Una formazione musicale

Occorre sapere che anche le mani
hanno memoria, così come dagli occhi
arriva l’impulso di ascoltare.
Ciò che ora si sente,
o si vuole suonare, è materia
differente, mai del tutto familiare,
sfuggita ad un sogno,
inconsistente nel suo non avere luogo.

 

Raimondo Iemma
Una formazione musicale
(inedito, 2012)

 

(da Gli altoparlanti)

 

Amici tuttofare

I miei amici non sanno vestirsi
hanno rapporti altalenanti con le donne
lineamenti irregolari
e neppure in quanto a orari
possono essere presi a modello.

Essi sono tuttavia abitudinari
fino allo sfinimento, feticisti
spesso di qualcosa, intransigenti
nella loro ingenuità. Per questo, li amo.

Come i gatti di Eliot hanno tre nomi:
quello di battesimo, un soprannome
ispirato al loro modo di stare al mondo
e un terzo appellativo, quello vero
che sapranno solo un giorno.
Quando anch’essi, come tutti, moriranno.

 

Vroom!

Eravamo testimoni
di una violenta lite, fuori da un bar.
La donna andava spedita, in lacrime;
l’uomo usciva accendendo un sigaro,
scuotendo il braccio ferito. Una giovane
seguiva la donna affinché si fermasse.
E anche noi, dall’altra parte
avevamo interrotto i discorsi
poiché nel sogno nessuno può sentirsi estraneo.

 

(da Scuola di musica)

 

Il brano è stato scritto in poco tempo, più per capire che per essere eseguito. La casa è conosciuta, la chiave unica, le alterazioni limpide, dichiarate. Lo strumento non soffre, e c’è tempo, spazio per improvvisare. Ma tra i pochi accordi, tenere fissa una nota, la stessa nota a cantare non è esercizio facile, si direbbe occorra amore.

 

(da Realpolitik)

 

La tua maglia azzurra è molto bella
poiché fa risaltare il seno
e ciò che altrove chiamano
curve, forme, e tutto quanto
non si vede per intero
né si deve immaginare.

La maglia è di morbida lana
sotto di essa il tuo petto accogliente
poi la pelle chiara che avvolge
la conchiglia di ossa forti e il cuore.

 

*

 

Il palazzo bianco delle assicurazioni
ha una vista d’argento sull’acqua
come un satellite spento la sera
specchia la luna e un ragazzo.

Il fiume ha tutti gli anni e sono i miei
conservati sulla sponda, al parapetto
Garibaldi. Il crepuscolo
è per le passeggiate e le poesie.

Certe strade spaccate dal ghiaccio
alcuni alberi senza più foglie
appartengono all’inverno passato:
ora è marzo inoltrato, prepotente.

Abbiamo appuntamento alle ore quindici
al palazzo delle assicurazioni
la via di fianco c’è un edificio strano
la prima volta mi sono spaventato.

 

(da Antefatti)

 

Canzoni

Un condominio azzurro era la casa del ragazzo
appassionato di cantautorato italiano
affetto – si diceva – da seri malanni.
Nei pomeriggi di bella stagione
attraversava il giardino comunale
la musica fino a raggiungere
le finestre del palazzo in cui abitavo,
scettico e magro. Se qualcosa
ancora di segreto custodisco
oggi che sempre meno mi somiglio
è nelle canzoni, colme di leggerezza
e malinconico distacco dal dolore
che il ragazzo dirimpetto trasmetteva
nella breve stagione di questa
clandestina formazione musicale.

 

(da Nel dedalo)

 

Mentre er ponentino soffia lieve
sulla tende di piazza Navona
e la pioggia caduta poco prima
rende appena lucido il selciato
quanta voglia di amarti, Roma
e pugnalare a morte Cesare
all’ingresso del Senato.

 

*

 

San Francesco a Ripa è un messaggero smemorato tra due santi, due slarghi comunicanti.
In entrambi la luce di un bar, abbaglio riflesso sulla specchiera, dove guardarsi sbadigliare di fame.
A tarda notte senza silenzio, senza mangiare, tra auto lontane.
Qui, forse solamente ora e qui, un uomo ti può urtare, schernire con ferocia, mostrare ai propri simili il pollice verso: oppure scusarsi, e per nulla, o per quanto è mancato, in un istinto di sfiorita dolcezza.

 

(da La rivolta)

 

Una giornata così piena di calore
e strade assolate percorse ottusamente…
Nel torpore appena dopo il pranzo
il pensiero corre – chissà come –
ai dolci viali d’ombra dei cimiteri, ai nomi
incisi sulle lapidi, accanto ai fiori.

 

*

 

Io non posso che riconoscermi nello sfacelo
un volto stirato che gracchia da uno schermo
uno schiaffo dato bene sulla nuca
uno slogan pubblicitario che ti esplode in faccia.
Io non posso essere che dentro
o fuori il circo equestre.

Noi non vi lasceremo le parole
non lasceremo che la cenere degli angeli
porti i vostri nomi.
Occorre forse, nel frattempo,
abbandonare ogni proposito di lotta.
Non ribattere all’insulto che pure hai sentito,
e ancora echeggia. Andare nel gelo lontano
lacrimando e danzando e cantando
per immergersi in un sogno di luce.

 

__________________________
Raimondo Iemma è nato a Torino nel 1982. Ha esordito nell’antologia La riqualificazione urbana e altre poesie (Coen Tanugi Editore). Nel 2005 ha vinto il “Premio Sandro Penna” (da cui la plaquette Ultime questioni aperte, Edizioni della Meridiana) e nel 2006 il “Premio Fabrizio De André”. Nel 2007 ha pubblicato la raccolta di poesie luglio (poi vincitore del “Premio Beppe Manfredi opera prima”) per la collana Festival di Lampi di stampa, diretta da Valentino Ronchi.
__________________________

 

***

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15 pensieri riguardo “Una formazione musicale”

  1. Se si toglie il ritmo
    si toglie anche il mondo
    [Novalis]

    Ringraziando, ancora e sempre, Francesco e La Dimora – per la Bellezza Creativa sostenuta e diffusa, torno a complimentarmi con Raimondo che fin dal titolo scatena, per anfibologia, le infinite possibilità della parola/nota; del segno/suono.

    Inediti destinati ad incidere: *sintomi musicali*, ricitando Novalis, accordati come cura, velando svelando e ri-velando.
    Tra i migliori esempi che luminano il MOTIVO primo: la Musica è Poesia e la Poesia è Musica.

    Pentagramma di parole per conoscersi e riconoscersi in-canto.

      1. Abbraccio nell’abbraccio Francesco
        [e sai. E si deve: continuare a portare la fiamma – di mano in mano – anche controvento, anche quando qualche vento cattivo sembra averci spento]

  2. ……..
    E anche noi, dall’altra parte
    avevamo interrotto i discorsi
    poiché nel sogno nessuno può sentirsi estraneo.
    …………..
    Nei pomeriggi di bella stagione
    attraversava il giardino comunale
    la musica fino a raggiungere
    le finestre del palazzo in cui abitavo,
    scettico e magro.
    ………..
    Una giornata così piena di calore
    e strade assolate percorse ottusamente…
    ………

    …e poi non ho potuto fare a meno
    di sollevare il volume.

    Complimenti a Raimondo e un saluto a Francesco e a La Dimora
    che riprende a macinare meraviglia.

    Un saluto

    mm

  3. Personalmente considero Raimondo Iemma tra le più forti presenze dell’ultima generazione di poeti italiani, esordienti più o meno a metà del primo decennio del secolo.
    In particolar modo sono convinto che questa “formazione”, che ho avuto il piacere di leggere come libro inedito, è (o sarà, quando troverà una sistemazione editoriale) un capitolo importante per tutti noi, che trasporta e contiene tutta una serie di questioni estetiche (e cioè filosofiche, e cioè sentimentali) assolutamente centrali per la nostra scrittura e cioè per la nostra vita nel mondo.
    Basta una sfumatura semantica, per contenere in una lirica d’amore il trauma del crollo delle Torri gemelle o la storia corale (il poema) nello sguardo privo di rivendicazioni di una vicenda assolutamente individuale.
    Mi limito a questo saluto e spero di poterci tornare su con più calma, con tra le mani un bellissimo libro.
    Davide

  4. Ciao, grazie per le vostre osservazioni – di cui farò tesoro – e grazie a Francesco per avermi ospitato sul blog.

    Raimondo

  5. Un ritmo che colpisce per la dura, incisiva chiarezza. Una voce che lascia il segno, in realtà e visione. Grazie della lettura.

    m

  6. A me convincono molto i testi meno governati dalla metafora e più dalla vertigine della lucidità, una sorta di nitore pacatissimo che non si affranca dalla commozione: mi ricorda un po’ i quadri e le foto di Paul Strand (uno che poteva ritrarre una palizzata, un’ombra di corrimano o uno sguardo d’immigrato con la stessa delicatezza, mostrandone la forza evidente – come la “maglia azzurra”, come “il palazzo bianco” -, ma senza l’arroganza di darne spiegazioni). La scuola di musica, che ho letto in altra sede, è serie felicissima, dove la misura dell’esercizio musicale e dei suoi rituali sostituisce (e in tal modo realizza) l’ineffabile.

    grazie e un caro saluto,
    r

  7. Bravo, davvero bravo. Concordo però, per quel che vale la mia impressione, con ciò che dice Renata Morresi. Per es.: alla poesia sul palazzo delle assicurazioni toglierei l’ultima quartina; mi sembrava un testo perfetto così, senza. Ma è un po’ il cercare il pelo sull’uovo. Iemma è uno che ha lo sguardo strabico del poeta. FF

  8. “la vertigine della lucidità, una sorta di nitore pacatissimo che non si affranca dalla commozione” (r.m.) ecco quello che volevo sempre dire sulla poesia di raimondo iemma! ce l’avevo sulla punta della lingua!! ;) ottima morresi, precisa come una tennista!

    lorenzo

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