Scholia

Luca Ormelli

 

Scolii a me stesso

La felicità è in tutto e per tutto eguale a dio: ognuno, a suo modo, la cerca ma nessuno la trova.

L’intelligenza di un uomo è virtù dell’intero vicinato. La stupidità è sempre un affare privato.

Quel che distingue l’uomo dalla bestia è il suo distinguere, errando, l’uomo dalla bestia.

L’uomo non è che la ragione della sua biologia.

L’esistenza dell’uomo è già di per sé a tal punto ridicola che non vi è ragione sufficiente per gettarla in farsa.

Un uomo innanzi al televisore: la stoltezza che contempla se stessa.

Non è il mondo ad essere assurdo ma la pretesa dell’uomo di ridurlo alla logica.

Una passione inutile l’uomo, una incomprensibile complicazione la donna.

Delle donne e degli uomini; le prime identificano il matrimonio con l’ingresso nella vita di società, i secondi con la rinunzia ad essa.

Quanto fa di una donna una donna onesta non la rende senz’altro a buon mercato.

Vivere non è impossibile. È disumano.

La vita mi appare così ragionevolmente insensata da dover essere, di necessità, vera.

Nessun sonno della ragione genera disumanità in così gran copia quanto la sua veglia.

Si guardi l’uomo contemporaneo dalle domande poiché esse, talvolta, trovano risposta.

Purché di famiglia rispettabile la società è incline persino a tollerare il talento.

La società, sovente, reca con sé la civiltà. La solitudine, talvolta, la santità. Più di rado il genio.

Per questa società in cui nulla vi è più da dirsi proliferano solo gli strumenti di comunicazione.

Da quando la speculazione finanziaria è divenuta costume dell’alta società la speculazione intellettuale ha perduto il proprio primato di intrattenimento da salotto.

Non c’è che la Natura per esaltare gli animi ed abbattere gli spiriti.

L’amore s’intrattiene col matrimonio come il talento col successo: è possibile, certo, ma non probabile.

E’ riconosciuto che solo quando scema la passione nella coppia subentri la conversazione ma è deplorevole che la conversazione sia oggi così miseramente stimata.

L’ideale s’insegue, la realtà perseguita.

Il silenzio, dicono, sia d’oro fondato. Ma è sulle parole che sono state costruite le maggiori fortune.

La sorte dà mostra di tale ironia da risultare assai di frequente incompresa.

Se la semplicità è pericolosamente incline alla banalità anche l’intelligenza, talvolta, incorre nel rischio d’essere presa sul serio.

Il lavoro nobilita l’uomo e arricchisce l’imprenditore.

L’accumulare ricchezze è uno di quei rari vizi che si prestano con parsimonia.

Al giorno d’oggi nessuna onorificenza, nessun Nobel danno lustro ad una carriera letteraria quanto una fatwa.

Se l’indigenza conduce occasionalmente al crimine l’avidità porta senz’altro alla finanza.

L’utopia è la forma più aggressiva di leucemia dello spirito: ne prostra infatti quel meraviglioso sistema immunitario che è il cinismo.

 

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Nota biobibliografica

Luca Ormelli è nato a Padova nel 1974.
Ha studiato presso il locale Ateneo avvalendosi del magistero dell’emerito leopardiano Cesare Galimberti e del principe degli heideggeriani italiani Franco Volpi.
Alcuni componimenti poetici di sua penna sono stati insigniti di riconoscimento [Antologia della prima edizione del premio nazionale di poesia Infinito (1999), Menzione d’onore per la sezione silloge].
Quattro suoi aforismi sono stati inclusi nell’Antologia del premio internazionale per l’aforisma Torino in Sintesi 2010.
Attualmente, oltre ad essere impiegato in quel che del terziario è avanzato, è padre di Ludovico, nato nel 2006.
Gestisce il blog personale Porto delle scimmie.

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15 pensieri su “Scholia”

  1. Un grazie a Maurizio: il verso e’ tutto (la migliore apologia del sedere). A Natalia (perdona l’accento ma il Samsung non la contempla) per l’attenzione e lastima. A Francesco per lacordialissima ospitalità. Luca

  2. Brillanti aforismi, è il tuo genere!
    Paul Rée diceva che gli aforismi sono distillati di pensiero.
    E se poi vengono distillati dal vino buono… ancora meglio.
    Bravo Luca!

  3. “L’ideale s’insegue, la realtà perseguita”

    “Il lavoro nobilita l’uomo e arricchisce l’imprenditore”

    “Se l’indigenza conduce occasionalmente al crimine, l’avidità porta senz’altro alla finanza”

    Tre pietre d’angolo su cui edificare… non so ancora bene che cosa, ma c’è da fare!

    Bravo Luca,

    Andrea.

  4. Grazie ad Andrea: su queste pietre (come tu, troppo buono, le chiami) costruiremo rivolte che come in ogni progetto edificabile finirà in mazzette. Di ideali.
    Grazie anche a Francesco, nuovamente, per la cortesia dimostrata a più riprese.
    Luca

  5. Ronzio di zanzara, a zittirla ci vuole il freddo ma il calore delle parole, risuonano dentro e fuori i camini dell’ascolto, Luca è portatore e autore audace nel suo peregrinare che affascina. Risolvono le pieghe dell’acustica forzata quando talvolta v’è incrinatura naturale del dire senza remora, ma sono velluti e carezze anche le mani chiuse a pugno, anche il lacrimare fiele dai pori intessuti dagli asfalti che stridono. L’autore cammina ed il suo viaggio è un documento astratto che compone un opera, la mappa dove trovare il tesoro è segno di comprensione.
    Un saluto a Luca con stima Tiziana T.

  6. Aforismi finemente puntellati da una prosa ritmicamente “versificata” tra le le pieghe delle gride silenziose e imperiose della filosofia “partecipata intellettivamente” (giusto per citare una recente definizione dello stesso Luca Ormelli).
    A parte Heidegger:
    “La vita mi appare così ragionevolmente insensata da dover essere, di necessità, vera”
    “L’ideale s’insegue, la realtà perseguita”,

    sento l’eco perentorio di un Nietzsche:
    “L’uomo non è che la ragione della sua biologia”
    “L’esistenza dell’uomo è già di per sé a tal punto ridicola che non vi è ragione sufficiente per gettarla in farsa”;

    e per finire un dissacrante Cioran:
    “Nessun sonno della ragione genera disumanità in così gran copia quanto la sua veglia”
    “Vivere non è impossibile. È disumano”.

    Il mio giudizio finale lo abbandono a Henry Bergson:
    ” […] di un sentimento poetico esprimentesi in strofe, in versi, in parole distinte, si può dire che esso conteneva in sé tale molteplicità di elementi particolari, e che tuttavia, chi l’ha prodotto è stata la materialità del linguaggio. Ma attraverso le parole, i versi, le strofe, circola l’ispirazione indivisibile che costituisce l’unità del poema” ovvero dell’aforisma.
    Davvero un lavoro elegante e pregiato…

    1. Ringrazio cordialmente Giuseppe Savarino per la sua lettura fin troppo generosa. Ma, a quanto mi e’ dato conoscerlo, la sua intelligenza e’ pari solo alla sua equanimita’. Un caro saluto, Luca

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