7, 8 (2011)

 

7, 8 (2011)

 

 

 

per i santi vangeli, per la parte
celeste, e per la città. Questo è il mese
settembre con la grazia e il 4 spacca
e taglia e rompe e spiace e sonno e morde

– o forse è il 5 – i polmoni di M., quando
l’uomo cammina ancora i metri e
entra male la lama, come un santo
muore d’amore qui, muore d’amore.

 

 

 

 

 

 

allora sarò nato finalmente, allora
il figlio dell’impulso nasce senza
il forcipe: come se fosse niente
il tempo tra la notte e questa vita, ta ta ta.

devi perdere il sonno e il borgo
selvatico dei morti, perché gocce
e gocce e gocce della bestiolina
carnosa vanno e stanno, vanno e stanno.

 

 

 

 

 

 

una macchina è vana e una macchina
è cosa fatta e ha capo e la nazione
non passa sulla strada e l’abitacolo
è stretto, ma l’autore dell’autore

non sa questo. mi faccio compagnia
così
, muore d’amore e vive d’amore e
parla d’amore e crede nello smalto della parte
non viva del paesaggio, perché viva.

 

 

 

 

 

 

il salmo XXXIX e la caduta
privata e personale della storia
privata perché il cazzo il falso il sesso
teso entra nel falso amore e ci rimane:

è un errore cattivo. i fatti nuovi
ora nascono dalle parti meno
maschili: sarai forse già una donna,
che si apre in due e mette al mondo il nuovo.

 

 

 

 

 

 

Nell’uomo il seno è nudo, vano: è poco
e scialbo. Non è niente. Paura ancora,
infantile, e che succederà? Allora
tu tremi. Ti appoggi a qualche cosa, ai pezzi

diffusi in spiaggia della barca, a gambe della madre,
amata sempre. Qui puoi. C’è la paura ancora,
di non crescere più; la voce esiste qui, qui vinci
la dislessia, da sordo, qui non muori.

 

 

 

 

 

 

all’apice del proprio avere fame
e mente insana per avere fame
e sete esiste l’ansia della fame
e sparirà di colpo anche la fame,

ed andrà tutto bene. tanta pace
ingenua è scritta nell’istante in pace,
in un ultimo grado della vuota
persona e dello stomaco, così.

 

 

 

 

 

 

nessuna umanità fece mai questo.
l’umanità è su un letto, con un solo
pensiero; Merisi è stanco, su un pensiero solo: il
dolore curato, i fratelli di notte, di notte nostra

madre, perché ragiona. Settembre è corrente,
è quasi fredda l’aria; l’alba è avara. ti ho chiesto
aiuto, dopo giorni: dove sei? l’Italia è l’altra parte. e
in quale punto, dove?

 

 

 

(Testi e disegni sono opera di uno stesso autore.)

 

***

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32 pensieri riguardo “7, 8 (2011)”

  1. Evocazioni d’acqua, misurazioni di sangue che non trova misura.
    Contemplazioni d’amore – una patria (quasi) persa.
    Entra esce, colpisce stando fermo – Caravaggio – nel taglio nero del cuore.

    Molto.

  2. il salmo XXXIX e la caduta
    privata e personale della storia
    privata perché il cazzo il falso il sesso
    teso entra nel falso amore e ci rimane:

    è un errore cattivo. i fatti nuovi
    ora nascono dalle parti meno
    maschili: sarai forse già una donna,
    che si apre in due e mette al mondo il nuovo.

    Che bello!!!!! Il tono imperioso e perentorio dei Salmi e della Parola in generale, in quasi per tutto il componimento, accostato in alcuni versi dissacratoriamente all’attuale profano, all’imperante odierno Satana…
    Ho appena letto e mi sono deliziata, l’ho rileggerò, perchè è un testo attraente che richiama il lettore.
    Grazie, buona giornata.

  3. scusate: perché non c’è scritto chi è l’autore (anche se sappiamo bene chi sia)? come dobbiamo interpretare la cosa noi-umili-mortali-dotati-di-un-nome?

  4. Caro Domenico, non so chi sia l’autore di testi e disegni. Mi sono stati consegnati anonimi e come tali li pubblico, non ci vedo niente di male – anche perché non è il sapere che sono di tizio o caio che può orientare il mio giudizio verso l’apprezzamento o il rifiuto.

    Io leggo il tutto come un atto di umiltà, non certo di superbia: che siano i testi, almeno una volta, a *parlare*, indipendentemente da chi li ha scritti, la vedo come una opzione ampiamente salutare, soprattutto in un ambiente, la rete letteraria, saturo di narcisismi esibizionistici fini a se stessi.

    Un saluto e un grazie a tutti.

    fm

  5. …………….da sordo, qui non muori.

    Colpita, moltissimo. Versi come spade, coltelli che spingono sempre più giù, le membra trafite. Ma la poesia-madre non muore, non può morire, nonostante il dolore che spezza i polmoni e vorrebbe annientare il fiato salvifico.

    Complimenti all’autore e ai colori e un grande abbraccio a Francesco

    jolanda

  6. Ciao Jolanda, prima o poi riuscirò a scoprire chi è l’autore e gli passerò volentieri i tuoi complimenti e quelli di tutti – che sono anche i miei.

    Ciao, un abbraccio.

    fm

    p.s.

    Ricevo parecchi testi anonimi, o firmati con una semplice sigla. Visto che mi piacciono quasi tutti, ho deciso di pubblicarne qualcuno di tanto in tanto. Il prossimo uscirà dopodomani, nel tardo pomeriggio.

  7. Fai bene, Francesco.
    A volte l’anonimato può accentrare l’attenzione più sui versi piuttosto che sull’autore anche se, autore e verso, di solito, sono poi una cosa sola, almeno nel mio pensiero.

    E intanto noi lettori ci cimenteremo in questa ” prova ”

    a presto, dunque, con riabbraccio

    jolanda

  8. E’ un esperimento, Jolanda, vediamo dove conduce.

    Ed è chiaro che, se si trattasse di ciofeche, non le pubblicherei nemmeno se portassero la firma del più premiato e “allorato” poeta dello stivale.

    fm

  9. Trovo interessante (nella sua tipicità) l’uso decorativo (ovviamente in stile modernista) delle immagini. Esse, non rappresentando nulla (o quasi) non interferiscono con il processo di evocazione di immagini mentali già operato dalle parole. Hanno lo stesso ruolo che nei libri reali assumono l’impaginazione, la disposizione degli spazi, la grana ed il colore della carta, la scelta dei caratteri. Come una leggera profumazione che si dia al silenzio delle pause. Connotano anche l’assimilazione, senza scarto, di imprescindibili “lezioni” formali, ma questo ridondantemente in quanto già e primariamente testimoniata dalle parole.

  10. Ho qualche “sospetto” sull’identità dell’autore, ma è poco importante, conta certamente la materia e questa è davvero cibo d’ascoltare, nonostante la forma incantatrice, perfetta. L’induzione grafica alla suggestione “d’uscio” è solo il preludio a farsi riempire dal suono, senza tentare d’osservarlo bene, è allora che arriva distintamente un’idea di sacralità ancestrale capace di varcare i propri non confini capovolgendo le visioni appartenenti, tutto a farsi dialogo, ombra combaciante stupendamente inversa, alla cronologia, o al non senso, che – fila -, d’incanto. Diventa.

    Doris E. B.

  11. Piaciuto molto e non so né mi piace dare motivazioni.Piaciuto molto e piaciuta molto anche l’idea dell’anonimato.
    Parla il testo da solo.
    Grazie,Francesco
    lucetta

  12. indirizzato da D.E.B. non posso fare a meno di lasciare un segno del mio passaggio anche di qua; è perchè trovo davvero pregevole questo scritto! chi parlava di modernismo e invero quest’aura mistica da monolito quasi tenderebbe a riportare su quei climi… anche se formalmente parrebbe qualcosa da porre un pochetto più al di là dell’asticella…
    Si legge un dubbio che è stato lo stesso che ha sancito il passaggio fra modernismo e post (flebile comunque); se analizzare la realtà strato per strato o attraversarla di taglio e cogliere il più possibile senza troppi patemi…

    complimenti all’autore!

  13. ….. mi faccio compagnia
    così, muore d’amore e vive d’amore e
    parla d’amore e crede nello smalto della parte
    non viva del paesaggio, perché viva.

    Mi hanno particolarmente colpita questi versi: la solitudine del giusto e generoso, che non si lascia distrarre dall’apparenza. Ma è, si sente solo.

  14. Sono tornata, incollano alle parole questi versi, sculture splendide. Non avevo lasciato i complimenti all’autore. Scoria se sei tu manifestati! Avevo pensato a stroszek85, ma dirotto su di te i miei sospetti. Un saluto a tutti. Grazie a Francesco Marotta per questa bellissima proposta.

    D.

  15. l’animale era dolce, se volevi,
    e a te credeva bene, come a tutti,
    come ti piace per i quattro buoni
    anni! noi perderemo i denti una

    volta, con i due colpi in strada, tre,
    dopo la birra, il vino, il cibo – e questo
    è un gioco silenzioso, una lezione
    dove la bocca duole e compie il testo.

    *

    saltare non è niente, la finestra
    sull’Italia è piaciuta a tutti i sensi
    accesi, la via regia è beata
    con il favore delle luci e nella

    voglia di silenzio. e: abbasso la scuola,
    la scuola! il primo giorno è un fatto
    brutto, da quando i denti sono rotti,
    perché è così che fruttano i talenti.

    *

    ecco le grazie ed i saluti e via e dopo
    decine di buoni motti, sette otto squilli
    del telefono in casa e questa casa
    ha spazio e sazia: *ho ritrovato il cibo*,

    nei rifiuti. arriva il beato convivio
    senza timore, il freddo fa paura
    adesso e chi dispera è l’idiota
    assoluto, prima. dopo si tace, avanti.

    *

    incomincia lo studio, ricomincia
    la gara delle voci intorno al letto
    vengono da altre case, vivono
    molto vicine, come il mondo è

    il vero e l’enfasi e l’eccesso e tutto.
    io credo, se la vita si fermasse
    potrebbe uno tacere, non vedere *Patrizia
    Vicinelli*, adorabile come si offriva, chiara.

    *

    un grande GRAZIE. vi abbraccio tutte e tutti,

    l’autore (non l’autore dell’autore)

  16. “o forse è il 5″ ,

    qui per me il 5,6 è il focus nevralgico : quell”uomo il cui seno è nudo”, “C’è la paura ancora, /di non crescere più”
    bellissimi nudi passaggi
    rispetto ad una maternità -di una umanità – che non è completa o non si è mai del tutto data, perché

    “allora sarò nato finalmente” è dato infatti nel futuro
    così come lo sparire dall “apice” della fame o dal falso amore

    dato allora-quando, dentro il morire, il vivere e il nascere d’amore
    sarà che:
    “i fatti nuovi /ora nascono dalle parti meno /maschili: sarai forse già una donna, /che si apre in due e mette al mondo il nuovo.”

    (di nuovo ottimo, grandepassaggio, alchemico-metamorfico, reso grande soprattutto in quel “forse”, che attenua ma anche prolunga l’unione uomo-donna a dismisura)

    Mi fermo qui, ma ah sì

    stimo adoro l’autore dell’autore (!) e non so se non mi faccio dalla sua icona influenzare…, ma se anche fosse, questo non attenua l’Einfühlung verso la sua poesia d’autore:
    “la voce esiste qui, qui vinci / la dislessia, da sordo, qui non muori”

    un carissimo saluto!

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