L’A_Patire

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Le donne nel teatro napoletano

Antonio Scavone

Le donne nel teatro napoletano
(Excursus)

     Nella storia del teatro napoletano sono pressoché infiniti i personaggi femminili che animano la scena da protagoniste, ma, di fatto, sono pochi quelli dotati di uno spiccato rilievo drammaturgico. Nato da farse e pochade francesi, opportunamente rielaborate, il repertorio femminile del teatro napoletano dell’Ottocento è per lo più ancorato ai tipi e ai caratteri classici della tradizione muliebre, in una rappresentazione quasi sempre caricaturale, secondo i canoni di una verosimiglianza convenzionale e di una ripetitiva introspezione di maniera, a tal punto esteriore al personaggio femminile da farlo decadere spesso nell’ovvietà e nella mistificazione scenica e storica. Continua a leggere Le donne nel teatro napoletano

Tutte le parole del libro

Giuseppe Zuccarino
Edmond Jabès

La Bibliothèque nationale de France rende omaggio ad Edmond Jabès, nel centenario della nascita, con un’esposizione di volumi e documenti. La sede è senza dubbio la più adatta, visto che a questa grande biblioteca parigina lo scrittore aveva nel 1990, ossia l’anno prima della morte, fatto dono dei propri manoscritti. In occasione della mostra, appare anche un piccolo catalogo: Edmond Jabès . ( ), a cura di Aurèle Crasson e Anne Mary (Paris, Hermann, 2012). La stranezza grafica del titolo ne imita un’altra: il più famoso dei vari cicli di opere jabesiani, Le Livre des Questions, si concludeva infatti con un volume dal titolo anomalo, costituito da un punto e da un sottotitolo fra parentesi, • (El ou le dernier livre). L’autore stesso lo spiegava facendo riferimento all’idea dei kabbalisti secondo cui «Dio, El, per rivelarsi, Si manifestò attraverso un punto». Continua a leggere Tutte le parole del libro

Juif errant

Marco Ercolani

 

Juif errant

1943. Scritta a Genica Athanasiou durante le prove del Juif errant. Artaud, delirante, non recitò la sera della prima.

Genica,
con il Juif errant va malissimo. Sono talmente scoraggiato che non faccio più niente. Recito con un’assenza profonda. Per la prima volta mi rimproverano di essere inerte. Eppure non lo faccio apposta. La mia potenza di espansione si è bruscamente afflosciata. E poi, il regista è di una grossolanità odiosa. Continua a leggere Juif errant

Note di lettura (V) – Mariam Petrosjan

Antonio Scavone

 

La casa sospesa

     Il romanzo è ponderoso, più di ottocento pagine, costruito e distinto in libri, attraversato da una foga descrittiva che fatica a stemperarsi, come se dovesse cooptare e imprigionare il lettore in un’interminabile e sontuosa cristallizzazione della percezione e della simbologia letteraria così corposamente stimolate e allestite. “La casa del tempo sospeso” è, già di per sé, un titolo evocativo e familiare e l’autrice, l’armena Mariam Petrosjan, ha impiegato dieci anni per scriverlo. Continua a leggere Note di lettura (V) – Mariam Petrosjan

L’algebra della vita

Ivano Mugnaini

Gli sviluppi nel corso del tempo dell’arte del racconto hanno evidenziato e messo definitivamente a fuoco una precipua caratteristica del genere: il suo essere, in buona sostanza, un banco di prova ineludibile per chiunque coltivi ambizioni di scrittura fuori dal circuito della serialità programmatica e dalle secche di una narrazione che si consuma, soprattutto oggi, nella pura e semplice rappresentazione del dato, nell’ordinario e rituale esercizio affabulatorio che ha come unico fine quello di raccogliere i frammenti del reale e di ricondurli a un paradigma teorico preesistente, canonizzato. Il corpo a corpo con la scrittura, nel caso del racconto, avviene invece in un tempo metamorfico non mai assolutizzato, in un paesaggio altro dove le coordinate non sono mai prefissate ma si definiscono, nella loro essenzialità, solo nel farsi del discorso, nell’oltranza della narrazione – alla presenza, silenziosa e discreta, della tradizione, che agisce come propulsore e catalizzatore di voci, attraverso i fantasmi che lascia emergere, a ondate, dalle acque mobili del suo mare inattuale. Esattamente quello che avviene in questo libro. […]

(Francesco Marotta, L’algebra della vita: il racconto tra ratio gnoseologica e istanza etica.)

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L’undicesimo giorno

Alfonso Lentini
Francesca Ruth Brandes

Questo libro, che ha la scansione del viaggio (come del resto anche gli altri di Francesca Ruth Brandes), viaggia esso stesso, rispetto ai precedenti, in direzione di una progressiva complessità di impianto, ma senza perdere in sottigliezza e rarefazione. In questo senso si muove verso una forma di compiutezza frastagliata e scorre tra parentesi mai aperte e mai chiuse. Ondula su più versanti e cuce insieme, sullo sfondo di Venezia, non solo buddismo ed ebraismo, che sono i poli spirituali entro i quali si dirama il mondo interiore dell’autrice, ma anche altre e disparate prospettive di indagine (persino neoromantiche, o montaliane e, oserei dire, “filosofiche”, almeno nell’accezione leopardiana del termine…).
Un libro disparato, dunque, dove parole secche, scalpellate ad una ad una, invitano ad esplorare le terre di confine, là dove ancora non c’è, ma dove sta per giungere il termine del viaggio. Continua a leggere L’undicesimo giorno

Schibboleth

Schibboleth

Mitsamt meinen Steinen,
den großgeweinten
hinter den Gittern,

schleiften sie mich
in die Mitte des Marktes,
dorthin,
wo die Fahne sich aufrollt, der ich
keinerlei Eid schwor.

Flöte,
Doppelflöte der Nacht:
denke der dunklen
Zwillingsröte
in Wien und Madrid.

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Personale e confidenziale

Varlam Šalamov

Varlam Tichonovič Šalamov nasce il 1 luglio del 1907 a Vologda. Nel 1926 si iscrive alla facoltà di Diritto Sovietico nell’Università Statale di Mosca e comincia a interessarsi di letteratura. Arrestato nel 1929 per aver diffuso la “Lettera al Congresso” di Lenin, è condannato a tre anni di reclusione. Nel 1932 vive a Mosca. Pubblica sulla rivista ”Oktiabr” il suo primo racconto. Fra il 1936 e il 1937 è nuovamente arrestato per “attività controrivoluzionaria trotzkista” e condannato ai lavori forzati nelle miniere della Kolyma. Liberato solo nel 1951, si stabilisce a Mosca due anni dopo, nel dicembre del 1953. Incontra Boris Pasternàk con cui inizia una fitta corrispondenza epistolare. Continua a leggere Personale e confidenziale

Innenansichten. Ein Panorama in Gedichten


La casa editrice Lettrétage in collaborazione con l’Istituto Italiano per la Cultura di Berlino ha pubblicato un e-book italo-tedesco di poeti italiani contemporanei presentato nel corso di un incontro a Berlino sulla poesia italiana. Gli autori antologizzati hanno a loro volta ciascuno indicato un poeta a scelta, anch’esso tradotto nell’e-book; così Andrea Inglese “dialoga” con Giuliano Mesa, Francesco Forlani con Lidia Riviello, Natalia Castaldi con Gianni Montieri, Nina Maroccolo con Andrea Ponso, Plinio Perilli con Pierluigi Cappello, Viola Amarelli con Luigi Di Ruscio. Anna Costalonga e Tom Bresemann hanno coordinato il lavoro e curato la traduzione dei testi.

Innenansichten. Ein Panorama in Gedichten

Un’altra Praga (XIII)

Sergio Corduas
Francesco Jappelli

Quello di Francesco Jappelli e Sergio Corduas è un percorso inedito, un viaggio non solo fotografico, in una Praga “né magica, né tragica”, ma “altra” dagli stereotipi di una certa retorica letteraria e dall’immaginario collettivo che gravitano da sempre intorno a questa città. 31 immagini scattate tra il 1983 e il 1988 che rivelano una Praga come spazio urbano quasi completamente svuotato dall’elemento umano. Scorci di strade solitarie, edifici decadenti ma integri nella loro antica regalità, inquadrature in bianco e nero, quasi radiografie, dell’anima complessa di una città assorta sotto un cielo onnipresente e diafano. I testi di Corduas [scritti tra il 2009 e il 2010 – ndr], affiancati alle immagini, analizzano con conoscenza profonda e particolare sensibilità quanto la pellicola non può dire, contribuendo a rendere più viva l’interpretazione originale di “un’altra Praga”.

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