Il nuovo governo di Vaticalia

Paolo Farinella

[Articolo tratto da Arcoiris TV del 28 novembre 2011]

Da anni dico, e nel 150° anniversario dell’unità di Italia ho proposto, di sciogliere il parlamento, abolire il governo e «annettere l’Italia al Vaticano». Avremmo il papa re d’Italia come ai bei tempi e molti vantaggi: saremo clericali evidenti e non sottobanco. Leggi e decreti verranno stilati direttamente in latino preconciliare, come la Messa concessa ai lefebvriani. In tutti i luoghi pubblici, oltre al crocifisso, sarà obbligatorio avere il quadro del Sacro Cuore di Maria, la statua di Padre Pio e quella di Wojtyła. Tre volte al giorno in tutti gli uffici e luoghi pubblici e parapubblici (chiese, oratori, conventi, casa di Vespa, sede della Cei, ecc.) bisognerà cantare l’Alleluja in gregoriano. I funzionari pubblici maschi avranno il titolo di «Monsignore», le funzionarie donne si chiameranno «Madonna mia bella».

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Stati di assedio

Mariangela Guàtteri

Stati di Assedio
Vincitore della XXV edizione
del Premio Lorenzo Montano
Sezione “Raccolta inedita

UN CONFLITTO DI SENSI
Premessa di Giorgio Bonacini

Una scrittura poetica efficace e necessaria agli intenti che si prefigge sperimenta, ingloba e manifesta anche la sua vocalità, ed è proprio ciò che Mariangela Guàtteri fa in Stati di Assedio: scrivere una poesia di voce. Ma c’è di più. Ciò che percorre internamente i suoi versi è un movimento che connota l’opera come un poema di tutti sensi: dove si mescolano, in sinestesie ricche di variazioni e perciò di significazioni, aspetti palpabili, sonori, visivi e mentali. Ci troviamo, quindi, dentro un canto vivo dove la concretezza fonica è fondamentale per la scrittura che ne realizza i “disegni sonori”.

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Sentinella

Marco Ercolani

“Questo foglio è sempre stato bianco. Lo sarà anche dopo la mia scrittura. Ma con le piccole variazioni di un vento segreto, che rispetta la musica e il senso della frase solo per portare alla superficie questo tormentoso andirivieni di pensieri e di desideri che non ha mai smesso di rendermi ansioso, distratto, febbrile.

Ogni foglio è una testimonianza. Ma ci sono persone che non hanno avuto il tempo di ricomporre con delicatezza il corpo della carta, che è stato trovato smembrato, in qualche tasca di qualche vecchia uniforme, in frammenti e pezzetti, insieme al penoso corpo terreno.

Annotare impressioni. Essere su questo pianeta e fingere di non esserci. Ma, dopo, esserci veramente come chi trasforma le nuvole passeggere del suo mondo parallelo in un mondo reale documentato da atlanti, strade, nomi, percorsi e che non smetterà mai di esplorare – vero, sporco, imperfetto, sonoro, opaco, luminosissimo. Scia di parole. Cosa tenera e viva.”

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[L’isola]

Pier Franco Uliana

[…]

Isola è idea fissa piantata là
nell’ossessione del mare agitato
da turpitudini subliminali,
offre infinite vie o labirinti
di fughe per indicibili abissi
ma l’accesso non è che uno. E’ sporgenza
dalla parete equorea che risale
all’orizzonte, l’appiglio al pensiero
per non fare naufragio, derelitto
tesoro che resiste allo scialacquo.
Isola è seno da cui svezzarsi
divo capezzolo a lungo agognato
pietra che galleggia verso occidente
la stessa che è a oriente, segna il nord,
pure il sud. Non ha nulla della bruna
montagna dove si purga chissà
quale peccato d’immortalità
né della vergine rupe che un mare
di soli bracci s’ostina in amplessi,
è una barena sulle cui rive
i bambini si fanno il bagno nudi.

[…]

[Da: Telegonia, Stasimo.
Leggi l’intera opera in Quaderni di RebStein, XXXVI, 2011.]

Terracarne

Franco Arminio

“I libri spesso sono una sconfitta per chi li scrive. Chi pensa di aver aggiunto qualcosa è un illuso. I libri migliori non aggiungono nulla, solo in pochi casi miracolosi sottraggono qualcosa al mondo e il mondo più tardi se ne accorge.”

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Non luoghi

Giovanni Giovannetti

“viviamo ammassati in tre per ogni cella ovvero con un letto a castello per due persone ed una brandina volante per la notte con spazi di movimento che non superano il metro quadro per detenuto … l’acqua calda non esiste se non di tanto in tanto in due docce, mal funzionanti, per settanta persone […] Le celle dell’ultimo piano sono incrostate d’umidità, come le altre, ma con un optional in più: piove dentro ad ogni temporale e si dorme con teli di plastica addosso […] Gli oltre 900 detenuti, cioè il doppio di quelli per cui questa “galera” è stata costruita, sono costretti per 20 ore in 7,5 metri quadri tutto compreso. Il rapporto con il personale di sorveglianza è gerarchicamente malsano. Nessuno è responsabile di niente tranne che della sua funzione di schiavettare mille volte al giorno come se da questa parte delle sbarre ci fossero animali.”

(Leggi l’intero articolo su Il Primo Amore)

Un’altra Praga (IX)

Sergio Corduas
Francesco Jappelli

Quello di Francesco Jappelli e Sergio Corduas è un percorso inedito, un viaggio non solo fotografico, in una Praga “né magica, né tragica”, ma “altra” dagli stereotipi di una certa retorica letteraria e dall’immaginario collettivo che gravitano da sempre intorno a questa città. 31 immagini scattate tra il 1983 e il 1988 che rivelano una Praga come spazio urbano quasi completamente svuotato dall’elemento umano. Scorci di strade solitarie, edifici decadenti ma integri nella loro antica regalità, inquadrature in bianco e nero, quasi radiografie, dell’anima complessa di una città assorta sotto un cielo onnipresente e diafano. I testi di Corduas [scritti tra il 2009 e il 2010 – ndr], affiancati alle immagini, analizzano con conoscenza profonda e particolare sensibilità quanto la pellicola non può dire, contribuendo a rendere più viva l’interpretazione originale di “un’altra Praga”.

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Dipinto come un lapis

Carla Saracino

“Dipinto come un lapis”
La Poesia di Lorenzo Calogero.

Tu non fai che amarmi, esordiva Lorenzo Calogero in una delle sue poesie più conosciute e contenuta nella raccolta “Quaderni di Villa Nuccia”, (1959-60). Colpisce di questo verso l’ostinazione dell’atto, la ripetizione di un piacere che è l’amore, indubbiamente, quando diventa conseguenza di un’azione e quindi moltiplicazione della stessa, seppure attraverso forme impreviste e tenacemente prolungate.
L’ostinazione di un atto fa presagire il sovra-presente, una categoria a sé, diremmo, un presente superiore perché chiamato a raccolta dalla dimensione della profondità. Presagisce su quella soglia che, un attimo prima d’essere varcata, è il limine del tempo raccolto, il tempo talmente raccolto da non aver più l’urgenza di descriversi in un passato, in un “adesso”, in un futuro. Tu non fai che amarmi, scrive Calogero. La tensione della forza ripetuta. Lo sforzo, senza il compromesso. Continua a leggere Dipinto come un lapis

Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Luigi Sasso

Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Non si riesce mai a parlare di ciò che si ama
R.B.

I due volti del nome

Il nome è la nostra etichetta sociale. E’ la parola che ci definisce e ci accompagna in ogni incontro quotidiano, il suono, la forma grafica della nostra presenza e della nostra assenza. E’ il dato intorno al quale confluiscono e si annodano i nostri altri segni personali, e particolari. Continua a leggere Il nome e il desiderio. Su Roland Barthes

Loro tornano la sera

Michele Obit

Mi serve un coltello, ben affilato, e le sigarette.
Poi andremo di primo mattino, mentre fa ancora buio,
in un dicembre raggelato, dal vicino, tu prenderai la corda,
tu il secchio per il sangue…

(Jure Jakob, Macellazione)

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