Percorrenze

la distanza dai miei occhi ai miei piedi
è uno spazio infinito
dovrò passare sul mio corpo per
guadagnare l’uscita

 

Cristina Bove

 

Testi inediti
(2011-2012)

 

Castelli di scarto

Che mi somigli e sai
prenderti a verso rigirarti alzare
il ponte levatoio, randagio amore
di santi vini e sante donne
e chiuderti nell’isola tua cruda
nei fossati
piangono i coccodrilli e il tuo futuro
ha braccia dalle scapole sconnesse
arrese al vuoto

la giacca o meglio il giaco
pallido verde oliva___il paggio
ha bolle
dicono sia malato di ristagno

chi gli pagò le sere di ritrovo
i biglietti scaduti
elencava gli azzardi d’altri giochi
qui si vinceva il sale sulle labbra
aspro
quasi un bacio d’aceto sulla fronte

“dèstati___nome che non posso dire
nome da sillabe dormienti
i corvi hanno rapito i tuoi germogli
e a niente servirà mostrargli il nido”

e perdo il segno
il libro letto trattenuto in folio
un menabò di vita
noi lo comprammo a rate.

 

        Getsemani da oratorio

        Per quanti denari di benevolenza
        con un bacio d’inchiostro l’hai venduta
        l’anima mia sfinita dai deserti
        li attraversai mentre fioriva il mare altrove
        ed io mi abituavo all’ora nona
        rimuginando sabbia

        non c’erano altre vie per solitarie case
        d’altronde ormai lasciate
        alzare gli occhi all’ursa maior
        e non trovarla a queste latitudini

        una domanda ardente
        fatta di sole inferocito e sete
        transita nell’eterno e sembra immota
        agli sgherri di piazza è sconosciuta
        come alle caste nere
        munite di lasciapassare
        che andarono ad uccidere bambini
        e vecchi inermi
        nelle riserve indiane
        dal canada al sudafrica di sangue
        scrissero nuovi libri del potere
        in nome degli imperi, oggi succede ancora

        e per quel bacio
        si crocifigge il mondo

 

Nessun traguardo, solo percorrenze

la distanza dai miei occhi ai miei piedi
è uno spazio infinito
dovrò passare sul mio corpo per
guadagnare l’uscita

semplice no? Basta atterrarmi
e invece d’afferrarmi alle giornate
abbandonare il sasso
il fuoco
il nugolo di cielo che m’incanta
e percorrermi tutta
– chissà quanto misura un’illusione –
oltre la mente affiora intanto un gesto
ravviare i capelli della luna
come fossero miei

è segnale d’arresto un reumatismo
anche un’indigestione
mi sovvengo di porri e peperoni
che non fanno poesia ma fanno il resto
e oso
farli complici esperti d’un addio
dalla testa all’ignoto

 

        Pronuncerebbe se

        di sera
        ai custodi dell’età che incalza
        tiene il discorso per metà
        per l’altra ha piroette inventate lì per lì
        guardala che s’impelaga la voce
        ha ricadute in fissità
        suona palude
        proprio in questo momento che non sa
        lo stratagemma del creare
        avendone occasione se di fischiare accenna
        trascrizione di versi in dettatura
        non crederanno vera
        se tentasse la via delle lavagne esperte
        e in equazioni si esponesse
        per quante spiegazioni avesse fiato
        dai congiuntivi oppressa
        si condizionerebbe a

        l’arte della dimenticanza

 

Stanza come un teatro greco

Se per un giorno
uno soltanto che sono ancora bella ma non tanto
– ché le finestre specchiano il domani
in profezie di cedimenti –

se per un giorno
scrivessi a piuma d’oca le mie spalle quel tanto
da dirsene uno strano
settembre mai raggiunto

se per quel giorno
dovessi confessare un nome lancinante
usa ancora una maschera
ma sceglila che pianga nell’arena
come un dio disperato
un dio che muore

 

Cercatori

Setacciano parole
tra tombe e tabernacoli
fioriti a crisantemi e cultivar
sperimentali
metodica di foglie e di limone
aperte vene ______ quasi fiumi
che pareva servissero le barche
a navigarne i fumi, se guardavi
nei pozzi incenerirsi l’acqua
e tra le ciglia
traghettatori d’innocenza
mentre
nei chiostri a piedi scalzi
monaci costruttori di quadranti
meridiane di pietra o in terracotta
ali di fil di ferro ______ manufatti
sbarre
da lucernari a sprazzi
rimettono in prigione ogni mattina
un sole anfibio
condannato al mondo.

 

***

15 pensieri riguardo “Percorrenze”

  1. Ed io dico grazie a Dio che ci siete Cristina e Francesco per quello che donate, per come sapete riempire i vuoti lasciati da una società che poco lascia al sogno… Che bel leggere Cristina cara e che bella casa Francesco.
    Grazie davvero per le vostre bellezze!

    Sebastiano

  2. Già: noi passiamo sul nostro stesso corpo per guadagnare l’uscita dagli affanni di questa terra dura e bella, di una bellezza destinata alla fine dal suo primo apparire. Una rosa che sboccia ha poco tempo, così i poeti, né sappiamo fino a quando funzionerà ancora la nostra testa e le mani non si bloccheranno coi crampi dell’artrosi o di quello che è. Allora, finché ancora ci siamo con il pensiero e con la penna d’oca o biro o tastiera, noi ci effondiamo in poesia, ci guardiamo dentro e intorno come fai tu, più dentro che intorno, e trasferiamo il corpo all’anima, l’anima al corpo ed entrambi nell’eterno. Altro che cenere. E chi ti legge rivive in sè la tua poesia nutrendosene, prova la compassione del dolore umano e la vittoria del canto malgrado tutto.

  3. Talmente presa Cris, che arriverò con scandaloso ritardo al lavoro, visto che leggo il post solo ora. E dire che ti pedino senza tregua Una più bella dell’altra, impossibile fare una cernita. Grazie anche da parte mia a Francesco Marotta, un bacio a te

  4. Questo passaggio scivola tra rincorse di fonemi e metafore..

    la giacca o meglio il giaco
    pallido verde oliva___il paggio
    ha bolle
    dicono sia malato di ristagno

    chi gli pagò le sere di ritrovo

  5. sono splendide,Cristina, anch’io sono rimasta totalmente avvinta. Credo a Francesco quando afferma di essere felice a pubblicare le tue poesie.Queste ultime,poi.
    lucetta

  6. Stare qui per me è sempre una grande emozione.
    Sentire oltre all’accoglienza anche la stima, dà un significato a molti anni di mia profonda incertezza.
    Di questa ospitalità vado fiera.
    Ringrazio lettori e commentatori.
    A Francesco un grazie speciale e un abbraccio.
    Cristina

  7. Una poesia – a quanto vedo – che succhia alle parole tutto il dolce e l’amaro possibile , segnale di generosità temperamentale che poi il linguaggio capitalizza restituendone umori e sapori con bella naturalezza .
    Veramente grato .
    leopoldo –

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