Nuove nomenclature

Anna Maria Curci

Può la filologia salvare il mondo? Con tutta probabilità, no, neanche se si arrischia a muovere qualche passo di danza con il calembour o a tuffarsi nel senso letterale di espressioni di (perverso o sciatto, o perversamente sciatto, o sciattamente perverso) uso comune. La sua ragion d’essere è, semplicemente, quella di permettere, allo sguardo, di oltrepassare la cortina di fumo rancido delle parole-paravento, e, forse, alla coscienza, di districarsi tra cartapesta, spigoli e muri di gomma. (a.m.c.)

 

Nuove nomenclature: A – L
(Inediti 2011)

 

Assetto

Lo montano e lo smontano.
Finanziario economico
arranca e non demorde
(arraffa ed è concorde).

Ribassato, sportivo,
di vetture da fiera
la parata lo afferra:
ed è assetto di guerra.

 

          Bunker

          Come classico dell’orrore (Argento
          dell’altra notte) terrore artefatto
          insuffla – ed è sotterranea maniera.

 

Clandestino

Sta dalla parte dei respinti
e non l’ha scelto. Il tedesco
lo chiama nero, se lavora,
a bordo passeggero cieco.

Il francese lo bolla senza
carte, per l’inglese è immigrante
Illegale. Soliti ignari,
qui, rispolverano il latino.

Eppure, “di nascosto” era “clam”:
cosa c’è di segreto in chi,
nell’angolo, prega che lingua
non taccia o copra il suo destino?

 

          Declassamento

          Manovra
          narcotizza
          spiazza affari.

          Come a Fish
          nell’Arturo
          Ui
          di Brecht
          – Marinus
          nella storia –
          sul paese

          drogato
          pende pena
          capitale.

 

Elette evasioni

Non è imperialregia
la nostra Cacania,
ma in forza di eletti
si riempie di schizzi.

Gli eletti (hanno letto
romanzi di Musil?)
s’adontan sovente
d’altrui deiezioni,

dimentichi, oppure
l’oblio fingendo,
che elette evasioni
han fatto l’orrendo.

 

          Flessibilità

          Ammirami: sono bella e scattante,
          disse la corda tesa all’infinito.

          Sinuosa quanto basta, son capace
          di ogni acrobazia del tempo pieno.

          Ho attraversato sale e corridoi,
          indugio in open space, che vanno tanto.

          Inarcava la schiena, la vezzosa,
          sfoderava tronconi propulsori.

          Ammutolii di botto, quando scese
          lo sguardo su ganasce di cemento.

 

Geborgenheit

Procediamo a tentoni,
braccia avanti e occhi chiusi,
e nel budello stagna
già rancida l’attesa.

“Intimità, sorelle!”
“Sicurezza, fratelli!”
Restano mozziconi
di ali inconcludenti.

Così ci avviluppiamo
su noi stessi e scalciamo
via l’altro, ché protetto
resta solo il rifiuto.

 

          Idiomaticamente (*)

          Non avere più alibi è risorsa.
          Al fast food di sentenze c’è anche questa
          pietanza da servire con rigaglie,
          spezie varie d’avanzo e faccia tosta.

          Fioccano locuzioni da conquista,
          negli acquartieramenti si fa incetta
          di lingua requisita e mal riposta,
          “amara terra mia” va in soffitta.

          Di detti e contraddetti la brodaglia
          fiumi azzurrognoli espande in tutta fretta,
          sul segno-senso pende già una taglia.

          Sciapi o sapidi trionfano zupponi –
          non dichiarata presa di possesso –
          a cubetti ora vendono gli idiomi.

 

Lumpen – prefisso

Volano stracci intorno.
I veri hanno colori
da tuta mimetica,
inodore è il tanfo.

Nella notte ti culli
e ti spaventi a vuoto
per Lumpen variopinti
(rinnegati parenti).

Il cencio del risveglio
non porta la ragione.
pre-fissi la coscienza
con novelitas lumpen.

 

______________________________
Nota

(*) “Come non riconoscere le trincee del pensiero, le acquitrinose perdite del senso, le paludose variazioni dei valori confusi con miserabile denaro, che chiamano capitale, per confondere la mente e meglio mentire a se stessi e agli altri? A cosa approda tanta insufficienza dello sguardo? La fine è fine in egual modo sempre.” (Fernanda Ferraresso su Idiomaticamente).

______________________________

 

***

16 pensieri su “Nuove nomenclature”

  1. Questa è senz’altro l’a.m.c. migliore.
    Muscoli e cervello, e che muscoli, che cervello!
    (Non si dimentichi che anche il cuore è un muscolo, qui pompa lanciasiluri.)
    Auguri e un caro saluto,
    Roberto

  2. i miei più sentiti complimenti alla Autrice di questi componimenti immaginifici peraltro ben surrogati dal pezzo iconico, tra i capolavori dell’ingegno umano..

  3. Sono ormai così logore alcune parole che poco può fare la filologia. Bisognerebbe farle scoppiare in aria oppure accantonarle per un po’. Tra queste non vedo nessuna via di scampo per “clandestino”, che come dice Marilena Cataldini è uno che fa un buco nella rete ed entra “al di qua” del recinto. Quella che più detesto è invece “flessibilità”,ovvero farsi spremere fino a quando non ci si ritrova “ammutoliti di botto”.
    Grazie Anna Maria e Francesco

  4. eppure io me le gioco le segno le slancio le disequilibrio, le smanetto tolgo loro il gheriglio e me le mangio le spello e le espello le attanaglio me le inchiostro sul palmo le schiodo dal silenzio el assedio e, sul più bello, mi accorgo che sono loro,venute da altro pianeta, a darmi una particola di cosmo, quella che mi stava dietro o dentro, discosto dagli occhi. Grazie per questa gincana tra gli ostacoli-oracoli della lingua ninja, che noi stessi affiliamo alla nostra banca dati di non udenti, non vedenti,non veggenti. fernanda f.

  5. “anna maria non è sacerdotessa, non tacita ancella dal gesto femmineo. anna maria non le manda a dire. e di solito non consola”

    lo dissi, lo ridico e lo ridirei. questo è annamaria.

    (mi colpisce, anna maria, “geborgenheit” che mi rammenta un mio straccio di testo dal titolo heideggeriano “verfallenheit”: simmetrici, ma identici nel senso, con le dovute cautele per l’abisso tra una zoppicante, handy-lu, e una annemarie fuso, proiettile, cuneo, lancia infuocata. carezza)

  6. Vi ringrazio tutti, d’istinto e a ragione, di slancio e con calma, perché le vostre letture sono conforto e pungolo insieme, sostengono e, allo stesso tempo, pongono interrogativi al quale non ci si può sottrarre, sono dunque vincolo e impegno.
    Lu, il tuo pungolo è qui “Verfallenheit” e chiama a gran voce; le nuove nomenclature sono nate proprio con Geborgenheit, con questa parola che vuole ispirare, oramai a mo’ di spot, calda accoglienza, sicurezza affettiva ed è diventata, invece, sorda protezione escludente, cieco marcare il territorio e mettere puntelli. Se ti dicessi da dove sono partita, sorrideresti: dal secondo verso di una canzone, “Männer” (Uomini) del cantautore tedesco Herbert Grönemeyer: “Männer geben Geborgenheit”: già soltanto l’allitterazione e la forza evocativa del termine vogliono ispirare calore e forza – il cantautore non lo fa senza ironia. Nel frattempo, dall’epoca di uscita della canzone a oggi, della parola si è fatto allegro scempio.
    La mia riconoscenza va a Francesco Marotta, la cui dimora accoglie, e dunque, sa restituire il significato autentico e altrove perso alla parola “Geborgenheit”.

  7. Ringrazio tutti per gli interventi e Anna Maria per essere qui con i suoi testi – nei quali circola il respiro di uno sguardo affilato come una lama.

    fm

  8. di un’asciugatura secca (rimane niente di umido a proliferare muffe inquinanti e invadenti di retropensiero), ma non sentenziosa.
    Dici benissimo Anna Maria, e lo riprendo per questa tua proposta-asciugatura: “La sua ragion d’essere è, semplicemente, quella di permettere, allo sguardo, di oltrepassare la cortina di fumo rancido delle parole-paravento..”

    Piaciute molto!
    (poi, poi, per salvare il mondo serve tutto ciò che di più buono…)

    un caro saluto.

  9. quante ganasce di cemento spacciate per ali!…
    grande Anna Maria, voce limpida e sguardo attento.
    e la fluidità del suo poetare.
    Con lei sapremo vigilare affinché le parole non diventino cortine fumogene.
    saluti affettuosi a lei, a Francesco, a tutti gli ospiti.
    cb

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