Poema dell’Etna

Yves Bergeret

[…] Bergeret definisce la sua poesia “geologica”, perché la sua ricerca poetica mira a riproporre un’unità originaria tra la terra e il cielo, tra le forze primordiali della natura e la forza evocativa della sua poesia-liturgia, come ben dimostra l’interpretazione metaforica dell’Etna. «Il vulcano – afferma Bergeret – è la violenza dell’origine, come se il dito di Dio si fosse impresso nella terra e la terra avesse cercato di trattenerlo e da qui è nato l’Etna, una forza di distruzione non pacificata come l’uomo che abita le sue pendici, tra lo stupore dei suoi fiotti di lava e la paura di una distruzione imminente». “Persona che pone un segno” si definisce Bergeret, proprio come i segni che ricerca e che ha impresso sulla pietra lavica con il pennello intinto nell’inchiostro durante la sua “escursione”, una chiara dimostrazione della sua ricerca di un dialogo tra la natura e la poesia in cui quest’ultima è un tramite privilegiato e una chiave d’accesso del suo itinerarium di poeta e di uomo nel mondo.

(Francesco Barresi, La poesia pagana di Yves Bergeret,
da CriticaMente del 1 dicembre 2010)

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Testi tratti da:
Yves Bergeret, Poema dell’Etna
Nota critica di Francesco Barresi
Traduzione di Aurelio e Mirella Valesi
Quaderni di Traduzioni“, XI, Novembre 2011

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1
Ombre du vent

Sur le torse sans tête du volcan
voici que le vent
dépose son écharpe.

De la mer au loin,
le vent vient poser
ce que dans le plus grand désespoir
lui ont tissé les affamés,
le vent vient déposer
ce que dans la plus belle illusion
lui ont tissé, écharpe sombre,
les jeunes bâtisseurs d’outre la mer.

Et sur les laves le vent laisse
comme une écharpe
le baume énigmatique de son ombre.

          1

Ombra del vento

Sul torso senza testa del vulcano
ecco che il vento
posa la sua sciarpa.

Da lungi sul mare
il vento ha posato
quanto nella disperazione più grande
gli hanno intessuto gli affamati,
il vento ha depositato
quanto nella più bella delle illusioni
hanno tessuto, fascia scura,
i giovani costruttori d’oltremare.

E sulle colate di lava il vento abbandona
come una fusciacca
il balsamo enigmatico della sua ombra.

3
Deuil de l’horizon

Accepte, volcan,
la terre et la mer
qui veulent remonter jusqu’à ta bouche
et s’y engloutir.

Ecoute, volcan,
l’horizon orphelin
qui ne sait plus choisir
entre fuir et prier.

Redonne, volcan,
à l’horizon les jambes qui lui manquent
et à la mer la légende entière
où chacun trouve son rôle avant la cécité.

          3

Il dolore dell’orizzonte

Accetta, vulcano,
la terra e il mare
che vogliono rimontare fino alla tua bocca
e farsi inghiottire.

Ascolta, vulcano,
l’orfano orizzonte
che non sa più scegliere
fra la fuga e la preghiera.

Ridai, vulcano,
all’orizzonte le gambe che gli mancano,
e al mare l’intera leggenda
dove ognuno trova il suo ruolo prima della cecità.

5
Aveu de la cendre

Si elle le pouvait
voici ce que dirait la cendre:
“milliards et milliards de particules,
je n’existe que dans l’extrême éparpillement;
ma combustion m’a privé de bouche et d’unité
et de contour et de vision et de tout.
Je suis vestige du somptueux sacrifice.
Sacrée, sacrée, sacrée,
je suis le murmure à jamais muet
des milliers de générations d’hommes et de femmes
déjà consumés sur les bûchers des grands âges,
des guerres et des famines.
Infime, je porte en toute pente
et jusqu’aux rives de la mer
l’aveu de ceux qui sont morts et ne se résignent
que dans le chant du vent
à n’avoir jamais assez accueilli l’étranger”.

          5

Confessione della cenere

Se potesse
ecco ciò che direbbe la cenere:
“miliardi e miliardi di particelle,
non esisto che nell’estremo disperdersi;
la combustione mi ha privato di bocca e di unità
e di contorno e di visione e di tutto.
Sono vestigia del sontuoso sacrificio.
Sacro, sacro, sacro
sono il mormorio che non tace mai
delle migliaia di generazioni di uomini e donne
già consunte sui roghi delle grandi epoche,
delle guerre e delle carestie.
Infima, io porto per ogni china
e fino alla riva del mare
la confessione di coloro che sono morti
e non si rassegnano]
che nel canto del vento
di non avere mai abbastanza accolto lo straniero”.

7
Main du soleil

C’est ici que le soleil a planté son index
dans notre terre dure.

Puis l’a retiré dans un grand hurlement des pentes
et des forêts qui ne supportaient pas cet arrachement
et tentaient de l’annuler en s’élevant.
Trop proche soleil,
celui de la connaissance absolue
si abrupte et si pénétrante qu’elle aveugle.

En plongeant son regard
par le trou qu’il a laissé
on voit vibrer le placenta de la mer
et le placenta de notre frère immortel
dont il est impossible aujourd’hui de savoir
s’il sera meurtrier ou sauveur.

Par le trou du cratère enfumé
dans le sens inverse la connaissance nous voit.
Et nous voyant s’esclaffe et pleure.
Puis éprouve de l’espoir,
fragilement.

Voilà pourquoi sur le volcan
le soleil n’est jamais loin,
et même sur le point de revenir
pour cette fois nous tendre la main.

          7

La mano del sole

E’ qui che il sole ha fatto penetrare il suo indice
nella nostra terra dura.

Poi l’ha ritirato tra un grande urlo dei pendii
e delle foreste che non sopportavano
quello strappo]
e tentavano di annullarlo innalzandosi.
Sole troppo vicino,
quello dell’assoluta conoscenza
così aspro e così penetrante da accecare.

Immergendo il suo sguardo
attraverso il foro che ha lasciato
si vede vibrare la placenta del mare
e la placenta del nostro immortale fratello
di cui oggi è impossibile sapere
se sarà l’assassino o il salvatore.

Attraverso il foro del cratere affumicato
in senso inverso la conoscenza ci vede.
E vedendoci scoppia in una risata e piange.
Poi avverte la speranza,
fragilmente.

Ecco perché sul vulcano
il sole non è mai distante,
e persino sul punto di ritornare
per questa volta ci tende la mano.

8
Message dans la cendre

L’abeille dans son chant,
le martinet dans son vol,
le maigre pollen dans son espoir
et moi dans mon tâtonnement
recommençons chaque printemps
à chercher dans la cendre
les syllabes pour recomposer les mots.

Cherchons, cherchons.

Trouver des membres de phrase n’est pas impossible.

Ou des mots dans plusieurs langues: ainsi Linguaglossa,
ainsi Mongibello.

Les années des grands cataclysmes
on peut même relever des verbes
comme “transmettre, braver, rompre, naître”.

“Ressusciter” est très rare:
c’est que la cendre n’est pas assez naïve.

Pourtant un matin juste avant l’été
j’ai trouvé en pleine cendre une petite pierre ponce biface:
c’était “aimer”: une face “déchirer”, l’autre face “accueillir”.

          8

Messaggio nella cenere

L’ape nel suo canto,
il rondone nel suo volo,
il sottile polline nella sua speranza
ed io nel mio brancolare
ricominciamo ogni primavera
a cercare nella cenere
le sillabe per ricomporre le parole.

Cerchiamo, cerchiamo.

Trovare dei brani di frase non è impossibile.

O delle parole in diverse lingue: come Linguaglossa,
come Mongibello.

Negli anni dei grandi cataclismi
si possono persino raccogliere dei verbi
come “trasmettere, sfidare, rompere, nascere”.

“Resuscitare” è molto raro:
il fatto è che la cenere non è abbastanza ingenua.

Tuttavia un mattino proprio prima dell’estate
ho trovato nel bel mezzo della cenere una piccola pietra pomice a doppia faccia:]
era “amare”: un lato “straziare” l’altro “accogliere”.

14
Continuité de la parole

Mais tous les matins la parole
à tire-d’aile revient sur le volcan,
infatigable migratrice depuis le fond des âges,
remontant telles brindilles dans son bec les bribes de récit
des vieux héros, des jeunes chanteuses,
des athlètes aux rides profondes
et des habitants se cognant aux angles des villes.

Tous les jours se renouent les fils de la conversation ininterrompue
que d’un violent coup d’épaule essaye de déchirer le volcan.

Tous les matins la parole sur le volcan s’étend
comme l’air sur la mer.

Tous les jours la parole s’étend
sur le rebelle qui la pourchasse,

mais elle l’enrobe dans encore d’autres mythes
où la violence apprenne à cueillir des fleurs mauves.

          14

Continuità della parola

Ma ogni mattina la parola
a tiro di schioppo ritorna sul vulcano
infaticabile migrante dal fondo delle ere,
rimontando come ramoscelli nel suo becco
i frammenti di racconti]
di vecchi eroi, di giovani cantatrici
di atleti dalle rughe profonde
e degli abitanti che si scontrano agli angoli
della città.]

Tutti i giorni si riannodano i fili della conversazione interrotta]
che con un violento colpo di spalla tenta di dilaniare il vulcano.]

Tutte le mattine la parola sul vulcano si stende
come l’aria sul mare.

Tutti giorni la parola si diffonde
sul ribelle che la insegue.

Ma essa ancora l’avvolge in ancora altri miti
dove la violenza apprenda ad accogliere fiori
color lilla.]

18
Plusieurs fois le poème

Marchant dans la pente
par les laves et les cendres
j’entends le volcan hurler son effort
et le tambour lui clamer son espoir.

Marchant par les villes et les rives
j’entends au loin le volcan gronder
et le tambour rassurer les dieux en sommeil.

Marchant dans la pente
par les laves et les cendres
j’entends le souffle alterné du volcan
et du tambour que frappe la main des dieux.

Marchant dans la pente
entre la violence et l’invocation,
j’entends la reprise sans répit
des vers de mon poème
qui va dans les pas du tambour
très près de la joie du soleil.

          18

Sovente la poesia

Camminando per il pendio
tra le lave e le ceneri
sento il vulcano urlare il suo sforzo
e il tamburo proclama la sua speranza.

Camminando per le città e le rive
intendo lontano brontolare il vulcano
e il tamburo rassicurare gli dei nel sonno.

Camminando per il pendio
tra le lave e le ceneri
avverto il soffio alterno del vulcano
e del tamburo che batte la mano degli dei.

Camminando per il pendio
Tra la violenza e l’invocazione,
intendo la ripresa senza tregua
dei versi del mio poema
che procede al passo del tamburo
vicinissimo alla gioia del sole.

***

5 pensieri riguardo “Poema dell’Etna”

  1. Quanto umano è lo sguardo sulla montagna di Bergeret!

    E libero (quasi disumano, si direbbe):

    (…)
    Ridai, vulcano,
    all’orizzonte le gambe che gli mancano,
    e al mare l’intera leggenda
    dove ognuno trova il suo ruolo prima della cecità.

    (…)

    Mi meraviglia leggere questa poesia, sentirla.
    Grazie, Francesco – grazie ai gentili e appassionati traduttori, Aurelio e Mirella Valesi – e grazie al caro Yves Bergeret. Saluti,
    Giampaolo D P

  2. Bergeret è un gigante, e non sono certamente io a scoprirlo. Io posso solo ringraziarlo per l’onore che ci fa condividendo con noi le sue opere.

    Un abbraccio a lui, anche da lontano.

    Un grazie a Francesco Barresi per la sua splendida nota e a Mirella e Aurelio per loro consonanti traduzioni.

    fm

  3. Dimenticavo di ringraziare Giampaolo De Pietro, al quale solo devo l’approdo di Yves e dei suoi testi sulla Dimora.

    Un abbraccio, GDP!

    fm

  4. Meravigliosa questa Prefazione.
    C’è bisogno di una poesia ecologica, ora più che mai…
    da respirare a pieni polmoni!
    Oggi ho fatto delle foto al mio lago, niente può eguagliare la bellezza di un aliscafo che taglia l’acqua schiumando…
    (forse solo l’etna in eruzione).
    Un carissimo saluto
    C.

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