito, ma l’immagine e le modalità in cui l’immagine può raccontare una storia. Agamben analizza il video di Bill Viola “Passion” in cui i personaggi apparentemente immobili, compiono invece impercettibili movimenti e, muovendosi, si caricano di tempo. I video di Viola “non inseriscono le immagini nel tempo, ma il tempo nelle immagini” e questo determina la possibilità della loro trasformazione nel tempo. Esse vivono in noi e assumono nuovi significati. Ma vi è un particolare modo in cui esse si caricano di senso: trascorrendo in un stato interstiziale: passaggio fra due istanti precisi. Agamben richiama un testo di Domenico, coreografo e maestro di danza alla corte degli Sforza di Milano e a quella dei Gonzaga a Ferrara, poiché nel suo testo è presente una particolare definizione di fantasma: “un arresto improvviso fra due movimenti, tale da contrarre virtualmente nella propria tensione interna la misura e la memoria dell’intera serie coreografica”. Memoria ed energia dinamica insieme.

(Continua a leggere su Trasversale…)