Un’altra Praga (XI)

Sergio Corduas
Francesco Jappelli

Quello di Francesco Jappelli e Sergio Corduas è un percorso inedito, un viaggio non solo fotografico, in una Praga “né magica, né tragica”, ma “altra” dagli stereotipi di una certa retorica letteraria e dall’immaginario collettivo che gravitano da sempre intorno a questa città. 31 immagini scattate tra il 1983 e il 1988 che rivelano una Praga come spazio urbano quasi completamente svuotato dall’elemento umano. Scorci di strade solitarie, edifici decadenti ma integri nella loro antica regalità, inquadrature in bianco e nero, quasi radiografie, dell’anima complessa di una città assorta sotto un cielo onnipresente e diafano. I testi di Corduas [scritti tra il 2009 e il 2010 – ndr], affiancati alle immagini, analizzano con conoscenza profonda e particolare sensibilità quanto la pellicola non può dire, contribuendo a rendere più viva l’interpretazione originale di “un’altra Praga”.

Sergio Corduas / Francesco Jappelli
Un’altra Praga (Jiná Praha)
Milano, Edizioni Spazio 81, 2010

Nový svět (Il mondo nuovo)

     Tutti gli affetti da pragomania pragensis pragensis, quell’unica vera, nonché contrappasso della Zlatá ulička, “sanno che a Nový Svět, tra il Castello e la Loreta, c’era un balconcino con due teste polìcrome scolpite in legno da un anonimo pragòmane. Erano lì a mo’ di non superficiale ornamento di un vicolo d’angolo, una era di Jan Hus e l’altra di Jaroslav Hašek. Per quanto ne so io restano di loro le fotografie scattate da una praghese greco-austriaca (sic).” (1986)

     Nový svět precede nel tempo la Zlatá ulička, vi hanno abitato Keplero e Tycho Brahe ma nacque per poveri ed ebrei. Oggi ci sono molti colti ricchi e alcuni artisti. Švankmajer ha sostituito le teste con due teste proprie, non riconoscibili. Nel 1966, a sera, dalla finestra che vedete più bassa, illuminata, veniva suono di violino classico. Sotto la finestra, una signora molto bella pelava patate. Dietro, il violinista. E sulla porta, mi disse il fiammifero, “Niccolò Paganini”. Non ebbi il coraggio di scendere i due gradini e bussare. Lo giuro, e ho anche le prove.

     Non dico altro. Però la Pigrizia del Global Tourism protegge il Mondo nuovo: non c’è quasi mai nessuno.

(2009)

Hradčany, Černinská e palazzo Černin

     Quei selci, quei muri, le lampade a gas, tutto tutto sa di Nový svět e Mondo nuovo, che infatti prima dava nome anche a questa viuzza..

     Ma il conte Cernin era ambizioso e voleva un gran palazzo. Di questo orrore praghese largo 134 metri Jappelli sceglie una minima parte, e solo sopra la viuzza.

     L’orrore è necessario dovunque ci sia il bello. E’ come a Venezia, gli fa bene. L’imperatore Leopoldo nel 1673 andò a guardare il palazzo e lo definì una grande stalla senza portale. La famiglia Cernin non glielo perdonò mai. Del resto, volevano far concorrenza al Castello e poi quel conte era ambasciatore presso la Serenissima e forse lì gli offrì i servigi il Caratti, l’architetto. Che pensasse a Vienna?

     Che cosa pensa la Loreta, deliziosa chiesa-franciulla con carillon e tesoro, voluta da ben altro conte, che fronteggia, ma dal basso, il gigante presuntuoso? Probabilmente, al di là di tutto, guarda dentro la terrazza davanti al palazzone, perché lì dentro prima c’era un cimitero; oppure trapassa con lo sguardo la facciata e va dritta alla finestra sul retro dalla quale nel ‘48 si gettò (o fu defenestrato?) un fatale ministro degli esteri.

     Tra due luoghi di potere, viuzze salvatrici in nome di un mondo nuovo che ancora non c’è.

(2010)

***

2 pensieri riguardo “Un’altra Praga (XI)”

  1. é grazie a queste fotografie che abbiamo deciso di scoprire dove è si trova Nový Svět. Andiamo a Praga anche due volte l’anno, già avevamo imparato che le solite piazze e le solite torri erano per turisti “un tanto al kilo” e ci spingevamo nelle viuzze secondarie sempre con maggior interesse (eccezion fatta per Karluv Most che rimane un “must” che non perde mai lo smalto, anzi). Ed ecco appena dopo il castello, verso l’abitazione usata come location di Amadeus e i Miserabili e altre ancora, una strada che diventa stradina tutta sconnessa di ciottoli consunti e levigati. Sembra il Vicolo d’Oro dei poveri, case ad un piano e mezzo, colorate e sbiadite, case come di bambole di pezza. Se al castello la ressa era irritante qui di irritante c’è magari un’unica persona trovata lì per caso, smarrita che si chiede dove sia mai capitata. Anche la presenza di un automobile sembra un anacronismo, rovina l’estetica della fotografia, vorresti togliere inseme a quella anche altre presenze del nostro Nuovo Mondo per immortalare quel Nuovo Mondo di una semplice straordinaria bellezza che commuove

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