Persona e comunità umana

Rosaria Di Donato

Giovambattista Vaccaro
Persona e comunità umana in Paul L. Landsberg
Mimesis, Milano 2006

     Nell’ambito dell’opposizione tra personalismo ed intellettualismo il nome di Paul Ludwig Landsberg occupa un ruolo fondamentale. Filosofo ebreo del Novecento, morto in un lager nazista nel 1944, fu allievo di Scheler, amico di Unamuno, collaboratore di Mounier, studioso di Agostino, Pascal e Kierkegaard. Conoscitore del platonismo e della filosofia medievale ma, anche, dell’esistenzialismo heideggerriano con cui elabora un confronto teso a delineare la possibilità di una ricomposizione della comunità umana a partire da un’idea di persona costruita su basi antropologiche fortemente connotata da valori etici.

     Paul L. Landsberg si può, a ragione, considerare uno dei maggiori esponenti dell’antropologia filosofica e del personalismo e, anche se il suo nome non è ancora noto ai più, certamente questo scritto di Giovambattista Vaccaro ne ricostruisce il profilo speculativo e contribuisce alla valorizzazione delle sue posizioni, maturate nel travagliato periodo della cultura europea tra le due guerre, ma, indiscutibilmente, attuali.

     L’uomo di Landsberg è distante dall’uomo di Hobbes, per citare un esempio illustre, migliaia di anni luce: la differenza speculare tra i due è a dir poco abissale, anzi, per usare un termine caro al pensiero del Novecento, si può considerare epocale. Infatti, se l’uomo hobbesiano risulta essere privo di qualunque connotazione finalistica e sprovvisto di una qualsivoglia propulsione benevola verso gli altri individui, l’uomo landsbergiano è esattamente il contrario. Ciò che lo anima è una profonda misura di eccedenza rispetto al suo ambiente ed una definizione antropologica in funzione della fondazione di un’etica della comunità umana.

     Già Scheler in La posizione dell’uomo nel cosmo(1), nell’interrogarsi sulle specificità che distinguevano l’uomo dall’animale, aveva respinto le tre concezioni tradizionali: quella giudaico-cristiana, che definisce l’uomo in base al suo posto nella creazione e al peccato originale; quella greca antica, che lo definisce in base al logos; e quella delle scienze naturali moderne, che lo definisce in base alla sua maggiore complessità evolutiva che gli conferisce una serie di caratteri fisici particolari, come la stazione eretta o il pollice opponibile. Al loro posto, il padre dell’antropologia filosofica proponeva una “concezione essenziale” nella quale il termine ‘uomo’ designa un insieme di caratteri che si oppongono al concetto di ‘animale’ in generale e che non può assolutamente essere considerato come il frutto di una evoluzione naturale della vita: tale principio viene definito ‘spirito’ ed il centro della sua manifestazione è la ‘persona’(2).
Mentre l’animale è costantemente immerso nella dimensione biologica, lo spirito, in quanto volontà pura, è in grado di compiere un processo di derealizzazione mediante il quale, inibendo le tendenze pulsionali, diventa l’‘asceta della vita’, colui che sa dire di no, l’eterno protestante nei confronti di ogni realtà meramente effettuale.

     In seguito Gehlen mostrerà come nell’antropologia filosofica si faccia progressivamente strada una tendenza a definire la peculiarità dell’uomo a partire anche dalle forme specifiche della sua socialità(3).

     Landsberg, allievo di Husserl e studioso dei mistici spagnoli, solo in parte si muoverà sulla strada indicata da Scheler, per approdare ad una sociologia della conoscenza che intende superare il rapporto di causa ed effetto e che sia piuttosto storica che logica, e che possa restituire al problema della verità la sua autonomia rispetto alle circostanze ed agli avvenimenti sociali. Landsberg è infatti fortemente convinto che “l’esistenza umana… è sempre… esistenza sociale”(4): a tale proposito, il platonismo e Socrate saranno emblematici.

     Anche Agostino e la rivoluzione cristiana porteranno a coniugare lo spiritualismo conquistato dalla tarda antichità con un comunitarismo, inteso però cristianamente, come solidarismo delle persone.

     L’eredità agostiniana segna, secondo Landsberg, nella storia del pensiero occidentale un’opposizione all’anarchia della modernità e, muovendo dall’esperienza interiore dell’insufficienza del proprio essere, scardina il soggetto dal cogito legandolo all’esistenza come persona, come unicità ed originarietà che solo la fede rivela lasciando emergere l’inadeguatezza della ragione. L’antropologia filosofica, pertanto, non costituisce un nuovo ambito della filosofia o una ontologia regionale, ma “il nostro aspetto attuale della problematica filosofica fondamentale”(5).  L’autocomprensione globale dell’uomo diviene il punto cardine della ricerca poiché “L’uomo sperimenta se stesso come unità esistenziale, anche dove si sperimenta come scisso; anzi, questa scissione senza l’unità fondante perde il suo senso”(6). L’antropologia filosofica è enormemente distante dall’antropologia naturalistica e ruota intorno al “concetto d’essenza dell’uomo”(7).

     La Wesensanthropologie rivolge la sua indagine al modo d’essere particolare dell’uomo nel tutto, ossia nella trama delle relazioni in cui si trova: un po’ come, pochi anni prima, Heidegger aveva definito l’uomo come l’unico essente interessato al proprio essere. “L’antropologia è storica come ogni creare umano”(8) ed è in conseguenza di ciò che l’autocomprensione non appartiene all’uomo come una proprietà o come un possesso, bensì come un compito. La domanda sull’essenza dell’uomo è la domanda filosofica originaria: “Nel corso della nostra vita si scopre che noi siamo affidati a noi e dobbiamo diventare chi siamo… Misteriosa è la peculiarità della persona…”(9).

     L’autocomprensione umana conduce ad un’umanità sempre più integrata, sempre più lontana dal mondo animale, sempre più cosciente di sé e spiritualmente evoluta, distante da qualunque ideologia razziale. La nozione di ‘persona’ che Landsberg vuole raggiungere è lontana da una definizione della persona stessa in termini biologistici, o, più in generale, in termini fisico-naturalistici. Per questo la distinzione tra la nozione di individuo e la nozione di persona è fondamentale. Il discrimine tra le due nozioni è costituito dal senso che in esso assume l’evento morte(10). “Questa esperienza della morte del prossimo è singolare ogni volta che si compie… Ogni morte è unica, come il modo di essere presente di ogni persona”(11). Palese è il richiamo ad Heidegger, ma Landsberg è più vicino a Kierkegaard che al pensatore tedesco. L’esistenzialismo di Landsberg è, infatti, intriso di speranza, non di espoir, bensì di espérance: la speranza di poter realizzare la propria personalità oltre il limite della morte. La comunità è il luogo in cui la persona si umanizza, divenendo personalità insostituibile, al di là di tutte le tentazioni di fuga dal reale e di illusoria autorealizzazione nel ripiegamento sulla sfera del privato. E’ la dialettica tra individuo e comunità che viene ad assumere un valore definitivo per la coscienza personalista, piuttosto che la spontaneità, piuttosto che la ricerca di un’originalità stremante, individualizzante, individualistica.

     “Noi definiamo… l’idea di pace seguendo la tradizione agostiniana: un insieme esistente si trova in pace quando realizza un ordine interno nella coesistenza di parecchi esseri differenti”(12). L’uomo landsbergiano si dà il compito di divenire una rete di solidarietà, di simpatia nel teatro da costruire e da conquistare con gli altri, non come semplici spettatori, bensì da attori: l’ontologia si rivela insufficiente e l’etica assume un ruolo primario, fondamentale riguardo alla constatazione dell’imprescindibilità dell’interrelazionalità nella definizione ontico-ontologica dell’esserci umano. La distanza da Heidegger è ormai notevole: Landsberg offre alla riflessione sulla crisi del Novecento un contributo animato dalla volontà di superare tale crisi prospettando una nuova dimensione della comunità umana che si allinea con il pensiero di autori quali Lévinas, Lowith, Patocka, Adorno, Sartre.

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Note

(1) M. Scheler, La posizione dell’uomo nel cosmo, trad. it. Milano, Angeli, 2000, p. 85.
(2) Ivi, pp. 108-109.
(3) Cfr. A. Gehlen, L’uomo. La sua natura e il suo posto nel mondo, trad. it. Milano, Feltrinelli, 1983.
(4) P. L. Landsberg, Teoria sociologica della conoscenza (1931), trad. it. Napoli, Ipermediun libri, pp. 83-84.
(5) P.L. Landsberg, Einfuhrung in die philosophisce Antropologie, Frankfurt/M., Klostermann, 1960, 2, p. 49.
(6) Ivi, p. 12.
(7) Ivi, p. 16.
(8) Ivi, pp. 45-46.
(9) Ivi, p. 199.
(10) P. L. Landsberg, Il silenzio infedele. Saggio sull’esperienza della morte, trad. it. Milano, Vita e pensiero, 1995, p. 26.
(11) Ivi, pp. 30-31.
(12) P. L. Landsberg, Réflexions pour une philosophie de la guerre et de la paix, «Esprit», oct., nov., déc. 1939, ora in Problèmes du personnalisme, a cura di J. Lacroix, Paris, Ed. du Seuil, 1952, p. 161.
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8 pensieri su “Persona e comunità umana”

  1. “è filosofia seria, per la quale provo rispetto” scrive Max Horkheimer a Paul Ludwig Landsberg in una lettera del 26 febbraio 1936 dopo aver letto “L’esperienza della morte”. Landsberg aveva pubblicato in Spagna il saggio “Experencia de la muerte”, che amplia poi nella stesura francese (dopo l’avvento di Franco Landsberg lascia la Spagna) con il titolo “Essai sur l’expérience de la mort”,
    La mia riconoscenza a Rosaria Di Donato per la sua lettura puntuale, chiara e documentata, efficacissima introduzione a Landsberg, e a Francesco Marotta che la pubblica qui.

  2. non oso entrare nel merito di questo articolo, a firma della de donato, per complessità e acutezza ma, in ogni caso, stimola intellettualmente e fa meditare sui tanti esseri umani che furono assassinati dai nazifascisti con crudele determinazione: sto leggendo una biografia di cui poi invierò imago..
    r.m.

  3. Ringrazio Anna Maria, erremme, i cittadiniprimaditutto e coloro che vorranno leggere per l’attenzione e la stima che ricambio enormemente.
    Un saluto particolare a Francesco Marotta e a tutti i curatori dei blog che frequento per il loro impegno, la loro disponibilità nel diffondere le idee, la cultura, il dialogo.

    A tutti auguro un felice Nuovo Anno!

    Rosaria Di Donato

  4. Ad un certo punto si devono superare le barriere del pensiero, cercare in esso quali siano i termitai che mettono in collasso ogni fondamento che non abbia alla sua radice e al centro l’uomo, abitante attivo del cosmo, e quindi configurato in una enormità che lo smisura e lo ridimensiona al tempo stesso. Porsi in fieri con se sessi e maturare all’interno di un cammino, che non consideri gli altri come specchi, ciò che è il senso dell’esistere. Grazie Rosaria.ferni

  5. Un articolo profondo che aiuta a riflettere e a meditare sulla nostra condizione esistenziale. La sensibilità e l’acutezza di Rosaria sanno spiegare in maniera chiara e semplice concetti filosofici e ontologici relativamente all’essere “persona” o essere “umano”.
    Un caro saluto
    monica

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