Due colori esistono al mondo

Sergio Atzeni

[…]
Poesia, la sua, assai originale, fuori dagli itinerari battuti della poesia italiana del Novecento; di taglio liriconarrativo-teatrale; sincopata e dissonante eppure ancor fedele all’endecasillabo e al settenario ben formati. Sarebbe fin troppo facile ravvisare in questi versi la lezione dei poeti americani della beat generation, gli influssi del jazz, delle letterature creole. Ma l’elenco dovrà comprendere poi gli autori più meditativi della Mitteleuropa, i poeti romantici e i fratelli minori decadenti, il grande e solitario Withman. Insomma tutte le letture di uno spirito bennato, sufficientemente anarchico e inquieto.
La sua elocuzione, tuttavia, è legata alla tradizione italiana (colta e popolare) più di quanto non appaia a prima vista. Alla tradizione magari goliardica e ceccoangioliana; dentro la quale potresti anche udire, se resti in religioso ascolto, il singhiozzo di una dissacrata primavera polizianesca, scandalosamente desiderosa di “albe africane”, delle albe assolute dei mistici e dei poveri. Una poesia che ricorda in qualche modo le epoche anticlassiche e plebee; oppure l’Angst in salsa mediterranea.
E che se per un verso può richiamare atmosfere underground, dure e contestatarie: da rock, da rap, da slang metropolitano e quant’altro; d’altro canto annuncia invece uno spirito terribilmente intimista e verginale, ansioso di vita nuova, assetato di diversa più umana giovinezza. Spaventato di purità. […](Leandro Muoni, dalla Introduzione)

Sergio Atzeni, Due colori esistono al mondo
Il verde è il secondo

A cura di Giovanni Dettori
Introduzione di Leandro Muoni
Nuoro, Edizioni Il Maestrale, 1997

Mi basta saper suonare
a malapena una tarantella

Attorno ai quindici anni ho cominciato a viaggiare per l’Europa, una settimana qua, un mese là, in vacanza, sempre tornando a casa, all’isola che credevo (forse non a torto) necessaria alla mia sopravvivenza e sempre sognando un viaggio lungo d’anni e esperienze. Nel 1986 ho cominciato il viaggio e questo diario.

V

Calpestavano,

calpestavano
con decisione
incuranti
dell’assenza di sentiero,

come sapessero bene
dove andavano,
ma
avanti non c’era nulla
che già
non fosse indietro.

Calpestavano i fiori.

VI

Oggi canto per te, con voce adolescente,
nascendo ho perduto, vivendo non ho vinto,
ora non ho niente, ho preso e dato morsi e sputi
inutilmente,

faccio la posta al cuore tuo nascosto per fargli palpitare
un amore d’inverno, un fiore rosso e scuro lì lì per marcire,
un canto a bocca chiusa andando alla ghigliottina.

X

Il guerriero si guarda attorno,
ovunque cadaveri e armi abbandonate,
il giusto e l’ingiusto, il pavido e l’eroe giacciono.

Guarda se stesso, lacero, infangato, azzoppato, sanguinante,
unico vivo nella piana dei morti.

Fissa l’orizzonte lontano e va verso occidente.

Lo attende immobile in agguato sotto una pietra
lo scorpione
che non affronta il nemico faccia a faccia.

XV

Un topo prima dannato a cagare fra latrine,
cessi di ristoranti e cantine ha scelto non da ora
come stabile dimora il tetto di una casa antica,
dove un’intensa (forsennata forse andrebbe meglio
ma il meglio mi affatica) attività sessuale
con fasto di gozzoviglie d’accompagno
riempie i parchetti di ottimo legno
d’ogni sorta di resti (in camera da letto e nel bagno
come avesse dormito e cagato un maiale),
rimasugli di torte, sperma colante da goldoni
profumati alla menta, valve di cozze,
mutande di seta color prugna (sozze)
dimenticate un anno prima, bigné di panna e marroni
irranciditi su una sedia dentro carta gustosa,
salsicce cotte, pagnotte con salame, petali di rosa.

XVII

Nei tuoi fianchi materni grazia di passo
di cerva giovane all’abbeverata

nel sorriso ciottoli di stelle profumati
di mandorli in germoglio

negli occhi di lupa che allatta
pace chiara

o negro fuoco di baccante in danza sacra
se la pupilla si allarga di passione.

Come posso non amarti?

Si, sono vecchio di scafo, ho passato burrasche,
sbattuto su scogli e memorie

ma vele nuove l’onda
infida spesso sommerge

e non per una pesca d’alba
ti chiedo compagnia
ma fino all’imbrunire e per cantare.

XXI

Otis è pianista e cantante, come tutti sanno,
nonché per campare piazzista di pannolini per anziani,
orologi rumeni e teiere.

Triste è la vita del poeta.

Che Otis sia poeta non c’è dubbio,
ecco i motivi:

Se lo incontravi e dicevi: — Buongiorno
rispondeva: — Mare e monti
o
— Città e sottoscala,
a seconda se quel giorno gli eri simpatico oppure no.

Ha scritto e eseguito una canzone chiamata Benzoino.
Il testo dice: — Ardo come uno stoppino bambolona mia
[sono tutto benzoino.
È fiero soprattutto dell’uso equivoco del termine benzoino.

Ha inventato la parola — varzia —,
oggi molto usata
ma prima di Otis sconosciuta.
Il senso ormai famoso è: — Intrigo complicato,
casino, misturo, paranoie,
giri viziosi, trucchi da avvocato, trasse,
veleni dagli amici, pugnali alle spalle, fisco e tasse.
Se la varzia è oscura si salvi chi può.

Che si può chiedere al poeta oltre
riunire i mali antichi dell’uomo
e l’impotenza di questo nostro tempo
in una sola (e splendida) parola?

Oltre l’onestà di dire fino dai saluti
cosa pensa di te?

Oltre l’uso matto del dizionario?

Che si può chiedere al poeta?

Rose e cannella?

Mitra e coltelli?

Canti di libertà?

Di pena?

Sia lode a Otis e alla sua vena.

XXV

Sono orgoglioso dell’intelligenza di Einstein e di Omero
come mi fossero parenti,
orgoglioso che abbiano saputo capire tanto, creare così.
Mi vergogno dei canini affilati di Hitler
come fossero miei.

Tutto quel che ha fatto l’uomo mi coinvolge
perché sono uomo anch’io.
Fossi di Andromeda me ne sbatterei i coglioni
di sapere cos’è un uomo,
di quali vette possa scalare
e di quale sia la radice del male che gli rode l’anima
(che mi, che ti, che ci rode e consuma).

Ammesso che gli andromedi abbiano coglioni
e non si riproducano per autoimpollinazione
morendo ogni tramonto e rinascendo all’alba.

XXVII

Il pub di Gesuino Murenu,
un sottano del porto,
qui in città,
Illinois Pub.
Ho chiesto una volta a Gesuino Murenu
perché avesse chiamato Illinois il posto,
e perché pub e non cantina o birreria.

— Una cosa mi sono sempre chiesto — ha risposto
— perché rompi i coglioni alla gente con domande
che non hanno senso, questo è il tempo dell’inglese,
cantina non mi piace, sa di scuro, l’Illinois mi piace il nome
e mi piacciono i cavalli, l’Illinois è il paese dei cavalli, horseland.
Ecco. L’anno venturo mi chiamo Horseland Pub.
Come dovrei chiamarmi secondo te?

Sa domu de is maccus.

Da quel giorno non mi parla.

XXIX

Sentendo arrivare il piacere lui disse: — T’amo

Lei rispose:
— Mi pare di sentire un gocciolio,
una goccia che cade e risuona,
a ritmo regolare ogni venti secondi,
forse è il rubinetto del bagno
del piano di sopra,
perde da un mese,
potrebbero farlo aggiustare
ma se ne fregano,
loro, soprattutto la sgualdrina,
gente senza rispetto,
lei quando gode grida appena un secondo
un ah di gallina sgozzata
poi tace e si ferma,
il nostro materasso cigola almeno da un’ora.

XXXIII

Sogno albe africane
lontane dalle voci del mondo,
risvegli di corpi caldi
e latte appena munto,
notti d’erba dannata,
danze da cadere sfiniti
al suono dei tamburi,
visioni nebulose
nelle case da tè,
profezie equivoche,
preghiere salmodiate,
serpenti velenosi
non mascherati da uomini.

XXXIX

Guardo case e caffè riflessi nel fiume
godendo i tiepidi raggi del sole di giugno
a Zurigo ricca e frigida
come le matrigne delle fiabe
e penso a Lenin che guardando gli stessi riflessi
dallo stesso ponte
aspettava la rivoluzione proletaria
dopo aver bevuto parecchio Pastis
al caffè Voltaire
e penso a me che aspetto le puntate di una storia
che mi è proibito scrivere e leggere
— a meno che non decida di finirla
tuffandomi dall’alto nell’acqua gelida.

Le voci di dentro dicono: — Non è possibile
trasgredire. Morirai quando sarà destino.

***

9 pensieri su “Due colori esistono al mondo”

  1. È ammirevole voler restituire a Sergio Atzeni la sua grandezza, e anche quel suo desiderio di essere “uomo fra gli uomini”. Lo scoprii anni fa quando un amico me ne consigliò la lettura. Non so ora, ma fino a qualche anno fa reperire i suoi libri era quasi impossibile. La prosa di Atzeni, da leggere e leggere, ha una bellezza lacerante, colta e musicale e incisa da quella cultura sarda da cui voleva staccarsi senza tuttavia mai riuscirci, se non col suicidio. Quando, qualche anno fa, mi trovai a trascorrere alcuni giorni in Sardegna parlandone ebbi la sensazione che quel suo desiderio di fuga non gli fosse in fondo stato perdonato soprattutto dalle nuove generazioni che tendono adesso invece a fare quadrato intorno a quella identità isolana che per Atzeni fu catena ma anche legame d’amore, e per questo irrisolta. Mi si disse anche che dopo la sua morte vi è stata una gestione editoriale dei suoi scritti un po’ dissennata. Tantissimi erano infatti i titoli sparsi in minuscole pubblicazioni dalla diffusione quasi esclusivamente territoriale.
    C’è in “ due colori esistono al mondo il verde è il secondo” una piccolissima poesia che amo molto, così come amo quel suo sogno di un “cuore africano”, che esprime il senso del suo scrivere: un’inevitabilità a cui semplicemente non poteva sottrarsi, e che vale più delle tante mille parole.

    XXX
    Se il signore m’avesse dato mani abili
    con la chitarra
    e un canto di miele
    avrei fatto un altro mestiere.

    grazie
    lisa

  2. Lisa, se ti va, mi piacerebbe leggere quelle poesie all’incontro del 9 maggio su Atzeni poeta alla libreria Trebisonda. Dimmi che ti va. Oppure dimmi che vieni e le leggi tu. Francesco sarebbe bello vedere anche te. effeffe

  3. Grazie a voi, per questa conoscenza che voglio approfondire.
    Ho sfogliato anche il sito web di Atzeni ed è stimolante.
    Un autore “fuori dal coro”, finalmente.

    m

  4. Fra’, mi spiace veramente non poterci essere ma, credimi sulla parola, è un periodo questo in cui mi è assolutamente impossibile muovermi.

    Mi rinfranca il pensiero che tu possa e voglia leggere i bellissimi testi di Lisa – e proprio in quell’occasione.

    Ciao, embràssoti forte.

    fm

  5. Francesco F, certo che mi va. é un onore grandissimo, e emozione. Purtroppo non posso proprio muovermi in questi giorni, ma ti ho visto di persona in “azione” e sono certa che farai molto meglio di me. Grazie davvero di cuore.

    Francesco M non posso che ripetermi, grazie a te.

    Natàlia…ci siamo, in qualche modo saremo lì, e ricambio l’abbraccio, spero anche che chi ne ha modo colga quest’occasione per scoprire o ritrovare Atzeni, e dalle parole che Francesco ha lasciato nel post di “Azione Atzeni se ne intuisce il perché.

    grazie
    lisa

  6. Non lo conoscevo. Mi piace moltissimo. Lo sento molto vicino. Mi piace il suo essere sgarbato e dissonante. Ci sono molti generi di musica. Lui fa seguire al maggiore un minore. Crea uno spiazzamento. Davvero bravo. Francesco, lo proponiamo a Poiein?

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