Nomi e cognomi

SAMB MODOU e DIOP MOR:
trucidati dall’odio razziale
in un paese dove la xenofobia negli ultimi anni
si è fatta sistema e istituzione.
Venivano da una terra nella cui lingua non esiste la parola STRANIERO.

L’ANTIRAZZISMO SIA IL SEME DI UNA NUOVA RESISTENZA.

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Razzismo e responsabilità della destra.
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20 pensieri riguardo “Nomi e cognomi”

  1. Moustapha Dieng ancora non sappiamo se ce la farà ma ancora non è morto. Ieri avevo scritto Si chiamavano Samb Modou 40 anni e Diop Mor 54 anni e usato la prima immagine di Claudio Sala, vedendo la seconda che mi ha inviato l’ho avvertito, come sto facendo con te, ci sono dei commenti chiarificatori nel merito… Siete due persone carissime che stimo e a cui voglio tanto bene. Restiamo uniti ed umani.
    http://www.reset-italia.net/2011/12/13/rognetta-italia-razzista-nazifascista-firenze/
    Doriana Goracci

  2. Grazie Doriana, e allora speriamo con tutto il cuore che Moustapha ce la faccia davvero – e che viva anche per noi, per ricordarci sempre cosa abbiamo permesso che questo paese diventasse.

    Ciao, un abbraccio.

    fm

  3. Sono tempi bui i nostri, di grande decadenza morale e di degrado a vari livelli, in più ambiti. Ciò ci rattrista maggiormente della crisi economica perchè questo è un problema materiale, delle borse e, per riflesso,delle case, dei cittadini; mentre la mancanza di valori umani è un vuoto più profondo che ci abbrutisce e che. ci spersonalizza. Una volta abbandonato il concetto di persona, di essere umano e, dunque, il rispetto e la convivenza pacifica cosa rimane?!

    Rosaria Di Donato

  4. L’avevo già detto e non mi piace ripetermi, ma qui ci sta bene: restiamo umani è uno slogan sbagliato, perché è in nome dell’umano che si fanno certe schifezze. Bisogna dire diventiamo DISUMANI, superiamo l’umano, combattiamo il loro feroce umanesimo. Umani troppo umani…

  5. “Restiamo umani” non è uno slogan, è un imperativo etico, più che mai necessario oggi in cui la disumanità sembra prevalere sull’umanità. Purtroppo ci sono già fin troppi uomini disumani, e sbagliata semmai è la citazione nietzschiana di Larry Massimo: non meno ma più umano era l’oltreuomo di Zarathustra. Non solo, quindi, è necessario restare umani ma anche diventare più umani, non meno ma più umanesimo è necessario…finché siamo in tempo.

  6. Credo che al di là della diversa sostanza “nominalistica” con la quale esprimiamo le nostre considerazioni, ci accomuna il medesimo sdegno, la medesima tensione al superamento di uno status quo che ci umilia, tutti, nel profondo: nei nostri valori, nelle nostre convinzioni, nelle nostre speranze.

    Credo anche, però, che è giunta l’ora di uscire fuori dalla denuncia e dallo sgomento cartaceo o virtuale e di darsi da fare “realmente”. La *cultura* – e in ciò Larry ha pienamente ragione – in tutto questo ha responsabilità pesanti come macigni: incapace, come è stata e com’è, di proporre, di interpretare, di fare argine: tutta tesa, invece, anche nei suoi rappresentanti apparentemente più “insospettabili”, a ritagliarsi fette più o meno grandi di potere: ad autonominarsi, come fanno omettini sé-dicenti teorici o rivoluzionari (date un’occhiata ai blog “che contano” e ve ne accorgerete subito) unici depositari di chi sa mai quale verbo a venire…

    fm

  7. @Sguerso

    non ho affatto citato Nietzsche, ma se vuole lo faccio, facendo dimostrare al baffuto quello che è incontestabile: è in nome dell’umanesimo che si svalorizza e si priva di qualunque significato la vita (e in nome della cultura la cultura). Infine, io non ho mai detto che bisogna essere meno umani, ma dis umani, che vuole indicare dis tacco, allontanamento da questa orribile umanità di nostri concittadini se dicenti civili che investono l’energia politica in cazzate di dignità e qui e là e lasciano crescere indisturbato il razzismo nella società. Se non lo sa glielo dico io: in Firenze, città di sinistra, c’è un razzismo tollerato; le forse dell’ordine pestano gli immigrati in centro, davanti a tutti, che si voltano dall’altra parte; se ti provi a intervenire vieni pestato a tua volta, magari arrestato. Questo è.

  8. Mi scusi, signor Massino, credevo che l’espressione “umani troppo umani” l’avesse presa di peso dal titolo della nota opera del “baffuto” (ma un tempo non era Stalin il “baffuto”? Mah, dovrò aggiornarmi). Quanto all’umanesimo, mi pare che lei lo confonda con la “retorica” o con l'”accademia” (con la quale ho l’impressione che lei non intrattenga ottimi rapporti, pur essendo – mi corregga se sbaglio – fiorentino), o comunque che gli attribuisca un senso privativo e, quasi, oppressivo, dando inoltre per “incontestabile” un concetto non univoco. Ma non mi sembra il caso ora di analizzare più di tanto le espressioni da lei usate. Salvo quella del “dis umano” e del “dis tacco”. Qui lei gioca con le parole, perchè ci può essere un distacco non disumano, mentre una persona disumana è spietata e feroce, e potrebbe persino non essere così distaccata come lei crede.
    Un cordiale e “umano” saluto da
    Fulvio Sguerso

  9. da anni e anni lavoro sul concetto di “cosmopolitismo delle idee” ed è concetto inclusivo di ogni possibile forma di cosmopolitismo di razze, culture, valori e via dicendo, trovando indecente chi si definisce antiebraico, antinero, antigiallo etc mi associo al dolore profondo che questo assassinio idiota provoca nelle coscienze di noi amanti dell’umanesimo..
    r.m.

    per francesco marotta: per mail ti invio il mio “ARTISTA ANTIGRAZIOSO” che, se lo ritarrerai opportuno, puoi inserire qui quale omaggio alla figura di j. roth, intellettuale ebreo a cui resto particolarmente legato..

  10. quando succedono fatti come questi penso che l’umanità è morta e sepolta ma, forse, è morta da molto tempo ed è ora che incominciamo a pensarne una nuova, e, come dice Francesco, incominciare a “fare” realmente qualcosa .

  11. Fare qualcosa.
    Distinguere fra cose importanti e cose insignificanti, fra uomini stronzi (poeti o non poeti) ed esseri buoni (poeti o non poeti), fra carnefici e vittime. La bontà non è solo debolezza o gentilezza, è anche non flettersi all’orrore.

    m

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