L’A_Patire

Maurizio Manzo

L’A_Patire

                a F. M.

Sulla via di Damasco
l’illuminazione schizzava
quarantaquattro lembi in fila
allungata sciogliendo
tepore sapore colore
il canto che taglia la gola
si arrampica dolente
lentamente diffuso
nel fumo
la forma spirale sanguigna.

Dei pezzi di pezza speziata
di brandelli novelli
che s’accompagna ai piatti
distratti mischiati
all’agnello del santo natale
non si vede il digrigno
né ghigno di mandibole
aleggianti sconnesse
beffati nel semplice vivere
nel respiro annullato.

Ricordo a te che mangi
di pensare a colui che non mangia
a colui che esplode,
ma non più di tanto
santo il tuo giorno merita
sogno e contorno
dedica un canto
e incanto tieniti stretto
sorretto nell’animo
dal buon pensiero.

Riempi le tasche della giacca
da camera
di donazioni incoronate
infilate come trofei
in un cordone
della salvazione
una collana
lanosa che ripara
dal dolore d’altrove
che ti schiaffeggia.

Sentiti buono
rischiara il tuo infinito
da cui emergere a testa
alta cresta del buon
samaritano
pantano di sementi
di sentimenti
dove sguazzare
fino al riposo
corposo volteggiante.

Un giorno ti sarà
lieto il passare
del tempo
emporio ricolmo di merce
è l’anima che si rigenera
inesauribile
la tua coscienza
impinguita si slabbra
e non ha più forma
norma al di là del proprio cuore.

20 pensieri su “L’A_Patire”

  1. Nicola, io più che *buon consiglio* ci vedo *rabbia*: piantata come una lama nell’indifferenza e nell’apatia mascherate da “buoni sentimenti”. L’unico “stridore” è quello che avverto nelle coscienze di chi celebra quotidianamente i suoi riti, ai quali non sa e non può rinunciare, e, di tanto in tanto, lascia cadere distrattamente una lacrima di miserevole compassione: il modo *migliore* per far sì che la “strage degli innocenti” continui, non abbia mai fine…

    Se no, come faremmo a commuoverci, a sentirci belli dentro?

    fm

  2. trovo questi componimenti tra i migliori di Maurizio Manzo.
    toccano una realtà difficile, oltre che drammatica.
    molto apprezzata anche la dedica.

    un saluto, C.

  3. Grazie di cuore a chi ha letto, agli intervenuti che hanno lasciato un bel segno, ai “mi piace”…
    a Francesco M. che ha come elencato le arterie e flussi che
    attraversano questo testo.
    Un caro saluto a tutti

    mm

  4. ….

    bel testo, Maurizio. piano piano ti leggo e piano piano ‘prendo confidenza’ con la tua scrittura.
    un saluto a te, a Francesco e agli altri ospiti.
    paola

  5. siamo in grado di scuoterci dall’apatire? ma soprattutto, scuotendoci dalla passiva indifferenza, siamo poi in grado di sfuggire all’ipnotica forma spirale sanguigna che è la norma dell’esistenza umana? (curioso, come per definire comportamenti particolarmente feroci, la nostra lingua usi la parola “disumani”).
    lucida acida, questa tua, senza nessuna concessione alla retorica.
    avrei tolto “mangia” dal secondo verso della terza strofa, impiccando “di pensare a colui che non”

    1. non siamo in grado…è come suol dirsi il dis-umano sfuggito al controllo, sfuggito di mano…mano che non si usa più stringere ma stritolare o ignorare…e l’a_patire è un tentativo d’intravedere qualcosa che si allontana drasticamente, a partire da me stesso…l’iterazione di mangia voleva marcare suono e senso…non sarebbe mica male “impiccare” il secondo verso…

      un caro saluto

      mm

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