Le avventure di Petrov lu bizzantin’

Dinamo Seligneri

       Una villeggiatura ok: la vita sorridente (1)

     La moglie del calciatore Petrov era al settimo cielo per l’andatura del campionato dove il marito sfrecciava sulla fascia come un demonio bizantino facendo guadagnare coi suoi slalom tanti punti alla squadra che terminò la stagione in maniera onorevole, per quanto la rosa non era il top.
     La moglie del calciatore serio Petrov era donna di poche pretese, si accontentava di stare tutto il dìurno davanti alla tv accesa col volume sostenuto a sentire i racconti delle donne stuprate o che avevano subito delle violenze gravi o anche solo avessero alle spalle come un’ombra maligna un amore brutto. Oppure la moglie di Petrov si fissava davanti ai programmi di cucina dove alcune donne catecumenizzavano altre donne della stessa età più o meno sull’arte di lib(e)rare i sapori… Petrov non sapendo bene l’italiano e ancor meno il latino quando tornava a casa dagli allenamenti soft (non sfibranti per la verità) era allegro e diceva “de gustibus non sputacchiandum…” senza nemmeno concludere con “est” la massima, perché, diceva, gli ricordava l’est europa troppo bizantino dove lui non voleva tornare più perché ora la sua vita era in Italia, dove il libello di bizantinismo era più basso (ma manco tanto). Moglie e marito ogni notte si appisolavano sopra il loro reddito guadagnato a colpi d’ala e slalom sulla fascia e seppellito e protetto nella polpa di lattice di gomma nel didentro del materasso… perché Petrov era un uomo all’antica e la sua moglie una con poca pratica delle cose della vita, allora preferivano conservare tutto in gruzzoli e liquidità domestiche.
     A fine stagione, dopo tante sudate, Petrov disse ora è ora di andare a una vacanza.
     La moglie fu contenta, nonostante non volesse spostarsi dal fulcro focolaio dove ribollivano come fagioli magici le emittenze televisive da tutto il mondo, unico vero lusso di questa mogliera sua che Petrov delle volte pensava “è sciacquetta però”.
     All’inizio fu difficile convincere una donna sempre stata povera come lui a staccarsi dal suo habit naturale, ma Petrov che consoceva la vita perché per lo meno aveva visto delle cose gravide di conseguenze, giurò che la villeggiatura sarebbe andata tutto ok, veramente, dai, e che andavano in un posto dove avrebbe goduto di tutti i confor di sempre (la tv), e la moglie fu contenta che gli avesse dato queste rassicurazioni con dolcezza e non gli facesse nemmeno una cazziata.
     Partirono per il mare. E nuotarono tanto tanto, nuotarono finché non arrivarono a toccare la felicità, come un nuotatore tocca la sponda di una lunga piscina piena d’acqua alta…

 

       Squadra e squadrismo (1)

     Come tutti gli anni che le entità sovrannaturali e parentali tra di loro ci donano con parsimonia, anche quest’anno, dopo la generosa villeggiatura d’amore, Petrov dové tornare a fare allena mento e andare coercitivo in ritiro sulle Alpi per preparare le tattiche dell’anno a vvenire dopo e allagare d’aria i polmoni stracchi (per la verità, non essendo il coach cambiato e conoscendo cotesto coach, per quanto verte le tattiche, solo catenaccio, gioco di rimessa, e contropiede all’italica, potevano stare anche in piscina e non muoversi dalla villeggiatura, rivedersi direttamente per la prima partita in cartello del campionato… invece salirono sulla montagna in ritiro…).
     Già durante l’ultimo scorcio della passata stagione – qualcuno ci aveva fatto caso, l’allenatore no… – all’interno della squadra si era formata una corrente insurrezionale facinorosa, di matrice indubbiamente separatista, ispirata alle teorie passatiste a dire il vero di tale Giuseppe Bendalino, noto massacratore di trequartisti dai piedi buoni, azzoppatore professionista, segatore di stinchi, incontrista ex tergo famoso per praticare salassi coi tacchetti degli scarpini…
     Il motivo dell’insurrezione in un primo momento solo latente, malcontenta, fu che Bendalino, all’inizio della stagione, fu (a detta sua) impertinentemente spedito in tribuna per tre turni secchi dal mister che mica spiegava niente, faceva “tz” e non diceva altro per motivare le sue scelte (qualcuno dei bar attigui lo stadio glielo disse subito al mister: “mistr, mistr, la squadra t’ha scappat, tu la dovevi lasciare subbito, dopo il ritiro…quelli t’ha boicuttato..” e tanto era, infatti – il mistr si scusava, ma alla fine c’era poco da scusasse)…. allora, essendo che Bendalino era un uomo fatto e di onore, organizzò uno squadrismo rivoluzionario 4e4=8 e vi si pose spavaldamente a capo in tempo record.
     Il primo attentato che fece suonare l’allarme accadde ad un semplice allenamento di rifinitura leggero leggero con tutti che stavano sul campo come delle piume tranquille e soavi… proprio allora, quando che praticamente erano tutti leggerini, che, come fossero in finale di cempion lig, due fidi famigli di Bendalino si andarono a prendere le caviglie del mediano di fiato che s’era fottuto il posto al loro caporione… L’infortunio, gravissimo, mandò come un siluro fuori dai campi il mediano per almeno quattro mesi + fisioterapia verace.

     Il secondo atto della faida fu chiedere pubblicamente, ma per celia secondo me, la testa dell’allenatore (che, sentendo l’arieggiare, l’avrebbe consegnata anche subbito).

 

       Squadra e squadrismo (2)

     Si venne celeri alle mani cogli altri componenti… anzi, alle gambe.
     A Petrov si chiese sin dall’inizio per chi si volesse fare partigiano, se per gli squadristi veementi capitananti da Bendalino, o se per gli umorali di carattere remissivo che era una corrente un po’ del cazzo, in pratica sta corrente predicava la porzione dell’altra guancia e (dell’altra coscia), la pacca sulle (s)palle ad ogni fallo subito, e predicava in via del tutto individualista l’anti-squadrismo pacifico… Petrov rispose che lui se la vedeva da solo e non voleva né favori né difese da nessuno, sennò che anarchico sono? disse…

 

       Squadra e squadrismo (3)

     A lungo tendere la corda, Petrov principiò a spezzare il cazzo a tutta la squadra e a tutti gli squadrismi addentro la squadra come sappiamo; non solo era slavo bizantino, lu bizzantin, in più passava la palla a tutti, senza distinzioni, dribblava Bendalino con aria levantina… se c’era da esser falloso lo era con ogni fazione in campo, e non faceva comunella con nessuno, esultava abbracciando mister, arbitri, e Bendalini… a lungo andare la sua scelta del terzomondismo non fu più tollerata.
     Si girarono male pure i pacifisti…
     Un giorno, dopo gli allena menti, gli prepararono una settima, cioè una morra cinese coi suoi poveri ginocchi bizantini ad Alta Velocità…

     Un giorno ecco, veniamo al fatto, sotto le docce, alla bastarda, gli spaccarono una alla volta le ginocchia come si spaccano le noci…. quelle piccole giunture a forma di tartaruga frantumata rimasero a galleggiare sui bordi e inzaccherare di sangue e di materia come di minestrone i fondali delle docce… e sporcavano sporcavano come due grosse zecche di cane scoppiate…
     Il caso fu archiviato sotto la rubrica di infortunio bianco. Non passò sottovoce, ad ogni modo, c’è da dire. Provvedimenti, per il momento contingente, si fecettero tardare, o attendere(?).

 

       Il protagonismo esacerbato porta male anche ai protagonisti designati da sé stessi medesimi

     Dopo la spedizione delle docce, che mandò come un reduce di guerra Petrov sopra la carrozzina, Bendalino il Randellatore ottenne per placare le sue brame sanguinarie la fascetta di capitano supremo, e i suoi sogni furono coronati dalla nuova nomina: i casi di vandalismo da spogliatoio cessarono di colpo, ca va sans dire.
     Ma la sua annata non finì col botto, né con molto onore… perché, che ci crediate o no, qualche entità di cui sopra fece giustizia al posto del presidentissimo che stava sempre all’estero e aveva quella società di calcio giusto per fare pubblicità alla holding cui apparteneva dove c’erano tutti i suoi affari di pizzardone…. la Madonna quindi, o chi per issa, sempre per chi ci voglia credere o no, dispose che una domenica concitata (un derby ad alto tasso di campanilismo e tensione nervosa) avvenisse una umiliazione fragorosa per Bendalino che subì la bellezza di numero dieci tunnel fronte retro ad opera addirittura del peggior elemento tra gli avversari.
     Dopo quella figura di m che lo consacrò scarsone conclamato, perse la fascetta di capit ano, e fu costretto a sciogliere lo squadrismo violento anche perché quei dieci tunnel lo destituirono di credibilità tanto che da quel giorno quando lui stava di spalle, per chiamarlo i compagni urlavano “oh ricchiun!” ché lui era originario di Cerignola di Bari… e gli abbassarono la cresta per sempre, anche se si capisce il livello dei compagni era basso basso pure il loro.

 

       Una vacanza ok: la vita sorridente (2): FINALE

     Quando Petrov il bizantino del pallone poté uscire dalla carrozzella, nonostante le ginocchia spappolate, riacquistò il buonumore solo perché era evaso dalla seggiola a rotelle, e la moglie gli insegnò pazientemente a vedere i programmi più belli e densi di significati della nostra televisione nostrana. Tra cui i programmi di indottrinamento culinario e le migliori fiction una per tutte quella del Giovane Montalbano, anche se, bisogna dirlo, quando si sente parlare un siciliano vero della Sicilia parla notevolmente meglio di questi attori qui, una cosa istruttiva sarebbe guardare i processi dei mafiosi come Buscetta, dove ci sono degli scagnozzi malamente così declamatori e malparlieri, squillanti di una bellezza di suoni che non puoi sentire recitare più nessuno….
     Cmq, Petrov passò la convalescenza tra le coccole della moglie dentro ‘o loft loro dove risiedevano, e poi riprese di giorno in giorno a fare la fisioterapia… “quand’è che ci torna il bizantino?” gli chiedevano per la strada mentre lui arrancava sull’asfaltino con le grucce ai bracci… ma lui per il momento voleva solo andare in villeggiatura e rispondeva “ora andare in vacanza”… “ebbravo lu bizzantino…. sennò che bizantin’ era?… va a vacanz va…”…
     E così quando fu ora, tornarono al mare a nuotare, come l’anno prima, c’era l’idea di andare in montagna ma dato che il ritiro nelle Alpi aveva portato male quell’anno meglio tornare nelle coste della Sicilia a fare villeggiatura… e si divertirono parecchio, anche se non fu per ovvie ragioni una villeggiatura super.

     Furono abbastanza contenti tutt’e due.

(Tratto da Il ponte lunare)

 

***

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3 pensieri riguardo “Le avventure di Petrov lu bizzantin’

  1. Mi ha strappato più di una risata il tag dei buffon(i). Ma mi hai fregato altamente sopraditutto con l’immagine del post di lunga pezza più bella di quella scelta nel post originale nel mio blog.

    vo avanti così, ovviamente, Frà. ma lento.
    il mio, tu lo sai, è un din-a(ni)mismo lentico lentico…

    grazie
    din

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