La misura del dono

“ho visto una luna nuova, era bianca e filamentosa
si affacciava dal mondo delle corde dissolte,
una macchia-vertigine, sospesa”

 

Marta Campi

 

La misura del Dono

 

Scivolo.
La strada bagnata è ricoperta da foglie.
A terra la luce del mattino mi appare come una visione frantumata.
Vorrei rimanere stesa.
Osservare quel chiarore evaso ondeggiare nelle sue infinte forme.
Il solstizio dell’insolito.
Lo strisciare salato lungo la crepa di rosa, appena socchiusa.
Puntini sollevati in aria. Tra le mani.
Li porto alla bocca.
Il contatto consuma la tensione inferta.
Dalle punte fino alla radice,
nella frattura che separa le dita.

 

 

dietro siepi arroventate

 

desidero che l’aggettivo definitivo
prolifichi come un mulinello alla svolta di scolo
nei labirinti di tubature troppo esili.
In uno sbilanciamento in cui tutto appare, di poco, spostato.

L’ondeggiare sinuoso di pesci dalle proporzioni sballate.

 

 

dedicato
la stupida morsa del volto girato
che non è-

 

Ci sono onde che riusciamo a calamitare nei nostri pensieri più banali.]

Vertigini di prova senza fondo.
Quasi uno scollamento verso una voce sconosciuta.

«È un macigno», penso.

Chi riuscirebbe a vivere senza ricordi?

Chi sceglierebbe di non averne
per annullare soltanto l’ultimo—
il precedente e definitivo?

 

 

rovi purificatori

 

Nessuna voce a compensare
il sonno giunto a veglia

Nessuna febbre salire oltre misura,
come una polveriera di varchi,
pronti a implodere—

Prima di avvertire quel gelo, a un passo.

 

 

dedicato
Ordine naturale

 

Nella terra i piedi si assottigliano.
Fino a farsi niente.

Lividi.
Avanzano per non precipitare.

Veloci alla notte.
Inchiodati al proprio sentire.

Un osso privato della polpa,
lasciato rotolare lungo gli argini di un’esistenza clandestina.

Perché tutto diventa così lontano, da qui, anche il ragazzo che mi è seduto accanto.]

 

 

Orizzonte

 

Barcollante mi insinuo lungo il viale dalle siepi blu,

l’ordine del silenzio e le fronde più vicine

la pelle rigata al contatto
striature a margine come inversi rivoli.

Mi volto,

«Chi sei?»

So di averti sognata come
una variazione del mio fianco libero, violento

Geometrie
audaci di tocco

Sempre troppo distanti.

Vorrei chiudermi

Lasciar fluire l’acqua nera
Verso il basso.

Tra le gambe una corda

E il suo sorriso a implorarmi.

 

 

Alone rosa, miracolo e vortice da ingoio.

 

Il rintocco.

Urlo finale e pioggia
Lungo braccia abbandonate
Quasi estranee,
assenti.

Il gioco dell’acqua– come un richiamo,
un ostacolo

Identità da collezione tra griglie ritmiche
svuotate a ogni giro
dal Dio-dito laminato.

Ancora.

Ancora, non conosco prigione migliore

del limbo fetale del tuo concludere.

 

 

Identità ammaestrate

 

non voglio un centro
voglio uno spazio vuoto
dove conservare ogni crepa di canto,

sequenze di sogni a ripetizione automatica

calci contro gambe mai esistite

purè di patate strisciato sul soffitto,
mentre l’alba solleva quel sole infestato di urla e catene.

e lì in basso a sinistra due mani percorrono
una linea pericolosa, la spinta verso la rosa più aperta,
tra le gambe, e il rosicchiare di topi

mentre LORO sollevano la danza, fieri, neri, ora.

 

 

La tua la mia alba

 

un tratto.
come una voce, si snoda tra i miei capelli,
di un giallo infuocato,
cantico di un’alba appena battezzata, e
lasciata scivolare nei nostri occhi incauti.
giacigli troppo assenti,
per non colmarsi di requiem rovesciati.
ossari di parole frantumate e
ricucite, una a una, nella selva
che osservo avanzare, contro.
è un diamante il tempo che si espande
e riflette porzioni di nuovo.
la mia tua conoscenza del silenzio che avvampa,
nelle cavità più striate.

il cuore smette di pulsare e
un ronzio lontanissimo oscura questo cielo
di stelle-feticcio,
fino a slacciarmi i polsi di pianto.

ho visto una luna nuova, era bianca e filamentosa
si affacciava dal mondo delle corde dissolte,
una macchia-vertigine, sospesa

 

***

13 pensieri riguardo “La misura del dono”

  1. Si respira un gusto tutto femminile nel leggere queste liriche così raffinate e una misurazione della parola che lascia la sua impronta tra l’interlinea e il suo segno.
    Un’interlinea di riflessione nell’ordine naturale che ho percepito.
    Complimenti!

  2. freschezza, femminilità, poesia: bravissima questa Poeta che sa affascinare con la semplicità del femminino ideativo..
    r.m.
    ps: se non ho capito male ma è una congiunta dei (bravissimi) fratelli campi?

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