Epistola adversus oclocraticos

Dopo aver completamente colonizzato la rete letteraria, le truppe cammellate dell’invasione accademico-editoriale sono finalmente passate alla bonifica del territorio, che viene ormai battuto palmo a palmo per sgominare le ultime sacche di resistenza e distruggere definitivamente i santuari dai quali pochi fanatici irriducibili continuano a lanciare i loro deliranti proclami inneggianti alla libertà di pensiero e di critica.

Per portare a termine proficuamente, e soprattutto nel più breve tempo possibile, le operazioni (poeti e scrittori degli an(n)i zero, infatti, premono in impaziente attesa alle porte dei vari blog dell’impero, rivendicando, giustamente, lo spazio dovuto in cambio della loro azione di supporto – soprattutto linguistico), il “Comitato di Salute Pubblica” del web 2.0, d’accordo con i tenutari e (gl)i (auto)reggenti della “Sinistrina Frou-Frou di Feis-bukking & di Governo” di cui è una diretta esteriorizzazione, ha deciso di ricorrere (eccheccazzo! era ora!) all’artiglieria pesante: in campo dunque i pezzi da novanta, a cominciare dagli scrittori contemporanei più importanti (ne attesta ad libitum la qualifica il fatto che il migliore di loro, quello mandato coraggiosamente in avanscoperta con la sua incendiaria epistola, ha scritto finora un solo libro, ma vi assicuriamo che è piaciuto moltissimo ai suoi familiari e agli amici), che dalle pagine (in)gloriose dei quotidiani neo-regimental (li riconoscete dal fatto che sono praticamente indistinguibili dalla stampaglia fascio-catto-padana) arringheranno le folle e le guideranno nella giusta e sacrosanta crociata contro l’oclocrazia imperante, che continua a dettare legge nei commentari e impedisce, de facto, di spompinarsi pubblicamente in pace – tra simili e uguali, sodali, aggregati, cooptati ed eletti.

I risultati, a quanto riferiscono i rendiconti quotidiani delle nostre antenne sul territorio, i vari blog-cloaca che abbiamo disseminato in fotocopia ai quattro angoli della rete, sono, più che incoraggianti, veramente esaltanti: proprio ieri è stato catturato uno dei capi del movimento, il pluri-ricercato Ennio Abate, condannato, seduta stante, alla coazione a ripetere, a vita (che gli auguriamo lunghissima, così avrà più tempo per pentirsi e redimersi, il sovversivo!), i versi dei poeti-degli-an(n)i-zero-che-poi-siamo-noi-e-i-nostri-amici.

Rimane ancora libero, ma per poco, statene ben certi, il famigerato Larry Massino, sedicente presidente di una fantomatica quanto socialmente e culturalmente pericolosa “Accademia Inaffidabili”: la sua sede operativa è già stata localizzata, ne abbiamo anche le coordinate, che volentieri rendiamo pubbliche, frutto di lunghissime ricerche negli archivi, del prezioso contributo di delazioni provenienti dai siti-amci e di laboriosissimi appostamenti lungo le rotte che batte abitualmente in rete: http://accademia-inaffidabili.blogspot.com/.

Aspettiamo solo che faccia un passo falso, tipo andare a fare la spesa (dovrà pur mangiare, prima o poi) per prenderlo. E tutta questa inutile perdita di tempo solo perché il Comitato non ci ha ancora dato il via libera per fare allegramente irruzione nelle dimore private. Ma cambierà, vedrete, anche questo inghippo legalitario dell’ostrega sarà presto superato…

10 pensieri riguardo “Epistola adversus oclocraticos”

  1. del semi-mondo sappiamo qualcosa, non tutto, tra il *tutti coinvolti* e *in casa mia non ti voglio, sottobosco*. “litigo con te per darti la fama”, “i nostri litigi fanno audience” – esiste anche questo. esiste la cooptazione e il “mai con lui!”. puttana santa la poesia come il cinema per Fassbinder, casta meretrix come un’altra *cosa* che esiste *malgrado tutto*. il problema non è la puttana santa, ma i suoi figli…

    Catullo doveva diventare tutto naso e l’asino non può essere che tutto orecchio. ecco: il problema – a proposito di discussioni in cui il pluri-ricercato Abate si è coinvolto – è *quanta prosa*. davvero. quanta prosa c’è in questi anni zero, quanta prosa è tagliata in versi, da Benedetti in giù o in su (e scrivevo, o pensavo, o dicevo: sembra poesia di Milosz tradotta, si sente questo stile da traduzione degna, si sente il cuore sensibile che medita con altezza, ma il discorso è proprio *discorso*, politico, filosofico, biografico, ecc.).

    il problema della cosa prosaica è semplice: è certamente più facile da capire (perché devo capire una sensibilità pensosa, non un’officina di fabbri), è lievemente più vendibile, è lievemente più esposta, ci si costruisce qualcosa. su Mesa [troppo musicista, troppo poliglotta, troppo anarchico, troppo disperato] non si fonda una politica (etimologicamente: etica dei molti); al limite un’etica, ma solo PERSONALE. e vale quello che scrisse Cortellessa su un vecchio numero di Micromega. lo prendo e lo cito (Micromega, 6, 2005, p. 161): “Per parte mia non da oggi so bene che – pur ammirandoli, amandoli magari alla follia – non è davvero il caso di farsi *educare*, nonché da Pasolini, da poeti da lui a sua volta molto amati (e di lui infinitamente più grandi) come Dino Campana o Ezra Pound” .

    [questa frase è in nuce un trattato di retorica: quella che *non posso* accettare]

    a PPP, Campana, Pound (Bene, Mesa, Novarina, Perrotta, Grifi, Simone Weil, Silvano Agosti…) non fai educare il bimbo. su questi nomi – non importa il grande o il piccolo – non si fonda una scuola. si fonda una *mia* dignità, quindi una *mia* posizione. Bene non è e non sarà mai *il Nostro*. l’illeggibile e il fuori-legge non sono educatori della *comunità*. sono SUONI ESPOSTI, apparizioni della phoné (o di un corpo, che finisce come deve finire). e così per la poesia. e addio musica: ora la mitica esitazione prolungata non esita più, sceglie il senso, fugge il suono (e giù violenza, violenti, mente violenta e violente mente, e schieramenti e liste di TQ o di nemici o di criptogay, l’importante è sapere *con chi* siamo, per sapere *chi* siamo: e così si farà la bella scuola!) [e così la poesia ragiona, ragiona con le stesse ragioni della ragione: per volontà di engagement o per installarsi?]

  2. in casa mia non ti voglio sottobosco. (per me senza virgola)
    il fatto che tutti quelli citati non siano “educatori della comunità” è da vedere. certo è soprattutto i morti fanno lezione, o meglio la morte li rende fosforescenti agli occhi dei dormiemti: auspico, almeno. non parlo di quelli che li tirano fuori nei salottini letterari volteggiando due citazioni, è ovvio. credo negli inizi e nel vento buono che si respira pure in piccoli angoli sformati. prima del terziario omologatoi. prima del prima. e nei bambini che sanno e sapranno farsi proibiti agli adulti e non proibire dagli adulti.c’è del sacro in ogni dissoluzione e basta non maritare gli archetipi con i discount. il viaggio è sempre stato lungo ma sulla lunghezza avvengono i resoconti delle ombre – i mostri affilati alla spola della poesia vanno portati al centro con rispetto, sempre si abbia l’ illuminazione di riconoscerli. loro già giacciono con noi.
    un saluto

  3. Peccato, avevano cominciato dignitosamente, poi e’ venuta fuori l’indole corporativa, opaca e poco democratica. Dal punto di vista artistico, fra quelle lette di recente ho apprezzato le poesie di Gezzi, che ha una classicita’ lirica naturale e una buona impostazione. Il resto, nonostante la prosopopea e gli agganci li’ dove la poesia viene presa molto sul serio, e’ piuttosto scarso. Saluti a voi. Giuseppe

  4. non ho capito bene una cosa:, chi sarebbe la oclo (canaglia) che detiene il potere (o il podere), i commentatori o i blog “che stanno faticosamente cercando di creare nuovi luoghi di autorevolezza critica“?

    Ma io dico, Bertante dove le va a trovare simili espressioni da manuale ammuffito: “autorevolezza critica”???!!!!???
    Neanche vespa sdilinquendosi di fronte ai suoi autorevoli ospiti poco onorevoli direbbe una banalata del genere.
    Solo saturno poteva pubblicargli un articoletto trito e ritrito e ormai ampiamente invecchiato come quello
    Ma che bestialità parlare di autorevolezza critica da creare?
    Prima si fa critica e poi, sempre che la si sappia fare, se la critica è roba seria e buona, può essere che il critico conquisti autorevolezza e diventi autorevole, ma così programmata a priori, teorizzata per disperazione … suvvia che ridono dietro anche le vipere

    C’è qualcuno che ha letto davvero qualche buona (o perlomeno decente) critica in giro nei blog citati da bertante?
    Sì in effetti io ne ho letta una buona e non mi sembra proprio che poi ci sia stato tutto ‘sto lavorio di distruzione da parte di qualcuno, anzi anche le solite critiche cruente sono state costruttive. Però, e mi sembra veramente significativo, non ho visto in tale post ombra dei paladini (a parole) della critica seria … erano sicuramente a ponzare pontificando su rete e commentatori-guastatori, di cui (questa è l’unica cosa sicura che ho capito di loro) NON capiscono una beneamata mazza, ma ne parlano sempre.
    Per me l’oclocrazia è proprio questa armata brancaleone che si autodefinisce la nuova critica autorevole, unta dal signore, paro paro come il berlusca prima maniera … chissà se usano il trucco della calzadi seta (omsa?) per la loro critica autorevole
    La cosa buffa è che commenti veramente kattivi erano quasi del tutto scomparsi dalla rete… ma i pochi commentatori rimasti sembrano essersi fiondati proprio nel blog dei crisistici (=crisi della critica che ha reso stitici i critici) che si sbracciano a chiamarli (facendo finta di volerli eliminare) perchè sanno che solo loro li potranno aiutare, non dico a diventare autorevoli (queso no) ma almeno … ad essere finalmente notati.
    E bravo bertante, che scrive come un giornalista di libero o del giornale. Ci hanno provato già in tanti a farsi notare scrivendo dei terribili commentatori ….

  5. Strano e bell’intervento di Giorgia, che di solito ce l’aveva con me… mi fa comunque piacere, il mondo è respirabile solo grazie alle persone capaci di cambiare idea. Oggi la Fazione rinforza, pubblicando oltre all’articolo di Alessandro Bertante, Seminatori d’odio, un articolo dell’anarchico fru fru Marco Revelli, uscito sull’Unità. Revelli mi attacca, pur senza citarmi. Sarei colpevole di essermi sottratto a una discussione politica su uno scritto del sociologo Marco Revelli, che ritengo troppo preparato per una discussione in rete, vale a dire in piazza. L’enunciato incriminato,
    ritenuto offensivo, è questo, mal(destra)mente estratto dal contesto di numerosi post nei quali attaccavo la posizione di chi sosteneva acriticamente i No Tav: “Non mi ero accorto che l’articolo era dell’esimio Accademico Marco Revelli. L’avevo banalmente confuso con Marco Rovelli. Con l’Accademico Revelli non mi va di polemizzare in modo becero”. Evidentemente si sentono imbattibili…

    A Rovelli avevo risposto nel mio blog, al link seguente, in particolare nelle risposte a un commentare che con in mano lo stessissimo enunciato criminogeno venne a prenderne le difese con la mazza in mano, definendomi assai carinamente ANTROPOLOGICAMENTE INSOPPORTABILE… Venne con il nick Vick La Rosa, mai visto in rete, ma che risulta essere un amico di Marco Rovelli, tale Lorenzo Rustighi, come si vede dalla seguente pagina facebook http://it-it.facebook.com/vick.larosa:

    http://accademia-inaffidabili.blogspot.com/2011/11/nuova-censura-da-parte-di-nazione.html#comment-form

    Questo il link al post di Nozione (della libertà) Indiana:

    http://www.nazioneindiana.com/2012/01/14/seminatori-dodio/

  6. Nel testo, che avevo scritto abbastanza incazzato, appena letto il post di NI (che naturalmente non fa passare i miei post…), ci sono diversi errori, ma spero sia chiaro che il sociologo e Marco Revelli, e quello con cui non mi andò di polemizzare è Marco Rovelli.

  7. Perché mai avrei dovuto cambiare idea, io a differenza di quanto molti pensino raramente vado a simpatie o ad antipatie di solito commento quello che mi trovo a leggere in base a quello che leggo.
    Io bertante non lo conosco(mai letto da nessuna parte) ma trovo che abbia scritto un articolo veramente vergognoso.
    Dunque sei tu il famoso che non voleva polemizzare con revelli? non ci sarei mai arrivata.
    Ma non è che tu sei pure tutti gli altri 49 famigerati nick che si conoscono fra loro, vero?
    ah ah ah ah ah ah ah ah ….

    tra l’altro proprio ora su NI stavo rispondendo sia a bertante che a rovelli (che mi aveva fatto una precisa domanda e a cui rispondevo sinceramente) e … mi sono trovata in moderazione … siccome, grazie al genio jan, si possono modificare i commenti ho cancellato le risposte e ho scritto un commento sul fatto di essere in moderazione,le risposte le metterò nel mio blog se ne avrò voglia.

    Essere accumunata al famigerato massino non è che mi sfagioli molto ma va bene lo stesso, questa è la rete ;-)
    a proposito mi chiamo gEorgia e non giorgia
    P.S
    ti faccio notare che nel tuo commento sotto al mio hai nuovamente confuso revelli con rovelli,ma che è una mania?

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