La dimora del tempo sospeso

BUON ANNO, BUONE COSE E BUONA VITA A TUTTI.

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Si minore

Marco Ercolani

Si minore

Dai taccuini di Alban Berg, autore del Woyzeck (1929)

Come mi chiamavano una volta? Musicista di semitoni, amico discreto della morte, concertista struggente… Eppure la musica che amavo di più erano i furenti Lieder di Wolf: adoravo le complessità del suo pianoforte, perché aveva radici profonde, armonie brahmsiane. Ma Wolf avrebbe dovuto abbassare la voce. Solo bisbigliando si può avere l’illusione di intraprendere un viaggio. Continua a leggere Si minore

Gadda, Carlo Emilio (VIII)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

16-12-1986

Occorre non soltanto percorrere l’interno dell’opera gaddiana, quanto anche porsi all’esterno e scrutarla dal di fuori. Nel momento in cui egli esce dall’ombra, dall’isolamento, egli farà parte, e anche parte notevole, della rivista fiorentina Solaria; è certo ch’egli ancora condurrà un’esistenza pressoché randagia, ma è altrettanto certo che quel luogo, non soltanto quello figurato dalla rivista, ma anche quello geografico di Firenze e della Toscana tutta, che quel luogo diverrà un epicentro: al contempo, egli stesso diverrà una parte estremamente attiva d’un progetto comune e proprio della rivista. Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (VIII)

EffeKappa

Franz Krauspenhaar

A una prima lettura, sembra che l’intero far poesia di K sia drammatico, in quanto drammatica ne è l’origine: stupore e ribellione di fronte all’orrore del mondo. Poi, e velocemente, tutto si capovolge, il drammatico diventa la grammatica che definisce un mondo costruito da un ego spropositato che trancia via ogni fede precedente, fiducia, senso reale del tempo o regola di viaggio.
     Egli “emana” intendo quasi fisicamente, non la visione che ognuno ha dell’universo con i vari rapporti umani e sentimentali, bensì una qualità di mondo utile a che lui solo possa soffrirne, sopportarlo e parlare. Disperarvisi dentro, nella fedeltà dichiarata a se stesso che quella rappresentata sia l’unica Terra possibile. E fa poesia. Continua a leggere EffeKappa

Un’altra Praga (XI)

Sergio Corduas
Francesco Jappelli

Quello di Francesco Jappelli e Sergio Corduas è un percorso inedito, un viaggio non solo fotografico, in una Praga “né magica, né tragica”, ma “altra” dagli stereotipi di una certa retorica letteraria e dall’immaginario collettivo che gravitano da sempre intorno a questa città. 31 immagini scattate tra il 1983 e il 1988 che rivelano una Praga come spazio urbano quasi completamente svuotato dall’elemento umano. Scorci di strade solitarie, edifici decadenti ma integri nella loro antica regalità, inquadrature in bianco e nero, quasi radiografie, dell’anima complessa di una città assorta sotto un cielo onnipresente e diafano. I testi di Corduas [scritti tra il 2009 e il 2010 – ndr], affiancati alle immagini, analizzano con conoscenza profonda e particolare sensibilità quanto la pellicola non può dire, contribuendo a rendere più viva l’interpretazione originale di “un’altra Praga”.

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Per il decennale di Zibaldoni e altre meraviglie

Il 22 dicembre 2012 – tra un anno esatto – Zibaldoni e altre meraviglie compirà dieci anni. […] Il cosiddetto web letterario, rispetto ai tempi in cui vi approdavamo noi, è profondamente mutato. Nei primi anni del XXI secolo era un luogo aperto e sconfinato, una potenza pressoché assoluta, improvvisato e sbandato, ma ricolmo di promesse e avventure, terra di conquista per chi aveva delle idee […] Oggi il web letterario è un’altra cosa. Non solo è tecnologicamente evoluto, sovraffollato e sempre più socializzato, ma quasi tutto specialistico – oltre che perfettamente controllato e prevedibile. Vi dilaga il professionismo letterario e universitarizzato (assente ai tempi pioneristici), e vi manca l’aria a causa dell’invasione del marketing del leggere e dello scrivere ispirato al Design dell’Attualità. Non è un caso che l’ultimo movimento letterario italico attivo nel web sia un movimento di professionisti e talent scout più o meno già affermati e inseriti in case editrici, università, etc. […] L’ingresso nel web del professionismo letterario ha messo pesanti sigilli a porte e finestre che dieci anni fa erano ancora sbattute da un vento selvaggio e meraviglioso. E poi i siti delle scuole di scrittura, degli Autori, dei Sindacati degli Scrittori, delle case editrici, delle agenzie letterarie… […] Abbiamo vissuto dieci anni in mezzo a questo turbinio dialogante, e abbiamo imparato molte cose. Adesso l’aria si è fatta stagnante, pesante, ed è forte la sensazione che ormai la letteratura alligni (se ancora alligna…) da tutt’altre parti che nel web attuale professionalizzato, sindacalizzato e markettizzato. Bisogna dunque spostarsi, svariare, cercare altre strade.

(Leggi l’intero articolo di Enrico De Vivo
sul sito di Zibaldoni e altre meraviglie)

Gadda, Carlo Emilio (VII)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

11-12-1986

Nel “Racconto” viene a profilarsi la certificazione, l’arrivo della questione della scrittura di quegli anni. Molto si deve al critico Dante Isella per la sistemazione di questi appunti, di questi frammenti di cui è composto, come molto gli si deve per la sistemazione di tutti gli autori della cosiddetta ‘linea lombarda’: egli è difatti il massimo competente di questa cerchia d’autori lombarda. Il “Racconto” aveva come titolo primo ed originario “Cahier d’études”, e consta di tre quadernetti, di cui il primo è di novantotto fogli, preceduti dal foglio ‘A’ e seguiti dai foglj ‘Z’ ed ‘extraZ’, il secondo è di centosettanta foglj ed il terzo di quarantasette: questi quadernetti contengono scritti varj degli anni che vanno dal 1924 al 1927. Solo il primo reca l’intestazione “Cahier d’études”, titolo che forse tende a giustificare e a ordinare la materia trattata; in esso vi si scrive Continua a leggere Gadda, Carlo Emilio (VII)

Ultime glosse sull’Ambiguo

Massimo Sannelli

Io non so chi ha ucciso Pasolini. Alcuni nomi sono stati nominati e pubblicati: segno che questi nomi non sono più essenziali. Pino Pelosi (Io so… chi ha ucciso Pasolini, Vertigo 2011) scrive di sapere chi ha ucciso Pasolini, non sa perché sia stato ucciso, e il punto è questo. Mazzoni, Riccio e Ruffini pubblicano Nessuna pietà per Pasolini (Editori Riuniti, 2011), in cui appare una pista catanese, contemporaneamente marchettara e neofascista (e il libro ha il merito di riesumare una buona testimonianza sul “ragazzo biondo”, ultimo compagno, che non è Pelosi).

Fino ad oggi, Pasolini è morto per rabbia sadomaso, per il petrolio di Petrolio e per l’ENI, per eliminare il Tiresia corsaro, per una rapina finita male; e poi: per caso, senza moventi e senza scopo, come sostiene Pasquale Misuraca; per programmazione mitica, come sostiene Giuseppe Zigaina; per gelosia intellettuale, come in Ho ucciso un poeta di Giovanni Heidemberg (Pequod, 2005).

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Mangiate di meno

Larry Massino

Nel porcile c’erano due che stavano sempre da parte, che dagli altri del branco venivano considerati fanatici, perché grugnivano con ritmo ricercato, leggevano appartati per ore, a sera danzavano sulle punte degli affusolati zampetti. Venivano considerati altezzosi anche perché riprendevano, con aristocratiche occhiate, le scorrettezze dei più maleducati, di solito i giovani, che si ingrifavano per un nonnulla e diventavano osceni. I due nobili suini, bisogna dire, venivano da tutti rispettati, come si fa con la gente di alto rango, anche se dietro le spalle venivano chiamati maliziosamente il Vecchio Maiale e la Vecchia Maiala, alludendo forse alla loro gioiosa sessualità, comunque mai sfrontata, non certa alla stazza. Continua a leggere Mangiate di meno