Nature terrestri

Elena Corsino

La parola nel suo corpo intermittente si perde
così la radice assetata dentro la terra.
Non è il mare la parola sulle linee di un foglio,
solo riga nera: gittata nell’azzeramento.

 

        Da “Le pietre nude”, il Filo 2005

 

VII

Scomposizione astratta
di filtri e buchi di vuoto
avvolti nella muta
morbidità spumosa
di corpi fusi.
L’io si schianta,
di schizzi rimbotto sibilante in pezzi,
è solo:
frammenti invisibili di parola.

Ricadendo nel sonno stesi.
Coperto il vuoto,
la parola si ricompone.

 

XXXV

In conchiglia a me non è dato stare
attorcigliata in ombroso gorgo,
in dorata spirale d’antri freddi
– e caldi, d’un corpo,
di madreperla
intrecciata al confine del mare
o in piega di silenziosa pietra
vivere sul ciglio d’un verso.

 

        Da “Nature terrestri. Poesie 2006-2011

 

*

È lastricata e sdrucciola la mia
non retta via di fragili orizzonti
sui fianchi di rovine umide e muri
– e scarti ricoperti di muschi

verdescuri, lungo questo risucchio
dell’aria – mantra d’assenza e d’oblio.
Io vengo all’accorrere del cielo
all’azzurro in grembo alle colline.

 

*

gesti ed esili cedono alle mani
come lungo vettori di gole

negli aneliti tra le dita oltre l’andare
scivolare su questa ghiaia di cose

oltre lo schianto

 

*

Solo il bianco agli occhi rimane
come la neve, dove affonda –
il passo che l’occhio attende lieve.
Non sappiamo più dire: l’occhio

che vede guardato – dal confine,
rinnega, richiama, abiura – ama
mentre scende nel marmo a spirale
nel frammento vuoto di luce.

 

      Lo spazio oscurato

1.

Il nero dove scavo in evento
limite, all’estremo perimetro
ritagliato intorno alle cose,
dove l’ombra dal sud si muove.
L’ho veduta nel sogno ululare
ma forse era uomo sul ciglio,
le labbra colme di cose chiamate.

 

2.

Le cose che vedo – sono
le cose cedere al nero.
Cadere all’azzurro degli occhi
alle nebbie del grembo, in volo
ritorno a respiro a ritroso.

 

*

la struggente luce del giorno,
tra le foglie nere dell’ombra

mi trafigge e mi schiva,
resto come cosa da nulla

o parola infinita
echeggiante di voci nascente

 

*

      (da Matita su carta)

La parola nel suo corpo intermittente si perde
così la radice assetata dentro la terra.
Non è il mare la parola sulle linee di un foglio,
solo riga nera: gittata nell’azzeramento.

 

*

      (da Passaggi d’ombre)

Nasce nella luce la luce.
E se anche la si sottrae il buio non avanza.
Così dalla trama del niente irrompe il mondo
– ventre, a fendere il nulla, a fare una culla di verde
di cielo, di tende.

Reca con sé il nascente la fragilità dell’oscurità infranta.

 

*

Sovrastato da tre ordini di bellezza, il vedente non scorge
altro che il]
mondo affilato dalla luce: i corpi, gli oggetti e la sintassi delle ore.

Prende e ripone, così che le cose stiano in prospettiva,
con vaste superfici]
immutate, come se tutto fosse un giorno e non esistesse
furore intorno.]

Solo le ombre scaraventano forme primordiali negli interstizi
dello spazio]
vitale – a tingere di nero il sangue
della vita scombaciata.

 

*

Sguardi invisibili mi percorrono da terre lontane,
echi attraversano le ossa fino al mio orecchio
di carne, e così dico: io sento l’acciottolio dei semi

e dei frammenti, cocci dai labbri contusi. Articolazioni
afone del separato. Il minimo, la vibrazione residuale dell’infinito.

 

*

Dal lato oscuro del giorno affiorano le nervature
retrattili degli arti invisibili del corpo,
quando dalle zolle del sonno dissotterro la forma
mutevole degli esseri che nella spaccatura delle voci
era precipitata.

 

***

10 pensieri riguardo “Nature terrestri”

  1. La “malattia delle parole” è un fiotto potente da cui si originano innumerevoli fiumi. La sorgente ha un solo nome: Bergamini.

    Fuori dalla bocca-madre, ogni percorso è un corpo-di-parole a sé.

    fm

    1. Un fiotto potente, certo una “Gegenwort, una contro-parola, una parola-contro, è la parola della poesia”. E chi più d’altri ha cercato di fare ritorno al ventre di questa bocca-madre, nostalgico della sua amniotica alterità, è stato Celan.

  2. Mi vengono i brividi al pensiero che si sentano squarci di Bergamini, un grande di cui ho trovato troppo poco da leggere, ma che mi ha emozionato profondamente.
    Nella frattura della bocca, della ferita, nella sutura tra il silenzio e il dire, nella contraddizione tra il lenire e il distruggere, tra l’armonia e il caos sto cercando. “Nature terrestri” si apre proprio con una citazione da Celan:

    ” (…) zerheiligt, zerweiligt,
    zernut.”

    “(…) dissantificato, distemporato,
    discombaciato.”

    nella traduzione di Ranchetti e Leskien.

    Grazie per l’ospitalità e per gli echi dei giganti …
    Elena

  3. Grazie, Francesco, anche per la scelta dell’opera di Serge Gualini a introduzione dei miei testi. E’ stata una bella scoperta conoscere questo artista. Da quello che ho potuto vedere in rete, c’è davvero molta affinità tra il suo e il mio lavoro.
    Le relazioni che crei tra immagini e testi sono tra le cose che mi affascinano di più de La dimora.
    Grazie anche a Carla. Non so se l’azzeramento sia un’arte, mi sembra più una tentazione, un richiamo. Ciao.

  4. in effetti sono stata impulsiva a scrivere azzeramento, l’azzeramento è la cancellazione di ogni forma…avrei dovuto usare il termine: disossatura.
    le relazioni tra immagini e testi sono la cosa più bella, in qualsiasi contesto, perchè permettono all’inconscio (personale) di evocare le sue considerazioni

    Ciao :-)

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