Frammenti di silenzio

“Il viaggiatore è sempre solo:
ha mille inquadrature che lo aspettano
in vite non vissute.”

Enrico Cerquiglini

 

Frammenti di silenzio
(Inedito)

 

Frammento 1

risputa papaveri la terra sazia di sangue
– non è una primavera non è una stagione –
dimentica d’ogni sacrale abluzione.
il busto non è più chino il volto grigio
di pietrisco e raschiato dalla pietra

la parola fu un gesto
netto nella memoria

il fiato la museruola i tafani
schiacciati sul collo bianco
un frattale rosso di bestia.

 

Frammento 2

nel silenzio
nel pianto silente
nel singhiozzo del pianto silente
coperto lo specchio
muto nel silenzio
nella sirena che ora tace
risuona l’eco della bestemmia
che impregna i corpi
piegati nel silenzio
rappresi nel singhiozzo del pianto silente

 

Frammento 3

la gola, la gola sempre secca
medica alluminio saldature
alla catena come un cane
la gola, la gola sempre secca
nevischio d’amianto
nella gola sempre secca
che produce diamanti
fiori dannati per folli amanti
in quel nevischio di amianto

 

Frammento 4

solerte il prete
la comunità di quartiere
le intossicate d’ostie
le prefiche figlie fiorate
osannano chiedono domandano
implorano perdono
padrone del silenzio
della gola sempre secca
del singhiozzo del pianto silente
scuoiano le parole
macerandole al sole

 

Frammento 5

la fanno tutta la notte
lo specchio coperto
arrotolando sputando tabacco
colpevoli di fronte al silenzio
al sogno lasciato nel nevischio
d’amianto nelle ciarle credute
d’un delegato suadente
colpevoli nella vecchiaia
che non perdona.
la fanno tutta la notte
con qualche caffè
con tosse che raschia la gola
con le teste canute o lucide
con la rete stesa sul collo

 

Frammento 6

il silenzio le pacche leggere
le bocche accennanti un saluto
un sorriso di silenzio e silenzi.

 

Frammento 7

sul piano di legno
all’angolo in basso
sullo specchio coperto
si affaccia tra due date
un volto un nome
1977 – 1995
due date nella fioca luce
una zazzera bionda
che ride diretto al muro di fronte.

 

Frammento 8

il sole di luglio
il senso unico di una strada
“finisco presto stasera”
l’afa della conca
nei rumori stridenti
d’una città dismessa
lasciata all’afa della mente
sul muro “ti voglio bene”
“via i negri da l’Italia”
un fallo stilizzato
quattro nazisvastiche
cancellate da un’A cerchiata
“finisco presto stasera”

 

Frammento 9

prendeva tutta la strada il camion
lì dove c’è la curva a gomito…
“finisco presto stasera
mangio qualcosa ed esco”
proprio lì dove fa dente il marciapiede
tutta quella calura
sudava l’asfalto
quel rumore stridente
a spirale fin dentro

il silenzio improvviso
rilievi della municipale
viavai di curiosi
una pietra che lacrima
tra camion e muro
una pietra di sessant’anni
sudata

“finisco presto stasera
mangio qualcosa ed esco”

 

Frammento 10

il silenzio occhi come pacche leggere
le bocche un muto saluto
un silenzio su vecchi silenzi.

una foto da un portafoglio
fa il giro tra le mani
impercettibili sguardi accennano un sì

 

Frammento 11

era Roma piazza San Giovanni
una donna con un foulard rosso
rosse bandiere sbiadite
una zazzera bionda
alla cintura
pugni chiusi
slogan imprigionati in altri silenzi

smorfie mute
crollando le teste

girava un fiasco di rosso
nelle gole secche

taceva l’Internazionale
erano voci tra le ruote
in un rollio di bandiere

 

Frammento 12

a piedi nudi
sull’aia raschiata pulita
la trebbia col moncherino
del macchinista
l’afa di luglio
nella pula che graffiava
i pensieri
“acqua e vino, donne!”

 

***

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7 pensieri riguardo “Frammenti di silenzio”

  1. Parola e silenzio protagonisti indiscussi dei “Frammenti” alludono, si lasciano leggere per immaginare, osservare, quella continuazione che completa il frammento stesso. Proprio questo è il senso e il significato, un completamento “in fieri”, svelato e poi ridefinito da capo, come quegli splendidi e complessi disegni buddisti realizzati con la sabbia colorata allo scopo di essere distrutti. C’è in gioco anche la politica che fa capolino nei versi attraverso immagini eloquenti (frammento 11) e pure, nella loro diversità, rispetto al contesto attuale. La forma si modella armoniosamente, inseguendo e levigando “la parola [che] fu un gesto / netto nella memoria”. L’intera proposta testuale ha una sua profonda dignità di canto, un’eloquenza sussurrata che è quella del “singhiozzo del pianto silente”. Resta il lettore che annuisce apprezzando questi versi imperdibili. Marzia Alunni

  2. Grazie a Chicca, a Mistral. Grazie a Marzia per le belle riservate ai miei scritti. Io non sono, nè mi definisco poeta e, visto che “il cielo dei poeti è un po’ affollato in questi tempi”, come diceva il buon Guccini qualche anno fa, meglio non sovrappopolare l’italico Parnaso, meglio restarsene con piedi e mani sulla terra a coltivare pomodori e basilico.

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