I capi della città su fino all’etere

Jack Spicer
Nanni Cagnone

Sarebbe doverosa gentilezza dedicare questa prima edizione italiana di un’opera di Jack Spicer a poeti convinti che Whitman ed Emerson si trovino al culmine della tradizione americana, nonché a coloro che si dolgono di non aver potuto seguire in tournée gli eroi della Beat Generation. Gente che merita accomodarsi in un tinello ove invece di Muddy Waters si renda contemplabile Bob Dylan. […]

[…] Molti di noi son convinti che la storia della letteratura non possa essere che la storia della notorietà. Si può capire che sopravvalutino Walcott Ashbery Bonnefoy Heaney Duncan Enzensberger… Potrebbero provarsi a guarire mediante la lettura di Spicer: piú acuto disinvolto folgorante, e piú sapientemente addolorato. Non indossa l’abito del genere poetico per mettere in versi un pensiero precedente— incontra in poesia una difficoltà improvvisa-luminosa del pensare. E gli è del tutto estraneo quel sentimentalismo della forma che distingue le tardive, piccole avanguardie.

[…] The Heads of the Town abita in una biblioteca dell’afterlife, laica ulteriorità di ciò che si conviene vero, ove l’identità è piú labirintica di quanto immagini la topica freudiana, spettrale la poesia e indistinguibile il presente, se quel ch’è morto s’intravede ancora vivo. […]

(Nanni Cagnone, Jack the Joker)

 

__________________________
Jack Spicer
I capi della città su fino all’etere
(The Heads of the Town Up to the Æther)
A cura di Paul Vangelisti
Traduzione di Nanni Cagnone
Disegni di Luigi Ontani
Modena, Edizioni Galleria Mazzoli, 2012
__________________________

 

Homage to Creeley | Explanatory Notes
Omaggio a Creeley | Note esplicative

 

Several Years’ Love

Two loves I had. One rang a bell
Connected on both sides with hell

The other’d written me a letter
In which he said I’ve written better

They pushed their cocks in many places
And I’m not certain of their faces
Or which I kissed or which I didn’t
Or which of both of them I hadn’t.

[The two loves are the pain The Poet had. I do not think a doorbell could
be extended from one of them to the other. The letter, naturally (as will
become more apparent in the conquest of Algeria or outer space) was
written to somebody else.
The cocks want to be sure of themselves.]

 

Un amore di parecchi anni

Ebbi due amori. L’uno suonava una squilla
Connessa da entrambi i lati con l’inferno

L’altro aveva scritto una lettera in cui
Hai scritto di meglio mi diceva

Ficcarono i loro cazzi in molti posti
E quanto ai loro visi sono incerto
Chissà chi baciai e chi no
O chi di loro due non ebbi.

[I due amori sono il tormento de Il Poeta. Non credo che una campanella
possa andare dall’uno all’altro. Naturalmente, la lettera venne scritta
a qualcun altro (lo si vedrà piú chiaramente nella conquista d’Algeria,
o dello spazio esterno).
I cazzi vogliono essere sicuri di sé.]

 

*

 

Car Song

Away we go with no moon at all
Actually we are going to hell.
We pin our puns to our backs and cross in a car
The intersections where lovers are.
The wheel and the road turn into a stair
The pun at our backs is a yellow star.
We pin our puns on the windshield like
We crossed each crossing in hell’s despite.

[“I like it better in L.A. because there’re more men and they’re pretti-
er,” someone said in The Handlebar tonight.
“Intersections” is a pun. “Yellow stars” are what the Jews wore. The
stair is what extends back and forth for Heurtebise and Cegeste and the
Princess always to march on.
Actually, L.A. is Los Angeles and there was a motion picture that show-
ed everything.]

 

Canzone per auto

Ce ne andiamo via con nessuna luna,
In verità, stiamo andando all’inferno.
Puntiamo alle spalle i nostri calembour, e in auto
Traversiamo i crocevia ove si trovano gli amanti.
Ruota e strada diventano una scala
Il calembour alle nostre spalle è una stella gialla.
Fissiamo al parabrezza i nostri calembour
Come traversammo ogn’incrocio a dispetto dell’inferno.

[«Mi piace di piú farlo a L.A., perché là ci sono piú uomini, e sono piú
carini», ha detto qualcuno, stanotte, a The Handlebar.
‘Crocevia’ è un calambour. ‘Stelle gialle’ sono quelle che distinguevano
gli ebrei. La scala è quella che va da Heurtebise a Cegeste, alla Princesse,
e cosí via.
In realtà, L.A. è Los Angeles, e c’era un film in cui si vedeva tutto.]

 

*

 

Concord Hymn

Your joke
Is like a lake
That lies there without any thought
And sees
Dead seas
The birds fly
Around there
Bewildered by its blue without any thought of water
Without any thought
Of water.

[“Conquered Him” is a poem by Emerson.
The Dead Seas are all in the Holy Land.
If you watch closely you will see that water appears and disappears in
the poem.]

 

Inno a Concord

Il tuo scherzo
È simile a un lago
Che se ne sta là senza pensieri
E vede
Mari morti
Uccelli là intorno
Volare
Sconcertato da quel suo blu senza pensieri d’acqua
Senz’alcun pensiero
D’acqua.

[Conquered Him è il titolo d’una poesia di Emerson.
I Mari Morti sono tutti in Terrasanta.
Se guardi da vicino, vedrai che nel poema l’acqua appare e scompare.]

 

 

A Fake Novel About The Life of Arthur Rimbaud
Falso romanzo intorno alla vita d’Arthur Rimbaud

 

Book I. Chapter I
The Dead Letter Office

“You can’t close the door. It is in the future,” French his-
tory said as it was born in Charlieville. It was before the
CivilWar and I don’t think that even James Buchanan was
president.

There was a dead-letter office in every French village or
town or city the size of Paris. There still is. Rimbaud was
born in the Charlieville post-office. He was a big child.

Apollinaire used to play golf while other people were
shooting machine guns. Big butterflies tried to liberate
him from the liberal minded. But Rimbaud crawled to the
page that lifted him up from his nephews.

That was born.

 

Libro I. Capitolo I
Ufficio della posta in giacenza

«Non puoi chiudere la porta. È nel futuro», disse la storia
francese, quando nacque a Charlieville. Questo accadeva
prima della Guerra Civile—non credo che James Bucha-
nan fosse ancora presidente.

In Francia, in ogni villaggio, cittadina o città delle dimen-
sioni di Parigi, c’era un ufficio della posta in giacenza. E
c’è tuttora. Rimbaud nacque nell’ufficio postale di Char-
lieville. Era un bambino piuttosto voluminoso.

Mentre altri sparavano con mitragliatrici, Apollinaire gio-
cava a golf. Grandi farfalle tentarono di liberarlo dalle i-
dee liberali. Ma Rimbaud si trascinò fino alla pagina che
l’avrebbe innalzato al di sopra dei suoi nipoti.

Ecco cosa nacque.

 

*

 

Chapter II
The Dead Letter Officer

Mr. Still-Waters-Run-Do-Not-Walk-To-The-Nearest-E-
xit was an officer of the French government. His noms des
ailes were Izzard, Cixambert, and David the Pig. He had
enrolled in the French government when he was very
young and liked the thought of being there while history
was happening.

He took a census of Rimbaud—also of butterflies-that-
have-mildew, thoughts-of-this-generation, eyelids-of peo-
ple-who-didn’t-like-people-who-took-the-census, and
God. He was a liberal.

As long as this is a novel I mean thatMr. Still-Waters-Run
-Do-Not-Walk-To-The-Nearest-Exit was a liberal. Not
God.

Rimbaud was not God or a liberal. He was born near the
administration of President Buchanan.

 

Capitolo II
Il funzionario della posta in giacenza

Mr. Acque-Calme-Corrono-Non-Camminano-Verso-L’-
Uscita-Piú-Vicina era un funzionario del governo france-
se. I suoi noms des ailes erano Izzard, Cixambert, David il
Porco. Si era arruolato nel governo francese quand’era as-
sai giovane e gli piaceva l’idea d’esser lí mentre si faceva la
Storia.

Egli censí Rimbaud—e anche le farfalle-ammuffite, i pen-
sieri-di-questa-generazione, le palpebre-di-coloro-a-cui-
non-piacevano-coloro-che-avevano-fatto-il-censimento,
e Dio. Era un liberale.

Dato che questo è un romanzo, sostengo che Mr. Acque-
Calme-Corrono-Non-Camminano-Verso-L’-Uscita-Piú-
Vicina era un liberale. Non Dio.

Rimbaud non era né Dio né un liberale. Nacque piú o me-
no al tempo dell’amministrazione Buchanan.

 

*

 

Chapter III
What The Dead Letters Said

“Dear X,
I love you more than anyone could ever do.
signed
Y”

“…” “… Yes, Virginia, there is a postoffice.”

“…” “… I’m going to go home and eat rose-petals.”

“…” “… It has all been anticipated, there isn’t any more
for you to do.”

“Dearest Y,”

Capitolo III
Cosa disse la posta in giacenza

«Caro X,
nessuno piú di me potrebbe amarti.
firmato

«…» «… Sí, Virginia, questo è un ufficio postale.»

«…» «… Sto per andare a casa, e mangiare petali di rosa.»

«…» «… «Tutto ciò era previsto, non c’è altro che tu pos-
sa fare.»

«Carissimo Y,»

 

 

A Textbook of Poetry
Manuale di poesia

 

1

Surrealism is the business of poets who cannot benefit by
surrealism. It was the first appearance of the Logos that
said, “The public be damned,” by which he did not mean
that they did not matter or he wanted to be crucified by
them, but that really he did not have a word to say to
them. This was surrealism.

But even the business of ignoring the public is the busi-
ness of the poet and not the surrealism of the poet. The
surrealism of the poet could not write words.

To be lost in a crowd. Of images, of metaphors (whatever
they were), of words; this is a better surrender. Of the po-
et who is lost in the crowd of them. Finally.

 

1

Il surrealismo è affare di poeti che non possono trarre pro-
fitto dal surrealismo. Nella sua prima apparizione, il Ló-
gos disse «Dannato sia il pubblico» — non intendeva dire
che il pubblico non contasse niente o che da lui volesse es-
ser crocefisso: non aveva proprio niente da dirgli. Ecco co-
s’era il surrealismo.

Ma anche questa faccenda d’ignorare il pubblico riguarda
il poeta, e non il surrealismo del poeta. Il surrealismo del
poeta potrebbe non scrivere parola alcuna.

Smarrirsi in una folla. D’immagini, metafore (qualunque
cosa siano), parole; ecco un miglior arrendersi. Del poeta
smarrito in quella folla. Infine.

 

*

 

2

To define a metaphor against the crowd of people that
protest against them. This is neither of our businesses.

It is as if nothing in the world existed except metaphors—
linkings between things. Or as if all our words without the
things above them were meaningless.

“Personify,” you say. “It is less abstract to make a person
out of a sound.” But the Word was the Word not because
he was personified but because he was a personification.
As if he were human.

To proclaim his humanity is to lie—to pretend that he was
not a Word, that he was not created to Explain. The lan-
guage where we are born across (temporarily and witless-
ly) in our prayers.

 

2

Definire una metafora opponendosi alla folla di coloro che
protestano contro le metafore. Non è affar nostro.

È come se nel mondo non esistessero che metafore—lega-
mi tra le cose. O come se ogni nostra parola, qualora al di
sopra di sé non abbia una cosa, fosse priva di significato.

«Personífica», dici. «È meno astratto creare una persona
mediante un suono.»Ma il Verbo era il Verbo non perché
si fosse incarnato ma perché era un’incarnazione. Quasi
fosse umano.

Dichiararne l’umanità è mentire—presumere che non fos-
se Verbo, e creato allo scopo di Spiegare. Il linguaggio me-
diante il quale (provvisoriamente e stupidamente) siamo
nati nelle nostre preghiere.

 

*

 

3

“Poor bastards, trying to get through hell in a hurry.”
Pray for them bastards who are not patient enough to listen.
The flying leaves of a moving tree, a bleeding tree. In
a crowd of imaginary images.
Pray for thempoor bastards who are too crowded to listen.
An angle cutting off every surface to the prayer, the poem,
the messages. An angle of the mind.Meaning to do this.
They go through life till the next morning. As we all do.
But constantly. As if the shimmering before them were not
hell but the reach of something.
Teach.

 

3

«Poveri bastardi—tentano d’attraversare in fretta e furia
l’inferno.» Pregate per loro, bastardi che non hanno la pazienza
d’ascoltare. Le foglie ondeggianti d’un albero che oscilla—
un maledetto albero. Entro una folla d’immaginarie
immagini.
Pregate per loro, poveri bastardi, troppo stipati per ascoltare.
Un angolo che taglia ogni superficie della preghiera,
del poema, dei messaggi. Un angolo della mente. L’intenzione
di farlo.
Attraversano l’esistenza fino a domattina. Come tutti.Ma
risolutamente. Come se quel che si rischiara innanzi a loro
non fosse l’inferno, bensí un raggiunto qualcosa.
Insegnate.

 

 

[…] Da vivo, Jack Spicer fu una figura enigmatica, quasi leggendaria. Oggi si ritiene che la sua opera poetica sia tra le piú importanti del secondo dopoguerra americano, quella che ha indicato alle generazioni successive la via per giungere alle frontiere della poesia, a quell’estremoOvest in cui parole e cose possono incontrarsi, sia pure in modo tenue e fuggevole. Per Spicer, la poesia è tuttora un congegno esplorativo fondamentale, e uno degli atti magici necessari alla sopravvivenza.
Potrei continuare a parlare dell’opera del poeta, ma credo sia piú utile citare una breve lettera che Spicer spedí, nel marzo del 1964, a Lawrence Ferlinghetti, proprietario del City Lights Bookstore, per spiegargli perché non voleva che i suoi libri fossero messi in vendita in quella libreria, e quale fosse il suo punto di vista riguardo al ruolo della poesia e del linguaggio poetico.

«Probabilmente, questa lettera (cosí esplicita) ti sconcerterà, come ha già fatto il mio tentativo isolato (mi viene in mente che le parole ‘individuale’ e ‘idiota’, avevano in origine lo stesso significato) di boicottare la tua libreria. Pensavo, e penso ancora, che la cultura del paperback, cose scelte e pubblicate in virtú della loro attualità, stesse sostituendo la biblioteca (la Biblioteca Pubblica, ricordi?) e che le sue cause e i suoi effetti non fossero molto diversi da quelli di Beatle Records. Il tuo era e – peggio ancora – è un negozio aziendale. Il nemico è nel nostro paese, diceva Rosa Luxembourg, povera morta, che fu – al pari di me – un rivoluzionario fallito. Il mio paese è la poesia, e la rivoluzione che tentai di fare da solo era tanto intelligente quanto l’assassinio del presidente McKinley. Dopo di lui, molti presidenti, anche peggiori di lui.»

(Paul Vangelisti, Afterword)

***

19 pensieri su “I capi della città su fino all’etere”

  1. Era ora!!! Sono anni che “convivo” con Jack Spicer, con la sua genialità al cui confronto le attuali avanguardie appaiono cloni di un già detto, basti pensare alle varie scuole di pensiero sulle traduzioni, a come Spicer in un certo senso abbia precorso di decenni il concetto di Poesia come una terra di suoni,Bohemia, in cui questi si diffondono come onde radio.
    Ciò che Spicer, e con lui i poeti del San Francisco Renaissance, contrapponeva ai poeti della New York School ,dunque interessante è anche porre a confronto le due scuole, era la sua visione di una poesia che scavalcasse lo spazio temporale di cui riteneva prigioniera invece l’immediatezza colta da O’Hara o Ashbery o dalla nascente Beat Generation.
    Con loro non ebbe mai con loro un buon rapporto infatti da New York scrive all’amico Allen Joyce:
    “[…]Come la maggior parte delle culture primitive, New York non ha alcuna sensibilità verso il nonsense. L’umorismo è il massimo a cui possono arrivare. Questo è quello che più mi manca, oltre te, e ciò sta lentamente mandando alla deriva la mia identità. Nessuno parla marziano, nessuno insulta la gente arbitrariamente, non vi è, per dirla in modo semplice e concludere, nessuna violenza della mente e del cuore, nessuno urla in ascensore.[…]” da: My vocabulary did this to me: The Collected Poetry of Jack Spicer ;
    una sorta di risposta di O’Hara possiamo trovarla nella poesia “At the Old Place”)

    Sono molto molto contenta di questo libro che ordinerò oggi stesso, e se permetti Francesco vorrei per una volta mettere da parte la mia e la tua modestia e ricordare che qualche anno fa la Dimora ha dato spazio, nella sua quasi totale interezza, ad una delle opere più conosciute , e straordinaria per me, di Spicer : After Lorca.

    grazie grazie
    lisa

    1. Cara Lisa, se la rete letteraria non fosse quel paludame autoreferenziale che per tanti versi è diventata, i meriti, quelli veri, sarebbero quanto meno riconosciuti: tu hai quello grandissimo di aver fatto conoscere a tanti lettori (e ti assicuro: non solo in Italia) la poesia di Spicer.

      Mi piacerebbe che qualche editore ti desse la possibilità di pubblicare in volume la tua traduzione di “After Lorca”.

      Ciao, grazie a te con un abbraccio.

      fm

  2. Incredibile! Ho ricevuto il libro da Nanni due giorni fa e mi sono detto: è da Dimora! Detto, fatto. Non conoscevo Spicer ed è una nuova esperienza. Leggerlo ti fa senitre folate di aria fresca sul foglio, talvolta freddissima. Ora sì, ricordo: After Lorca. Grazie, Francesco. Grazie, Lisa. Aggiungo: leggere la postfazione di Nanni è un altro balsamo corroborante per chi, come me, si diletta di fantasie critiche. Come a dire: lo sguardo deve sempre essere acuminato e assoluto.

    m

  3. Un memorabile lavoro di traduzione per un libro strepitoso, dalla prima all’ultima sillaba, con le note di Vangelisti e Cagnone a fare da valore aggiunto nel processo di avvicinamento, di conoscenza e di intelligenza della “Divina Commedia” di un poeta veramente imprescindibile.

    Grazie per i commenti.

    fm

  4. Francesco credimi se ti dico, e spero di non apparire poco rispettosa, che quando stamane ho letto il post io Nanni Cagnone me lo sarei abbracciato.
    Vorrei che questo libro fosse acquistato e letto da tanti e tanti, lo consiglio perché vi stupirà per le emozioni che susciterà. Mai avreste pensato che la poesia sarebbe riuscita a farne riemergere di simili in voi e così reali, anche scrivendola. La capacità di Spicer di credere nella poesia è disarmante e finirà col travolgervi.

    grazie
    lisa

  5. Lo so, Lisa; così come so che solo persone “vere” sanno esprimere sentimenti autentici di condivisione. Nanni ne sarà felicissimo.

    Un grazie va anche all’editore – capace, in un’epoca dominata dal ciarpame e dal libro-paccottiglia a scadenza, da smerciare a tutti i costi nei supermercati dell’usa-e-getta, di dare alle stampe opere destinate a durare anche come manufatti artistici, vista la qualità eccellente dell’edizione.

    fm

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