De(ll’)amore

Giarmando Dimarti

Il titolo De(ll’)amore innesca gioco linguistico tra latino italiano, incorporando quest’ultimo in una trasformazione (parentetica) della medesima sostanza che, pure, dichiara se stessa all’esprimersi tra due lingue, anzi della medesima, producentesi quale trasmutazione e, dunque, incrocio di tutte le vie.
Le vie che incrociano condividono sorte di labirinto. Essere, trovarsi, all’incrocio implica o essere avversi o incontrarsi.
La lingua del De Amore (così voglio chiamarlo in questa selva selvaggia in cui si appresta ad essere aspro e forte, con essa lingua contro di essa) insiste sulla liminarità di soglia. In questa consiste, perché da questa ricava il proprio statuto. Selva d’amore da percorrere iniziaticamente, ove la parola si colloca in un tempo senza temporalità, ma ne acquista: dalla sintassi del pensiero, dalla sua logica penetrante, ossessivamente parlante le forme del tempo, dalla metamorfosi, dalle origini nelle dissonanze della modernità.
[…] Una archeologia della lingua che diventa figura di un avvenire babelico e poliglotta dove, pur nell’intreccio caotico delle parole, ciascuno vi riconosce una radice del proprio linguaggio.
Una lingua che rimpasta volgari, latino, lingue medioevali e neolatine, dialetti, ci si accorge che è solo l’effetto di una phoné: la parola è rutilante diversa agressiva e moderna, non calchi ma coni nuovi. Un esperimento linguistico di Jacopo da Lentini o la tentata masterizzazione di un futuristico esperanto?
(Allì Caracciolo, dalla Prefazione)

 

Testi tratti da:
Giarmando Dimarti, De(ll’)amore
Prefazione di Allì Caracciolo
Postfazione di Rubina Giorgi
Grottammare (AP), Stamperia dell’Arancio, 2006

 

                                             spoetica

          mea poesia sintassa pollini reversi
          meo core resona sanguine umbre somniate
          mea ratione ignora lo limite dommiero
          lo ago de cumpasso smutisce lo centro
          meo loleandro fiora veneno et ictero
          meo credo fradicia fide et dolore
meo amore dimentico passiona inanime orfeate petre

mea poesia non sfarina musica gorgheggia
                non recita lo pulcro naturato
                non veste incanti canti cantati
mea poesia
                  est è
                           vita
                                    folle flussa follia

 

*

 

     confuso a questo mare scoloro
a questo cielo scresciuto su appicciche mucillagini
                                                              de iorno
lo riso ioco de tue mani
risona silente sotto nugoli melograni de stelle
fochi lapilli spioti inceneri su la sera sottile de mia
pelle bastarda fornicatrice de senso et desiderio
                                               senza fine. me
accorgo d’ essere iovine de entro tua tacita melanconia
et segni che li iorni leggeno da uno zodiaco
fatto ancora solo de primeve infiorate prataiole
dove lo caelo ruzza anarchico stracanato colorista.
frugo miei pensieri se li ricordi abbiano
subliminali cumsistenze o se ancora tramino
come intriche foreste de mangrovie lo smeraldo
acquitrino de tuo stupore in lo quale arsura intacta mea
sete. ah! se esto sporco mare primavero
giovane de sole aspro e de rovo vento de creste
ghirigore de puntigliosi acrobati gabbiani insinuasse
scrosciante onne obtuso poro de mio exito exitare et
svuotasse in uno atimo l’accumulo còto seccume
de inverno e diritto approrasse a li angoli secretati
                                                 segregati de core
ubi dove già verdica nova rutila stagione.

cammino miei passi lontano da onne civile sigillo:
volo viverte drento l’essente assenza de lo tutto.

 

*

 

     alzami su li steli de li tuoi occhi florei
vivai de baleni colori sovra cortici vegeti tapeti
                                                      tapis roulants
de stagioni/stazioni che nessuno più gaude a la
fenestra o a penduli pendii – a lo meteo non declino solstizi
ed equinozi come la floppy folla vacantiera flottante
insaziata a le aguzzine turistiche agenzie –
perché non sento li venti anemoni de tue dita
palpitare intra li trapianti palpiti de universo corroso da la
vanitas vanitatum de gradasso scientio omo che vortica
tra li effetti orbitali i misirizzi de suo tarlo ingenio.

     alzami su le agavi puntute de desiri sborrati
smodi acumini aculei de veneni insazi disordini
                                                    sbrodati rodati
de meo disèduco vortico sentire su tua inpudìca pubèrta
pudicizia resonata intro sistri de clango core de anima
pulsa de quassato insensato plancto planctato lagrimo
rationato senso sensuale sensóro liberto
perché la cognoscentia de scognoscentia de lo
sentire diserto de lo morire dolcisca retro nostra liturgica
laeta litania nostro scempiato abandono tattile
tra li profumi carezzi turiboli inebri de suo fàcere disfo.

     alzami su toti li scaelati sciagùri caeli su inmondi
inmani mondi rutili inutili lucescenti de farfugliata primitata
defedata disforme vita
                             et io ego me ipso
                                                 spanato
                                                         a spraecipitio

 

*

 

     Prometheo me paro incatenato
co’ l’aquila che iecurficatum fegatato fetago
jè scempia rcresciuto prompto a ponsò
                                o
           Tantalo adpensato a l’aqua sitia flume
et fama lo fructato arbore che inaria
                     suo dulce radico getto portato
                                                          de quanno
la sciama scintilla sessatora focò lo core
                                 de ramuto sentimento
et grovigliò fonte flume cantamento
           ronzo romore
                                 vasto vastamento

           toto se scompose meo delire
meo carno canto puro se peccava
albava amore aurora in lo bruire
lo maitino curreba iam iornata

           semper de poi remansi me remano
                        come ut Tantalo
site sitoso ieiunio digiunato
amore amora insatio satiatura
                                 ut come Prometeo
dolorato scempio scelerato
amore amaro rostra fiede strappa
                                       a dismensura

 

*

 

     quanno abburia l’oceano de la mente et intrica lo laco
de lo core
                      amor s’attorta
                      gomitola matassa
rivola maldestro intra maldestre strate spensatòre ove te
sperde mentre t’ammatassa et più te gorga più gorgo te
rende sine mensura sine temporanza
                                                       et homo guazza
ne la sguazzerìa se trappola sconfunde lo desire lo delìre
et co la bestia se braga ne la foia co lo defunto gaude
senserìa lo facticio devene facerìa lo smensuro se prova
et se reprova ne la bucca lo culo ne la fica ove se sbroda
tota godurìa ne lo prolapso d’omne organarìa
                                                          più se smena
più se smenarìa co li obgetti fallaci de l’amore co catene
scutiche manette pro lo dominio de sottomissione adpenso
dondolo rivolto animalato
tra tette angurie et poppe più straripe
                                  risucchio succhiato succhiatore
                                                                     a tre
a quattro a gruppo montatore montato fottuto et sgladiatore

                                                             sed ma
più perversa homo carnal mente
                                 quanno ribalda sua ribalderìa
                                 inver lo puero sin’ulla pudorìa
et la ingenuaignara pulcella addulce attosca pro trapassarìa
de lo grido inpuberto pube o per lo retro desiro da
                                                         sfondare o
pur li sbatte li pugne li violenza violento li sevizia sua malata
                                                                 malacìa.

                                                                  sei tu esto
perbenato omo che legiferi spergiuro da li
seggi che schiericato corpus cristi ghiotti che te movi securo
omertatore dietro la nobilitate malridotta de ridde idee
                           insospetto
                                maniaco vastatore de innocenti?
nostra gaudiosa civilìta civìlita cumprende te domentre
                                                                  t’assottiglia
cum la lege
                         domentre poi forteto
                                                                  t’ assomiglia

 

*

 

     non se disperda seme de semenza
come vangela lo credo crescitivo
de la moltiplicatio populista de le genti
                                                       lo amore
deve figliolare se vole crisma ecclesio a sua factura
deve tota terra inpraegnare de probabile sua
                                            vegetatura
                                            nova et razziatora

                              vice versa
l’amore novo clandestina contraccetta preserva lo
naturale naturo animaliero che lo pensum peso
pensato adona adultera admala et non recrea

homo provetti lo semaio germe ne lo liquido inodoro
azoto in semini cloni stamini cellule manipoli de lo in
trico codice millevo
                              intronfi suo pensèro penètro

                                             sed ma laschi amor
                                                           ventìlabro
                                                             ventiéro

 

*

 

     odie l’amore se mensura ne la mensura de lo
placimento come un orgasmo cerco a dismisura per
droghe dribbling d’omne eccitamento

                                         prima vene pulcrezza
che desìra lo desìro fallace incantamento la moda lo
look lo corpo culturato lo silicone lo plasticamento
                                                              lo fori
se reduce supra pelle et a véne non vène mai sugello

                                           secondo tene gaudeo
gaudeamento che egoista sine ullo dare preoccupo de
satisfacimento pro l’io cerco cerchio cerchiatore
                                                            lo centro
radica puncto de lo radio che non irradia
                                               che non da caldore

                                     de post poi assai
postiero lo subspenso animo sentire smottato come
frana a franamento smodato smog smobilito frag
                                                                 mento
fraudo de altero sensire torco turcasso traviamento

 

*

 

     se natura poi ermafrodita come Salmace et
lo pulcro sdeo et bilica remane sbipartita
                                                              nos
quiritiamo a la perfecta perfectione divina come lo
credo antico ce propone et maravigliamo dismisuri
dismisurando lo floreo animalo monno che cum
tene innumeri bisessi singolati.

                                                     isto puncto
est initium lo principio aut o fine in la quale exvolve
evolutione?

                    exceptio quae che ce fa tremare
                                   quae trica intro de la mente
     non solve nostro trappolare
     non gira come chiave ne la toppa
     non chiara la intelletta luce
     non ce mensura
                                             ma ce face errare

 

*

 

           perché se amore d’inprovviso vene
per le groviglie intriche de lo core
ringiovana pensiero spensatore
omne nihilato toto loco tene

           lo tempo de li jorni più non teme
non teme de stagioni la ventura
solo lo maggio flora pratatura
solo lo sole riede ne lo seme

           volo librato ne la mea corolla
profumo incanto de dulce saevire
aqua disgorga de sorgiva polla

           non me cumfunde ‘sto novo patire
me vado infischiato tra la folla
che sola sape et gaude lo mentire

 

*

 

           li amori de insidiate ninfe che fioravano
tra mezzo a la montica natura aquea boscata grottica
                                                 universa primeva
co fauni et satiri prompti ne li scampagni proditori
                                                               aguati
co li insazi de pulcrezza divinatati dèi fornicatori
                                                           odie oggi
                     se baratta
                     se sprezza
                     se anatema
                                                        per ninfomania
lo smodo desire de sessare femmineo
                                                              per satirìa
la frenesia frenetica de omo dirompente

           mensa mente scontene desiro
                                              desirato
                                                     desirata mente

           mensa mente contene ratio
                                             rationale
                                                   rationata mente
                                                           ragioniera

 

*

 

           fac me ingrédere fa me intrare
famme rrentrà in lo tuo corpo
                                           amore
me corpato carnare aromo tuo sentire et
domnato focare novo vivìre
che domna proba in toto lo probato

                                          me labirinto
per luce rintocca a lo horìzon
                                cerchio agìto scerchio
empia emozione allarga fuga in lo fugo tempo
                                 vortica precipita

           ficcateme onne in lo dolore penètro de domna
de doglia de parto de matre vitiera
           apriteme come aqua a corpo apre
et claude sua mutevole atoma cumsistentia
sine partitorio signato signo
           dulcateme toto lo dolzore de novo intellecto
che intellecta me fora de lo insensato senso et
animisce animus perfecto in tota sua sprofunda
                                                         inperfectione

           fac me renovo in lo renovo animo
che rattaccona sublime lo pènsèro
quomodo sole gyra la statione et bocciòla
                                           flore primavero
la nocte adcensa supra lo buiore
lo jorno expenso in lo suo clangore

 

***

12 pensieri su “De(ll’)amore”

  1. La tentazione di “impastare” il linguaggio col linguaggio, di recuperare il latino deformandolo – insomma, di crearsi, consapevolmente e volontariamente, una lingua propria – ha una lunga tradizione nella letteratura e nel teatro italiani. Non credo quindi sia determinante stabilire una risposta alla domanda finale del prefatore, che infatti ritengo sia retorica: gli artisti sperimentano da sempre con i loro strumenti del mestiere (e questo fa anche Dimarti) in primis per la passione e il gusto di farlo, senza alcun intento programmatico, non certo pretendono di fondare un linguaggio nuovo da fruire universalmente, bensì vogliono esprimere in modo personale e personalistico la vita e la concezione della vita.
    Nel leggere queste poesie, si sente che la qualità del lavoro è più che eccellente, che la vis del poeta è notevole proprio nell’avviluppare il lettore in una zona temporale lontana e vicina insieme; che c’è anche un quantum di aggressività in alcune scene, in alcuni momenti di amore più crudi, o nei passaggi quasi polemici sul concetto di amore nella civiltà.
    Il sentimento del poeta, forse, resta un po’ sullo sfondo di questo “gramelot”; emerge completamente solo in alcuni passaggi (quello del sonetto in special modo, secondo me).

    Un saluto.

  2. bellissimo! quando la poesia si fa suono ritmo prosodia, o meglio quando tutto questa diviene poesia.
    “volo viverte drento l’essente assenza de lo tutto”, beh, che aggiungere.
    libro che non conoscevo, l’ignoranza /mia/ e la colpa è davvero illimitata, come fare per averlo?

    un abbraccio

    1. Ciao Alessandro, ero straconvinto che la scrittura di Dimarti ti sarebbe piaciuta. Il libro è davvero una inesauribile sequenza di invenzioni linguistiche, supportate da una cultura, un estro e una “ispirazione” grandissimi.

      La mail della “stamperia” è questa:

      stamperiadellarancio(at)virgilio.it

      Questo il recapito telefonico e fax:

      0735 735364

      Naturalmente, se Dimarti passa di qua ci può dare ulteriori ragguagli.

      1. grazie Francesco, scrittura davvero potente e linguisticamente avvolgente. rileggo e ri-trovo ogni volta di più elementi lessicoculturali impressionanti. una gioia, per me!
        e grazie della mail e del telefono.

        un abbraccio

  3. Grazie Fiorella, per il commento e per l’attenta lettura dei testi da cui scaturisce.

    I due passi della prefazione che ho riportato, sono due “frammenti” iniziali di un vero e proprio saggio, molto denso e articolato (“De Vita. Dall’eros a Eros conoscenza e identità”), opera di Allì Caracciolo, una studiosa, docente di Storia del teatro, regista e poeta di cui potete trovare qui notizie più precise:

    http://www.accademiadeicatenati.it/alli_caracciolo.html

    Spero di farsi conoscere appena possibile anche la sua notevole produzione in versi.

    Ciao.

    fm

  4. Grazie Fiorella D’Errico per il tuo intervento. Certo il libro, come ogni libro, andrebbe letto nella sua totalità, così la prefazione: la parcellizzazione non è mai esaustiva. Sono onorato, comunque, che Francesco mi abbia scelto e collocato nel suo sito, consapevole di poter rappresentare anche un onus (peso) non sempre sopportabile.
    Vengo ad una (possibile) spiegazione.
    Questo linguaggio è stata una “necessaria” necessità, sentita come vigore ricostruttivo dei significati e spostamento delle logore forme grammaticali per provocare una libertà linguistica contro le troppe forme colloquiali o minimali, quanto non routinali,spesso invischiate in un rigurgito di rifacimenti classicisti. L’Ambleto testoriano docet. E’ stato il momento dell’acerbità del sentire e del disgusto per ogni tipo di pensiero o atteggiamento omologante. .Ha coperrto un quinquennio temporale segnato da queste opere: Over dose (2002), La porta d’acqua (2003), A dispetto del tempo (2004), De(ll’)amore (2006), El grillo è buon cantore (2007). Attualità e storia dell’umanità: dall’11 settembre alla guerra in Iraq, dallo scialo amatorio al Cantico dei cantici passando per l’arte di Pericle Fazzini (scultore di Grottammare, la città in cui attualmente vivo).
    Il percorso è risultato duro ma affascinante: avevo ritrovato l’interesse per la lingua come esprienza comunicativa non virtuale. Immediata. Profandamente significante. Penetrativa.
    Poi sono venuti i “canti” di E’ tutto sotto controllo (2009) e le “quattordici sonate e una sarabanda” (2011) da poco edite su questo blog: il linguaggio, pur nella sua forza, ha svestito ogni convinta provocazionalità.
    Per il futuro non penso a progetti specifici. Ma sono convinto, come è convinto Cesare Pavese nel suo diario Il mestiere di vivere, che ogni linguaggio debba essere reapportato ai contenuti.
    Un saluto

  5. Ad Alessandro e a Francesco devo dire che il libro non è più in commercio, in quanto la Stamperia dell’Arancio ha chiuso proprio con la pubblicazione del mio volume (2006). Io ne possiedo diverse copie e, se Francesaco avrà delle richieste, io potrò soddisfarle gratuitamente, inviandole a lui direttamente secondo il fabbisogno in un unico pacco.
    Attendo la richiesta, salutando caramente tutti.

  6. Caro Giarmando, non sapevo niente della chiusura della “Stamperia dell’Arancio” – e me ne dispiace molto, considerati gli splendidi titoli che ci ha regalato nel corso del tempo.

    Ti ringrazio per la disponibilità riguardo al tuo libro, e sono prticolarmente contento del fatto che possa riprendere a circolare, sia pure in minima parte.

    Vediamo quante persone lo richiedono e poi si trova insieme il modo migliore di farlo arrivare a destinazione – senza per forza diventare “benemeriti” del servizio postale…

    fm

  7. Perdita irreparabile (senza retorica). La Stamperia ha rappresentato per lunghi anni il luogo deputato della cultura nazionale e internazionale, sulla quale si innestava quella locale. Un riferimento forte, dove si affacciavano spesso giovani promesse. Con essa ha finito di informare anche la preziosa rivista “Hortus”, strumento cresciuto negli anni e divenuto insostituibile per l’informazione e la riflessione sull’attività poetica ed artistica in Italia e nel mondo.

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