Amore a prima vista

Nevio Gàmbula

“Dedicato
a chi ha smontato il paradiso
disfatto la sacra demenza
ai volti litigiosi
alle anime furfanti e schiave
dedicato
ai viaggiatori senza biglietto
alle gole svagate senza progetto
a chi, inesauribile, alimenta il proprio sgomento”

 

Amore a prima vista

 

“Ebbene io ci sputo sopra il loro amore!”
C. E. Gadda

“O delicata fica d’Irene!”
L. Aragon

 

1. (spalancarsi, indicarsi come il gorgo)

*

però resto ancora qui, tra le tue braccia, al buio
e magari non porti neanche le mutande
basta poco per metterlo dentro, ed è quello
che ho capito: tu lo vuoi, mi segui
con le dita, io precipito
senza rete tra le tue carezze, finché le bocche
tessono il loro canto, al buio
senza dir nulla, scrivendo
col corpo

 

*

e tu sai, devi sapere, amica mia, che questo ventre
è feroce, ma ormai siamo mescolati
non si genererà un’altra vita, forse, ma c’è spazio
per inseguire una serie di delizie, ora
il buio è dolce e la tua voce
plana su di me, mani
di corsa invadono
ogni fessura e mi disgrego
in ritmo, e tu ti sbricioli
in eruzione

 

*

un gemito senza dolore, grumi di sillabe
esigue, sfatte, delicate, senza
esitazione, e tuttavia sento l’insidia
della tua vulva fiorita, dove
si genera il mondo, ma insomma, amica mia, ora
mi immergo in qualche modo
in quella tenebra increspata, là, tra le cosce,
dove il mondo conosce il suo senso
m’inerpico, non è un errore
ora i miei pensieri
sono un unico gesto, tu mastica
devi solo guidarmi, fai
come ti piace, è l’ora
dell’inizio, si celebra
questa febbrile sintassi, e lieta,
del corpo

 

2. (sgorgare di luce)

Prendi la mia voce, così, apri la tua rosa e aspettami, ora comincia il viaggio tra le tue labbra, è una palude ed è pericoloso il percorso, ma scoppio a ridere e lampeggio alla prima tappa, guarda lo specchio, ho scritto con calma che vorrei provare così, da dietro, come una poesia sincopata, in modo irregolare, è leggera la mia voce, coglila ora, un sogno quasi, una dolce alchimia di fiato, o tu donna segreta amata la prima volta nel sottoscala senza gloria, ora strappami da questa galera, apri il tuo approdo, leggera, leggera, leggera come un’ala di fumo, è il mio abbandono e confesso il mio stupore, ancora una volta, stupore per questo crescendo di voce, presto, ora, prima che il rumore del traffico faccia il suo sporco lavoro, apri il fondo della tua perfezione, la tua sorgente, laggiù, che è la mia chimera, apri la foresta, la capanna notturna, la gemma delicata, e fai squillare il gemito, così, come quando hai aperto la partitura e ti sei gettata tra le righe totalmente, se vuoi ti guardo soltanto, posso restare fermo mentre tu, nella tua nudità integrale, rivisiti la polifonia perfetta del calore, ecco, così, fermo ad ascoltarti, prima che la tua voglia si riempia di ruggine, mi stupisce vederti sfamare, occorre pensare al coito come scambio paritario, occorre, sì, così, senza possesso, come raggio di luce, o deragliamento piacevole, come soffocare per eccesso di gioia, esplodendo, così, senza fecondare, alzando la marea, deviando i carri abituali, rovesciando abitudini, so che le tue mani sono ora sopra di me, le sento, il mio corpo è ora una brocca vuota, riempila, spremi questo corpo senza fede, suona il mio languore, non ho anima, lo sai, lo sai bene, ho solo sussulti e fiamme, ho solo desideri tremanti e lame taglienti, adoro il tu muschio, mi tramortisce, mi esalta, mi reclama, noi nel ritmo tribale, ora, nel ritmo, tra le cosce nasce il ritmo, bramo il tuo groviglio, avanti così, inondami di grazia, ti prometto che non urlerò, non sveglierò i bambini, altro non sono, un cervo catturato, ora fuori da me stesso, eccomi strisciare nel solco vaginale, strisciare ansando, eccomi qui, nel buco perfetto

 

3. (rompere la crisalide)

*

Ora entro, ancora, nella crepa
tutta la libertà sta in quell’ombra, nell’incertezza
procedo, ordinato, silenzioso, veemente
fin dove finisce la galleria, la salvezza
sta al di là di se stessi, è ovvio
ho i brividi, scivolo via
inutile cercare, qui dentro, un sottinteso
tutto è così chiaro, è un agguato
ma è anche un bel gioco, “finalmente
sei qui”, sussurra, qui ad annegare
nel tuo nido, senza
sogni, sfinito
prima di cominciare, qui, col cuore
che sobbalza, friabile, è stretta
l’apertura della stella
macchia scura
e dolce, è un attimo
entro ansimante, nel cratere
entro nel cunicolo, vengo
per restare

 

4. (io godo senza liturgia)

Ci siamo scelti, condizione forse
di difesa, intenti
al delirio d’insieme
nella steppa in armonia (non molli la presa
io stringo le chiappe): il tutto vale
di largo respiro, fissato in modo
da supporre piacere
tanto
e tenero. E brevi le ore
nella steppa caotica
quasi che le rose prendano nota della carenza d’acqua
e comune decidano ugualmente la cadenza:
la dinamica che detta col corpo accordo contro la steppa
che sterile impedisce di mettere radici. Ora
voglio coltivare
questa alleanza incessante
come mutevole
esclamazione
nell’intima inclinazione
ad ospitarti, e supponendo con ciò
atteso altro piacere, oltre
che galleggiare goduto
nel tuo sesso
fino ad entrambi imprimerci in memoria

consideriamolo un evento
straordinario, convergendo noi lungo la direttiva
decretata dall’intimo istante
dei corpi, nella nostra
edizione
ancora non definitiva
che ha la steppa come sua sede casuale

mille voci mille un oratorio
dalle litigiose sere primaverili
s’incrociano
nella cecità delle ferite:
come in ultimo guizzo
mi offro dimenandomi col corpo:
sento l’esigenza di perpetuarti
prima che i bambini entrino

l’ampiezza che ci penetra, lentamente
ci fa tutt’uno, questa sera, e ci sottraiamo
all’orrore, in divenire (sei morbida, il tuo culo)
noi proseguiamo l’abbraccio offrendoci
e il mancamento dovrà pur accadere quando
prese le distanze
le lingue si intrecciano e stracciate le vesti
ci divoriamo distesi ci divoriamo
per giungere, appagati, al prezioso silenzio
sottile: queste restano
le nostre armi, ventre caldo, pene fumante, è forse
questa la nostra stoltezza, la nostra illusione
ma il tempo inedito, ora, per un’ora almeno
ci vedrà gonfi con discrezione, noi nell’atto
distesi sul pavimento

 

5. (canto, luci soffuse)

Dedicato
  a chi ha smontato il paradiso
disfatto la sacra demenza
ai volti litigiosi
alle anime furfanti e schiave
  dedicato
  ai viaggiatori senza biglietto
  alle gole svagate senza progetto
  a chi, inesauribile, alimenta il proprio sgomento
  ai clandestini
   dedicato
   ai bambini senza legame
   armati di bastone che girano al largo
   ai lunghi silenzi alle dita nel naso
   al fracasso dei corpi goffi
dedicato
ai mostri perfetti e spaventosi, alle belve astute
alle donne allegre e al loro soffio caldo
ai preservativi e alle parole oscene
alle scene ridenti ma non ai convegni
né ai conventi solo ai bordelli
dedicato
  a chi improvviso come una freccia scaglia sul suolo adesso la sua piscia]
  alla donna vaginale che m’intrattiene tra le cosce con perizia
  al mio tronco massiccio e alla liquirizia che lecco io vivo
io vivo ed irto e ghiotto e dovunque io possa alle prese con piccole montagne di seno, io]
dentro colei che m’ama o che semplicemente mi scopa allusiva e lirica che ora traccia]
senza ritegno il suo corpo col mio seme, io ormai consunto
  dedicato
  alla bocca esaltata
  alla pornofonia della voce
alla sua bocca avida, noi diversi
gridando quell’unica litania
ed ella mi accoglie ed io la rovisto
dedicato
a chi non mi ha mai visto così, prossimo all’esplosione
affusolato tra le sue braccia, imperfetto, fetido, forse
per l’ultima volta, dedicato
  poi comincia la storia, o ancora non ha fine
   ogni parola, tutte le lettere e il corpo
   allora escono bruscamente
  una poesia
   come una lingua preziosa e precisa
   d’un sol colpo una voce che diverge
  senza lagrime senza amore senza discorso
  solo oltraggio e gocce di lingua
  senza fine
   dedicato
    a tutte le tenere e rozze e indolenti scritture che si incontrano là dove la schiena si]
   incurva e ogni carezza fa sussultare, dedicato a chi non tiene a freno la lingua]
   a chi col corpo cerca un’entrata o una forma imprecisa
   quella traversata nel fango che spesso conduce alla morte
                     ma che coinvolge e libera dall’autorità della norma

          che celebra la nobiltà della rivolta

 

***

11 pensieri su “Amore a prima vista”

  1. Il poemetto è del 2005. Si può leggere integralmente nel “Quaderno” qua sopra – una lettura che consiglio, insieme a tutto il resto.

    fm

  2. Suscita una forma particolare di stupore quest'”Amore a prima vista” di Nevio Gambula: non certo per una virulenza del linguaggio (comunque controllata, antropologica) né per l’argomento del poemetto (la fabula di un “atto sessuale”): quello che sorprende, oltre una naturale e benefica esternazione della libido, è in realtà un compiacimento letterario (nel senso buono), un “divertissement” letteario (idem) e, sembra strano, un pudore letterario (nel senso proprio).

    Nevio prepara, istruisce e rappresenta quest’atto sessuale che ha molto a che fare con un monologo teatrale più che con la recita teatralizzata di una poesia erotica. La letteratura cosiddetta erotica viene considerata, di solito, una letteratura di confine, estrema ed estremamente delicata. Tanti anni fa Ruggero Guarini distinse didascalicamente il limite tra erotismo (o pornografia dei ricchi) e pornografia (o erotismo dei poveri). Nel caso di Nevio stiamo in una terra di nessuno e di tutti che è sempre stata circuita appunto da tutti ma che poi non tutti hanno avuto il talento o il coraggio di esplorarla o vivificarla per l’energia cui allude o l’energia che libera. E trattandosi di energia, mi sembra – e mi ripeto oziosamente – che il poemetto sia totalmente teatrale nel senso che abbia attinto alla poesia (alla scansione delle parole) il tempo e il tono di una cesura riconvertendo quel tempo e quel tono nel pregio di una parola detta, cioè della battuta teatrale, nell’atmosfera di una sala, tra colpi di tosse, sussurri e grida. E difatti solo “dicendo” quelle parole/battute e non leggendole come testo, si colgono tanto l’irruenza dell’esternazione quanto il pudore, quello scombiccato-bizantino pudore che controlla un abbandono ma eleva una rivalutazione ormonale del desiderio e una sua esistenziale difficoltà.

    Nevio usa parole pressoché in disuso (“vulva”) come farebbe un guru disincantato, schiaffeggia il suo lettore con il gergo della vita (“chiappe” ma non “fica”) e tiene le fila di questa fabula amorosa e carnale come se l’amore l’avesse perso, come se la carne l’avesse deluso o tradito. Quando la letteratura si occupa di sesso in un modo così esplicito, e se ne occupa per celebrarlo, spesso finisce nella malinconia e anche quando un amore a prima vista ci porta oltre la tentazione, succede che scrivendone o recitandone ci si chieda dove si è sbagliato, se ci siamo fermati troppo presto o troppo tardi. E’ un dilemma notevole.

    Vorrei concludere questo estenuante commento con una citazione che forse farà piacere a Nevio: è dell'”Ars amatoria” di Ovidio (Libro I, vv.595-596):

    “Se hai voce, canta; se hai braccia agili, danza, e con qualunque pregio pioi piacere, cerca di piacere”.

    Un amore a prima vista da ricordare. Un caro saluto a Nevio

    Antonio

  3. @ Antonio Scavone
    ti ringrazio moltissimo della precisa lettura critica. Hai colto nel segno su diversi aspetti.

    “Amore a prima vista”, così come ogni altro mio testo, poetico ma non solo, è prima di tutto un “divertissement”; ed è anche un vero e proprio esercizio, una sorta di allenamento sulla scrittura.

    Intanto, questo poemetto nasce da alcuni “scarti”, ovvero da alcune prove di scrittura che stavo conducendo in quel periodo proprio su quella “terra di nessuno” di cui parli; l’esplorazione di una scrittura tra erotismo e pornografia era l’obiettivo di questi testi.

    Per condurre quel tipo di ricerca, e per dargli fin da subito un’evidenza pubblica, avevo aperto, in forma del tutto anonima e inventandomi un’identità femminile (una vera e propria “maschera”), un blog: Le con d’Irène (il nome riprende il titolo di un romanzo di Aragon).

    L’esperimento è durato 3 mesi (febbraio-aprile 2006). Alla fine, molti dei materiali prodotti sono stati ri-elaborati e messi insieme sino a formare un vero e proprio romanzo pornografico:L’altra dentro di me, che in realtà è diventata una grande allegoria sull’arte. I materiali per l’appunto scartati dal romanzo sono finiti in questo poemetto.

    [La cosa divertente è che il blog “Le con d’Irène” è ancora online perché lo staff di wordpress non riesce a cancellarlo! Nessuno, neppure io, posso entrarci dentro, e nessuno può farlo a causa di un bug irrisolvibile e che ha riguardato solo questo blog. Insomma, resterà per sempre inciso nella roccia virtuale]

    Hai anche ragione sulla teatralità del testo. Il capitolo finale di “Amore a prima vista” (il n° 8 della versione contenuta nel Quaderno XXXII, quella col titolo “Quattro volte sì”) è stato usato come testo di un coro, all’interno di un mio laboratorio sulla “Medea” di Heiner Muller; in quell’occasione, una ventina di attori mettevano in voce le parole del poemetto.

    In generale, direi che la mia scrittura è sempre teatrale, non foss’altro perché quello è il mio sbocco primario. Non tutto quello che scrivo viene poi recitato (è materialmente impossibile, viste le difficoltà di produrre uno spettacolo, evento ben più complesso di un libro); e allora lo trasformo in “libro”.

    Sul dilemma finale, là dove scrivi che tengo le fila di questa fabula “come se l’amore l’avesse perso, come se la carne l’avesse deluso o tradito”, posso dire ben poco; o meglio, posso dire che il poemetto (così come il romanzo) nasce fin da subito con una forte volontà allegorica, dove il sesso è, per così dire, la “lettera”, ma il suo senso, almeno nelle intenzioni, lo trascende … E allora, e lo dico con molti punti di domanda, forse quella delusione è una sconfitta …

    Imparerò a memoria la frase di Ovidio: un Manifesto!

    Ricambio il saluto e di nuovo ti ringrazio (e ringrazio Francesco del’opportunità),

    Nevio Gàmbula

  4. Niente da aggiungere alle parole dedicate a questa, notevole lettura, se non che, la splendida disinvolta genialità del titolo di questo poemetto. Una verità, compreso tutto il dopo, sul primo sguardo, difficile da ammettersi.
    Saluti.

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...