Per il decennale di Zibaldoni e altre meraviglie

Il 22 dicembre 2012 – tra un anno esatto – Zibaldoni e altre meraviglie compirà dieci anni. […] Il cosiddetto web letterario, rispetto ai tempi in cui vi approdavamo noi, è profondamente mutato. Nei primi anni del XXI secolo era un luogo aperto e sconfinato, una potenza pressoché assoluta, improvvisato e sbandato, ma ricolmo di promesse e avventure, terra di conquista per chi aveva delle idee […] Oggi il web letterario è un’altra cosa. Non solo è tecnologicamente evoluto, sovraffollato e sempre più socializzato, ma quasi tutto specialistico – oltre che perfettamente controllato e prevedibile. Vi dilaga il professionismo letterario e universitarizzato (assente ai tempi pioneristici), e vi manca l’aria a causa dell’invasione del marketing del leggere e dello scrivere ispirato al Design dell’Attualità. Non è un caso che l’ultimo movimento letterario italico attivo nel web sia un movimento di professionisti e talent scout più o meno già affermati e inseriti in case editrici, università, etc. […] L’ingresso nel web del professionismo letterario ha messo pesanti sigilli a porte e finestre che dieci anni fa erano ancora sbattute da un vento selvaggio e meraviglioso. E poi i siti delle scuole di scrittura, degli Autori, dei Sindacati degli Scrittori, delle case editrici, delle agenzie letterarie… […] Abbiamo vissuto dieci anni in mezzo a questo turbinio dialogante, e abbiamo imparato molte cose. Adesso l’aria si è fatta stagnante, pesante, ed è forte la sensazione che ormai la letteratura alligni (se ancora alligna…) da tutt’altre parti che nel web attuale professionalizzato, sindacalizzato e markettizzato. Bisogna dunque spostarsi, svariare, cercare altre strade.

(Leggi l’intero articolo di Enrico De Vivo
sul sito di Zibaldoni e altre meraviglie)

14 pensieri su “Per il decennale di Zibaldoni e altre meraviglie

  1. Molto interessante questo post,
    quindi nazione indiana nasce dopo? non lo sapevo.
    L’unico difetto del pezzo è che 10 anni sono pochini per cominciare già a fare la sceneggiata e a rimpiangere i bei tempi che furono, e l’eta dell’oro che non torna ;-)
    Malgrado questo banalissimo topos letterario comune ad ogni era, il pezzo è molto interessante e viene voglia di eliminare a forza i sigilli (che ci sono davvero) anche perché non è serio farsi indimidire da 4 professionisti che non dilettano e che cercano rifugio nel virtuale in fuga frustrata dal reale dove di professionale avevano ormai ben poco. Certo che se gli universitari hanno intenzione di riempire la rete dei loro tomi che nessuno leggeva e che soprattutto nessuno leggerà mai su schermo (tutto ha un limite), se hanno intenzione di sguinzagliare i loro paroloni come uno sciame di cavallette … noi li lasceremo ai loro traffici e … torneremo tutti a penna e calamaio …perchè passaggi del genere sono apocalittici e lasciano intatto veramente poco di di quello che c’era ;-),

    Hanno recentemente scoperto la causa scatenante di simile attivismo accademico, sembra sia colpevole un ricetrasmittore la serotonina.

    Un gruppo di ricercatori delle università di Oxford, Cambridge e Sydney – scrive il quotidiano britannico The Independent – avrebbe individuato in un neurotrasmettitore, la serotonina, la causa del repentino cambio di comportamento delle cavallette: da animali solitari e timidi, questi insetti si uniscono in sciami enormi, per ragioni per ora inspiegabili.

    Questo vale per le locuste ma temo che ‘sti neo-professionisti abbiano mandibole più voraci delle locuste e una spietata serotonina ;-)

  2. Un punto fermo, ai miei occhi, la consapevole rivendicazione-ricostruzione dei “precari dello spirito” che sa opporsi, in virtù di uno sguardo lucido, alla ppp (palude pseudo-professionistica).

  3. Georgia, non credo che il fenomeno di colonizzazione markettara della rete letteraria, violentemente in atto da un paio d’anni, abbia bisogno di tempi lunghi per essere “letto” e decodificato: è sotto gli occhi di tutti (almeno di “tutti” quelli che gli occhi ce li hanno ancora) ed ha già i suoi cantori e i suoi storiografi ufficiali – oltre alla pletora di “aspiranti” che affollano il colonnino dei commenti dei blog “che contano” e che rilanciano sui vari social network “cotanta” produzione intellettuale. E fa veramente senso (almeno a me lo fa) vedere finissimi dicitori e pensatori, che fino a un anno fa avrebbero vomitato al solo sentir parlare di “rete letteraria”, mobilitarsi per l’occupazione “militare” del territorio e dettare le regole del “nuovo corso”: una su tutte: che non c’è “arte” e “letteratura” fuori dai recinti costruiti da “cotali” mani.

    E non vedo nemmeno “rimpianto dei bei tempi che furono” nelle parole e nelle proposte di De Vivo, visto che l’invito ultimo che ci lascia è quello di “spostarsi e svariare, cercare altre strade”, esplorare nuove nuove possibilità.

    fm

  4. amici, innanzitutto auguri per un fervido anno 2011.
    come qualcuno di voi sa sono un pessimo internauta e ho ancora difficoltà a navigare in internet e nei blog letterari.
    ho avuto ospitalità da viomarelli e francmarotta e veramente ho incontrato tanta spocchiosità in altri blog letterari i quali, tanto per dirne una, non si degnano nemmeno di risponderti se puoi mandare qualcosa di tuo come post.
    circa l’accademismo letterario e le sue finalità pur comprendendo una qualche rilevanza ho sempre preso le distanze perchè si tratta di apparati di potere ma la cosa più deludente è stato pensare che la rete fosse un luogo di accesso libero per esaltare intelligenza e praticare il confronto senza discriminazioni preordinate.
    ci sono blog in cui non puoi nemmeno commentare e sei un nulla che si perde per gli altri ignari e un qualcosa che si incamera per i gestori. insomma, le delusioni ci sono e le responsabilità per fortuna attengono soltanto ad ognuno di noi.
    oggi occorre non fare accadere quello che è accaduto con la televisione, perciò più voci libere con tanto di nome e cognome ci saranno meno rischio di massificazione ci sarà.
    mia nonna diceva che per credere bisogna andare alla chiesa, per sapere chi sei e chi sono gli altri bisogna offrire se stessi.
    la fortuna di chi scrive sta nell’offrire, il potere, invece vuole, anzi pretende credenti.
    io non sono un credente. ancora auguri di buona vita a tutti, gaetano calabrese pronto a lasciare e mail pubblica e recapito completo, (ma credo di averlo già fatto in passato, qui :-)!

  5. Lunga e feconda vita ai progetti realizzati di Francesco e di Enrico, che hanno costruito due case nel web dove abito molto volentieri.

    m

  6. @ Francesco la colonizzazione markettara della rete letteraria è cominciata fin dall’inizio, insomma c’era gente che se la criticavi anche solo un po’, ti inviava subito i bravi a zittirti solo perché le tue critiche rischiavano di inceppare il meccanismo magico di far passare solenni boiate per capolavori ;-). Oggi (siccome nessuno è scemo per sempre) quel sistema rende un po’ meno, quindi ti lasciano criticare, ma ora sono in ascesa i kritici, anche se per loro la vedo più dura ;-)

    @Viola, per forza che l’aria è noiosa. L’accademia (a parte rarissime eccezioni) quando esce dai suoi recinti regolamentari, ed esporta il suo linguaggio in campi aperti, è mefitica, è la morte civile oltre che letteraria, distrugge ogni forza creativa, ogni vera innovazione, ogni fantasia in libertà ….
    Ad ogni modo secondo me Del Vivo sbaglia (o meglio esagera), basta aspettare e si autodistruggeranno da soli. Non basta essere seguiti dai portaborse per farcela, o meglio basta, ma solo se si resta nel proprio territorio protetto, dove esiste il meccanismo del do ut des ;-).
    Insomma o il mare aperto della rete cambierà l’accademia (e sinceramente non so se sarà un bene, l’accademia ha un suo preciso compito e funzione) oppure i siti degli akkademici (votati alla sola promozione e vendita di se stessi) e degli editori (votati alla promozione e vendita dei soli amici) diventeranno siti per la pubblicità e per scaricare suonerie, così giusto per arrotondare lo stipendio ;-).
    Certo c’è il pericolo che nascano (se già non sono nate) scuole private di kritica (solo la parola mi fa venire l’orticaria) pubblicizzate tramite la rete e i cosiddetti ex-lit-blog (che diventeranno meri megafoni), come sono nate in passato scuole di scrittura creativa, ma a logica direi che non avrebbero vita lunga. Il critico si forma altrove e poi chi dovrebbe frequentare ‘ste scuole? davvero c’è gente che sogna di essere un critico (come sognava di essere uno scrittore e per questo pagava i corsi?), sognare di essere uno scrittore è plausibile (fa parte dell’atmosfera del sogno) ma sognare di essere un critico è un incubo :-). Quella del critico è una professione non un sogno.
    Sognare di essere ballerine fa parte del sogno di ogni bambina, ma se le stesse bambine sognassero di fare i professori di ginnastica …beh probabilmente le porterebbero dallo psicanalista.
    E’ chiaro che le improvvisate scuole di critica sarebbero funzionali alle vendite dei libri, e quindi frequentate da gregari con il compito di condizionare sulle letture da fare e soprattutto sull’acquisto di libri visto che i recensori non hanno ormai, da tempo, più alcun potere reale e quindi non sono neppure quotati sul mercato.
    Con “buone” scuole che riportino i polli nel pollaio, ci sarebbe forse una nuova giovinezza per tutti loro.
    La rete si farà carico di promuovere questo potere che vale solo se è in mano a pochi? Io penserei di no. La rete per sua natura non dovrebbe permettere che vengano alzati muri, però …
    Chissà che sarà di noi … lo scopriremo solo vivendo

  7. So che per tanti risulto essere uno dei noiosi. Sono arrivato tardi, nemmeno due anni fa. Frequentando a fini conoscitivi il letterativo internettiano, che avevo immaginato libero e spregiudicato, mi sono imbattuto in questa feroce colonizzazione a fini di dominio (e di carriera…), in questi cani da guardia del prodotto letterario, cani che notoriamente leccano… e abbaiano… leccano chiunque ritengano favorevole all’ottenimento del proprio pasto… e abbaiano a chiunque temono faccia il contrario (più di tutto i leccatori abbaiatori temono lo spirito critico, sopra di tutto se espresso in forme umoristiche: questo vorrà dire qualcosa?). Difficile dunque non condividere le parole di De Vivo, ché i precari dello spirito mi interessano di più dei precari dell’Accade mia(o) e de ‘O Sistema Editoriale. Lo stesso quelle di Francesco Marotta, che secondo me hanno solo il limite di essere emesse coi denti molto in fuori, invece che con necessaria leggerezza, e rilassatezza… Quelle di Zibaldoni, per esempio, che è il sito che più soddisfa i miei bisogni di parificarmi con la più avanzata sensibilità scrittoria, quello che più mi ha motivato a non mandare al diavolo tutti i lecca post eriori (anche certi funamboli rock amboleschi che fanno ciò con il proprio) e quasi tutti i post a tori medesimi.

    Dato che ci sono, a consegnar pagelle, faccio una leccata anche io e dico che pure questo sito merita (non fosse altro perché dà considerazione e rilievo alla mia eccellente produzione pr osativa…), ma si occupa prevalentemente di alchimie poetiche, alle quali mi sento estraneo e dunque incapace di esprimer giudizi: mi ci vuole ancora tanto a parificarmi con esse, per via che troppo presto le abbandonai (non per giustificarmi, ma non potetti fare diversamente).

  8. leggo solo adesso i commenti, me ne scuso, sono stato poco bene. grazie, comunque, a francesco per la pubblicazione e a tutti gli intervenuti, che, seppur in maniera diversa, mi pare abbiano mostrato interesse per le questioni poste (e non era scontato).
    avevo scritto quel pezzo – mi rivolgo a georgia – senza alcuna nostalgia dell’età dell’oro (francesco l’ha chiarito bene, mi pare). è strano, tuttavia, che uno dei commenti più interessanti che mi sono arrivati dagli amici facesse riferimento proprio al fatto che, al pari di altri fenomeni, anche quello che io chiamo “web letterario” abbia mostrato il meglio di sé nella sua fase aurorale. mi sembra un’ipotesi da considerare. in fondo, potrebbe corrispondere all’idea vichiana dell’età degli eroi e dei poeti (che si opporrebbe a quella attuale della… “ragione spiegata”) – età creatrice per eccellenza.
    poi ho usato un tono un po’ triste in questa lettera, è vero, e la tristezza è sempre disdicevole, almeno per me, che generalmente sono un tipo allegro. ma triste è la situazione, e su questo credo siamo d’accordo un po’ tutti. in ogni caso, direi che c’è ancora molto da fare e da cercare. anche perché (come mi ha scritto un’altra amica dall’america) “la letteratura libera non è emarginata, incompresa, bistrattata. E’ difficile. E’ dura, nascosta, inarrivabile. […] Come i partigiani in tempo di guerra. Mica si nascondevano per essere snob o elitari… ma per difendere qualcosa che avevano caro”. chissà, magari viviamo già nascosti anche noi, e non ce ne accorgiamo.

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