Gli occhi di domani

Gianni Montieri

        Da: Futuro Semplice

RISPARMI

Io sto al sud proporzionalmente
appartenenza più che somiglianza
porto tracce degli umori, la durezza
-certi sguardi-

(ci allenavamo a sognare
davanti alla chiesa di San Giovanni
certi che Dio non sarebbe passato
ma questo ci ha reso tenaci
indossiamo una pazienza
non concessa altrove)

se non fai attenzione
nei miei occhi non vedrai le briciole
di una purezza conservata a stento
sotto strati di maglioni a fibra mista

dicono che non ho l’accento
particolare privo d’importanza
le parole tronche, questo conta
sono tutti i miei risparmi

(all’una tornavamo a casa
l’appuntamento per la partita
il pomeriggio di nuovo urla, risate
altri sogni).

 

L’ASCESA

Precipito, rara acqua piovana
come foglia d’inizio autunno
prendo colore scivolando in basso

soprattutto non parlo
in questo volo radente
non pronuncio niente

è questo che ti sto spiegando
a ogni vuoto d’aria
stretta allo stomaco
ramo che spezzo col peso
racconto un pezzo di questa caduta.
La felicità è un abisso.

 

GIUGLIANO, 104 METRI SUL LIVELLO DEL MARE

Avessimo avuto una collina

invece una campagna sterminata
accumulo di scorie, di abusi disumani
il nostro compito era stare attenti
alle mele, voltarle di tanto in tanto
affinché non si guastassero, marcissero

molti campanili, uno per ricorrenza
troppi santi, crepe nell’asfalto
lungo il corso principale
vecchie conoscenze: immobili

ho questi luoghi a far da conta
il tempo inesorabile, la cronaca
nessuna traccia, transito
nelle pagine di storia.

 

RESTYLING

Di questi tempi è pieno di gru
la città si espande verso l’alto
da ottomila al metro quadro

(non ci sfioriamo, non ci parliamo
gli extracomunitari puzzano
la 90 prendila tu)

anche Marta va in analisi
non cena mai al cinese
“vai a sapere che ci mettono in quei fritti”

Milano sarà perfetta, in tempo per l’expo
piazza Duomo ripulita ancora più rettangolare
-via i piccioni, via i neri e i braccialetti-

stamattina ci siamo salutati
ti ho detto ciao, mi hai dato un bacio
io uno zaino, tu una borsa
io Londra, tu altrove
cos’ha Milano che non va?

 

 

        Testi inediti

 

OTTOBRE COMUNQUE

Credo si possa essere felici
come è vero questo momento
in un cortile di San Sebastiano
le panchine vuote
a quest’ora nell’aria
resiste l’odore di sigarette spente
io matricola notturna cosa spero di imparare?
Cosa ascolto mentre guardo verso
la finestra dove ai tuoi studenti insegni
dove cerchi di sbrigarti e magari
sbirci l’ora oppure in basso

e mi trovi, scampato a calli e ponti
al primo freddo, al mio passato.

 

QUESTIONI INVERNALI

Sapevo sarebbero tornati i treni
i racconti da rotaia, il posto,
qualche volta, accanto al finestrino
l’amore, certamente

di avere distanze da accorciare
-il bianco della neve sui binari-
il calore che viene da case appena scorte

i viaggi: questioni invernali
taccuini da riempire

sapevo le facce degli altri passeggeri
l’aria stanca da venerdì pomeriggio
di questo conoscevo quasi tutto

che si è fatto tutto in una sera gelida
e oltre il vetro, guardando
un luogo che non c’è
fra Brescia e Peschiera, ho pianto.

 

SPONDE

Questo fiume grigio scuro, i ponti
la S-Bahn che corre in alto, binari
gli orologi sospesi, le vecchie fabbriche
appena sopra il letto come sponda: il muro
dietro disegnano murales colorati
simboli, colombe bianche in volo

qui dove scattiamo foto, beviamo birra chiara
talvolta confondendo l’Est con l’altra parte
qualcuno provava a saltare, qualcuno arrivava di là.

 

LE CASE

Le case di nuova costruzione
appoggiate a sinistra della tangenziale
se vai da est a ovest verso Mecenate
hanno forme regolari, tutte di tre piani
e i colori sono quelli in voga: a pastello
per cui un giallo chiaro, un salmone
qualcuno che azzarda un arancione
ovunque: mattoncini a vista.

Cartelli esposti con la scritta: vendesi
ancora liberi attici, mansarde, trilocali
con terrazza, appartamenti con giardino.
Quelli che già abitano e altri
con bambini e mutuo a tasso fisso
al seguito che compreranno qua.

Non sanno la fortuna che regala
il panorama dai balconi, dai gerani
tutte le macchine che sfilano
la vita che sta dentro l’ora di punta
o l’adagio rallentato di una domenica
mille mani sul volante, bestemmie,
attese, cellulari, tutte le varianti
del Pop dalle autoradio, l’ebbrezza
di un sorpasso sulla destra.
D’inverno quando è freddo verso sera
milioni di luci colorate, di rosso
guardando in direzione Palmanova
di bianco argento trasparente
se le segui verso l’aeroporto di Linate.

 

*

Milano mi somiglia, non il fiume
che l’attraversa all’ora dell’aperitivo
l’aprire e chiudere il giornale,
il doppio giro al collo
che fa la sciarpa in pieno inverno
nemmeno stasera che è bello
e me ne vado in bicicletta verso casa

a volte è il grigio che disegna la Ghisolfa
o il suono secco della parola: Lambro.
Cose che si tengono da parte
come vestiti che non vuoi buttare.

Mi somiglia nei pomeriggi estivi
quando stiamo zitti entrambi
stupefatti dal colore che fa verso le sei
il sole, quando piomba su Viale Monza.

 

A RITROSO

Voglio andare indietro a prima del boato
ai secondi di silenzio prima dello schianto
fare magari ancora un passo indietro
allo sguardo che punta verso l’alto
sulla forma indistinta che precipita

sforzarmi un altro poco andando oltre
all’aereo bombarolo che sfreccia
e plana verso terra come un razzo
al dito che s’attacca al tasto: Fire
ma pensandoci voglio vedere prima di qui,
la testa sotto il casco verde, con gli occhi
verdi nascosti sotto il casco verde

(e qui apro una parentesi su un prato
verde dietro casa e figli sorridenti
dentro camerette verdi).

Sì, ma poi la chiudo la parentesi
per aprirne in fretta un’altra:
(e qui io non vedo ma so di ordini
di Generali – Presidenti – di altri ordini
so di soldi – di mercanti – di bastardi).

L’istante in cui mi accorgo andando indietro
mi fermo dentro un campo sotto il cielo
il cielo prima del pulsante, del dito,
del casco verde, dell’aereo volo basso.

Ecco, lì in quel campo ci sono tre
forse quattro bambini e un pallone.
Questa cosa, questo prima me lo segno
ci scrivo sopra un nome.

 

FEBBRE

Ho visto un video girato in Libia
40 secondi, un foro nella testa di qualcuno
tanto sangue. L’ultimo frammento:
uomini che corrono, uno ha un morto in braccio.

Devo rivederlo molte volte
mi distraggo, arrivano mail
tossisco e ho finito lo sciroppo,
la tachipirina fa effetto, sudo.
Non mi guardo allo specchio
ma sento il pallore sul mio volto

c’è un massacro dietro casa
e io non trovo il certificato medico
non trovo nulla, mangio un biscotto
riguardo il video altre dieci volte
cosa provo? Orrore come tutti
sono una brava persona
il morto avrà avuto vent’anni
io ne ho quaranta, punto la sveglia
mi preparo una tisana.

 

***

26 pensieri su “Gli occhi di domani”

  1. Questa condizione umana, che suscita dilemmi, talvolta frutto di un’acuta percezione della fatica di esistere, si nota, attraverso la particolare scrittura di Gianni Montieri. C’è sempre l’evocazione di una problematica, spesso è centrata sull’individuale, ma non rifiuta il confronto a tutto campo, dettato da ragioni dello spirito, oltrechè dell’attualità ( si veda il testo che menziona la Libia). Ma cosa rappresenta, in poesia, la sensibilità individuale per Montieri?
    C’è un pudore di sprecare i sentimenti, senza andare al cuore degli stati d’animo, analizzandoli. Si vedano questi versi, così belli e, in un certo senso, fatto salvo il dominio della parola, coinvolgenti. In essi l’autore rivela tanto di sè, di quel mondo che è generosamente aperto all’altro, agli altri, nel confronto, ma anche nello scontro appassionato:

    “…se non fai attenzione
    nei miei occhi non vedrai le briciole
    di una purezza conservata a stento
    sotto strati di maglioni a fibra mista…”

    L’avvertimento iniziale invita a soffermarsi a riflettere, per entrare nel suo mondo particolarissimo. L’accenno agli “strati di maglioni” avrebbe invece un significato spiccatamente metaforico ( i livelli di questa poesia) eppure rappresentativo di una strategia volta ad allontanare l’inevitabile pathos, chiamato in causa prima dall’ immersione nella purezza (disarmante?).
    C’è poi la tematica sociale, presente, sia in modo dichiarato che fra le righe. Nella costruzione di una presunta semplicità di dettato, educata però al lavorio sulla lingua, ritroviamo un autore complesso, con tanto da suggerire, il cui messaggio va scoperto, lettura dopo lettura, con ostinata fedeltà alla parola poetica. Marzia Alunni

  2. “L’accenno agli “strati di maglioni” avrebbe invece un significato spiccatamente metaforico (i livelli di questa poesia) eppure rappresentativo di una strategia volta ad allontanare l’inevitabile pathos..”

    Nella costruzione di una presunta semplicità di dettato, educata però al lavorio sulla lingua, ritroviamo un autore complesso, con tanto da suggerire, il cui messaggio va scoperto, lettura dopo lettura, con ostinata fedeltà alla parola poetica.

    Ed è detto tutto…

    Grazie, Marzia.

    Un saluto a voi.

    fm

  3. Ritrovo scorci di Lombardia e di Milano (luoghi amati e che si imprimono coi loro fardelli e piccole libertà) e la voce di Montieri, parole che giungono a destinazione come quei treni di cui parla, e poi l ‘umanità di uno sguardo attento. Un caro saluto a tutti.

  4. bello trovare qui la poesia di Gianni, i suoi luoghi presenti e passati, lo sguardo sui particolari che si allarga e raggiunge una visione più ampia e profonda, senza forzature, con grande naturalezza.
    Un caro saluto
    Stefania

  5. Ci sono scritture per le quali si prova gratitudine, ed è principalmente questo il sentimento che mi rimane ad ogni lettura di Gianni.
    Il segno del presente, la traccia che opera sul quotidiano tra interno ed esterno, tra quanto accade fuori e la verità spicciola dell’uomo comune, è il segno distintivo di questa poetica dell’onestà.
    Nel primo libro, Futuro semplice, la traccia evidente è la precarietà dell’esistenza, la testimonianza di una generazione intera che si arrabbatta tra sradicamenti in continua mobilità per alvoro, affetti, necessità di vita; in questi lavori successivi emerge invece un nuovo aspetto, già parzialmente presente nel precedente lavoro, quello dell’antieroe. Montieri racconta, descirve il presente con un atteggiamento sincero, con un attitudine umana che non condanna l’uomo del suo tempo, ma lo incarna nelle sue piccolezze e nelle sue profondità. E questo lo rende di una disincantata grandezza umana che corrisponde perfettamente alla sua persona, per questo con lui mi piace il percorso, la crescita, l’incrocio dello sguardo, perché non abbandona ma nell’errore e nella mancanza sa porgere la bellezza di un piccolo nesso, di un piccolo sguardo, di un tic nervoso, di un’ipocondria ossessiva, della verità della condizione umana.
    Poi linguisticamente il lavoro è profondo, la ricerca della semplicità, della stringatezza che non corteggia modi e mode che depauperano la parola del suo suono, della sua bellezza, ma che al contrario conserva la musica e la morbidezza del verso che declina il suo senso e lo porge come una mano tesa al lettore, beh! questa semplicità quanto è complessa e quanto è generosa!!

    Sono sicura che Montieri sarà tra i poeti più letti “domani”.

    p.s.: a ritroso è un capolavoro.

  6. Gianni è una persona dai tratti (non solo fisici) scavati nella materia più antica, in quell’antichissima pietra che si conserva attraverso le epoche alimentandosi del sudore e della dignità di tutte le vite di cui ha costituito la sostanza, il tessuto connettivo più intimo e profondo. L’ho visto la prima volta una quindicina di giorni fa – solo per scoprire quello che già sapevo: che lo conoscevo da almeno quindicimila anni…

    Lo aspettiamo qui, con nuovi testi, quando vorrà.

    fm

  7. Intervengo in ritardo, fra barbe e commenti, ma devo dire: versi che dal quotidiano diventano poesie e sono di una precisa risonanza, dentro e fuori, senza nessuna ovvietà biografica. Grazie.

    m

  8. Ci sono versi che ti fanno sentire a tuo agio, è come essere a casa di qualcuno che non si conosce e sentire di averlo sempre avuto accanto, è così che mi lasciano queste poesie.
    Un saluto Tiziana

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