San Miniato (e altri versi)

La teatralità darà forma
al sapere fuori dal tempo, il tempio
mai nato avvenire.

 

Liliana Ugolini

 

Inediti 2011

 

      S. Miniato

 

Tutto è già qui. Il largo spazio
sul panorama il cimitero
e alle spalle il luogo di culto.
Non resta che scrivere ma so che è
la pagina bianca che solo può dire
il silenzio di densi rumori
d’un invisibile mondo vicino
indicibile. A punta i cipressi
toccano azzurri di suoni
le gole fattive (son l’impossibile
segno vergato al momento)
largo al giro infinito d’un moebius
di scritti già scritti.

L’abbazia del mille
alle mie spalle
un largo arco di tempo
l’ha definita.
La panca su cui siedo
è assai recente
e il lavoro sapiente
è retto dal ferro.
E’ un recipiente.
Le formiche più sotto
sono qui da un’eternità
e tramandano il gioco
del sopravvivere
piccine e fattive
colme a sé stesse di utilità.
Dal grande al piccino
quanto grande è il daffare
si staglia
nel cielo l’enorme piazzale.

 

Il tempio affrescato sublima
la lettera ai Filippesi e il coro s’annuncia inglese.
L’accoglienza è nella ciotola delle monete
e la porta aperta sui tesori. La cripta s’arrende
nel piano d’uguale stupendo
e l’organo tace. Il bianco del marmo
prelude lo spazio dei rossi cordoni
e il trittico d’oro vapora nell’occhio.
L’ordine fa scossa di suoni in attesa
d’ inizio. La teatralità darà forma
al sapere fuori dal tempo, il tempio
mai nato avvenire.

Il rito in penombra, a lato chiarore di fiamma.
Il gregoriano imbotte d’echi l’ascesi.
Coro parole di dogmi e motivi invisibili
nei vuoti confessionali a basso continuo
di leggerezze pregate.
Canti scuotono al contralto ed esplode
uno schianto di passi. Sopra le voci, polvere.
Sopra la polvere costruzione di templi.
Il fumo è nuvola vicino di cielo
alto d’occhi e di pioggia.

 

*

 

      Boboli

 

Bocche di persone alla luce del merlo.
Rintoccano ferme le voci del mattino
a l’operare dell’ avvento e i prati
con fiori di adesso son tempo camminato
sul tempo. Il corpo sfa al cambio
della staffetta. La fiamma alta
avrà il suo luogo sfinito.

Il tempo e la città.
Costruzione d’ognuno nel tempo
diviso all’unisono. Si sale per il largo raggio
e chiuse non s’odono voci. Il dentro
è esposto in facciate e la bellezza fa l’Arte.
Qui del divino c’è d’umano
un fondo dell’ Alta Misura.

 

Ascoltare gridi e garriti
d’urlati chiami da fitti tralci d’ombre.
Ectoplasmi le sagome dei tronchi.
Su reale natura vibra l’Arte e l’eguaglia.
In fusione c’è l’oltre d’un principio
nel mistero solvente del sublime
che passa tra colonne in cattedrali

Vibra di crespe la brezza
sull’ornato della vasca
e il riposo dei piccioni
cammina a piedi.
Le colonne con gli arieti
stagliano alte che di troppo
sta la bellezza. Forme di canti
annullano il silenzio
e gutturali gridi (come un parco
creato da uno schiocco) lasciano
becchi tra ghiaia e passi
grossolani. Vivono incontri sovra messi
(lo scuro si fa sole in solitudine)
e tutto si armonizza interiormente

Ombre di corpi fra foglie cadute
brevi rami spezzati. Il filo ragno
continua l’assolo. Sommovimento
impercettibile il lavorio e borraccine
vellutano i bordi. Non più ora qui
l’effetto presente ma il tutto nel nascere
del vento di polvere e terra

L’Ape danza la comunicazione
in linguaggi comprensibili
stimolati alla conservazione e al misfatto.
Bellezza della forza in giallo/nero
stupefacente mondo di larve regine
operaie fischi e cera. Storia travalica
sogni e bisogni nel lungo cammino
del sapere intorno al centro d’essere domanda.

 

Occhi bambini gufi cagnolini
occhi nell’armonia del merlo costruttore.
Boboli ancora sulla strada di casa
non più casa titillato di verdi e scapanii.
La meraviglia d’un giardino regale
nel suo incedere d’alberi e di tempo
L’orme son qui nel cader delle foglie
a sbracciare nudità di statue fredde e amorevoli

 

Tanti bianchi capelli quanti
da quando bambina
ho saputo e vissuto le guerre.
Tanti bianchi capelli quanti
per non dire le storie
le stesse a tutte le età ripetute
per lavare di sangue le strade
rasenti ad un mazzo
sull’albero in fiore
tanti bianchi capelli quanti
sfumati allo specchio
d’un tempo presente e passato
sia possibile donarne una ciocca
a chi non c’è più
e a chi s’è distratto.

 

*

 

      Poesie per la morte di G.

 

L’alito della candela
non passava nel corpo.
La luce nel taglio delle pieghe
si spegneva e l’ombra bianca
proiettava il fumo della cera.
Fu pallore di legno
e le mani le mani negli oggetti
che volavano.

 

Stupore e l’oltre è.
Non basta il raso al vuoto
né la cenere né la fiamma.
né che l’alba s’alzi
d’invisibili motivi

 

C’è un abisso
tra l’apparire statua
ed il passaggio. Di qua
solo l’involucro di là
oltre la cenere
un sentire di fronde
dà la misura.

 

Ritorna ai luoghi
in veste nuova l’ombra
e gli occhi gli occhi
la voce l’argentino trillìo
come il canto promesso
mattutino
d’ogni mattino alto più in alto.

 

*

 

      Via Senese 55

 

Un palazzo di tre piani
con le porte tutte aperte
noi ragazzi c’entravamo
a beccar le provvigioni
sopra i mestoli fumanti.
Le signore petulanti
cucinavano sì bene
e gli abbracci trepidanti
ci scaldavano le pene.
Quel palazzo d’oggidì
ha le porte tutte chiuse.
Le signore non ci sono
stanno fuori
e lì dentro casa mia
(ho richiesto l’intervento
per vedere – la follìa- d’un ricordo
in un momento) la signora
che non c’è ha risposto col silenzio
-niente accesso- La memoria
se la vuole già scordare
ma a me sembra sia uno sgarbo
quello di non farmi entrare
a colmar con uno sguardo
quel bambino che c’è in me.

 

[Il sito di Liliana Ugolini]

 

***

7 pensieri riguardo “San Miniato (e altri versi)”

  1. nel leggere, percependo, il SAN MINIATO e le sottilissime allusioni che la Poeta L. U. dona a chi ausculta, un a voce interiore riaffora alla memoria: in un lontano inizio sera di un inverno gelido, lì, a san miniato, non c’era nessuno tranne alcuni monaci solitari ed io.. e Loro iniziaroino un canto gregoriano accompagnato dal suono di un organo immaginifico e fu “poesia”, “poesia” che ritrovo nella bravura di L. Ugolini a cui va il mio più sincero plauso..
    r.m.

  2. non conoscevo liliana ugolini
    poesie notevoli e profonde di pensiero
    Poche rime ma dense di significato

    mi piace ad esempio, nella prima poesia, S Miniato, la rima, densa di significato, tra sapiente e recipiente e tra daffare e piazzale.

  3. Grazie a tutti per la lettura e i commenti.
    Un grazie particolare a Liliana Ugolini per i suoi testi e la sua presenza.

    fm

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