Temporaneo panorama

Paola Lovisolo

 

Da: Temporaneo panorama
(inedito, 2011)

 

[…]

la pioggia animò punto per punto i cerchi della pietra
gettata nell’acqua e ancora la guardammo
cercare la rissa colla menzogna delle profondità a riva

 

 

[…]

del momento era la pioggia persuasiva e stanca
come di possesso teneva ovunque il suo rumore
la ridiscorreva attraversandola il fiume

 

 

[…]

le stelle la schiena e le stelle
in toro di falaride con collare
è il vento a tornare – io non posso –
per amarti come un maiale il corpo
piccolo alunno dipinto sulle palpebre

 

 

[…]

già persa un’aurora un’altra
da grafi duplici di fondamenta
rende la tela domestica
un piccolo coccio senza spazio

 

 

se l’erba è più alta degli uomini
il tempo ci viene a cercare
smette di avere un nome
è la poesia stessa
di mano permane
ci possiede
ci abbaia contro

 

 

[…]

che a queste macerie fa l’eco il ciottare del glicine sfiorito
sul mio cuore. ora attendo il fabbro e la sua gola ostetrica
fitta di foglie come un laboratorio che plico su -[p] – plico –
Dio]

 

 

[…]

io che ci smarrisco il poeta nella donna
apprendo il solido naufragare ch’è dato
nato da me sotto l’obiezione del fabbro
sotto l’acqua che scalcia io sono quella
smarrendola

 

 

[…]

macerano le tempie e i fianchi nella carica fiabesca del prendere
due rami di assenzio
calcina la mia fronte
lapide d’avventura che non consuma il corpo ma lo tiene ventre
a terra con rami e con rose ai lati teneri e folgori degli ossi sacri]

 

 

[…]

reciprocamente la pianta si raccoglie attorno la pietra
attorno a se stessa si raccoglie e ha abbastanza vita
per due e con essa per tre

 

 

[…]

ho ritrovato l’abisso delle cose mute
che la diaspora del linguaggio incastra nella variabilità dell’umore
ogni protusione formale è così quieta e le rose dissetate

 

 

[…]

non suolo nel vuoto
nulla che si chiami anestesia
tutto è giungere al fuoco del mattino
respirare piano spaccarsi piano spaccarsi
rimanere varchi [nella vita] altrui

 

***

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20 pensieri riguardo “Temporaneo panorama”

  1. Ci vedo sempre una grande libertà, nella poesia di Paola; libertà di espressione e di contenuto. Capacità raffinata di guardare il mondo con occhi aperti e diversi, e di restituircelo con il suo marchio.
    Grazie a Francesco per questo post.

  2. una poesia che si dichiara rifuggendo da sé stessa…molto particolare in alcuni tratti, molto intensa in certi passaggi, qualcosa di nuovo e non usuale, dove alla musica si contrappone il gioco strutturale, la fuga della parola verso il vuoto, che comunque, vuoto mai è …complimenti a chi osa guardarsi dentro

    Antonio Bux

  3. Come Fiorella, osservo la raffinatezza lessicale e sintattica di Paola, in questi versi precisi, essenziali, armonici, levigati e affilati dalla selce di una sensibilità compositiva ottima
    che consente un “solido naufragare”, non appunto quello di un naufragio in uno spazio esistenziale dilatato, aereo, tendente all’infinito, bensì quello in un magma incandescente, perlopiù sotterraneo e viscerale, capace di segnare e fare male, che viene, al massimo, battuto nella forgia della parola ancora viva, rinata, ancorché smarrita.

    “ora attendo il fabbro e la sua gola ostetrica”,

    questo infatti mi arriva da Paola, da questa in particolare, sua bellissima, che è anche dichiarazione di poetica: “io che ci smarrisco il poeta nella donna / apprendo il solido naufragare ch’è dato / nato da me sotto l’obiezione del fabbro / sotto l’acqua che scalcia io sono quella /smarrendola”;

    perché qui, in questa lava che “si raccoglie attorno la pietra” e che nascendo dal ventre della terra-corpo si solidifica in linee di versi come linee di composizione e di frattura,
    “non suolo nel vuoto / nulla che si chiami anestesia”, qui entra la poesia che ha “vita / per due e con essa per tre”,
    qui entra e dal vagito iniziale e magmatico respira, (per questi stupendi):
    “ respirare piano spaccarsi piano spaccarsi / rimanere varchi [nella vita] altrui”

    Dell’immagine qui a corredo ti ho già detto, ma bello che Francesco, che ringrazio tantissimo, l’abbia usata per aprire il post.

    Grazie anche a te Paola, naturalmente, e alla tua poesia, per la quale ho un debole (si si, anche per te :))

    un caro saluto!

  4. Che belli questi frammenti di un mondo deflagrato. Hanno tutto il bagliore di una materia stellare dispersa nello spazio che mantiene in sé accesa la qualità dell’origine.
    Mi piace la ricerca della parola “unica”, il dire estatico. Grazie a Paola

  5. riconosco la bellezza quando insieme all’arte crea un nconnubio irresistibile…dall’immagine in napertura, l’amo percorso dal sangue
    il mare di cemento che disegna le sue increspature…
    mi avvolgi!

    i versi spezzati e lunghi e densi e
    ad incastro…
    esplodono forme ancestrali e battiti e visioni…
    vien voglia di ascoltarsi…

    grazie Paola!

    questa, in particolare, mi trasmette una tranquillità abissale meraviglioisa:

    […]

    ho ritrovato l’abisso delle cose mute
    che la diaspora del linguaggio incastra nella variabilità dell’umore
    ogni protusione formale è così quieta e le rose dissetate

  6. Versi eleganti in cui profondità e apertura verso l’ignoto delineano il prorompere di uno slancio creativo che va oltre le parole stesse, oltre la tela nel magma dell’essere. Poetica decisa, percorsa da un fremito vitale che si dona allo sguardo dei lettori.

    Rosaria Di Donato

  7. libera è la visione poichè “temporanea”, un senso non assoluto delle cose (nè assolato), una cifra che tende e un mare agitato
    e l’occhio dentro è quella finestra senza tende, spoglio, di lato appoggia la parola e la stringe alle cose

    grazie
    elina

  8. Paola ha un suo segno , che scrive , anche senza penna , senza matita , senza tastiera , scrive , graffia graffiti , anche su pareti di caverne buie , graffia…..
    Ciao Paola , Emilio .

  9. Sono bellissime. Tanti complimenti a Paola Lovisolo, che mi ha emozionato.
    Grazie.

    Gabriele Gabbia

    P.S.

    non suolo nel vuoto
    nulla che si chiami anestesia
    tutto è giungere al fuoco del mattino
    respirare piano spaccarsi piano spaccarsi
    rimanere varchi [nella vita] altrui

    questa la mia preferita… davvero stupenda…

  10. che la vita ci sia ostetrica di corrispondenze piene e illuminate e che si ritenga l’ apparente onere di saperle mettere i nostri strumenti a sua disposizione un onore per nascerci e rinascerci in precipitare (si ascolti) – sulla terra si può solo precipitare per quanto si creda di volare alto – che ci compia per il ritorno all’ invisibile che fummo e che il corpo oggetto autocontundente e spesso malusato ci impedisce troppo spesso di elaborarne con ricerca limpida il suo essere cerchiante – che la vita.
    ringrazio Francesco per l’ impronta indelebile lasciata nella terra smossa diffcile insidiosa straordinaria della poesia e per la Sua ospitalità qui mai venuta a mancarmi e Vi ringrazio ognuna e ognuno lettori/ascoltatori per le impressioni l’ apprezzamento sincero di cui faccio tesoro e trama fluida da sé in divenire auspico altro sparso e buono ai sensi. di esserne capace dico di usare questi ingredienti.
    a rileggerci.
    paola lovisolo.

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