Artificio

Giorgio Bonacini
Rosa Pierno

Note su Artificio di Rosa Pierno.

1.

Scrivere l’amore, per Rosa Pierno, non significa scrivere d’amore o sull’amore o descrivere l’amore, ma più precisamente e con grande consapevolezza della materia, far sì che le parole, con un atto veramente costruttivo, riescano a disporre il linguaggio e a inserirlo, facendolo aderire, dentro il soggetto del suo dire: il fatto d’amore. E con questo nuovo libro l’autrice prova, e secondo noi riesce, nel tentativo, per lei necessario di dare immagine e intelletto al disporsi di un amore.

Testo bipartito Artificio (prima parte del libro a cui dà il titolo) apre la sua scena sviluppando uno spettacolo turbinoso in cui una “caccia d’amore” prende corpo, forma e figura di sinfonia propria di una lingua sonora. L’andamento fonico e immaginifico si sviluppa dentro un quadro di azioni nello stile di una rappresentazione barocca. Ma non inganni il titolo: non c’è nulla di artificioso sulla scena. Le nature vive e morte che abbondano nel quadro d’azione, sono il prodotto di un vero e proprio “fare d’arte”, dentro una cornice pittorica ricchissima, ma senza inutili fronzoli. Il colore in parola è tensione che percorre un suo preciso sentiero di teatro innaturale, dove gli incontri e le fughe, sono continuamente reiterati, incrociati, sospesi o negati.

Ma cos’è che lega, senza far debordare, le peripezie, a volte languide, a volte rapite, a volte comiche dei personaggi – Donzella, la bramata; il Cavaliere, al galoppo in armatura; Reginella, candida osservante – e il contesto rutilante che li contiene? E’ un’impalcatura, sostenuta da una tenuta di voce, capace di muoversi e giostrare, ma con linearità, dentro l’antiingenuità e la precisione della scrittura, che Rosa Pierno non abbandona mai a se stessa. Perché, e le sue parole sono chiarissime, se “armonia musicale non è che geometria sonora” per fare in modo che le parole rendano la significazione che le costituisce “non si deve sottomettere senso al suono”, pur essendo anche il suono fondante.

Allora il vasto panorama, detto dall’autrice “cartografia d’amore”, in cui tutto è visione, per essere vero non deve contenere verità, che alla fine sarebbe solo parzialmente veritiero e l’amore, da cui poter entrare e uscire, verrebbe spezzettato, no, deve essere verosimile all’impianto e all’intelletto che sostiene e sospinge il linguaggio che si è scelto di usare. Qui, in questa prima parte dell’opera, dove ancora si pensa possibile uscire razionalmente da un amore, le parole sono note raggruppate, “musicali accenti”, ma sempre con materialità e realtà di senso che in artificio coincidono passando “dall’universo delle cose all’universo delle parole”.

2.

Per la seconda parte del testo, Amore fossile, partiamo da un paragrafo della prima parte in cui, il cavaliere seguito a vista da donzella, dice in sintesi come la passione altro non sia che un movimento sensitivo corporeo, un cambiamento innaturale. Dunque il paesaggio mentale che ci troviamo davanti, già anticipato è quello di un’analisi serrata e tagliente delle modalità con cui si compie e si perde la forma del sentimento. Brevi capitoli dove la lingua cambia completamente sostanza: perde colore, ma non forza, per trasformarsi nel bisturi che seziona l’esistenza e la resistenza dell’amore. E Rosa Pierno ha per questo genere di scrittura una predilezione, attuando con la parola una forma d’arte, che in sé si configura obbligatoriamente come conoscenza (come lei stessa precisa) e, pur in prospettiva autonoma per fantasia e logica, propriamente scientifica.

I concetti, che l’autrice estrae dissezionando il corpo del soggetto, sono allineati su un piano in cui si danno congetture che prendono vita linguistica, senza perdere, in una logica confutazione, il sentimento della forma che è connaturato all’argomento in questione: l’amore. Dunque, tutto entra a far parte dell’indagine: arte, socialità, argomentazione, dimostrazione, riflessione… in un caleidoscopio di precisione e leggerezza che snoda, in un rigoroso fluire continuo, una sua poetica della meditazione, arrivando fino a punte estreme di bellezza matematica emotiva, come questa: “Esistono numeri che esprimono una relazione appassionata…“.

Ma l’amore può raffigurare se stesso anche nel suo contrario, il disamore, e non si deve e non si può estrometterlo. Ambedue indissolubili, pena la perdita del senso, sia nella considerazione “mente-corpo”, che spesso intorbidisce più che chiarire le idee, sia nella logica “vero-falso” dove il terzo dato è “l’impossibilità”: tutti in sé accolti dall’ “ipotesi-amore”. E qui Rosa Pierno arriva, con la sua poetica intellettiva, efficacissima nel delineare mutamenti e identità, a una lucida visione, luminosamente ossimorica, di un dato emotivo percepito e percettivo: “tu che mi ami rabbiosamente, io che ti odio teneramente”. Alla fine, se si è abbastanza liberi dai legami letterari consolidati, si rimane felicemente stupiti, per come questo libro mostri, grazie alle proprietà di una voce scritta, cosa significa vedere e pensare il sentimento e il raziocinio l’amore.

Rosa Pierno, Artificio
Presentazione di Gilberto Isella
Roma, Robin Edizioni
“I Libri di Poesia”, 2012

Testi

LA MAPPA DEL TESTO

Se si volesse tracciare il diagramma dei loro incontri, avvicinamenti, disguidi, mancate coincidenze, fughe, ritorni, incomprensioni, addii definitivi e sovrapposizioni carnali si avrebbe una mappa illeggibile, piena di tumuli, di itinerari che s’incrociano, di puntini sospensivi e di stendardi caduti, di profezie e di affermazioni successivamente negate, di documenti falsificati e di baci rubati, di dediche d’amore eterno e di rifiuti poi rinegoziati. Di questa cartografia d’amore si tenta, qui, di ricostruire il perduto testo attraverso un mosaico composto da citazioni prelevate da varie fonti: testi classici o memorie personali, il tutto impiantato in un terriccio misto a detriti e reperti, in cui ciò che è antico è riportato alla luce e ciò che è attuale proviene da atavica memoria. Passato e presente senza distinzione.

MELE INCRIMINATE

Reginella, non vista, presa la mela, si nascose dietro un’enorme colonna e se la mangiava con avidità e fretta, mentre la processione, passando il gonfalone della sacra confraternita, procedeva fra ali di persone inginocchiate.

Di tale vorace appetito nessuno s’accorse, nessuno vide la mano che indebitamente s’appropriava di un’altra mela e che spariva fra le pagine del libro.

Nessuno poté incriminare detta mela per aver scatenato un esecrabile appetito, né in precedenza per aver scatenato la sommossa in paradiso. Mele e libri, inoltre, non hanno alcuna relazione e, quindi, non se ne può trarre alcuna spiegazione.

FLORA E FAUNA

Piante rare ed esotiche, importate dal Levante o dalla Cina, piante vive e disseccate, piante catalogate. Dall’erbario risale un effluvio di aromi che invade il gabinetto naturale in cui, disposti in fila o ammassati, sono fossili, pietre e crostacei. Anche un pappagallo impagliato contribuisce a creare un ambiente universale. Un coccodrillo intero, che piange gli uomini dopo averli mangiati, pende dal soffitto, pur solleticato da foglie di banano. L’albero del pane è senza mortadella e coleotteri giganti, schiantatisi sulle pareti vitree della serra, lì sono rimasti appiccicati. Sembra una bottega di robivecchi, più che una serra professionale di decantate virtù medicinali.

Se fosse un acquario vi si potrebbero vedere pesci-donna, leoni marini, pesci palla e scorfani di ogni dimensione. Patelle e perle non mancherebbero di certo in quest’ameno microcosmo naturale. Balene sarebbero presenti solo con falene, mentre ossi di seppia e boccette d’inchiostro stimolerebbero l’estro del poeta di passaggio. Lave, pietre vulcaniche e barattoli di cenere gettati nelle vasche simulerebbero l’attività vulcanica dei ribollenti mari, compresi i calcoli biliari.

NINFA CON PASTORE

Amore mai arse con tali rugginosi effetti. Strali rossastri hanno annerito cuori e pupille. E boschi e rupi ardono nella notte con le ultime fiamme. Di quale avvampante unione è mai testimone questo snervato corpo che rapina l’ultimo sguardo? Da quale profonda spossatezza le membra si sollevano per ascoltare la superflua frase? Se corpi e paesaggio sono consunti dalle fiamme dell’amore, il suono che uscirà dal flauto, a cui il pastore s’appresta a dar fiato, le farà socchiudere le palpebre su un mondo di cenere.

***

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9 pensieri riguardo “Artificio”

  1. “Ninfa con Pastore”, la più lirica delle proposte, mi restituisce sul finale la premessa dell’introduzione nel suo manifesto al canto all’Amore, qui declinato anche come “universale”, guardando alle “Mele Incriminate” e alla loro portata, che si fa dialogo di liberazione agli amanti.

    Grazie.
    francesca

  2. Un tono intenso ma non solenne. Una prosa che tiene una sua fermissima armonia. Grazie a Rosa e a Giorgio, per la lucida presentazione.

    m

  3. Desidero ringraziare Francesco Marotta per l’accoglienza splendida che dedica a ciascuno di noi – che leggiamo e scriviamo – e per il suo sostegno appassionato alla cultura tutta, al punto da rendere per noi insostituibile la sua figura.

    Un ringraziamento anche a Giorgio Bonacini che ha accettato di fare da cassa di risonanza con la sua squisita sensibilità e intelligenza ad “Artificio”, come pure a tutti i lettori per la loro disponibilità a seguire i sassolini disseminati da/in questo testo…
    Rosa Pierno

  4. Sono io che ringrazio Rosa, per avermi dato la possibilità di approfondire la lettura di questo libro, scrivendo qualche pensiero sulla sua scrittura vorticosa e precisa, e imparando anch’io qualcosa in più grazie ai “sassolini…..”

    Un saluto a tutti.
    Giorgio Bonacini

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