Il rovescio della vita

Roberto Marino Masini

Inizio queste righe come probabilmente non si dovrebbe mai fare: dicendo che conosco Roberto Marino Masini da anni, lo apprezzo come persona prima e come poeta poi, e che dunque quello che scrivo non ha il pregio dell’obbiettività. Lo conosco da tempo, dicevo, e da tempo, pensando alla piccola città – Gorizia – che condividiamo, credo che nessun più di lui sappia raccontarla in poesia. Al di là del valore dei suoi numerosi lavori, già pubblicati in passato anche su queste pagine, la voce di Roberto Marino Masini è quella di una realtà di provincia, termine inteso nel suo senso migliore e senza alcun significato limitativo: un mondo apparentemente tranquillo, dai ritmi ancora piuttosto lenti e legati alle piccole cose e ai gesti più comuni.
In queste poesie Roberto Marino Masini è più che mai “custode della normalità”, e nella normalità passeggia “nel nulla diverso”, scavando spazi per dare vita e risalto all’importanza o al disagio della quotidianità. Si tratta dunque di una scrittura a bassa voce, che non cerca la soluzione ad effetto e che anzi la sfugge; è piuttosto la nudità dello sguardo che espone tutto se stesso senza rete, cerca la poesia nell’apparentemente impoetico fluire dei giorni. Eppure – e qui risiede la sua forza – in queste parole si affaccia “il rovescio della vita”, emergono il dolore e la meraviglia, e non c’è ombra di banalità. La poesia nasce da un bicchiere di vino, da una stanza d’ospedale, dal buio della notte; la poesia cresce con “stupida ostinazione”, con insistenza, ma soprattutto offre e condivide il “dono dell’ascoltare”. (Francesco Tomada)

Il rovescio della vita
(Inediti, 2012)

Sono le notti in cui
il rovescio della vita si incanta,
le viscere escono a guardare il cielo
il freddo non si sente neppure.
Reggo appena il confronto
con queste parole,
cercando di ricacciarle dentro
da dove sono uscite,
con stupida ostinazione.
Trentuno dicembre duemiladieci,
un finale coi botti,
la fine di un’idea.

*

Quando passeggio la notte,
forse ubriaco o forse complice
della mia stessa vita
ci ripenso a questa città.
Zitta e chiusa nelle proprie case,
attenta però al rumore insolito…
Custode della mia normalità ricerco,
storie da raccontare toccare
per qualche segno di penna,
riga in più riga in meno

*

Cattinara dentro,
la vita fuori.
Lucido appena lavato il pavimento,
oltre i vetri l’umidità.
La tranquilla prospettiva di stare meglio
e pagine amiche
fatte di famiglia, ritrovi improvvisi…
Mi accompagna un pensiero forte.
Nel traffico di poi mi perdo,
le storie che racconti sono verità
che non trovo mai nella cronaca del tg3.

(Cattinara, ospedale civile di Trieste)

*

Ringrazio per questo conoscere,
è bellezza la voce
parole dette senza banalità.
Nel mio insistere c’è anche questo,
la ricerca
e il dono dell’ascoltare.

*

    A Lorenza

Posso dire delle facciate
di questa Trieste
piene di vita sì,
ma pure di scontri tra mare
e cielo.
Sono i giorni del destino?

Riconosco l’energia
quando sgorga forte in te.
Forse ci appartiene,
diversa,
decisiva nelle scelte della vita
come fragile talvolta.

Trieste vista da sotto,
dalla strada e da chi la racconta,
toni differenti
quasi a dipingere un quadro
che non tutti vedono
una pennellata forte a chiudere il tramonto.

Ancora tra le vie fatte d’ansia
frenetiche boccate di orgoglio,
spunta la luna,
e non fa notte.
Non vuole venire,
deve essere dipinta dalle parole.

(A Lorenza Persoglia, pittrice goriziana)

*

Ho rivisto la tua casa,
le sue piccole cose
importanti semplici essenze.
La vetrina fatta di un tempo
che non ricordavo più.
Fiori che giocano con i colori,
briciole e fette di salame,
un bicchiere di vino
e alla fine un abbraccio.
Sai,
oggi hai fatto poesia.

*

La notte accetta in silenzio
l’appartarsi del giorno.
Io sono l’andare senza rumore,
tu il futuro delle parole.
Il tempo ricorda se stesso
senza pietà,
guai a noi,
guai,
risvegliarci un domani
senza la misericordia di un sorriso,
senza salvezza.

*

    Ultimo scritto da Nerezine*

Nuvole sopra,
sapore di lavanda.
Ecco,
si riparte,
breve smarrimento
lunga attesa.
È così,
alla fine per ogni saluto
risponde un ritorno.

Post scriptum

Lo so,
domani toccherò la città
troverò ciottoli e balconi dimenticati.
Vorrei fermarmi
tra il rosmarino ed il mare,
vivere di nostalgia
promesse attese
voci spente.
Rinchiuso in un essere normale,
passeggiare nel nulla diverso.

          (*)

Paesino croato nell’isola di Lussino

*

per Mario Carnelut…

    Ultima Primavera

Desiderio
Nudo
Leggerezza
d’aria.

Dalle lenzuola
bianca sofferenza
respiro
greve.

Finestra aperta
ultima,
la speranza
lacrima.

(Mario Carnelut, poeta goriziano scomparso diversi anni fa)

*

Urla la notte
di voglia, sete,
d’ubriaca avventura.
Trovare le parole nel mezzo
di un cammino estremo.
Stanchezza di suoni
persi lontano
dove la tua luna gioca solitaria.
E si cade poi per terra,
senza tonfi
ma con dolore vero,
viola il colore delle ombre,
vuoto il contenuto dell’eco
rimbalza a lungo.

***

8 pensieri su “Il rovescio della vita”

  1. grazie a francesco tomada per le sue parole… effettivamente legate dall’amicizia che ci unisce e per questo ancor più care.
    grazie a francesco marotta per lo spazio e la fiducia dedicatami,
    un abbraccio a voi.

  2. e’ sempre bello essere accampagnati al cammino nella lettura da una voce “guida” come quella di Tomada, quella che ci restituisce la sintesi di un orizzonte. e le quinte della piece, anche se qui, in masini non è teatro il far poesia, ma il gesto naturale, che si affranca nel depositare la voce sommessa che pur scabra d’artificio ci dice che “spunta la luna, e non fa notte. Non vuole venire, deve essere dipinta dalle parole.”, quando esistere è “esigenza di far esistere”, quando con il semplice proprio sguardo si riordina, si cerca di riordinare città, interiori ed esterne, che pur corrono, ma che nel respiro di un poeta hanno il miracolo di trovare nell’immobilità di un verso la capacità di trasportare un’ intera dimensione di mondo. ed in un modo asciutto, perchè a lacrimare ultima, ci dice, è la speranza.

    Grazie :)
    francesca

  3. Non conoscevo i testi di Roberto, mi sono salvato
    anche – la dignità di una follia diversa –
    questa è anche la grandezza della Dimora…:)
    molto piaciute
    tra la lavanda, il rosmarino
    e il mare.

    molto bella anche l’amicizia
    che gocciola dalla nota (e non nella nota)
    di Francesco.

    un caro saluto

    mm

  4. Arrivi sempre in bicicletta, senza rumori, con il sorriso sulla bocca e gli occhi che si stringono, parli a bassa voce come scrivi le tue Poesie, leggendo la città attraverso le strade ed i palazzi, lasciando un po’ di te ad ogni passaggio. E Mario, sempre un pensiero che non si assopisce più. Bravo Marino e grazie di cuore e tutta la stima che sai io porto nei tuoi confronti. Un abbraccio Valter
    Ps: Buone Ferie!!!

  5. Un ringraziamento anche da parte mia per chi ha lasciato un segno del suo passaggio; e uno enorme a Francesco, per lo spazio che concede e soprattutto per il suo infaticabile lavoro.

    Francesco t.

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