9 pensieri riguardo “Bene e Klossowski. Forme di un dialogo”

  1. Gran bel testo, bello – bello, sì! – e importante.

    Il rifiuto dell’identificazione, della recitazione rassicurante, della linearità, di ogni certezza di senso, del costituito; il rifiuto dell’intrattenimento: a favore dell’eccedenza, del grottesco, della parodia, della crudeltà: presenza contro rappresentazione, trasfigurazione contro figurazione, phoné contro personaggio: porsi nel mondo senza cedere ad esso …

    Ha ragione Zuccarino: lo studio di Bene (e Klossowski) è “necessario per noi oggi”. Solo che l’oggi temporale, questa tempesta di nulla che obbliga alla semi-clandestinità le istanze “altre”, ha sconfitto Bene. Il teatro contemporaneo si è dimenticato di lui. Carmelo Bene è morto due volte. Trionfa lo spettacolo.

    Nevio Gàmbula

  2. Cattolicesimo decisamente “presunto” quello di Klossowski, non a caso adepto dell’Acéphale di Bataille. Si potrebbe ricorrere, forzandone il >senso>, alla affermazione che Klossowski fa sul pensiero di Nietzsche: «che ruota tutto attorno al delirio come attorno al proprio asse» [Nietzsche e il circolo vizioso]. Il pensiero di Klossowski ruota invece tutto intorno al “cainismo” di Sade come attorno al proprio [gnostico] asse. Ma, nonostante gli attestati di stima rivolti a Bene e riportati in questo pregevolissimo pezzo di Zuccarino, in Klossowski non riscontro alcun delirio simil-nietzschiano, tanto quello “originario” era autenticamente patologico e quello di Klossowski/Bataille programmatico, illuministico [come la definizione che Adorno e Horkheimer diedero di Sade].

  3. Raro leggere un saggio in cui Giuseppe affronta ANCHE un autore italiano. Ma Bene, come ogni autore destabilizzante e assoluto, esce dagli schemi desolanti del nostro Triste Paese e quindi è nelle corde di Zuccarino da sempre. Questo ci consola anche dagli imitatori di Bene e da chi non ha compreso che la sua Clamorosa Irridenza del Reale Costituito era soprattutto un invito a essere liberi.

    m

  4. Il Bafometto è un tema complicato attraverso il quale si può fare altrettanto complicato anticlericalismo. La faccenda della Biennale senza pubblico fu anche una violenta polemica contro il pubblico italiano (favorevole all’intrattenimento… anche in forma di intrattenimento educativo). Klossowski cattolico non può essere che uno scherzo… piuttosto gnostico, come dice giustamente Ormelli. Mi domando da tempo quanta massoneria ci sia in questo gnosticismo. Intendo dire massoneria praticata, non quella speculativa… Bene e Klossowski massoni? Mah, io sono Massino. Buona giornata a tutti.

  5. Ringrazio gli amici commentatori per il contributo di spunti che hanno saputo e voluto aggiungere alla lettura del saggio di Zuccarino. Andrebbero tutti adeguatamente approfonditi, anche perché potenzialmente in grado di fare chiarezza intorno a tante dinamiche, ossessioni e “oscuramenti” che caratterizzano la “scena” culturale (non solo teatrale) degli ultimi decenni. Uno scritto importante, come rileva giustamente Nevio, non fosse altro perché vuole riportare al centro dell’attenzione un autore (Carmelo Bene) e la sua opera, entrambi troppo sbrigativamente, e tragicamente, rimossi – perché intrinsecamente refrattari all’operazione di monumentale edificazione dell’effimero omologante, con conseguente marginalizzazione e azzeramento di ogni ipotesi estetico-etico-politica “altra”: una prassi, diventata “sistema”, della quale siamo passivi e impotenti spettatori ormai da anni.

    Sul presunto cattolicesimo di Klossowski, poi, è lo stesso Zuccarino – mi sembra – a fare piazza pulita di questa estemporanea “ipotesi” beniana.

    Sull’intreccio massoneria-gnosticismo adombrato da Larry Massino mi piacerebbe davvero saperne di più – anche perché credo sia uno dei pochi in circolazione, almeno a mia conoscenza, a poterne parlare con rigore e cognizione di causa.

    Intanto, un saluto e un grazie a tutti.

    fm

  6. Francesco ti ringrazio della fiducia che mi assegni, ma non sono esperto di faccende gnostico-massoniche. So un po’ di cose perché negli ultimi anni mi sono un po’ studiato gli atteggiamenti spirituali, che avevo a torto trascurato. Ho per esempio scoperto, con mia grande sorpresa, che all’origine del simbolismo e delle avanguardie, culturalmente parlando, sta la teosofia di HELENA PETROVNA BLAVATSKY, in tante sue versioni, martinismo, pallidismo, finanche Thelema, fondata dal pazzo occultista massone Aleister Crowley, uno che teorizzava il sacrificio umano, il cui slogan era fa’ ciò che vuoi, slogan che fu accolto anche dai Beatles, che misero Crowley nella copertina di Sgt Pepper’s e lo inclusero tra “ le persone che amiamo”. E qual’è lo slogan che lancia spesso un mostro sacro dell’attuale show business nostrano? AMA e fa’ ciò che vuoi, appena con l’aggiunta dell’amore agostiniano… che sarebbe anche bello, dico l’amore libero agostiniano, ma poi EGLI, che tradendo la sua origine è stranamente diventato il padre dell’intrattenimento educativo, che è il peggio che c’è, va a fare elegie dei Massoni Savoia in tv e non torna…

    D’altra parte i testi di Ermete Trimegisto (belli, francamente belli, per il poco che li ho praticati) sono l’abc dello gnosticismo e della pratiche iniziatiche massoniche. Per l’appunto come si chiama la corrente poetica più importante del ‘900 italiano? A partire da certi collegamenti si spiega anche bene la questione della scrittura automatica… anche quella dell’artefice Raymond Roussell.

    Venendo a Carmelo Bene, che fu amico dell’ermetico Montale, c’era tanta indecifrabile spiritualità nelle sue parole (non so dire se pagana o cristiana o gnostica o teosofica o Thelema), a volte assolutamente astruse e fuori contesto. Siccome pazzo non era, potrebbe voler dire che il contenuto delle sue parole era comprensibile solo agli iniziati: per le sue parole sul teatro posso confermare che era così, come credo possa fare Nevio; sul resto non ho abbastanza strumenti (però tante sue amicizie e frequentazioni appaiono sospette, a partire da Maurizio Costanzo e Aldo Biscardi, molto probabilmente massoni dei piani alti). Comunque son ragionamenti lunghi, che richiederebbero tanto tanto studio. L’importante è non avere tabù e riuscire a considerare che anche i nostri maggiori idoli razzolano o hanno razzolato in modo diciamo così eterodosso (la cosa più strana di uno come Saviano, per esempio, è che non può esimersi dal citare l’occultista e tradizionalista Evola tra i suoi riferimenti culturali). Così ci spieghiamo meglio anche perché nell’arte certe cose si verificano con facilità e altre, che riteniamo di pari qualità, puff, svaniscono nel nulla, oppure, neanche vaniscono… E ci spieghiamo meglio la passione di tanti potenti per l’incomprensibile arte contemporanea… Vabbè, mi fermo, ho massiniggiato abbastanza. Però penso se ne debba ragionare di queste robe qui.

  7. Il XXI secolo dovrebbe finalmente rendere possibile a noi tutti di parlare di quella che per troppo tempo è stata una letteratura tabù: l’occultismo, l’esoterismo; se volete, la magia. Ancora Bene, come nel secolo precedente Baudelaire, la dissimulavano: e chi non la dissimulava, come Crowley, ne pagava le conseguenze. Oggi che la perversione dilaga, dalle accuse di pedofilia del fratello di Ratzinger fino all’ultima attricetta pronta a trasformarsi in vittima di veri mostri prodotti dal capitalismo, certe cose dovrebbero apparire finalmente accettabili sul piano della cultura. E invece no: perché l’indagine delle radici occulte del pensiero può produrre libertà, e cioè instabilità del sistema.

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