Poesie à la carte

[luce, luce è, piegata
luce assente che di assenza riluce
e sterza quando ti incontra]

 

Lisa Sammarco
Poesie à la carte (2011)

 

luce è

e poi qui c’è questa luce splendida
un cielo piccolino
folla d’aria e tu soltanto
l’unica nota stonata
l’unico ingombro a fare ombra
un albero, le sue foglie
le ultime in gara per l’autunno
panorama ingenuo         trasparenza
un refolo, vuoi dire non pare neanche vento!
e asciuga amara in bocca la saliva
ma è una cosa che passa solo fra voi:
tu, l’albero, le foglie il vento
e questo…
che è fra te e gli altri che è
quello che c’è fra gli altri e gli altri
e allora tu sei tu e anche gli altri insieme
                                         [ ,spazio, geometria,]
che non è materia facile da spiegare
se non sai da quale parte stai guardando
è qualcosa che somiglia alla in_____esistenza
non cambia nulla è questa soltanto la tua fortuna
o soltanto un’altra buona scusa

 

muoviti

superba presunzione si affaccia a volte
come le vecchie che qui
se ne stanno con i gomiti bianchi e crespi
poggiati sui davanzali
e hanno lo sguardo tanto fermo e alto e
si muove dentro
la forma puntuta di una assenza
e ha superato con un salto già il presente
per averne visti tanti
anche tu ne hai contati a mille, e mille, sbadigli
ninne nanne di “voce con__________/temporanea”
e allora ti accendi un’altra sigaretta e ti dilegui
nel fumo scavato      nel niente rarefatto
uno due tre quattro…
e riesci anche continuare a fare la tua parte, perdonarti

 

bestia motore

l’odore della carta stampata dei quotidiani
è l’unica cosa che ti ricorda veramente tuo padre
è un’inezia…
e lo sai che nessuno saprà capirti
ma la stanza col letto grande, lo slargo della strada
e il suo negozio e quel mucchio di notizie d’inchiostro
sparivano nell’aria
la riempivano d’occhielli rosa e neri
  no, non c’è per te un’altra maniera
la tua è una memoria olfattiva, da cagna:
certa poesia non ha il medesimo odore alza la zampa
piscia gli spigoli dei muri ti passa indietro in fretta

 

la nebbia nella tua bocca

in questi giorni
tanti sono morti, tanti,
si scavano fosse e si dipinge una resurrezione
già crepata, antichizzata,
e neanche di- ogni giorno è buono…-
ci si può più fidare quando anche la morte si accatasta
è così, ognuno toglie o aggiunge un po’ di morte all’altro
così anche la morte s’annulla
 in un estroso neologismo buttato via
in qualche verso
a te i funerali non sono mai piaciuti
che già ci sono tanti impercettibili istanti
 in cui ti fai crepa e testamento nel cuore di qualcuno
e anche se accade in primavera
ai funerali i fiori hanno tutto un altro profumo
ma dire fiori o addio è quasi un’abitudine

 

stamattina

l’hai fatto, a volte perché sentivi o  a volte per piacere
o forse perché anche tu volevi essere nel gioco
finché non hai iniziato a vedere il vizio delle strategie
e come il giocatore di scacchi
ti sei messa a prevedere ogni loro mossa e
ne hai contate a centinaia che puntuali venivano giocate:
era osceno tutto quel mercanteggiare
e anche se di tanto in tanto qualcuno entrava
agitando medaglie e bandelle
gridando- aprite le finestre,  per favore aria pura!-
era tutto inutile e si ritornava punto e a capo
tu sei uscita allo scoperto, e insieme a te
sono schizzati fuori bulloni molle e rondelle:
bianco o nero si vinceva sempre e tutti, come automi

 

avresti voluto iniziare così una tua poesia

ci sono cose che a te resteranno incomprensibili
come il fatto che su quella superba terrazza aggrappata al sud
ora non ci sia più nessuno
e adesso se ne sta come un vascello fantasma
sul dorso immobile della roccia
allora tu passi le ore ad immaginare
quale sensazione possa da lì dare la curva del cielo
quando se ne resta impigliata nell’inverno fermo del mare
e tu lì che quasi riesci a vederti mentre ci scorri dentro:
lasciati così, lasciati così gomitolo goffo nel tuffo –
se vuoi che tutta quella tenerezza rubata
tutta la carezza intera
di quella pelle grigio-azzurra, resti tua
anche se è adesso e il tempo è un verso
che fosse tuo tu lo hai solo immaginato, non vale niente

 

chiedi al mare

se leggo ancora una volta sangue non so cosa potrebbe accadere
magari potrebbe rendermi furiosa
com’è che si dice ecco sì -avere il sangue agli occhi- ecco sì, modi dire]
io comunque non ho dimestichezza con l’anatomia
so altre cose, so di distacchi
era luglio almeno così mi sembra di rammentare
cadeva a fiotti lo coloravo con l’acqua della doccia
per farlo chiaro, di un bel rosa autunnale
che poi è bella se la sai guardare quella stagione:
autunno:  una personalità malinconica e passionale
con vista sul mare
e poi so di certi obblighi mensili
e di leggende metropolitane    questioni di piacere
che qualcuno spaccia per amore____________mai visto
so del pulsare sotto pelle come un pensiero       buio
e poi i salti i tonfi
e qualcosa che ricominciava
una cascata ad ogni sguardo
contemporaneamente
quanto è lunga questa parola per l’idea
di racchiudere tutto in un unico momento
straordinariamente
quante volte è accaduto? era amore?
l’addensarsi rutilante sulle guance lascia dubbi a volte
e so poche cose che hanno tutta l’aria di essere
solo semplici aggettivi o vezzi, o forse troppe
anche per scrivere un romanzo
lo sapeva Arturo in qualche modo
-chiedi al mare- chiedi quanto
ne scorre dentro, il modo esatto per scriverne il colore

 

***

12 pensieri riguardo “Poesie à la carte”

  1. “Disimpegno” linguistico in uno con leggerezza calviniana , un mix che deve essere costato “una faticaccia” , come si dice a Roma .
    Il risultato premia , credo ampiamente , l’intelligenza e la sensibilità
    dell’ascolto , quantomeno quello interessato alla poesia tout court che “chiama ” senza fagocitare l’intelletto .e i suoi ineffabili neuroni .

    Con un Buon Anno a Lisa e a Francesco !
    leopoldo –

  2. ringraziando Francesco ringrazio Lisa che continua a far leggere qui i suoi versi che non devono essere tenuti al “buio”. sono molto belli. e mi andava di lasciarlo scritto.
    paola

  3. in un sito pubblicano testi degli anni *Zero* (nomen omen?) e una cosa in comune c’è (esclusa Biagini, credo): sono testi sensibili e onesti, manca completamente il suono. mancano gli spazi metrici e in nessun modo uno riesce a sentire una scansione marcata o *free*. sembrano testi tradotti da una lingua straniera in una lingua italiana media (penso al Milosz di Pietro Marchesani, morto anche lui, pochi giorni fa, e sit terra levis anche alla sua passione). ovvio che manchi il suono nel Milosz di Pietro; ma qui e ora?

    ieri scrivevo al “primo amico”,ritrovato: possibile che il *suono* si debba sempre cercarlo vent’anni, trent’anni prima? (in Rosselli, nel Paglia, in Roversi, in Vicinelli) (e in Giuliano Mesa, che invece è di trent’anni *dopo* e sapeva una decina di lingue e in questo mondo gli mancava il “timbrino” sociale, come dice[va] i’ .pPieri: e senza timbrino sociale Giuliano avrebbe potuto fare solo il bidello in una scuola). e qui il suono si sente. e in più sono scritture sensibili e oneste: cioè – finalmente – POESIE

    e diventano incredibilmente belle se lette a voce ALTA (una prova: la nebbia nella tua bocca)

    ormai firmo di solito con un bianco tra due parentesi… un glifo, ma riconoscibile. e GRAZIE di scrivere così (e grazie al buon udito di Francesco, sempre)

    aggiungo solo, per Lisa, che non conosco: non smettere di agire così, se i risultati sono questi. perché tutto concorre a far smettere, e c’è sempre questa tentazione demoniaca, il non creare più, il fermarsi, la proskínesis al Maligno: ecco, non fermarsi (lo dico anche a te, Francesco, Esilio di voce merita le stesse parole). e da Esilio di voce, ecco, anche qui suono e vita da leggere con la VOCE (e non importa se il lettore medio non ha la phoné del buon Carmelo, non è questo che conta, ora e qui). conta la salvezza di ieri, di oggi, e quella di chi verrà:

    guarisci il dubbio trafitto
    dall’ansia di essere riparo malattia
    a cadenze autunnali guarda gli sterpi
    che ti battono un’altra luce
    sui fianchi e nell’ombra che sale
    gioca il sogno di un confine
    sospeso la tua pelle si stacca aggiunge
    ore ai tuoi segni al graffio che resta
    dove togli parole
    ai tuoi occhi

    ci credete se dico che queste scritture – e il film di Grifi visto ieri, la Lacrima rimontata nel 2007 – mi hanno *salvato*? è la pura verità. io non sono forte, non sono capace di esserlo. so solo lavorare e ascoltare e resistere (male).

    uno dei poeti che ho nominato ebbe un momento terribile. a lui, lo salvò l’Aprèslude di Benn (devi saper lottare, devi immergerti). e rispose con una poesia che finisce con l’imperativo RESTA, detto ad un “amore mio” che è l’Altra, la donna che si chiamava M., ed è il Sé, l’intimo più profondo che non doveva morire *allora* e non doveva morire *così*, quando il sangue fece quadro appeso nell’ingresso. il suono dei sospiri diventa testo. dove il suono è alto, nasce il carmen, the spell, le charme – e si continua a vivere *umanamente*. grazie della salvezza di ieri, dunque. m.

  4. Innanzitutto auguri a tutti, e grazie per queste vostre parole. Un saluto particolare va a Francesco che ancora una volta mi ha dato rifugio in questo che è stato per me un anno ricco di tensioni e confusioni ma, fra queste e quelle di sicuro non mancheranno, essere qui in questo fine anno è un bel regalo, così come lo è questo vostro avermi letta. Grazie Massimo, AnnaMaria per aver letto e scelto, Leopoldo sì, uno dei miei intenti è sempre stato quello di aprire la poesia al “fuori”, e grazie a Carmine per la stima che ripone in me. Un abbraccio va a Paola per la gioia che mi ha data col rimpianto di non aver scritto quella breve auto-prefazione a questa raccolta che intendevo introdurre proprio con una sua poesia “900”, bellissima, bellissima poesia e bellissima bellissima la silloge che la comprende “Il sistema del diavolo”. Ecco se dovessi dire che cosa ha caratterizzato questo anno è stata la rinuncia a scrivere tante cose che invece avrei voluto scrivere, ecco perché ciò che hai scritto con la tua riconoscibilissima voce […] mi tocca particolarmente. Leggo anch’io, e la sensazione a volte è quella di essere entrata in stanze dove la poesia è appena uscita, e quel che resta ha l’essenza delle cose già dimenticate, e allora ritorno a quella che amo (perché io ho bisogno di toccare), e a cui non chiedo a quale generazione sia appartenuta né lei a me quanto spazio-temporale ci sia fra la mia realtà e il futuro.

    grazie davvero a tutti
    lisa

  5. La grammatica dei gesti che crea le proprie prospettive, l’equilibrio nell’incedere (ogni parola concede il suo sostegno) che conduce il passo. Una melodia, tenuta insieme da relazioni reciproche e misteriose, da riascoltare e ricantare, perché non si è consumata. La sorpesa della poesia: trovare nuovo ciò che da sempre appartiene, scoprirlo originale e, quindi, esattamente dove doveva essere.

    (Grazie per queste pagine e buon duemiladodici a Lisa e Francesco)

    Martina

  6. @ Lisa
    grazie Lisa. ricambio l’ abbraccio e condivido con amarezza il rimpianto. mi auguro avremo modo di stemperarlo insieme. sapere comunque che hai pensato a me alla mia scrittura e che tu lo abbia reso qui in chiaro mi onora. ancora grazie.
    paola

  7. Innanzitutto mi scuso con Martina e Paola del ritardo di questa risposta. Ringrazio dunque Martina per questa sua lettura che, come vorrei che fosse, coglie uno dei miei propositi: togliere staticità alle parole. A Paola vorrei dire che tu sei e resti per me Maestro, parola che preferisco all’ “educatore” di cui si discute in uno dei post successivi, termine che invece non prediligo perché a differenza del primo che fa semplicemente da tramite verso le infinite possibilità di aprirsi ad una personale sensibilità poetica il secondo sottintende leggi o regole già definite e che in un certo senso impone. È una differenza sottilissima ma poderosa e sostanziale.
    Io mi ritengo fortunata della possibilità avuta di dialogare e crescere leggendo i tuoi testi, è di questo tipo di apertura che parlavo prima, la stessa che ora sembra mancare quasi del tutto, citarne allora uno pubblicato tra l’altro da “Bollettino ‘900” è per me un onore. Sentiamoci presto, io ho sempre lo stesso indirizzo.

    Vorrei aggiungere un abbraccio a te Francesco e dirti che comprendo la tua stanchezza, la stessa che accompagna lo straniamento che ravvedo in tanti, e in me.

    grazie
    lisa

  8. sono attratta dalla luce quella che varca le parole che poi è quella del cielo che sta nel palmo della mano
    sento nella scrittura che fino a 10 minuti fa non conoscevo un muoversi in reciprocità, come uno snodo continuo, un percorso di attraversamento
    grazie

    elina

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