Signori, Signore…


Lisa Sammarco

Signori, Signore

“When old age shall this generation waste,
Thou shalt remain, in midst of other woe
Than ours, a friend to man, to whom thou sayst,
“Beauty is truth, truth beauty,” – that is all
Ye know on earth, and all ye need to know.”

John Keats- Ode on a Grecian Urn

Signori, Signore vorrei porvi una domanda, quanto amate questo mondo di poesia? Tanto, vero? Ebbene io vi dico non amatelo troppo, di questo mondo così com’è non siate mai certi. Perché? mi chiederete, perché questa idiozia? Certo, vi risponderei, è facile sentirsi al sicuro fra le sue pagine, è facile accogliere e sentirsi accolti in luoghi come questi, eppure questa stessa poesia che qui splende, questa stessa poesia verso cui protendete lo sguardo può ad un tratto precipitare e trascinarvi in un mondo che mai avreste immaginato, tanto da essere presi dal dubbio – fra i due, quale è quello creato dal sogno? quale quello reale?-
Signori, Signore anche se ciò che mi appresto a raccontare potrà sembrarvi autoreferenziale e banale, e so con certezza che attribuirete al mio ego una dimensione spropositata, accetto il rischio della vostro sdegnosa sufficienza e vi narrerò i fatti, e premetto fin da adesso che con i personaggi che li hanno popolati non ho mai avuto alcun rapporto né prima né dopo il loro svolgimento, e anche mi scuso se nel raccontarli risulteranno macchinosi e probabilmente anche un po’ noiosi.
Il mio nome è Lisa Sammarco. No, non affrettatevi a cercare codici a sbarre che possano giustificare la mia presenza in luoghi letterari, io faccio parte del sottobosco, e tranne qualche mia poesia e prosa in qualche antologia, tanto evanescenti quanto l’esatto momento in cui il crepuscolo si scioglie nella sera, di me troverete ben poco e quel poco è qui ospitato dalla Dimora e da pochi altri e, fino a qualche giorno fa, dal piccolo blog in cui ho scritto per più di quattro anni.
Sento che recalcitrate, vai al dunque, direte, ché qui si fa poesia, dov’è poesia in questo? dov’è la tua? ed io presto vi darò la mia risposta o forse quello che qui mi accingo a fare ha il solo scopo di aiutarmi a trovarne una.
Ma prima ecco i fatti che con pazienza vi chiedo di ascoltare.

Come sarà capitato anche a voi, credo, anche a me qualche tempo fa è accaduto d’imbattermi in un mio testo in rete (se non ricordo male “Futuro”) preso senza alcun permesso né con alcun link che ne segnalasse la fonte. Cortesemente chiesi di riparare alla dimenticanza, ché così la giudicai, cosa che l’allora a me men che sconosciuto Enzo Rasi fece, ma scorrendo un po’ il suo blog ne trovai altre. Questa volta però mi mancò il tempo di ricontattare questo signore poiché dopo qualche giorno il blog fu da lui chiuso, il link dovrebbe essere questo, http://enzorasiyahooit.blogspot.com/
ma non ho prove che per me possano testimoniare questo episodio perché all’epoca lo considerai tra le possibili spiacevoli evenienze che possono capitare pubblicando in rete e non mi premurai di conservarne le tracce.

Molto tempo dopo mi accorsi che i motori di ricerca riportavano estratti di alcuni miei testi che conducevano non al mio blog o a quelli in cui quei testi erano stati gentilmente ospitati, bensì ad uno a me, anche in questo caso, sconosciuto “Non posso non scrivere”. Cercai spiegazioni ma mi furono rifiutate negandomi la possibilità di lasciare un commento.
Come unica forma di difesa non riuscii a pensare ad altro che scrivere un post nel mio blog sull’argomento, e che più in basso trovate riportato, il cui link lasciai ad alcuni dei commentatori abituali di “Non posso non scrivere”..
Sì, signori, sì signore, lascerò che voi pensiate che il mio sia stato un gesto infantile, e dite pure – purtroppo di queste cose ne accadono e anche di peggiori- e vi darei ragione. In mia difesa voglio però dire che io voglio bene a ciò che scrivo, è un bene innocente il mio, non il migliore o il più perfetto, è un bene che può starsene senza alcuna pretesa in una tasca, e in quel momento da quel mio stesso bene mi sentii tradita, tante erano le pagine rubate e agli occhi di quel bene, svilite.

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Bonnie and Clyde
25 martedì mag 2010
Posted by lunamareterra in Uncategorized

Ho gentilmente chiesto spiegazioni attraverso un commento ai Bonnie and Clyde del blog di cui compaiono i link di sotto, in cui un tale Harry firma i testi da me scritti (falsare un “falso d’autore” in un blog chiamato “Non posso non scrivere” sembra quasi una gag da cabaret e un inno al copia e incolla). Il commento non solo è stato ignorato ma anche bloccato e nessuna spiegazione mi è stata resa. Devo anche aggiungere che alcuni miei testi firmati dal suddetto Harry sono stati più apprezzati che non firmati Lisa (il maschio che scrive è un evergreen, fa sempre bello e maledetto). La situazione è decisamente e abusatamente kafkiana. C’è da pensarci su… una volta sbollita l’irritazione per tanta scorrettezza.

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http://lunamareterra.wordpress.com/2007/11/03/le-stanze-invisibili-andrew-wyeth-%e2%80%93-day-dream/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/04/le-stanze-invisibili.html

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http://lunamareterra.wordpress.com/2008/07/03/senza-titolo-5/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/04/laderenza-allaria.html

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http://lunamareterra.wordpress.com/2007/06/24/le-cose-hanno-due-lati/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/05/piccoli-segni.html

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http://lunamareterra.wordpress.com/2007/10/19/fra-intendimenti/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/05/fraintendimenti.html

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http://lunamareterra.wordpress.com/2008/04/26/la-dislessia-delle-cose-dell%e2%80%99amore-e-del-sesso/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/03/furiosamente-inizio-dalla-fine.html

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/03/furiosamente-le-tue-gambe.html

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http://lunamareterra.wordpress.com/2008/04/26/la-dislessia-delle-cose-dell%e2%80%99amore-e-del-sesso/

http://lunamareterra.wordpress.com/2008/04/29/i-tuoi-occhi/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/03/furiosamente-i-tuoi-occhi.html

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http://lunamareterra.wordpress.com/2007/07/16/si-e-soli-ovunque/

http://lunamareterra.wordpress.com/2007/11/10/le-stanze-invisibili-a-wyeth-day-dream/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/03/senza-titolo.html

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http://lunamareterra.wordpress.com/2007/06/24/la-parola-in-corpo/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/03/laltra-mano.html

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http://lunamareterra.wordpress.com/2008/03/14/la-primavera/

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/2010/05/stamattina-al-mare-ovvero-la-primavera.html#comments

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Questa chicca fa parte dei commenti alla poesia “Fra- intendimenti”. Questa coppia avrebbe un futuro nel mondo dello spettacolo…

3 commenti:

***: ha detto…
In questo pezzo criptico, di cui non conosco lo spirito o il motivo io rivedo me stessa inspiegabilmente! Colgo ciò che voglio cogliere… le parole hanno il potere di suggestionare!
Ciao!

03 maggio 2010 15.26
*** ha detto…
In amore credo che a volte soffrire è come amare, inevitabile e pur sempre un sentimento.

04 maggio 2010 21.22
Agnese and Harry ha detto…
(***)- I post certe volte sono un inganno a uscite multiple, altre solo un’eco di voce che non riusciamo a contenere. Quando rappresentano un disagio sono ancora più liberi cantano la canzone che ognuno già sente dentro di sè. Naturale e normale direi.
(***)- Ho la tua stessa opinione ma per me ha rappresentato sempre il monolito di un’impotenza non superabile.
PER TUTTI- La mia dimensione temporale e i miei ritmi mi espongono a “ritardi” inconsueti. perdonatemi.
HARRY

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Il blog chiuse per un po’, lasciandomi la sgradevole sensazione di essermi comportata come un feroce giustiziere della notte, in fondo io volevo soltanto che mi fosse almeno riconosciuto il mio lavoro, ma i testi non furono mai rimossi né fu aggiunto ad essi un link che ne attestasse la fonte. Il blog è tuttora attivo, almeno lo è nel momento in cui io sto scrivendo.

http://iraccontidiagnese.blogspot.com/

Ma il fantomatico Harry e/o Rasi, non saprei quantificarne le identità se una o trina o più, sembra non averne mai abbastanza e ricompare, e per non tediarvi oltre aggiungo soltanto che come una rappresentazione teatrale il “copione” è stato nuovamente eseguito magistralmente nel suo ennesimo spazio: http://harry-ilfrullodellapassera.blogspot.com/

27 martedì set 2011
Posted by lunamareterra in Uncategorized

Sembra proprio che il signor Harry o Rasi o chissàcomecavolosichiami abbia una certa predilezione per le mie poesie che ogni volta pare usare, storpiandole anche un po’ e poi spacciandole per sue, per far breccia sullo stuolo di cinguettanti ammiratrici. Probabilmente con qualcuna di loro intesserà qualche vago intreccio amoroso, chissà, che si consuma nello spazio di pochi pixel, dopo di che il suddetto con fare malinconico migra in un nuovo blog… dove ricomincia la sua caccia, armato di copia-incolla.
Cosa non si fa per rimediare un po’ di sesso!!!… d’altra parte da uno che decide di dare al suo blog un simile nome (harry il frullo della passera!!!) cosa ci si può aspettare… la cosa che però più mi sconcerta è che, nonostante l’evidenza della cloaca a cielo aperto in cui viviamo, l’abiezione di tali comportamenti disonesti e patetici continui a consumarsi liberamente e spacciata per “letteratura”. Bravo signor Enzo Rasi o Harry o etc! In fondo quelli come lei ci fanno capire il perché di tante cose più di un trattato di sociologia ché, qualsiasi cosa se ne dica, il sogno degli uomini continua ad essere quello di avere un bel “lettone” tutto per sé… e chi non c’ha soldi e potere s’arrangia come può…

http://lunamareterra.wordpress.com/2008/05/24/senza-titolo-22/

http://harry-ilfrullodellapassera.blogspot.com/2011/09/ho-perso-la-mia-ombra-poesia-per-la.html

Lui li chiama “miracoli” io li definirei in altro modo…

http://lunamareterra.wordpress.com/2008/07/08/ci-sono-soli-che-passano/

http://lunamareterra.wordpress.com/2008/07/03/senza-titolo-5/

http://harry-ilfrullodellapassera.blogspot.com/2011/10/miracles.html

p.s poiché, guarda un po’ le stranezze del web, alcuni dei post sono stati rimossi ma in compenso c’è una deliziosa favoletta che mi riguarda, aggiungo anche qui la mia risposta che ho lasciato a questa, visto che il signor Rasi ha una predisposizione a perdere le cose non vorrei perdesse anche questa… E poi basta. Per fortuna c’è di meglio da fare che stare dietro alle paturnie webbiche.

“Senta del suo giudizio m’importa veramente nulla. E ‘sta storia lagnosa che ha raccontato mi sembra tanto macchinosa quanto poco credibile. Già in passato ha usato in un altro blog mie poesie e su mia richiesta ha infine aggiunto i link, poi ha chiuso e poi l’ha fatto di nuovo. Deduco dunque che è sua pratica comune fare di queste cose, o perde password come noccioline? Io scrivo e non sono vittima di niente e di nessuno. mi stia bene e grazie.”

Com’è finita? chiederete, ma se per curiosità avrete cliccato su uno dei collegamenti intuirete già la risposta. Il signor Rasi ancora una volta è caduto in errore perché il mio blog è chiuso, e il mio nome è soltanto uno sbrego rosso in quel suo miserevole squallore di frulli e passere e minacciose misure della sua stazza.

Questi sono i fatti, signori, signore e se ora state pensando quanto desolante sia stato usare questo vostro tempo a leggerli così come io li ho narrati, io non potrei darvi torto, e per quanto viverli lo sia stato ancora di più provo io stessa un senso di vergogna ad averveli raccontati, e così teatralmente. So che a questo punto gentilmente forse qualcuno sentirà di dirmi che gli dispiace ed io ringrazierò, ma vi assicuro che di quel mio modesto spazio non ho già quasi più nostalgia né rimpianti, e lo scopo, per cui ho probabilmente abusato del vostro tempo, è un altro che forse alleggiava già prima che tutto ciò accadesse.

Ora dimenticate i fatti. Fate finta di essere stati dal barbiere o dal parrucchiere e che nell’attesa vi sia capitata fra le mani una di quelle riviste tutto gossip, ma ora siete fuori. Aria. Luce. Un gran respiro che vi riempie i polmoni. L’autunno che ovunque muore di vita, qualunque sia.
Dov’è la poesia? sono io a chiedervi adesso. E voi nuovamente non avrete dubbi, è qui, mi direte, è fra le pagine di posti come questo, fra quelle che grandi poeti ci hanno lasciato fin dall’inizio dei tempi, è in quell’ombra che taglia in due il mare, ognuno di voi saprà indicarmi con esattezza ogni suo piccolo nascondiglio, ed io vi direi che forse vi state sbagliando.
Signori, signore, provate invece a leggerle quelle pagine che non sono qui, ma che ogni giorno ci passano accanto, esse arrivano laddove la poesia oggi non è riuscita a scalfire neanche la crosta, anzi della poesia ne ha fatta una schiava, un fantoccio.
Oggi la nuova vera poesia è lì, in quella miriade di parole che si affolla fuori di qui, con tutte le sue aberrazioni e le sue squallide meschinerie, i suoi tip-tap dell’esserci, perché, signori, signore, se quella moltitudine che scorre in un universo della cui vita neanche ci accorgiamo e ancor meno riusciamo ad immaginare, se questo magma bestiale impregna la realtà a cui il nostro sguardo resta cieco, se è così, allora qui è solo il sogno, e quella forza, quella inimmaginabile capacità di raggiungere le menti e il cuore che abbiamo sempre creduto essere l’arma-dono della poesia è invece molto più potente e penetrante nel verboso stratificarsi giorno dopo giorno di quella terra di nessuno, dove anche ogni avanguardia è fallimentare: pulp, googlism, meta-nichilismo, post di ogni post-modernismo sono illusioni, e a nulla possono le scuole creative o stilare chilometri e chilometri di teorie, nulla può di tutto questo: la nuova poesia, quella che più fa breccia, impone di dimenticare se stessa.
Poesia è il grande fratello, e scudisci, e mutandine con i pizzi, poesia è controllarsi i battiti con FB raggiungere magari il picco tachicardico più alto creando un gruppo del grande fratello per monitorarne la fascia di maggiore gradimento.
Poesia è ovunque, signori, signore, tranne dove siete così certi di trovarne rassicurati da tanta autoritaria autorevolezza, da tanta bellezza. Qui è il sogno, signori, signore, ma la poesia che c’è, la bestia, quella veglia e poi accadrà, e quando sarà accaduto non rammaricatevi più di tanto per quelle vostre parole, non angustiatevi nel vederle fatte a pezzi, ma dispiacetevi per voi stessi perché senza accorgervene da quel preciso istante da quella bestia non riuscirete più ad essere o sentirvi diversi. É successo a me. L’impennata che il mio blog ha avuto in quei giorni ne è testimonianza e dimostrazione. E solo per mostrarvi quanto sia facile cadere nell’abbraccio di questa poesia che invade e c’invade, quanto semplice sia ritrovarsi con le proprie parole a calcare semplicemente una delle tante scene dei suoi squallidi reality, è solo per questo che la pruriginosa sequenza dei fatti insozza queste pagine, non certo in difesa dei miei quattro versi messi in croce che io stessa ho già dimenticato.

In questi giorni sto leggendo un delizioso libro “The Letters of James Schuyler to Frank O’Hara” edito da William Corbett. È in inglese e nella mia lettura procedo un po’ a rilento, ogni sera però leggo due a volte tre lettere e spesso mi ritrovo a sorridere a quella loro misurata schiettezza in cui tutto riesce a trovare il suo posto, la loro giusta misura perfino in un po’ di pettegolezzi o qualche imprecazione, l’aria che attraversa queste missive è un’aria di cambiamento in cui nonostante le intestazioni e gli indirizzi non si distingue chi è o dove sia il poeta e chi o dove siano gli altri, è un’aria che pulsa forse come quella che c’è quando le cose stanno per accadere davvero. Forse è questo quello che, signori, signore, dovremmo fare: uscire di tanto in tanto dal sogno e scrivere magari una lettera al nessuno che ci vive dentro o accanto e che dorme ignaro dell’alitare della sua stessa bestialità, dovremmo scrivere una lettera, una poesia ad indirizzi presi a caso e lasciare che la poesia abbia un senso, lasciare che entri nelle case, e arrivi realmente fra le mani, perché se la montagna non va a maometto, maometto dovrà prima o poi pur andare alla montagna se ci tiene così tanto a trovare una verità, una bellezza che sappia restare.

***

84 pensieri riguardo “Signori, Signore…”

  1. ho imparato tanto dalla grandiosa poesia di Lisa .
    questa chiusura è per me come un lutto,come perdere uno di quei luoghi dove ti vai a rifugiare perchèsai che troverai parole che da sole valgono giorni interi.
    cose come Quel voler bene alla propria poesia che è la misura della passione di Lisa.
    una poesia che da dovunque la si guardi osservi ascolti e assoluta pura indimenticabile
    grazie ,lisa di cuore
    c.

  2. solidarietà a Lisa Sammarco,

    il fenomeno è pandemico purtroppo. Le ipotizzabili toppe sono: a) farsi zanzottianamente forti della propria continuità di scrittura (cfr. l’esergo in http://www.nazioneindiana.com/2011/10/18/zanzotto/); oppure b) apporre una licenza e minacciare le vie legali; oppure ancora c) scrivere cose pessime e indigeribili (ultimamente persino prosaiche) come faccio io (non è il Suo caso, per fortuna), in modo che a nessuno passi per l’anticamera del cervello di copiarle ;)

    [a proposito, e scusandomi per il saltar di palo in frasca, avrei bisogno di scambiare un parere volante con te, Francesco: come e dove posso scriverti? la mia mail è roberto.r.corsi con suffisso gmail.com]

  3. Ti capisco provai le stesse sensazioni quando tempo fa scoprii che qualcuno aveva “rubato/copiato” alcuni miei testi, feci anch’io un post dove denunciavo la cosa e gli scopiazzatori rimossero i post incriminati.
    Ciao Lucia

    1. Carla, questo post non è una barzelletta, tanto meno stiamo giocando. Stiamo parlando di *reati* perseguibili per legge, a iniziare dal plagio…

      E, per cortesia, le armi lasciale pure al tuo vicino (chiaramente un idiota, per non dire altro, se ne ha bisogno): qui non interessano a nessuno, né ora né mai. Qui facciamo uso solo e unicamente di armi dialettiche

      Grazie.

      fm

      1. Sì, la cosa è molto seria. L’uso e l’abuso delle cose altrui, spesso cammuffato da intoccabile “libertà” di rete, è ciò che sta portando alla scomparsa del mio lavoro, dopo 24 anni, e di tutti coloro ad esso collegato.
        Questo comportamento irresponsabile, praticato persino dalle persone che dovrebbero perseguire certi usi, chiaramente si propaga e diventa naturale e “normale” fare certe pratiche: rubare l’opera d’ingegno di un’altra persona, sia questi regista, scrittore, cantante, attore e quant’altro.
        In negozio mi capitano genitori che alla proposta di qualche film da noleggiare appena arrivato, rispondono: questo l’ha già scaricato mio figlio da internet!!!…e quando cerchi di spiegare che è vietato…ti dicono: ma lo fanno tutti!!

  4. Ciò che più mi colpisce è l’improntitudine di uno che, pure quando scoperto, continua imperterrito nel suo abuso. Due pedate nel sedere se le meriterebbe proprio ma d’altra parte uno che plagia in piena coscienza ha già ammesso a se stesso la propria nullità autoriale, e l’assenza di ogni orgoglio.
    Il contesto dell’abuso è però talmente squallido da non poter costituire una minaccia per il vero autore. Diverso sarebbe se l’appropriante sapesse “sfruttare” l’artefatto meglio del vero autore, per esempio vincendo attraverso di esso un concorso significativo, oppure confezionando il contesto di un’opera capace di vendersi. Ma in tal caso ci sarebbero, per il vero autore, tutti gli incentivi e le possibilità per fare valere, e clamorosamente, i propri diritti, utilizzando l’inconveniente per la diffusione del proprio meme.

  5. Lisa carissima, non ci hai affatto annoiati. Purtroppo quanto racconti non mi meraviglia più di tanto perchè sia il mondo reale, sia quello della rete, con le dovute eccezioni, è diventato una giungla dove il furbo di turno crede di poter fare a suo piacimento infischiandosene della cura e dell’amore che, come nel tuo caso, custodisce parole come prolungamento di poesia e umanità.

    E’ davvero una vergogna e ti sono vicina.
    Ma,come dice Maurizio, come scoprire il plagio,la copia, vista l’enormità della rete?

    ti abbraccio
    jolanda

  6. Tutta la mia solidarietà a Lisa Sammarco.

    Dice bene Maurizio sulla diseducazione e sul comportamento irresponsabile, quando non volutamente doloso.
    La libertà di rete è relativa alla condivisione, non esime dal non riconoscere la proprietà intellettuale di un manufatto (anche nella licenza GNU GPL del software libero si richiede espressamente che ogni modifica lasci comunque intatti i riferimenti a tutti gli autori precedenti).
    Non è una scusante il fatto di non farci sopra del lucro.

    Un saluto a tutti

  7. Innanzi tutto rispondo a chi mi chiede come scoprire se qualche infrazione è stata commessa.
    1) WordPress ha l’opzione di mantenere privati i link che volete visitare direttamente dal vostro blog. Se qualcuno usa questa opzione nel vostro pannello di amministratori comparirà soltanto la scritta WordPress in referenti. Il signor Rasi ha, ad esempio, anche un blog in WordPress, e anche lì ci sono sia testi qui proposti che altre. Se trovate qualche variazione insolita in questo genere di visite state in campana.
    2) Insospettitevi se improvvisamente vecchi post ricevono molte visite. Provate a fare qualche ricerca con google usando come termine di ricerca un verso o più o frasi se il testo è in prosa. I falsari attingono preferibilmente dai post meno recenti e soprattutto dai blog meno “movimentati”.
    3)Se nei termini nei motori di ricerca usati per giungere al vostro blog trovate versi o frasi che sono parte di prosa o poesia da voi scritta, non fate vincere il vostro ego ma usate quella stessa frase per la vostra ricerca e non fermatevi alla prima pagina che vi comparirà. Così ho scoperto il Rasi e le sue tante identità ( in un commento afferma di avere tredici blog!!!!)

    Per ora sono queste le cose che riesco a suggerirvi. In seguito cercherò di rispondere anche al resto.

    Grazie
    lisa

  8. Anche io ho trovato cose mie firmate da altri.
    Qualcuno potrebbe dire che se si viene copiati vuol dire che ciò che scriviamo piace.
    Poi ci sono altri tipi di furto: quello delle idee, e quello che si avvale di spostamenti lessicali per riportare in effetti più o meno tutta una poesia.

    Grazie, Lisa, dei consigli.
    grazie Francesco

    cristina

  9. Un amico avvocato, al quale ho fatto visionare i tre dossier raccolti seguendo in rete le “avventure manipolatorie” dei testi di Lisa ad opera di questi beceri, mi dice che l’atteggiamento persecutorio messo in atto dalla “banda” (ma io penso si tratti di una, al massimo due persone), in particolare da “harry” (alias “harry haller”, alias “harry-il frullo della passera” etc. etc.) presenti tutti i crismi dello stalking: il diniego di ogni chiarimento richiesto, la cancellazione beffarda dei post (tutti salvati, comunque) che poi invariabilmente ritornano in altri blog creati ad arte, l’irrisione e la derisione, con pesantissime allusioni denigratorie della persona, sono tutte tracce pesantissime.

    Il più *furbo* del mazzo, il mitico “frullo della passera” (se non è malato questo, io sono un marziano!), ha pensato bene di far sparire non solo i post (l’aveva già fatto Enzo Rasi, l’altrettanto mitico “tredici-blog-in-cinque-anni”) ma anche l’intero blog, chiedendo la cancellazione definitiva dell’indirizzo alla piattaforma su cui si appoggiava – ma è un povero idiota: sono bastate un paio di mail ben indirizzate negli USA, e tutta la sua infame cialtroneria è finita in un file pronto all’uso di destinazione, cioè quello legale…

    fm

    1. “Al di là di ogni altra cosa, dietro tante scritture ci sono anni di studio, passione, sentimenti, etica – la vita intera delle persone: chi sono costoro, quale diritto hanno di farne strame, nascosti nel loro vile e parassitario anonimato (ridicolo, tra l’altro: gli ip sono tutti tracciabilissimi)?”

  10. La rete ormai pullula di questi devastanti parassiti, che col loro operare le tolgono qualsiasi credibilità: da luogo di libertà, informazione, condivisione, cultura, sta diventando un’immensa fogna.

    Il tag “verso un’ecologia della rete” vuole essere anche un invito, rivolto a tutti, a vigilare e a smerdare ogni tentativo di appropriazione indebita di testi e quant’altro.

    Al di là di ogni altra cosa, dietro tante scritture ci sono anni di studio, passione, sentimenti, etica – la vita intera delle persone: chi sono costoro, quale diritto hanno di farne strame, nascosti nel loro vile e parassitario anonimato (ridicolo, tra l’altro: gli ip sono tutti tracciabilissimi)?

    Non più tardi di un mese fa (e non ne metto il link solo per pietà), mi sono imbattuto in un mio testo da “Hairesis” fatto a brandelli e rimontato con qualche variante – in un post sotto il quale sbavavano una cinquantina di idioti attorno alla p(o)etessa di turno… Che squallore, che inferno di solitudine devono essere le vite di questi poveracci…

    Ma il bello, per quel che *mi* riguarda, deve ancora venire: entro fine anno deve essere “emessa” una certa cosa, e vi assicuro che vedrete saltare un paio di “grossi” sepolcri imbiancati…

    fm

  11. Scrivendo il post ero più che certa di non essere la sola ad essersi ritrovata in questa situazione, ma oltre il reato, che per me resta gravissimo e intollerabile da qualsiasi lato lo si guardi, (ho pensato anch’io a quella frase di Zanzotto, Roberto, ma ricorderai che nella lettera della stesso post o di un altro non ricordo si lamentava del malcostume della mancanza dei testi a fronte nelle traduzioni) credo invece come Margherita, che sia importante anche quel contesto di cui Elio parlava che a volte è invece strettamente legato all’opera: molti testi ad esempio possono far parte di un discorso più complesso e decontestualizzare a volte significa snaturare : io ad esempio ho provato vergogna, e i miei stessi testi rimaneggiati o ricopiati da “Rasi” mi sono apparsi volgari perché chiaramente si è voluto dare ad essi una natura e una percezione differente dall’impronta che avevo cercando d’imprimere, poi c’è il vero e proprio contesto “fisico” che può essere a torto o a ragione un plusvalore o meno, e questo nella rete ha anche il suo peso perché imprime un’identità specifica al proprio spazio, Carmine e Francesco che conoscevano il mio possono testimoniare la cura che vi ho messo, il fatto che io debba rinunciarvi è un danno che va al di là dei testi rubati.
    Quando ho parlato a Francesco di questa cosa e abbiamo deciso farne una discussione con un post che ne spiegasse le dinamiche, il mio timore era quello di trovarmi di fronte ad un atteggiamento rassegnato verso questo malcostume. Cristina ne fa un accenno ad uno fra tanti, “ ti plagiano, piaci”, questa è una giustificazione del plagio che ho sentito molte volte anche in passato, e la trovo forviante: il fatto di piacere per me è irrilevante, scrivo perché voglio piacere? scrivo una cosa affinché piaccia? se ho di questi problemi ci sono terapie specifiche… o che a me piaccia alla follia tizio o caio mi autorizza forse a firmare i suoi testi col mio nome o infrangerne la proprietà intellettuale? insomma per farla breve il plagio zanzottiano credo si riferisse a ben altro che a quello operato da questi loschi personaggi, che fatemelo dire sono dei poveri cristi.
    La rete, lo so, rende un servizio enorme a tutti ed è difficile ormai farne a meno, ma non per questo bisogna accettarne senza reagire le molteplici falle.

    grazie a tutti
    lisa

    1. (ho pensato anch’io a quella frase di Zanzotto, Roberto, ma ricorderai che nella lettera della stesso post o di un altro non ricordo si lamentava del malcostume della mancanza dei testi a fronte nelle traduzioni)

      vero Lisa, ricordo bene e in effetti questo accostamento è significativo.

  12. ha ragione francesco marotta nei commenti: questi restano reati penali gravi e privi di ogni scusante ma, reati penali da parte, ciò che realmente colpisce è la stupida ignoranza di chi carpisce opere altrui cercando vanagloria a buon mercato!

  13. Sì Lisa, ha del “povero cristo”, potrebbe trattarsi di una personalità disturbata, che ruba “per necessità”. E’ singolare che mentre si simpatizza prontamente con il “ladro di polli” – che può facilmente essere un pigro che non vuole infliggere a se stesso i fastidi correlati al mantenersi (e pulirsi) un proprio pollaio, una volta trasportati dal regno della materia puzzolente a quello delle idee e della bellezza ci si trasforma in legalisti spietati: “è gravissimo! è infame! è contro la legge!”. Anticapitalisti sul concreto e avari bottegai (meritocratici anyway anyhow) nel simbolico? Perché non gli regalate tutti quanti una poesia, in modo che possa cucirsi addosso un bel vestito da arlecchino? Magari si redime.

    1. Un vero gioiello di riflessione, Elio: un autentico commento del cazzo che ti potevi benissimo risparmiare. Non perdi occasione per farci vedere quanto sei autenticamente super partes!

      Resta il fatto che le tue punzecchiate in forma di domande retoriche mi hanno sinceramente scassato le palle.

      fm

      1. Sinceramente Francesco, trovo vi sia un’eccesso di irritabilità da parte tua. Possibile che una singola nota dissonante fra le tante poste in linea debba scassarti tanto? Nel mio modo di dare forma al significato complessivo di questo flusso di messaggi, ho certamente la tendenza a mettermi controcorrente e a vedere cosa succede con un controdiscorso. Qui io avevo colto un eccesso, un sentore di psicologia da folla che tende all’esagerazione, ed ho cercato di renderlo evidente. Forse questo mi è riuscito male, forse ha esposto certi miei limiti, contraddizioni od ossessioni, tutto può essere. Ma come si può predicare l’aperta discussione ed arrivare poi a certe uscite puramente emotive, totalmente personalizzate? A me non frega niente di “punzecchiare qualcuno”: non conosco praticamente nessuno qui, te compreso. Mi interessava vedere quale pensiero di contrasto avrei provocato ed invece è emerso, come troppe altre volte, un mero disappunto personale, per me privo di contenuto.

        Non mi è affatto indispensabile intervenire in questo spazio, né mi attendo più che un pizzico di apprendimento e di divertimento. Nonostante il tuo giudizio, rivendico pienamente ciò che ho scritto qui sopra, questo è il mio “stato dell’arte”.
        Aggiungo soltanto una cosa: ho la forte impressione che buona parte dei partecipanti a questa dimora oltre ad apprezzarti ti tema.

  14. Comew già dissi a Lisa non si tratta di tanti blogger, ma di uno solo che impersevera sul web. A me personalmente ha fatto altre cose. E’ andato dfai miei lettori insultandomi mettendo nome e cognome mio, e tra l’altro è rimasto nel web quando qualcuno digita il mio nome. Ora mi scrive mail dandomi degli ultimatum da matto. Io raccolgo materiale in tal senso. Poi non se cosa ne farò

  15. Elio, il tuo non è un “controdiscorso” ma una presa per il culo e basta. Rilèggiti. E soprattutto rileggi il tuo primo intervento: la stigmatizzazione, con implicita denuncia, di un “malcostume” che sfocia nell’abuso. Il secondo è studiato nei minimi particolari, parola per parola, per vedere l’effetto che fa, per far notare le “contraddizioni” di chi si professa “anticapitalista” e poi grida al “furto” del ladro di polli. Per non parlare del tuo cavallo di battaglia: la tua crociata contro la poesia, le idee, la bellezza…

    Quello che non riesci a capire, ed è proprio quello che più ti rode, è che possano esistere delle persone che non rientrano nei tuoi schemini: persone, ad esempio, che tengono aperto un blog per pura passione, che scrivono per il puro piacere di farlo, che gioiscono quando incontrano qualcosa che gli piace, che hanno piacere a parteciparlo agli altri – esattamente quegli stessi impulsi, quella stessa passione, quello stesso piacere che animano te nelle tue ascensioni, quando fotografi, quando dipingi…

    E invece no, negli “altri” tutto questo nasconde un secondo fine: farsi conoscere, diventare famosi, magari potenti e “temuti”…

    Elio, stai attento a che l’aria rarefatta delle alture non ti faccia male, a lungo andare: la chiusa del tuo commento astioso e violento (al cui confronto il mio “hai scassato le palle” è una carezza) è già di per sé un chiaro sintomo…

    Stammi bene.

    fm

  16. Mi spiace molto per Lisa. Non è mai bello sentirsi “usata”. A un mio amico è capitato di peggio: ha ricevuto in omaggio (beffardo omaggio!!) un volume di saggi dove uno dei capitoli era letteralmente uguale al capitolo di uno dei suoi libri. Credo che il sentimento che ha provato sia stato soprattutto quello di dirsi: lavoro, lavoro nell’ombra, e qualcuno mi fotte anche qui, cosa scrivo a fare…

    Uns aluto affettuoso a tutti.

    m

  17. Trovo molto interessante la tua sintesi. Incorretta e distorta (almeno in rapporto al complesso del mio dato introspettivo) ma preziosa, perché l’aspetto “esterno” dei miei discorsi (cioè lo scheletro privo di quelle connessioni interne, anche affettive, che sfuggono alla manovra degli schemini) non posso che congetturarlo da feedback esplici e sinceri come questo, che io considero fecondi, e mi dispiace che comportino un pathos negativo. Sorrido a questa tua caricatura, perché mi sembra somigliante, e me la porto via per studiarmela ogni tanto. Questa discussione qui però la chiudo, perché non voglio deviare il thread.
    Starò bene, Francesco, e anche tu. Ciao

    1. Elio vorrei provare a risponderti. Innanzi tutto dammi atto che il post, pur se in superficie può apparire sia personale sia legato al solo plagio o ad altro tipo di violazione, parla anche d’altro, che forse non avrò ben espresso: s’interroga infatti, proprio su quello su cui tu ironizzi . “Lo stato dell’arte” che tu rivendichi è lo stesso che io perseguo, ( nel mio blog non ho mai usato restrizioni, in una piccola nota ho pregato di usare il link, o di scrivermi se di qualcuno dei miei testi se ne volesse fare altro uso, non ho libri da vendere, ogni qualvolta mi è stato chiesto non ho preteso nulla in cambio dei testi, nel blog non c’era neanche il mio nome fino a pochi mesi fa, e non ho mai lasciato miei link in giro nella rete che portassero al blog associandolo al mio nome, personalmente per averle incontrate conosco due o tre persone fra quelle in rete, e Francesco non è fra queste…e non ne temo nessuna) ma se ho usato quei termini, “poveri cristi”, ( credo siano questi ad averti indispettito) è solo perché nel loro modo di operare io questo stato, di cui dici tu, non lo riconosco, almeno non ci riesco nel momento in cui la mia immagine, o quello che attraverso la mia “arte” ( se c’è) mostro viene totalmente stravolta e accostata ad altro da cui mi dissocio totalmente ( l’uso volgare o ambiguo del corpo della donna, ad esempio), a queste persone, se permetti, non do neanche il merito di quell’idea di “plagio” con cui tu li fai rientrare nello “stato dell’arte” bensì li considero nel loro essere individuo, e in loro allora non vedo né stato né arte, e puoi mettergli il vestito che più preferisci. Ma ho anche scritto che queste persone in qualche modo hanno più potere di penetrazione della cosiddetta “arte ufficiale” ( i vari blog di Rasi ad esempio erano di gran lunga più frequentati del mio), e che su questo bisogna porsi domande ( dico in generale non riguardo al mio), perché le oasi letterarie, l’arte d’essay, non riescono a fare altrettanto?
      Se ho scritto questa cosa non è per dire – guardate, povera me gridate allo scandalo! – , il plagio o la violazione della proprietà intellettuale esiste da sempre, ma la rete ha ampliato questa pratica, molti per disparati motivi se ne sentono immuni o al di sopra, ma il problema esiste, esiste come eticità e credo sia importante almeno interrogarsi a riguardo, senza ricorrere alla retorica mettendo sulla bilancia due salvifiche facce della medaglia che si annullano e ottenendo il risultato opposto di finire come su quelle pagine dei giornali in cui scrivono : al momento dello stupro la vittima indossava una minigonna e una camicetta con la scollatura profonda.

      Grazie
      lisa

      1. Cara Lisa, tu hai e mantieni tutte le ragioni sulla sostanza della questione. Il mio secondo intervento non contraddiceva quel mio precedente che te le riconosceva, ma questionava unicamente sul grado di drammatizzazione raggiunto nei commenti. Il resto è puro misunderstanding, per esempio parole come:

        Il secondo è studiato nei minimi particolari, parola per parola, per vedere l’effetto che fa, per far notare le “contraddizioni” di chi si professa “anticapitalista” e poi grida al “furto” del ladro di polli.

        a me sembrano lusinghiere! Ma la mia non voleva essere una volgare “presa per il culo”, bensì un piccolo détournement che speravo mi venisse ritorto contro con acume e buon umore, invece la situazione mi ha ricordato le occhiate feroci che (quando si era bambini) certi adulti ci indirizzavano dai loro banchi, quando noi si sghignazzava durante tutta la messa :-)

        Un saluto e grazie a te.

  18. Dividerei i problemi in due ordini di discorso. Da una parte, abbiamo un caso di comportamento deplorevole, quello di chi si appropria *senza creatività* di una composizione altrui, dall’altra il discorso sul plagio e sulla creatività artistica.

    Nel primo caso, c’è poco da dire; il fantomatico Harry si appropria di una poesia scritta da un’altra persona e ci antepone il suo nome (il suo nick, in questo caso). Il tutto senza alcun intento dissacratorio o parodico; semplicemente per alimentare il suo blog di un nuovo testo e per dimostrare ai suoi lettori di quanto sia bravo. Ora, non mi pare che il suo scopo fosse quello di guadagnarci (in denaro o in notorietà, non importa), quanto piuttosto quello di accreditarsi, presso la piccola cerchia dei suoi conoscenti, come poeta. Questo mi sembra il vero problema: che ci sia qualcuno che ci tenga a farsi passare come poeta senza esserlo di suo. Più che un problema culturale, o anche solo un problema di lesa “proprietà intellettuale”, mi pare un problema di deficienza psicologica del non-autore. E dunque, più che alla polizia postale, andrebbe accompagnato dallo psicologo. Una persona così va aiutata. E l’idea – mi pare di Elio – di donargli, ognuno di noi, una poesia, mi piace proprio per lo spirito di sostegno che contiene. Quel comportamento è sintomo di un problema; non ha senso accanirsi. Capisco che all’autrice possa dispiacere; e di certo non mi metto a sindacare sulla sensibilità altrui. A me è capitato, solo due mesi fa, di scoprire che un’importante istituzione teatrale (uno Stabile, per intenderci) ha usato parte di un mio articolo per confezionare una scheda di uno spettacolo, senza menzionare il mio nome e senza modificarne neanche gli errori (!). Quando me ne sono accorto, mi sono messo a ridere e l’ho preso come un attestato di stima. Per di più, essendomi sempre battuto contro il copyright, in totale coerenza con me stesso ho assunto lo stesso atteggiamento di Brecht di fronte al ladro di ciliegie: se ne torna nel suo letto e lo lascia fare. In fondo sono solo ciliegie. Una poesia vale più di una ciliegia? Ma questa è stata la *mia* reazione. Ognuno è giusto che reagisca sulla base della propria sensibilità.

    L’altro discorso riguarda il plagio. Qui non bisogna confondere il comportamento malevolo con un comportamento creativo. In fondo, tutta la letteratura è permeata (addirittura plasmata) dal plagio, ed anzi esistono autori che hanno fatto del plagio un’arte: Eliot, ad esempio; Lucini (“l’ho fatto coscientemente”), Lautreamont (“il plagio è necessario”), Blanchot (“il plagio, per esempio, l’ultima risorsa di chi non potendo scrivere tuttavia non può smettere di farlo”), Heiner Muller (“io copio talmente tanto che nessuno se ne accorge”), etc.. C’è un bellissimo libro sulla poesia araba (Kilito, “L’autore e i suoi doppi”, Einaudi) dove è detto che “la pratica della falsificazione”, come anche quella del “plagio spudorato”, è una caratteristica di tutta la poesia. Nulla è illegale per la poesia. Quello che conta, detto in soldoni, è il risultato finale, e non da dove si prendono i materiali. Il collage, il montaggio, il furto di lacerti non sono estranei alla poesia, tutt’altro. E anche l’atto di cambiare un solo accento può risultare un atto creativo, e quindi autoriale. Famoso il processo che ha contrapposto la Tamaro a Luttazzi. La prima querelò il secondo, accusandolo di plagio, perché aveva trasformato “Va dove ti porta il cuore” in “Va dove ti porta il clito”. Il giudice diede ragione a Luttazzi, ritenendo il suo intervento di tipo creativo. Non è indifferente scrivere, ad esempio, “e il tentatore riapre la patta” invece di “e il tentatore riapre la porta”. Siamo nel campo del plagio, certo, giacché il primo verso ricalca spudoratamente il secondo (che è di Zanzotto); però il senso è radicalmente diverso. Sostituire “cuore” con “clito” o “porta” con “patta”, pur lasciando identico tutto il resto, è fare un intervento di tipo autoriale. Ma anche inserire interi brani in nuove composizioni non è un atto da denigrare. Famoso il processo intentato contro Brecht perché ricopiò interi passi di Villon nella sua “Opera da tre soldi”, così come sono famose le parti rubate – Brecht diceva “prese in prestito” – da Rimbaud, da Buchner e da altri.

    Insomma, più che prendersela col plagio in sé, me la prenderei col malcostume di voler essere poeti.

    NeGa

    1. Nevio vorrei porti una domanda e solo per semplicità di cose mi riaggancio al mio caso. Il signor Harry prima di rimuovere tutto ha lanciato il suo strale in un post in cui prima si giustificava adducendo furti di password etc poi, contraddicendosi, definiva migliori le sue (o mie poesie da lui firmate, non lo so più). Il signor Harry non si considera dunque “senza creatività” anzi in un certo senso, definendo migliori le sue, questa mancanza l’attribuisce a me. E nasce il problema che sottilmente si aggancia anche al plagio, perché secondo il tuo discorso dovrebbe esserci un canone preciso che inquadri la creatività o la sua assenza per potergli dare torto o ragione. Esiste? probabilmente no, se seguo invece il tuo discorso sul plagio, sbaglio?

      grazie
      lisa

  19. ciao a tutti, salve Lisa.
    Davvero da stupidi “prendere” così. Da stupirsi sempre, mai dire o dare per scontato che la stupidaggine possa arrivare a tanto. Però, mi e ti direi, non demordere. I versi arrivano sempre. Magari arrivano al contrario dalla parte sbagliata, con un tantino di vergogna ad esempio a chi si fa bello, ma poi di cosa? Fa sorridere amaro e arrabbiare. Credo abbia seri problemi Harry o chi per lui, a parte l’ovvia “attrazione” verso i tuoi versi. E penso debba averne anche di natura legale, se continua. Come chiamarla oltreché stupidità?
    Cari saluti, prendo nota e se posso dire “copione” qualche volta al deficiente in questione, lo farò ben volentieri!

    Giampaolo D P

  20. Elio un po’ di straniamento ti prende, almeno se si è sorretti da un minimo di parvenza umana che ancora resta, in quanto alla drammatizzazione ( che in verità non ho notato, ma forse dalla mia posizione non riesco a giudicare) mi sembra che sia una componente non insolita della rete, è un enfasi che non nuoce il più delle volte.
    Comunque ringrazio te e tutti degli interventi e Francesco che ancora non ho ringrazione dell’ospitalità
    lisa

  21. che bello questo post!
    mi da tristezza quello che racconta Lisa, io sono una di quelle persone che come scrive Francesco: “tengono aperto un blog per pura passione, che scrivono per il puro piacere di farlo, che gioiscono quando incontrano qualcosa che gli piace, che hanno piacere a parteciparlo agli altri ” non è certo il mio mestiere ma scrivere qualcosa una volta ogni tanto mi fa star bene e mi aiuta a tenere occupata la mente mentre ogni giorno faccio il mio lavoro manuale al forno o nel giardino di casa ( ho passato i pomeriggi delle ultime settimane a potare gli altissimi e pericolosi cedri che invadevano la strada) e cerco di essere un bravo padre.
    Qualche volta ho preso in prestito una frase di qualcuno che sa scrivere e mi ha particolarmente colpito ma sempre ho segnalato l’autore ( e quando riuscivo a rintracciarlo ne ho chiesto direttamente il permesso).
    Mi ha disturbato molto il titolo di quel blog ” Il frullo della passera” e del suo scopo, anche perché ultimamente sto postando a tempi lunghissimi (proprio per il poco tempo a disposizione) un racconto dal titolo – Il canto della bernarda- una storia che ha l’intento di narrare con semplicità la scoperta del sesso da parte di un bambino man mano diventa grande. Ora, mi viene da pensare che chi si imbatte in un titolo come questo possa fraintendermi e questo mi spiacerebbe molto.( non scrivo questo per indirizzare sul mio blog, tu Francesco sai benissimo quel che scrivo e come scrivo e quali siano le mie poche pretese in questo).
    Aggiungo il mio pensiero per Elio: caro amico è vero hai disturbato e provocato, come più o meno abbiamo fatto tutti qualche volta, l’occhiata può esserti sembrata feroce ma se è servita per rimetterti in riga non devi fare altro che ringraziare chi ti da le regole a come comportarti in certi luoghi no? ( tutti noi di una certa età abbiamo riconosciuto che lo schiaffone che abbiamo preso quella “talvolta” ce lo siamo meritato e ci ha aiutati a crescere).
    Chiedo scusa a Francesco e Lisa se sono uscito un po’ dal seminato .
    Un caro saluto a tutti da Fausto

  22. Per chiudere definitivamente la parentesi:

    Ci sono modi e modi di “détournare”, Elio, e tu lo sai benissimo – perché non sei per niente a digiuno di strategie retoriche, tutt’altro.

    E quando scrivi:

    “… una volta trasportati dal regno della materia puzzolente a quello delle idee e della bellezza ci si trasforma in legalisti spietati: “è gravissimo! è infame! è contro la legge!”. Anticapitalisti sul concreto e avari bottegai (meritocratici anyway anyhow) nel simbolico?”

    ti stai riferendo a me, l’unico che abbia fatto esplicito riferimento a “leggi” e “reati”.

    Vedi, io non ci trovo nessuna contraddizione tra il mio essere consapevolmente, eticamente e politicamente anti-sistema, da sempre, e la mia richiesta di tutela: non della mia “proprietà”, che non ho, ma del frutto del mio ingegno – quale che sia il frutto e quanto che sia l’ingegno (e ti assicuro che, a prescindere dalle “dosi”, dell’uno e dell’altro, non sono in vendita: né l’uno, né l’altro).

    Tutto quello che scorre tra queste pagine è *proprietà* – da sempre e per sempre – di chiunque lo legga e voglia utilizzarlo per qualsiasi fine – tranne quello commerciale: è chiedere troppo, in cambio, pretendere il rispetto della paternità e dell’integrità dell’opera? Questa elementare richiesta di “onestà intellettuale” trasforma automaticamente chi la fa in uno”spietato legalista” e in un “avaro bottegaio”?

    Vedi un po’ tu…

    In quanto al “timore” che incuterei, poi, non è che stai scambiando il “saluto”, il “ringraziamento” e il “rispetto” che – per quanto mi riguarda – sono atti dovuti nei confronti di chi, comunque, ci dedica parte del suo tempo leggendoci, in un artificio retorico per affermare “controllo” e “potere” attraverso la “finzione sentimentale”? E la risposta dell’interlocutore, sullo stesso piano, per un “atto di riverenza”? Se le cose stanno così, tu dovresti essere il più temuto e potente della rete, visto che c’è chi ti rimbocca le coperte di sera e ti augura il buongiorno al mattino…

    Ciao, stammi bene.

    fm

  23. @ ng

    Al di là di tutti i benemeriti riferimenti letterari e non, io credo che non ci si possa più limitare a “riderne”: sono abusi, atti di potere e di prevaricazione che vanno combattuti, tanto più subdoli e schifosi perché perpretati ai danni di chi si sa, in partenza, impossibilitato a difendersi.

    E non sto parlando del mentecatto in questione, con evidenti turbe psico-sessuali: per quello basta questo post, che pure crea un precedente (visto anche il numero di lettori del blog e la sua diffusione) a tutela, fosse anche nell’ambito di ben evidenti e sensibili limiti, di chi di tutele, in questo campo, non ne ha.

    Il problema è politico, totalmente, e riguarda ben altre “realtà” della rete: dove il plagio è sostituito dal fare terra bruciata intorno all’intruso, al non garantito, al non omologato…

    fm

  24. è successo anche a me, non me la sono presa fino a quando il plagiatore mi ha accusato di averla sottratta a lui.
    Ho potuto dimostrare la paternità del mio testo esibendo un file che mi invio a un indirizzo mail ogni volta che scrivo un testo. So che si possono anche spedire alla SIAE, correggetimi se dico una sciocchezza; i propri manoscritti, per suggellarne a livello legale la proprietà. Ovviamente ha un costo che bisogna valutare.

  25. Penso che dove non ci capiamo affatto sia sulla personalizzazione. Certo eri l’unico che aveva fatto esplicito riferimento a leggi, eppure io non attaccavo lontanamente te. Il tuo intervento, fra gli altri, mi ha semplicemente ispirato un tema (interessante per me, probabilmente fuori luogo per altri, ma questo è normale e senza riscontri non avrei certo insistito). Ma il passaggio che citi mi è venuto bene, trovo che l'”anyway anyhow” apra un significativo spiraglio sul problema del merito, e della relativa remunerazione sociale. Ma non rappresentava un attacco, né una crociata, tantomeno personale. E chi attaccherei poi? La totalità dei poeti? O la totalità dei pensatori? Degli esteti? Degli umani? Beh, vi lascio validi alleati! Certo che adopero una retorica, me la ritrovo in mano, di certo raccattata da qualche maldigerito studio sociologico, e provo ad accostarla ad un’altra retorica. Produce scintille? Produce fumo? Beh, non mi sento né sopra né sotto agli altri, mentre cerco di considerarlo. E se uno me la rompe gli dico “bravo!”. Dalla tua prima inviperita risposta non capivo se mi tacciavi di malvagità o di imbecillità, o di un mix delle due. Eppure in passato ci siamo spesso scambiati stima. Io te la confermo, per quel che vale, e comunque ancora non riesco a vedere il lato terribile di quel che ho scritto, di cui operi sempre un’estrapolazione esagerata. Riguardo al timore che forse incuti, chiamiamolo pure riverenza o come vuoi, però non ricordo molti commenti qui volti a problematizzare seriamente una tua tesi. Questa unanimità mi appare costitutiva e farò quindi bene a tenerla presente, perché non credo di avere la vocazione del rompiballe. Ho sbagliato contesto. Tutto qua. Non ripeterò l’errore.
    Ciao

    1. “Questa unanimità mi appare costitutiva”: hai perfettamente ragione, Elio, ci hai visto giusto anche stavolta. E’ proprio quella la base del “potere” che mi attribuisci (e che hai giustamente contribuito a svelare): se non sono “unanimi”, poi non li pubblico…

      Ciao.

      fm

      p.s.

      In merito alla “stima” e al “resto”:

      1) sarò fatto male, ma per me i “sentimenti” (quelli positivi, intendo) sono per sempre;

      2) permettimi di rimandarti, a tale proposito, a quanto ho scritto sul tuo blog, non molto tempo fa, in risposta a uno dei tuoi commentatori (D.S.)

  26. @ Lisa Sammarco
    La tua “voce” è riconoscibile; la sua è un’imitazione della tua. Anche se aggiunge qualche verso o cambia i tempi dei verbi, lui non crea nulla; si aggancia alla tua creazione e se ne appropria senza imprimergli alcuno scarto o scatto di senso. Per quanto mi riguarda, a una lettura veloce direi che siamo nel campo della patologia, della “sfiga”, se preferisci. Il plagiarista – il plagiarismo è una corrente artistica – fa riconoscere la sua “voce” particolare, imprimendo all’originale un qualche mutamento. Prova a leggerti “Comedia dell’inferno” di Edoardo Sanguineti. Lui non scrive una riga di suo; si limita a prelevare da Dante alcuni pezzi, li rimonta sconvolgendone l’ordine, oppure spezza un verso modificandone gli “a capo”, etc.. Eppure, è a tutti gli effetti una sua opera.

    @ fm
    però la rete è anche questo. La rete è un serbatoio di materiali da cui noi tutti attingiamo, e spesso senza neanche chiedere il permesso. Per le immagini, ad esempio. Su quello che chiami “problema politico”, ti posso dare anche ragione; solo che le “realtà” che fanno “terra bruciata” bisogna nominarle. In astratto, io sono favorevole al plagio creativo; nel concreto, bisogna valutare il risultato specifico. Se poi c’è qualcuno che usa il plagio per sopperire alla sua totale assenza di “fantasia”, insomma, come dimostra il caso denunciato in questo articolo, è facilmente identificabile come “imitazione”.

    NeGa

  27. @ NeGa

    Scusami, di fretta perché devo preparare la cena ai figli; più tardi rispondo sul resto. Ho anche un paio di quesiti da propor-ti/vi, sperando che non siano OT.

    Tu dici:

    La rete è un serbatoio di materiali da cui noi tutti attingiamo, e spesso senza neanche chiedere il permesso. Per le immagini, ad esempio.

    Il “tutti” non è esatto, perché “mi” chiamo fuori: in questo blog ci sono più di cinquemila link – immagini comprese: e’ il mio modo di rispettare il lavoro degli altri.

    Ciao, a più tardi.

    fm

  28. @ NeGa

    Poi dici:

    In astratto, io sono favorevole al plagio creativo; nel concreto, bisogna valutare il risultato specifico.

    D’accordo. Ma quando hai scritto “La solitudine del poeta” (un gran testo: autonomo e originalissimo – per me), come mai hai declinato, uno a uno, non solo i “prestiti” ma anche le “intenzioni” dell’opera? Significa qualcosa la tua “nota” in calce? Secondo me sì: significa tutto. E accresce la valenza “artistica” del lavoro. Perché il punto, almeno nel merito di questa discussione, è proprio quello: hai operato su materiali preesistenti, e hai dato tutte le coordinate per rintracciare autori e testi. Etica? Sì. Non si dà arte, non si dà risultato senza quella base (che, di per sé, è anche una chiara opzione politica).

    E infine:

    Su quello che chiami “problema politico”, ti posso dare anche ragione; solo che le “realtà” che fanno “terra bruciata” bisogna nominarle.

    Nell’ultimo anno e mezzo, la rete letteraria *che conta* è stata completamente colonizzata e spartita, secondo precise regole e intese di stampo imperialistico. Dietro ognuno dei quattro o cinque gruppi “egemoni” – tutti ancora in via di assestamento – sono nate riviste (cartacee e non), iniziative editoriali, antologie, gruppi di tendenza, linee critiche, collaborazioni mirate alle pagine dei quotidiani, cooptazione ultimativa degli ultimi indecisi, canoni e classifiche, ammucchiate generazionali, premi-readings-festival-letture-cotillons, e una miriade di “blog d’autore”, satelliti più o meno apertamente dichiarati delle case-madri di riferimento.

    Fuori dal perimetro delle rispettive riserve c’è il “grande nulla”, affettuosamente chiamato “sottobosco”: tutto ciò che vi si agita, che abbia valore o meno, praticamente non esiste, comunque si chiami e qualunque cosa abbia mai prodotto.

    Molti degli “esclusi” (e questo è il dato peggiore), hanno cominciato a riprodurre, in sedicesimo, la stessa logica: gruppetti, rivistine, antologie d’accatto, contributi critici risibili. E con questa mercanzia sono andati a bussare ora a questa ora a quell’altra “fortezza”: tutti respinti, com’era prevedibile (tranne un paio di salvataggi, ad personam, che hanno del miracoloso).

    I nomi? Prendi le classifiche di wikio e blogbabel e non hai bisogno di andare oltre il decimo posto: sono tutti lì: se passi il mouse sui vari siti che incontri, appaiono come per incanto anche quelli delle editrici e delle riviste affiliate e consociate…

    Lì non esiste il plagio, te lo posso assicurare (anche perché c’è veramente poco o nulla da plagiare): il plagio è per chi, libero per scelta o natura, non ha bisogno di sodali siffatti per fare il suo cammino – quale che sia, e ovunque porti.

    p.s.

    Proviamo a mandare “La dislessia delle cose”, opera di eccellente scrittura poetica, a uno di “questi” editori: nel migliore dei casi, ci risponderanno che non rientra nei loro programmi editoriali, oppure che sono già al completo nelle uscite per i prossimi duecento anni. E ti credo: per sistemare tutti gli adepti, di tempo ce ne vuole che ce ne vuole…

    fm

  29. Ti ringrazio Nevio, anche su queste basi e proprio perché la rete è il serbatoio che tu dici credo sia da rivedere il concetto di plagio creativo. Gli esempi che tu riportavi si riferiscono ad una metodologia diversa fatta di letture, di “cattura” intellettuale che, al di là delle battute ad effetto che solo chi ha una “voce riconosciuta” può permettersi, sono frutto di una reale rielaborazione ben diversa dal clic del copia-incolla che la rete consente. Che questo diventi possibile probabile inevitabile e quindi quasi giustificato nei blog “indipendenti” (o sfigati) e meno in altri amplia il discorso e lo conduce anche laddove Francesco lo ha portato nel suo ultimo commento.

    Grazie
    lisa

  30. @ fm
    continuo a ritenere opportuno tenere separati i discorsi; il comportamento malevolo, eticamente disprezzabile, è diverso dall’atto di prendere in prestito *creativamente* da altri autori. E non è detto che non svelare le fonti sia sintomo di malevolezza. La “solitudine del poeta” che citi nasceva in reazione a quell’antologia; senza indicazione dei prestiti l’operazione non avrebbe avuto senso. Quanto Eliot pubblica “La terra desolata” non indica da dove prende i frammenti; ci sono, per di più, elementi concreti che hanno fatto gridare al plagio diversi critici, soprattutto mettendo in relazione il poema di Eliot con un poema di parecchi anni prima, di un autore sconosciuto, intitolato proprio “Waste Land”. Ciò toglie importanza al lavoro di Eliot? Ciò lo rende eticamente deplorevole? No; quell’opera resta una delle punte massime della poesia novecentesca. L’arte, dunque, si può anche dare in assenza delle “coordinate per rintracciare autori e testi” (Borges era maestro, ma anche il più antico Goethe, per non dire di Shakespeare che “copiava” Marlowe o Bacon). Sulla colonizzazzione della rete letteraria, sai bene che la penso come te. Non metto in relazione questa colonizzazione col discorso del plagio. Qui sì che siamo in totale assenza di etica e all’interno di un gioco perverso; ma il plagio, davvero, non c’entra. La rete è anche – non solo, ma anche – il regno del copia-incolla; è il mezzo in sé a permetterlo. A me non spaventa, tutt’altro. Che poi ci siano alcuni, come nel caso qui raccontato, che ne approfittano, be’, derubricherei tutto a assenza di poesia …

    @ Lisa
    la penso come te, ed è quello che ho detto in precedenza; il solo copia-e-incolla non basta; serve un intervento autoriale. Ma l’intervento autoriale può essere basato anche sul copia-e-incolla. Se ti propongo i seguenti versi, tu cosa pensi?

    La prossima volta che vieni
    come un suono di rovina
    mi pongo in mezzo
    – mi vuoi? –
    e intanto entri dentro
    io non ti verrò dietro di gualoppo.

    Ti riconosci? Mi sono limitato a fare un copia-e-incolla di tuoi versi, aggiungendone uno finale (copiato da Dante). E l’ho fatto grazie alla rete. L’inciampo di “gualoppo”, termine che non c’entra nulla con la tua poesia, rende “estraneo” il componimento, o meglio: lo distanzia dalla tua “voce”. Plagio? Certo; sempre di copia-e-incolla si tratta. Ma è solo plagio?

    NeGa

    1. Non confondo i due piani ed escludo la “malevolenza” dall’ordine del discorso, da un contesto nel quale è un elemento sicuramente accessorio, pur avendo e mantenendo comunque il suo peso. Mi interessava far capire, piuttosto – almeno questa era la mia intenzione -, che attribuire finalità artistiche al “furto” di creatività, comunque tale “sottrazione” si configuri, finisce per trasformare la questione in oggetto nella “notte” hegeliana, di cui sappiamo bene il colore, in una giustificazione “a prescindere” che si alimenta e si rafforza in “virtù” del mezzo e della sua capacità di favorire, con elementari accorgimenti, questa pratica. E ribadisco: non è il discorso etico a fare la differenza, in questo caso, piuttosto un discorso sostanzialmente politico, in quanto in gioco non è solo il piano della libertà di espressione in campo artistico ma la possibilità stessa di esprimersi, la libertà tout court di essere e di agire in quanto soggetti autonomi.

      Lo stesso dicasi sul mettere in relazione la “colonizzazione” con il “plagio”. E’chiaro che siamo di fronte a due procedure oggettivamente diverse – nei modi, nei contenuti, nelle forme – e sarebbe ridicolo negarlo; e infatti, quello che mi interessava, forzando (ma mica tanto) un parallelo tra (solo apparenti) “incomparabili”, era far risaltare la “coincidenza” pressoché perfetta degli “effetti”: l’azzeramento dell’autonoma gestione di uno spazio di libertà, cioè di un diritto.

      fm

  31. plagio o intertestualità? una cosa è ritrovare Lope de Vega in Lorca e un’altra è un “signore” che riprende versi di Lisa e li rende propri.
    come a (quasi) tutti è successo anche a me. con delle mie traduzioni fecero un’antologia di poesia spagnola /’un omaggio’ lo chiamarono!/ (prof. universitari, poeti ospitati anche qui -sic- e un po’ di gente simile), mi rubarono un articolo, mi plagiarono una introduzione e una poesia tradotta di José Hierro in un sito rispettabilissimo (che si scusò) e altre cosette del genere. un po’ fa arrabbiare, è certo. poi cosa fai, la guerra con gli avvocati (che costano) a tutti gli imbecilli (scusate la disfemia) che trovi?

    un abbraccio

  32. La questione del plagio di opere d’arte è vecchia come il mondo, ma probabilmente su internet il fenomeno del plagio di opere letterarie si sta amplificando. Quando si tratta di traduzioni, fra l’altro, il pericolo diventa tangibile anche all’interno delle case editrici. Tuttavia, il plagio è un reato e quella che a me sembra un’elevata tolleranza all’illegalità che circola oggi nel nostro Paese non sminuisce la gravità del reato. Rivendicare lo stato di diritto non è essere legalisti.
    Alcuni anni fa lavoravo con studenti americani in una scuola di lingue ed era stato meraviglioso scoprire che non copiassero mai dai quaderni dei compagni né durante le lezioni né durante gli esami. Per loro copiare era come rubare, non lo facevano e per loro era normale non farlo.Si stenta a crederlo. Con questo non voglio magnificare la cultura americana, in classe emergevano altri problemi come la mancanza di collaborazione, un’elevatissima competitività, ecc.. Ripenso, però, spesso all’onestà intellettuale ai quali erano stati educati quei ragazzi. Lottare ogni giorno pacificamente contro la disonestà e l’illegalità, nel proprio ambiente, per difendere una poesia, un bosco, un posto di lavoro è necessario, senza sofismi né illusioni, perché l’illegalità e il malaffare ci rendono tutti meno liberi.
    Leggevo che plagio nel diritto romano significava “ridurre un uomo libero in stato di schiavitù”; c’è da riflettere.
    Poi all’interno di un’opera i rimandi ad altri autori, le citazioni, l’ipertesto sono tutt’altra cosa. I. Brodskij diceva che quando ami un verso, quello diventa tuo. Ma evidentemente non per farne moneta sonante.
    E per quanto riguarda il furto dei polli, comincio a pensare che sia il reato più pesantemente punito, perché qui – oggi – ci sono conti che non tornano.
    Grazie a Lisa e a Francesco per la discussione.
    Ciao,
    Elena

  33. seguo da un po’ Lisa e mi dispiace tanto di questo fatto che ritengo gravissimo.
    un abbraccio e solidarietà.
    non ho letto tutti i 50 commenti precedenti ma spero la cosa venga risolta nel migliore dei modi!

    Anila

  34. Nevio rendiamo la cosa fantascientifica. Mettiamo che io abbia preso la Divina Commedia tutta e abbia aggiunto i miei versi e sostenessi a questo punto di aver operato il mio scarto creativo e a mio sostegno ci fosse un rivoluzionario cambiamento: studenti in visibilio, letture compulsive quasi si seguisse la trama di una soap-opera, e invece dall’altro lato Dante ( che già avrà fatto un sobbalzo nella tomba al solo verso citato) a sostenere che quello scarto non vi è che è plagio bello e buono e con lui a dirlo è tutto il corpo accademico. Ma di fatto l’Opera uscita dal suo contesto ufficiale ha una nuova e differente vitalità, e io, novello dante, potrei dire che la mia è stata semplicemente un’operazione creativa inversa a quella di Warhol, ad esempio.
    Il concetto di plagio creativo, poiché la creatività stessa non è materia stabile ma in perenne movimento, è a sua volta sfuggente e questa sua natura cancella quasi in todo la proprietà intellettuale di un’opera che sia protetta o meno da un copyright.
    La rete secondo sta producendo questo: un tipo di arte “a scarto” ed è ben più efficace di quella “ufficiale” ( Francesco citava la sua silloge, quasi ignorata in quello che io ho chiamato “il sogno” e dove ognuno è il sogno di un altro, e la cinquantina di commenti che invece “lo scarto” aveva scatenato) che invece ignora il fenomeno e probabilmente tiene a distanza i tanti Rasi del mondo reale che l’arte decidono di farsela da sé, allora.
    La velocità ha per ora imposto dei tiri alla quaglia, e in mezzo ci sono finiti quelli come me, ma quando giungerà la consapevolezza mi chiedo se chi ha titoli e numeri da difendere, e che ora si limita a stare a (salva)guardare solo se stesso o al massimo dà un buffetto sulla guancia, è pronto ad accettare di vederseli portare via tutti, con uno scarto.
    Io personalmente preferisco fare “harakiri”, mi stampo un po’ di roba e inizio a lasciarla in giro, lo trovo creativamente più di rottura.

    Vorrei ringraziare veramente tutti per ogni singola parola, riflessione, esperienza con cui avete dato vita a questa discussione, e mi scuso se nel sostenere qualche mia tesi vi sono apparsa troppo autoreferenziale, il mio esempio voleva essere semplicemente funzionale alla questione.

    Grazie
    Lisa

  35. Lisa, ti leggo solo adesso e aggiungo un paio di esempi – solo *ipotetici*, per il momento…

    1) Un “addetto ai lavori” legge per caso dei testi, in rete o altrove, gli piacciono, gli sembrano coerenti con la linea editoriale di cui è responsabile e decide di pubblicarli. Contatta l’autore e gli propone un contratto, versandogli un anticipo sull’acquisizione dei diritti dell’opera. Il libro è quasi in stampa; ma qualche collaboratore, di ritorno da una navigazione virtuale, consiglia all’editore di non pubblicarlo perché un’intera sezione dell’opera è presente in rete, e non in un solo luogo, con il nome di un diverso autore… Provate a immaginare come *va* a finire…

    2) Un blogger mette in rete tutti i suoi inediti per farli conoscere e avere magari il parere di qualche lettore. A sua insaputa, qualcuno se ne appropria (basta un copia-incolla), li smonta-li monta-li rimonta fino a farne un libro (o due: perché no? melius abundare, visto che è tutto a portata di mano) col quale partecipa a qualche premio di un certo livello (se ha già un “nome”, almeno rispetto alla nullità-da-sottobosco che ha plagiato, può pure puntare in alto, e che diamine!) portandosi a casa un bel po’ di soldini… Provate a immaginare come *andrà* a finire…

    fm

  36. Grazie a tutti per gli interventi.
    Non nego che mi sarei aspettato una maggiore partecipazione, almeno dei blogger che conosco impegnati nel campo della poesia: una partecipazione “fattiva”, nel senso di un rilancio del post per mettere questi “cialtroni” in condizione di non nuocere in futuro. E con “cialtroni” non sto alludendo *solo* al frillocchero pateticamente disturbato che si è “appropriato” dei testi di Lisa.

    Che dire, magari sono impegnati in altre *faccende* più importanti o, semplicemente, la cosa non li tocca (non ancora?). Buon pro, allora…

    Grazie a chi questo lavoro di rilancio l’ha fatto, contribuendo a creare una piccola ma significativa barriera di decenza e di rispetto; e grazie, soprattutto, ai più di duemila contatti di questo post.

    fm

  37. Francesco io invece non me l’aspettavo, sono piuttosto abituata a queste eventualità. Ma sono contenta di averne discusso qui, e questo rende la tua ospitalità e la partecipazione di tanti ancora più generosa.

    grazie
    lisa

  38. Da quanto mi è dato sapere, la legge sul diritto d’autore, e la giurisprudenza tutta, parlano di possibilità “creativa” nell’uso di parti di opere altrui. Se, ad esempio, prendo il Moby Dick e lo “riduco” a copione, per la legge medesima non sto facendo opera di plagio ma intervenendo creativamente sull’originale, e ciò anche se mi limito a “tagliare” parti di esso, conservandone tutto il resto (sequenze, personaggi, battute). In questo caso, il mio intervento non è perseguibile. Ribadisco l’esempio fatto in precedenza: la Tamaro pensava che scrivere “Va dove ti porta il clito”, come ha fatto Luttazzi, fosse nient’altro che copiare il suo “Va dove ti porta il cuore”. Il giudice le ha dato torto. Esistono centinaia di esempi di questo genere. Provate a leggere, in parallelo, la versione di Carmelo Bene del Riccardo III e quella originale; le differenze sono minime; CB taglia alcune parti, sposta il monologo iniziale al centro dell’opera e lascia inalterato tutto il resto; di suo aggiunge solo una frase. La Siae la riconosce come opera di Carmelo Bene.

    C’è anche un altro elemento da tenere in considerazione: per la giurisprudenza, non si da plagio quando il “furto” è fatto per “uso privato”; se chi ti ruba i versi lo fa solo per se stesso o per la cerchia dei suoi amici, non sta facendo nulla di perseguibile. Il caso in questione, quello da cui siamo partiti, credo che rientri in questa casistica. Disdicevole, certo; però dubito che sia penalmente perseguibile. Ovviamente, diverso il caso in cui ciò che ti è stato sottratto va a formare un libro che viene poi immesso nel circuito mercantile, così come sono diversi i casi citati da Francesco. In questi casi, siamo nella “usurpazione di paternità”. Ma la “creatività”, nel momento in cui mi limito a copiare un testo non mio anteponendogli il mio nome è, in tutta evidenza, assente. E l’operazione diventa quindi perseguibile. In soldoni: è la legge stessa che fa distinzione tra comportamento creativo e comportamento doloso.

    E allora, rifacendomi all’esempio “fantascientifico” proposto da Lisa, se il redivivo Dante ritiene che l’operazione rientri nel plagio si rivolgerà ad un giudice; sarà questi a valutare, con l’ausilio di esperti, quanto ci sia di creativo o quanto di copiato. D’altra parte, sarà la “comunità letteraria” nel suo complesso a stabilire se l’operazione di Lisa ha aggiunto qualcosa rispetto all’originale. In quest’ultimo caso, che è poi quello che più mi interessa, i criteri li ha bene espressi uno che di taglia-e-incolla se ne intendeva, Thomas Stearns Eliot:

    “I poeti immaturi imitano; i maturi rubano; i cattivi poeti svisano ciò che prendono e i buoni lo trasformano in qualcosa di migliore o almeno diverso. Il buon poeta salda il suo furto in un complesso di sensi che è unico, interamente diverso da ciò da cui è avulso; il cattivo lo getta in qualcosa che non ha coesione.”

    NeGa

  39. È una vera vergogna. Nessuno chiede niente, tutti rubacchiano, anch’io sono stata usata, hanno preso una mia favola, l’hanno riassunta rovinandola, si sono salvati in extremis perché sotto hanno comunque messo il mio nome, si sono succhiati anche un po’ di commenti. Ci vuole una regolamentazione chiara, perché non la facciamo noi autori? La stessa favola è stata ripubblicata (questa volta correttamente e col mio nome), ma nessuno mi ha fatto un commento o un pvt sul mio blog, questi non chiedono, copiano. Non mi importa niente, quello che scrivo è mio, ne sono gelosa, debbono informarmi e pubblicarlo correttamente, col mio nome e il link del blog. Ti sono vicina nel tuo sdegno, che condivido a pieno.

  40. Nevio, solo un paio di cose. La rete non è un ambito privato, tant’è che se l’intera blogosfera non avesse nulla di meglio da fare in questo momento potrebbe tranquillamente leggere quello che ci stiamo dicendo e farne qualsiasi uso, che non sia privata lo confermano i casi che Francesco ha citato in cui l’autore indipendente attraverso la rete ha avuto sia la possibilità di pubblicazione sia a questa possibilità ha dovuto rinunciare.

    Al posto della Tamaro non avrei neanche pensato di far causa tanto quel suo Va dove etc è indicativo dell’opera da lei prodotta. Va dove etc è uno di quei libri che puoi trovare perfino nel mio paesello. Ma un autore in divenire, uno che sta fra l’essere e il non essere ma che in questo stato gassoso se ne sta lì a mettere una parola dopo un’altra finché non gli sembra di aver trovato quella giusta, se a questo embrione gli togli anche la possibilità di scoprire, magari anche da solo in quell’ombra di cui parlava Marco Ercolani, che autore non è, soltanto perché per saperlo deve ricorrere alle vie legali, sta pur certo che qualcun altro si sentirà libero di approfittarne.

    Poi per giustificare il tutto potremo trovare insieme le frasi più belle per riconfigurare la cosa come letteraria. La tua è molto bella. Ma a me continuano a suonare consolatorie.

    grazie
    lisa

  41. io trovo molto realistico e interessante l’intervento di Nevio.
    è importante non drammatizzare su ciò che in fondo noi sappiamo appartenere a noi stessi.
    la rete è una rete, ci fa prigionieri, ma noi sappiamo
    cosa veramente è nostro, perchè è riconoscibile dal nostro *logo*
    e per logo intendo il sangue, il sangue di chi scrive.
    CB a fatto un pezzo perchè lo ha personalizzato.
    è stato geniale.
    la creatività è un mostro in movimento.

    ciao

  42. Carla anch’io trovo interessante ciò che dice Nevio, così come ho giudicato interessante ogni singola testimonianza qui lasciata. Però continuo a pensare che il mondo a cui fa riferimento Nevio è diverso, migliore, forse non il più perfetto, ma di certo migliore di quello a cui io accenno che di quel sangue non ha nulla e che in qualche modo, non so bene ancora come, ma sento che lede nella libertà. Nessun dramma Carla, se avrò da scrivere o altro lo farò comunque.
    grazie
    lisa
    p.s per evitarvi inutili passaggi vorrei anche avvertire che i signori in questione hanno, non so quando, rimosso o sostituito i testi… Anche solo delle scuse le hanno ritenute eccessive.

    1. Anche a mio avviso quello che dice Nevio, interessantissimo, però è una cosa completamente diversa…
      l’attribuzione del Riccardo III da parte della siae a Carmelo Bene, il più grande attore di teatro dopo se stesso, è comunque relativa ad un adattamento teatrale di un testo per il teatro, già di per sè soggetto ai vari allestimenti e regie. Si riconosce a Carmelo Bene la sua messa in scena…che è grandiosamente unica e originale. Non si riconosce a Carmelo Bene il Riccardo III, ma sarà secondo Carmelo Bene.
      La rete è una cosa meravigliosa allo stesso modo che spaventosa. E’ un america che tutti pensiamo d’aver scoperto senza mai chiederci o pensare di chiederci, se siamo Cristoforo Colombo.

      1. No, attenzione: la Siae riconosce a Carmelo Bene il *testo* del Riccardo III, che infatti è stato pubblicato in libro, prima dall’editore Quodlibet (con saggio di Deleuze) e poi da Bompiani. Il titolo è proprio “Riccardo III”, mentre l’autore è CB. Shakespeare non figura da nessuna parte.
        L’elaborazione di testi altrui è lecita. Potrà non piacere, però si può fare. E non è questione di mondo “migliore” o “peggiore”; è nelle stesse possibilità della letteratura, che certo la rete amplifica.

  43. Leggo solo ora completamente questo post e i relativi commenti. Esprimo la mia solidarietà a Lisa Sammarco, perché immagino la rabbia e lo sconforto che si devono provare. Ho un blog di esile rilevanza nel panorama poetico, tuttavia sento di pubblicare questo post sulla mia home page, affinché chi lo legga di passaggio possa meditare su queste tematiche.
    Un saluto a Lisa e a Francesco Marotta.

  44. @ Nevio

    Dovrei guardare…ho molti libri di Carmelo…da quando casualmente tra il 1978\82 mi è capitato di vedere a rai 2, la tv era ancora una cosa grande, Quattro diversi modi di morire in versi, rimasi fulminato e grazie a lui ho conosciuto Majakovskij-Blok-Esenin-Pasternak…e ho amato in particolar modo il primo…da allora ho cercato di seguire ogni cosa di Carmelo…ora non ricordo se ho il testo di Riccardo III…però probabilmente il libro pubblicato è il testo dell’adattamento di CB…è comunque il testo della messa in scena…si riconosce la paternità sempre dell’adattamento teatrale…che poi è stato anche pubblicato…
    non parlavo di mondo migliore o peggiore, ma di un mondo in cui tutti si credono padroni di tutto…anche e soprattutto delle cose altrui senza alcun ritegno!

  45. @Nevio
    Per come la vedo io il solo fatto che Bene intitoli il suo Riccardo III “Riccardo III” da interprete dell’oltre testo quale era riconosce a Shakespeare la paternità dell’opera da lui re-interpretata, l’unico plagio che può aver commesso in questo caso è la trasposizione scritta, dunque è verso se stesso.
    @ fiorella D’errico
    Grazie del rimando al tuo blog.
    lisa

  46. Chiara, avevo già letto quel commentario sul tuo blog qualche settimana fa. Non ti nascondo che avevo anch’io preparato un tè, per accogliere degnamente cotanto personaggio…

    Ciao, grazie del passaggio.

    fm

  47. Grazie anche te Chiara. Ho letto. Sto riflettendo molto sulla discussione che qui è nata, e al di là del voler dare dei confini al plagio o meno, credo ci sia una questione a monte che è anche nel modo con cui alla questione ci si pone, è questo dipende dal singolo. Io ne ho voluto discutere qui in un dialogo aperto a tutti e in un luogaccessibile a tutti, il signore in questione preferisce blaterare minacce e usare il mio cognome ( vero) per i suoi sberleffi dai suoi ennesimi nuovi blog, posso impedirglielo? no. ecco l’ho detto, magari sarà soddisfatto.
    grazie
    lisa

  48. Tieni conto che molte di queste persone soffrono di una vera e propria patologia che impedisce loro di avere una visione della realta’ obiettiva. Per loro il processo di “copycat”, e’ indispensabile a riempire un’esistenza che altrimenti sarebbe vuota.

    Nessuno di noi, qui, puo’ davvero risolvere un problema (e una sofferenza) cosi profondo.

    Purtroppo, moltissime di queste persone poi derivano verso lo stalking oppure in vere e proprie forme di sdoppiamento della personalita’ tali da divenire pericolose anche per gli altri, persino se agite attraverso il web. L’episodio che tu mi citi, e cioe’ l’utilizzo del tuo nome per diffamarti e’ qualcosa che e’ sempre piu’ frequente. Proprio in questi giorni un’altra donna ha lamentato questa persecuzione che subisce ad opera di un certo personaggio che non ha alcuna intenzione di lasciarla tranquilla.

  49. Buongiorno! Ho scoperto questo post dal Google Reader del mio sito e mi è sembrato giusto dare il mio contributo, magari in ritardo, ma spero che sia utile.

    Sei in (buona) compagnia Lisa, episodi simili e altrettanto sgradevoli sono successi anche a me quattro anni fa, scoperti grazie al motore di ricerca. Scrissi più volte alla signora che aveva poco elegantemente attribuito a sé i miei post, non ricevetti mai risposta. Allora mi rivolsi al responsabile della piattaforma che ospitava il suo blog: mi rispose di trovare un compromesso con la blogger.. ladra, non volendo imporre alla loro iscritta di cancellare qualcosa che lui non poteva stabilire con certezza fosse proprietà di altri. Avrei dovuto chiederle io, a suo avviso, di citare almeno la fonte.
    Con pazienza mi rivolsi di nuovo alla gentile usurpatrice e la pregai di scrivere la fonte in calce ai pezzi che aveva copiaincollato (stupida tra l’altro in quanto non aveva cambiato neanche una virgola!) oppure cancellarli. Non ci fu nessun cambiamento, la signora non rispose né, tanto meno, mise la fonte o cancellò.
    Lasciai perdere, pur avendo la possibilità di dimostrare che avevo scritto io ciò che era stato copiato e da quel giorno non ho più usato il motore di ricerca che riguardasse miei lavori in rete :-))
    Da quando esiste Questioni di libri (2004) ho ritirato metà degli scritti, più di 150 post, quelli esclusivamente frutto del mio lavoro di studio e approfondimento intorno a titoli e autori da me letti, rendendoli così non più trovabili in rete. E’ stato triste, ma ho evitato a me stessa altre spiacevoli sorprese.
    Per la poesia è anche peggio, lo comprendo..
    Ciò che consiglio è “non lasciare aperte le porte”, nel senso di togliere la possibilità a questi vigliacchi di entrare ( soprattutto nel pregresso) e depredare. Come?
    Scegliere un template che prevede la non copiabilità, nel senso che se tenti il copiaincolla questo non ti riesce. Certo né splinder, né altre piattaforme similari te lo forniscono, a loro che importa? Una approfondita ricerca in rete può consigliarci dove trovarli e come riconoscerli, e soprattuto se usarli gratuitamente dietro il consenso del suo ideatore.
    Si potrebbero anche cancellare dal template i tag relativi ad archivio, categorie, e soprattutto “page”, quel codice che consente di vedere a ritroso ciò che hai scritto. E poi stabilire una impaginazione di 1 post per giorno. Questa operazione riduce il danno ma non lo elimina del tutto perché si può, anche così, facilmente giungere al post attraverso l’opzione “ultimi commenti”: che fare allora, eliminare anche quella?
    Troppo cervellotico, (io l’ho fatto e non mi è piaciuto) e poi priverebbe il blog della sua originaria concezione, nato cioè per essere un diario (pubblco) di rete.
    Altre battaglie, per quanto sacrosante, portano al nulla, anche se è messo in bella vista il logo della Creative Commons Licenze (alla quale ti sei registrato).

    Ultima cosa, vorrei dire che nel caso dei titoli esiste una eccezione stabilita dagli artt. dal 100 al 102 della L633/41 , secondo i quali “il titolo di un’opera, quando individua l’opera stessa, non può essere riprodotto su un’altra opera, senza il consenso dell’autore, salvo che le opere risultino cosi diverse da escludere ogni possibilità di confusione”.
    Sul titolo della Tamaro quindi non esiste il reato di plagio da parte di Luttazzi, anche se fosse stato usato in toto in quanto la sostanza delle due opere è completamente diverse. Un titolo già noto può essere usato, per esempio, per esprimere poi la propria creatività.
    Un collage, ma anche un leggero cambiamento nell’opera già esistente, favorisce invece l’attribuazione a chi ha prodotto quel cambiamento, con cattiva …pace dell’autore dell’opera originale!

    Buona giornata e grazie per aver letto (anche) il mio contributo.

  50. Grazie per il contributo, Elisabetta.
    Io resto dell’avviso che l’unico rimedio utile contro le pratiche di questi *malati* sia la rete stessa: cento blog letterari che mettono sull’avviso rispetto alla loro presenza e al lerciume prodotto dalla loro persistente azione di plagiari, non solo creano un cordone sanitario che li isola e li lascia a macerare nei loro liquidi organici, ma rappresentano un’intrinseca tutela “de facto” dell’unicità e dell’originarietà del lavoro dell’autore preso di mira.

    Il fatto che, tranne pochissime eccezioni, nessuno abbia sentito il bisogno di impegnarsi in un’operazione del genere, la dice lunga, secondo me, su quello che i litblog sono oggi diventati…

    Il plagio in rete esiste, ed è fatto con arti ben più raffinate di quelle utilizzate dal cialtrone in questione, e ti assicuro che non sono solo delle emerite nullità a praticarlo…

    fm

    1. cento blog letterari che mettono sull’avviso rispetto alla loro presenza e al lerciume prodotto dalla loro persistente azione di plagiari, non solo creano un cordone sanitario che li isola e li lascia a macerare nei loro liquidi organici, ma rappresentano un’intrinseca tutela “de facto” dell’unicità e dell’originarietà del lavoro dell’autore preso di mira.

      Lancio a Francesco e agli amici l’idea di creare un blog/sito/portale dal titolo “Osservatorio poesia” (o “plagi”, o simile, in cui semplicemente copincollare i link ai casi conclamati, taggandoli per autore e sito “ricopione”. Semplicemente mettere accanto link1 e link2 come fa Lisa nel suo post. Fanno fede le date di pubblicazione e penso che l’effetto deterrente sarebbe potente. Un po’ come per l’osservatorio bufale di Paolo Attivissimo.
      La lancio lì, buona domenica, RRC.

      1. “Fanno fede le date di pubblicazione e penso che l’effetto deterrente sarebbe potente.”

        Credo che non possa funzionare. Le date dei post si possono cambiare a piacimento retrocedendo nel tempo il momento “apparente” di pubblicazione.

      2. Mi sembra una buona idea, Roberto, da pensarci su seriamente. Sono anche convinto, però, che resteremmo in due o tre a cercare di realizzarla: se ci fai caso, in rete vige l’imperativo di “non inimicarsi nessuno”, almeno nei blog “che contano” – “non si sa mai”…

        E’ proprio questa oscena “mimesi buonista”, ad esempio, a impedire il nascere di una critica “seria”, capace anche di dire a “qualcuno”, fosse pure sponsorizzato da “tizio” e “caio”, che è l’ora di cambiare mestiere o, molto più concretamente, di tornare umilmente ai “fondamentali” del mestiere.
        E invece no: la rete letteraria sta morendo (secondo me è già morta) perché ha avvalorato l’idea che tutti siano scrittori e poeti – e in una prospettiva del genere, è facile capire quanto gliene possa fregare, alla maggioranza degli addetti ai lavori, del fatto che uno copia e l’altro pure. Nel caso di disvelamento, stai certo che gli amici del”gruppo” caleranno a frotte a proteggere il plagiario di turno: un modo come un altro per proteggere se stessi, probabilmente.

        Ciao, grazie.

        fm

  51. Credo di capire a “chi” ti riferisci, Francesco, sono nomi di tutta rilevanza quelli che in incognito girano in rete e rubano: una poesia qua, un verso là, cambiano quel tanto che basta perché venga loro riconosciuta l’attribuzione e poi sono pubblicati da editori che contano…gratis et amore dei! E li ritrovi ai grandi premi…
    Per quanto riguarda la narrativa è ancora più difficile scovare il maltolto, e non parliamo dei testi inviati per la valutazione: il povero scrittorello ignoto sostituito dal grande nome e il suo lavoro che era stato valutato negativamente decolla come best del mese!
    In rete purtroppo il controllo resta utopia, per l’edizione su carta consiglio, (in entrambi i casi), di tutelarsi spedendo i propri lavori, a editori e/o agenzie letterarie, premi, etc, con un escamotage: inviare a se stesso, nello stesso momento, il materiale che si sta inviando ad altri; una volta ricevuto bisogna conservare (sigillato) il plico, da esibire come prova in una contestazione legalmente sostenuta. Sempre se si scopre il plagio, ovviamente!

    em

    (p.s seguo il tuo blog da molto tempo, attraverso Google Reader)

  52. Chiara, oggi esistono programmi che pescano dalla rete anche il primo “ago” lanciato nel “pagliaio”: è possibile ricostruire, volendo, la cronistoria di un testo senza problemi: la traccia primigenia è incancellabile.

    fm

  53. Chiara, oggi esistono programmi che pescano dalla rete anche il primo “ago” lanciato nel “pagliaio”: è possibile ricostruire, volendo, la cronistoria di un testo senza problemi: la traccia primigenia è incancellabile.

    Nondimeno Chiara ha ragione. Io credevo, stupidamente, che l'”orologio” almeno per i blog/piattaforma fosse sul loro server. Ed è così, salvo il fatto che almeno alcuni (splinder di sicuro, forse anche wordpress) ti fanno scegliere quando datare il post.
    In tal modo, fatte le prime retate, un portale antiplagio avrebbe solo l’effetto di… rendere più furbi di quanto già non siano i copioni.

    Per dare data certa al contenuto la strada più veloce è quella dell’autoinvio in PEC (col testo in allegato). Oppure usare servizi di marcatura temporale come patamu.com.
    Si potrebbe sensibilizzare la community all’uso di questi strumenti veloci e poco costosi, quando non gratis – e catalogare a questo punto i casi in cui la paternità è documentabile.

    Ciao

  54. Pingback: falso d’autore
  55. Posso aggiungere oggi, a distanza di qualche anno dalla vicenda raccontata in questo post, che il signor uno-nessuno-cinquecentomila (e che Pirandello mi perdoni, e per il plagio, e per il rimaneggiamento di titolo), continua a imperversare nel web, con gli stessi metodi di sempre.
    Non scendo in particolari perché è inutile e perché sarebbe un regalo di visibilità. So solo che si muove tuttora su di un confine pericoloso, pericoloso per lui.

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