Ray, il fantastico

Antonio Scavone

     Nel 1953 immaginò con il romanzo “Fahrenheit 451” che in un futuro lontano – forse questo, il nostro presente – l’umanità avrebbe bandito i libri bruciandoli giacché i libri scatenano emozioni, passioni ed opinioni che non sono ammissibili in una società votata all’appiattimento e all’omologazione di ogni libertà individuale.
     Il romanzo era ovviamente fantasioso e paradossale: attingeva a quella science-fiction che aveva già dato a più riprese (da Orwell a Wells) spunti e orrori per una rappresentazione non convenzionale della realtà. E tuttavia era “convenzionale” la fantascienza tanto dei romanzi quanto dei fumetti: prevedibile e scontata, con personaggi familiari per l’immaginario collettivo (marziani, alieni), la letteratura fantascientifica tendeva a manifestarsi come un fatto letterario autonomo, non dissimile dalla letteratura esistenzialistica o favolistica. La favola, però, doveva essere costruita e narrata ben oltre il pretesto della traccia irreale, ben oltre lo stupore che una storia sul futuro poteva evocare. Continua a leggere Ray, il fantastico

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