Allargare il salvabile

Diego Conticello

 

Testi inediti
(2012)

 

Allargare il salvabile

Sorge
col tepore
meridiano
quest’aria
odorata
di stallatico,

trema
i fogliami inermi,
sventra pagliericci,
soppesa
increspature
al torrentello,

poi si fa sottile,
culla i nervi
dell’ortica,

l’erbe lega a fili
di memorie
in freschi
svanenti abbandoni.

 

Amarsi

Bujo non filtra
nelle carni
nudamanti.

Labbra su lembi
e fiati
di tempra stretta,

una palpebra
quasi s’apre
a risvegliarne
l’estro,

poi un rigagnolo
che sente l’ansia:

vite unisone

 

La striscia, la spinta

Che la noce scintillata
del vero
sia nel distante irraggio
o nel farsi trovare
impreciso
di minimi corpuscoli
– polveri diresti –
non è dato sapere.

Importa
la striscia lasciata,
ràdica vortice ignezione,
la spinta volenterosa
dell’aria

in cerca d’uscita.

 

Tempo di sabbia

        a Vincenzo Consolo

Un piovastro
soffiato
in sabbia

frantuma

con bronzo di vento
verdicchio
vetro d’onde

– ancora
s’aprono
i monti vicini,

(è malsicuro
anche il secondo)

in questo
semilago
annidato
del cuore,

che tutto
confonde
eccetto il passato.

 

Tra veglia e sopore

Se tra veglia
e sopore
nella danza
penumbratile
delle tue oscurità
si sciolgono
crude inchiarazioni

non temere,
è solo lucore
presto dissolto,

vivo
scatto,
fumo bianco
scavato
nel nero di noi,

spentosi
a un battere
d’occhi.

 

Lastre di pianto

Ondeggiano lastre
dello stretto
su un fondo mobile
di perenne
pianto,
come una macabra
giostra
sul nero
fondale delle cose.

Oramai abbiamo scavato
ma non si trova
il perno,
vi s’inceppa melma
sfrangiata
da queste correnti aberrate
che inghiottono
lo scanto

del varco

e ci abbuiano
gli occhi.

 

All’evidenza dei vinti

            E lasciamolo perdere Mameli
            il nostro inno lo suona il marranzano
            isolana lamina percossa
            da un inutile fiato di dolore.

            (Bartolo Cattafi)

Inutile abbarricarsi
alla Storia,
rimostrare le carte
la briscola – a denari –
già scoperta…
scarsi ‘sti tri punti,
malipigghiati.

Al porto delle vite
puttarunu
motti di liber-azione,

manciaru cu ciauru
pisci stoccu e sticchiu,
staccu di capa
a ccu nun ci piacia.

N’arresta l’ultima risposta,
ridesti, lesto senza fanti
arripigghiarini,
dimostrare
per una volta
d’essere il vero nord-afroso

(industriarsi o perire)

senza cadere
in tentate azioni,
non farci i ponti oltre
lo stretto (indispensabile).

 

Guarda, Talìa la fece
chi tenne fertile la Terrona,
facendo le feci,
la feccia (tenaci tenenti
all’evidenza dei vinti
bisògnino dieci dì,
rossotinte
le mass(ahi)e
Brontolavano),
chi la terrà
o tenette le redini
a queste mari/o/nette
staccò l’arti
d’un assurdo teatrino…

nell’isola ch’ora cola
a pisci
sperando arrivi la nettezza
umana,

ca l’erba tinta
– purtroppo –
qui campa assai.

 

Matita

Ogni tanto
imprendo a fumarmi
la matita,

carbonato incanceroso,
graffio di grafite,
sferzante
verde senz’erba
(che non manda in fumo
il cervello)

chiodo per puntare
l’attimo che preme,

cancellabilità,
mina del mondo.

 

*

Non credo alla misura
e all’abbocco finale che fa
vivo
il succo del mondo.

Sento nel colore
musicato,
in un suono
ingiallito

il volatile
essente delle cose.

 

Eterno/Interno

È giunto un vento
di falangi sommerse
ad incrinare
le vetrate altere
della notte

e le gocce
della mente
barcollano
d’un abisso
dal tempo tutto umano,

una dama di luce
( – sin tu cuerpo yo soy nada -)
tempo eterno, che sei
tutto interno

sconvolgi morte
nere fantàsime

per risorgere
nella trasparenza
di un fiore.

 

Genesi della chimica amorale

        a Giulia

Voglio frustare
quadrighe di
endorfine
sui sentieri
porporini
del tuo sangue,

estorcere stormi
di sinapsi
alla consunzione
dei giorni,

esigere da questa lorda
sopravvivenza
che coincida
almeno con
la felicità.

 

__________________________

Diego Conticello, nato a Catania nel 1984, vive e studia tra Padova e la Sicilia. Laureato in Linguaggi e tecniche di scrittura, è attualmente specializzando in Letteratura e Filologia moderna con un repertorio di poeti siciliani contemporanei (da Angelo Scandurra ad Aldo Gerbino, da Melo Freni a Ripellino ed ancora Lucio Zinna, Elio Giunta ed altri).
Nel 2004 ha condotto degli studi, con metodo concordanziale, sulle edizioni de L’esequie della luna di Lucio Piccolo, per la cattedra di Teoria della letteratura dell’Università di Catania. Fa parte del coordinamento tecnico del museo-laboratorio ‘Centro Lucio Piccolo di Calanovella’ di Ficarra (Messina).
Nel 2009 è uscito, per i tipi di Cittaperta Edizioni, un suo saggio esegetico-biografico-figurativo dal titolo Lucio Piccolo. Poesia per immagini “Nel vento di Soave”, scritto a quattro mani con Franco Valenti e con una postfazione di Silvio Ramat.
Nel 2010 ha pubblicato la sua opera prima poetica, Barocco amorale, presso le edizioni LietoColle.

__________________________

 

***

Annunci

13 pensieri riguardo “Allargare il salvabile”

  1. in attesa di scrivere qualcosa di più sul lavoro di Conticello, di cui ho ospitato su IE un saggio su Lucio Piccolo (http://tinyurl.com/cy8u42d) , mi limito a sottolineare la cura nella scelta lessicale (a volte ricercata), il controllo, la tramatura ariosa dei versi e sopratutto il costante colloquio, nei testi, tra concretezza materica e pensiero, tra constatazione del vero e riflessione.

    saluti a tutti, a cominciare dal caro Francesco
    G.Cerrai

  2. bella la costruzioni delle immagini vivide, palpabili, penetranti pennellate con linguaggio accurato ma lineare nell’ordito, che si presta alle pause di riflessione del lettore

  3. Bravo, poesie scalpellate e ben tornite! Noto con piacere che la ricerca espressiva di Diego Conticello è in piena evoluzione…

  4. è verissimo poi quanto dice giacomo sul colloquio tra concretezza materica e pensiero. io parto sempre dall’elemento tangibile ma poi questo è sempre traslato di un sovrasenso che, per intensità, lievita fino ad elevare a simbolo la cosa stessa e farla assurgere a metafora di quel pensiero che intendo comunicare. è un po’ difficile ma a volte ci riesco

  5. Un’altra prova, curata e profonda, che Conticello propone per la poesia. Alcuni versi sembrano lasciarsi agevolmente scandire, ma c’è sempre un livello superiore all’immediata percezione della bellezza che impegna nella ricerca di senso. Tradizione e rinnovamento si uniscono nel messaggio armonioso che spazia dalla condizione esistenziale alle incertezze oscure della storia passando per una sicilianità davvero aperta e globale. Un ringraziamento all’autore e alla Dimora per la proposta. Marzia Alunni

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...