14 pensieri riguardo “Quaderni di RebStein (XXXI)”

  1. mi piace il modo in cui givanni ha risolto la complicazione del sentire e del concetto, scrivendo un verso disteso ma denso, aperto ad un mondo che conosce e che ama. Disteso e denso difficilmente convivono: qui invece fanno sinergia. Merito delle soluzioni stilistiche adottate.

  2. Mi complimento, Giovanni, per queste tue poesie eleganti; per me l’eleganza è la bravura che supera la banalità di essere solo bravi
    (siamo stanchi di essere banalmente o brutalmente o soltanto bravi)Ogni poesia aggiunge un pensiero in più a quelli che abbiamo, questo succede quando il pensiero funziona sulle parole. Bene sintetizza gugl. Spero anch’io come augura Manuel, di leggerti presto in cartaceo, ne hai tutti i diritti.
    Cristina.

  3. Grazie, Cristina.
    Fossi l’autore, preferirei sicuramente di più una tua nota come questa a un’eventuale pubblicazione fine a se stessa.

    fm

  4. Confermo. La nota di Cristina (come quella di Guglielmin e di Cohen) finiscono nel mio CV poetico. ;-) Kind regards, Giovanni

  5. Sono contenta, Giovanni, e spero che tu abbia, oltre questa magnifica sede, quel che meriti di “carta”. Non che sia più pregevole l’esito, ma come una riprova ulteriore che meriti.
    Cristina.

  6. Vi ringrazio, Cristina e Manuel, per l’augurio alla pubblicazione cartacea. Ho però l’impressione che ci voglia quella motivazione alla “politica della poesia”, che così tanto affascina e abbraccia editori votati alla sopravvivenza (per non parlare di quelli solamente avidi, ma “politici” tuttavia), che a me manca. Vedo poi che pochi poeti, critici, lettori, ecc., prendono le distanze “genitalmente”, direbbe Freud, da editori che si muovono in modo poco deontologicamente limpido, e preferiscono la mediazione dorotea (sia mai che ci si alieni qualche opportunità), ancor prima dell’esplicitazione del conflitto latente. In fondo, lo sappiamo, siamo Italiani: iniziamo le battaglie con alcuni alleati, e le terminiamo con altri totalmente diversi. That’s it

  7. Gentile Francesco (e p.c. Cristina Annino e Manuel Cohen), ti (vi) comunico che la prossima settimana uscirà in cartaceo “Minimi esodi ad Albion road”, ed. Constable Publications. L’operazione è stata quantomeno interessante. Il libro, premiato come inedito e mai pubblicato (per mio volere) dall’editore che aveva organizzato il premio (che prevedeva la pubblicazione, scopertasi poi essere una pubblicazione a pagamento come tutte, e che quindi il premio non c’era), vede ora la luce in cartaceo, dopo l’edizione in e-book, grazie a te, Francesco. Ho deciso di pubblicarmelo da solo. Sì. Mi sono auto-organizzato, con programma di impaginazione che ho imparato ad usare, e lavoro di tipografia volontario e divertente. Il risultato è del tutto dignitoso, il divertimento assicurato e i costi contenutissimi. Se per pubblicare qualcosa (che magari ha pure visto un riconoscimento critico come inedito) si debbono poi spendere da 1000-1200-1500 euro (e fino addirittura, in alcuni casi, a più di 2000 euro) e in cambio si hanno un centinaio di copie, nessuna distribuzione (sappiamo che la distribuzione se la fanno i poeti stessi, con le copie acquistate dall’editore), nessuna presentazione e nemmeno una relazione significativa con l’editore (a ciò fanno eccezione, per quanto riguarda la mia esperienza, Bianchi e Fabbri), non è meglio, sti libri, farseli da sè? Così facendo, c’ho messo 3-4 ore ad impaginarlo, a farmi la grafica di copertina e a correggere la cianografica, e mi sono scelto delle belle carte. Così, dunque, ho fatto. Godendone. E sarete voi i primi ad averlo (dopo Alessandra Conte, mia compagna, naturalmente). magari più avanti deciderò pure di pubblicare, a prezzo di costo (e per il mio lavoro, chiederò in cambio solamente una cena casalinga offertami dall’autore a casa sua), anche un altro autore all’anno. L’unico vincolo, è che dovrà aver ottenuto un riconoscimento significativo per l’inedito, in qualche concorso qualificato. That’s it. ;) Un caro saluto, Giovanni Turra Zan

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