Il sistema ciellino in Lombardia

Giorgio Morale

[…] Così le Regioni governate da uomini di CL o con uomini di CL in posti chiave garantiscono favori a banche che garantiscono conti correnti e linee di credito a condizioni di favore ad associati CDO. A Milano questa pratica è stata inaugurata sin dal 2003 con un accordo tra CDO e Banca Intesa, fautore l’attuale ministro Corrado Passera, già amministratore delegato di Banca Intesa e ospite abituale del meeting ciellino di Rimini, di cui la stessa BI è sponsor ufficiale. Analoghe relazioni privilegiate e conseguenti accordi e convenzioni di favore oggi sussistono tra CDO e Unicredit, Monte dei Paschi, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Popolare di Milano, Banco Popolare, Banca Regionale Europea, Cariparma e altre banche locali.

La CDO, con un bilancio che viene stimato in oltre 70 miliardi di euro, riunisce oggi oltre 36.000 società di cui circa il 50% in Lombardia. Forti presenze anche in Emilia Romagna, Piemonte, Veneto, Lazio, Sicilia e, all’estero, in 25 Paesi, tra cui Svizzera, USA, Canada, America Latina. Conta 36 sedi in Italia e 16 all’estero. In Lombardia la CDO ha più associati che l’Assolombarda e tre membri nel consiglio direttivo della Camera di commercio di Milano. […]

(Leggi l’intero articolo qui…)
(Tratto da “Lo Straniero“, N. 144 – Giugno 2012)

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27 pensieri riguardo “Il sistema ciellino in Lombardia”

  1. Credo non siano mai esistite una religione o un’ideologia che non andassero soggette a strumentalizzazioni economiche. Del resto, i soldi sono necessari per esistere, e questo vale per un individuo come per un collettivo, un organismo, una comunità.
    A quando un bell’articolo sulle cooperative rosse? O sui soldi che il PC riceveva da Mosca (accordo segreto con una potenza straniera e nemica dell’Italia, e dell’umanità in genere, oltre che finanziamento illecito ai partiti)?
    E la foto mi pare, francamente, di cattivo gusto. Non riesco a capire perché il cristianesimo debba essere la sola religione, la sola identità che è possibile oltraggiare impunemente. Rispettiamole tutte, le religioni e le culture.

  2. In comunione e lottizzazione c’è tanto cristianesimo quanta è l’onestà intellettuale riscontrabile nel tuo indirizzo ip. Hai paura di qualcosa o di qualcuno? Qui puoi esprimerti liberamente. Scrivilo tu un bell’articolo sulle cooperative rosse e te lo pubblico io.

    fm

  3. Grazie, Francesco, forse, come osservavo anche su lpels, il signor Ivan ignora che ultimamente in nome degli affari si sono stretti molto fraterni rapporti tra Cl-CdO e cosiddette cooperative rosse: infatti spesso dove circolano soldi oggi in Italia si trova Cl.

    E all’affermazione che i soldi servono per esistere varrebbe la pena obiettare che mangiare così troppo fa male; e si potrebbe ricordare ogni tanto il giglio nel campo e l’uccello nel cielo. In effetti qui non si tratta di religione, ma di cacciare i mercanti dal tempio, se proprio tiene tanto al tempio.

  4. Io sono stato buttato fuori dall’Università di Bologna con la motivazione (comunicatami esplicitamente dai baroni rossi, anche se ovviamente in modo non ufficiale) di una mia presunta, e non vera, appartenenza a CL. Ecco perché, forte di tale nefasta esperienza, non volevo che il mio vero nome fosse pubblicamente associato a CL. Riguardo alla quale non ho nulla in contrario e nulla in favore – mentre quell’immagine di Cristo resta irritante, perché non offende solo i ciellini, ma tutti i cristiani.
    Ma visto che, a ben vedere, e tutto considerato, non ho più nulla da perdere, datemi pure del ciellino (anche se non vado neanche più a messa ormai, non per ateismo ma per pigrizia). Anzi mi proclamo ufficialmente ciellino. Sarei l’unico ciellino povero, evidentemente.
    Gli indirizzi IP non sono onesti e disonesti. Sono numeri. Che a mio avviso non dovrebbero essere tracciati e incrociati (metodo un poco staliniano, un po’ da grande fratello virtuale, contrario a quella libertà d’espressione a cui a parole tutti i “blogger” tanto tengono).
    Oneste e disoneste sono le opinioni. Che non vanno valutate ad personam, e valgono indipendentemente dal nome e dallo pseudonimo.
    Le cooperative rosse mi nauseano troppo (basti pensare al mercato immobiliare nel bolognese, che a tutto è assoggettato tranne che a CL) perché possa scrivere qualcosa su di esse.
    Semmai i rapporti fra PCI e KGB, anche dopo che Solgenytsin era già stato tradotto ampiamente, andrebbero più attentamente studiati dai politologi.
    L’analogia dei mercanti nel tempio non regge logicamente. La compagnia delle opere è un’organizzazione complementare e collaterale a CL, che a sua volta è un movimento ecclesiale, non un ordine religioso, sebbene ne facciano parte anche alcuni ecclesiastici.
    Gli intellettuali, oggi, si dicono quasi tutti di sinistra. Anche quelli benestanti, che di come vive un proletario nulla sanno, e sotto sotto se ne infischiano, e sono tutt’altro che immuni da baronie, lottizzazioni e compromessi di varia natura.
    Ma tutto ciò, evidentemente, non toglie valore alle loro convinzioni. Che infatti non per questo devono essere derise.

  5. Un’ulteriore riflessione, che ho maturato da tempo.
    In generale, credo non esistano, né siano mai esistiti (forse con la sola, eroica eccezione del pacifismo gandhiano, o del monachesimo delle origini, e poche altre) una sola organizzazione, un solo raggruppamento, un solo movimento che non fossero in qualche misura implicati in spartizioni di potere e denaro.
    La stessa letteratura, la stessa cultura, sebbene gli interessi economici in gioco siano minori, e in qualche caso assenti, si basano su equilibri e disequilibri, scambi di favori, gruppi e controgruppi, correnti e controcorrenti, spesso al di là del valore intrinseco delle opere.
    Anche le correnti ideologiche o politiche che a parole si dicono animate da libertà pace tolleranza fratellanza democrazia equità solidarietà antifascismo e simili (parole e definizioni che si sono ormai quasi desemantizzate, così come opaco e vago è diventato il senso, poniamo, di fascismo, intolleranza, oscurantismo, tanto queste accuse sono, spesso, stancamente, conformisticamente e genericamente abusate) sono le prime a spartirsi potere, denaro, influenza.
    Non vedo perché i cattolici dovrebbero stare a guardare mentre gli altri (per quanto a parole nobili, idealisti, duri e puri, animati dal sacro fuoco della libertà e della democrazia) si spartiscono la torta, si dividono spazi, influenze, in definitiva possibilità di esistenza. L’esortazione a uscire dalle catacombe era giustificata. E Giussani, sebbene verboso, non era un cretino (perlomeno “L’autocoscienza dell’universo” è un libro da leggere).
    La parabola dei gigli del campo e degli uccelli del cielo – e in generale il vessillo del “Christus pauper” caro al francescanesimo spirituale – sono stati variamente interpretati dall’esegesi.
    Ma credo non esistano una corrente, un’ideologia, un movimento immuni dallo iato, dalla contraddizione, spesso stridenti, fra l’essere e il dover essere, fra il principio e la prassi. Quella contraddizione, del resto, è parte dell’essere uomini, divisi fra l’astrazione e la realtà, l’eterno e il tempo.
    Tutto ciò non toglie che, all’interno di istituzioni (fra cui lo stesso matrimonio, la stessa famiglia, per non parlare della scuola, tanto spesso oppressiva, sorda, plumbea) inevitabilmente soggette alle norme del sistema, l’uomo possa, nella sua interiorità, maturare una vicenda, un vissuto, un cammino autentici e sinceri, che forse non sarebbero possibili al di fuori di quella realtà in parte alienata.
    In quest’ottica, può essere vero, per qualcuno, che “extra Ecclesiam nulla salus”. E, per qualcuno, il Partito tiene ancora il luogo della Chiesa. Il che per certi aspetti è legittimo.
    Quando mia madre patì gli ultimi mesi della sua lunga malattia, fra le pochissime persone a starle vicine (anche più di me, figlio, oltre che credente, piuttosto distratto ed imperfetto) c’erano soprattutto dei ciellini. Lo facevano non per proselitismo (se non forse in prospettiva ultraterrena: circolava una simpatica barzelletta sui ciellini sorpresi del fatto di non essere i soli in paradiso…), non per interesse economico (mia madre non faceva offerte, non versava decime o prebende), ma semplicemente perché cristiani, anzi cattolici, cattolici apostolici romani, anzi per l’esattezza ciellini.
    Forse lo facevano semplicemente in quanto uomini. Ma, per loro, l’essere uomini non andava e non poteva andare disgiunto dall’essere cristiani cattolici ciellini (mentre per me, ormai, la mia umanità è nel mio nulla).
    Direte che i ciellini devono sempre recitare la parte dei ciellini, dei finti angeli. Se quella era la loro parte, la loro maschera, ben venga.
    Oggi i più recitano, con successo, la parte dei demoni.

  6. un articolo su CL sta su queste pagine come i cavoli a merenda, pur considerandone i contenuti condivisibili visto quello che è saltato e sta saltando fuori m isembra si sia andato un po’ fuori tema, magari si potrebbe affrontare con coraggio l’argomento di taluni poeti ciellini e dei loro tessuti di clientele…

    1. Almerighi, te lo dico senza nessun intento polemico: sono io che decido “cosa” mettere o cosa non mettere su queste pagine e, sinceramente, a tale proposito, non mi interessa il consiglio di nessuno.

      Se tu conoscessi un po’ la storia di questo blog (non te ne sto facendo certamente una colpa, sia chiaro), sapresti che il sottoscritto è un uomo di parte, e non lo ha mai nascosto. Quindi…

      fm

  7. Nessuno scrittore del secondo Novecento, indipendentemente dal suo valore, è mai riuscito ad affermarsi e ad essere riconosciuto senza l’appoggio di una struttura di potere e di una rete di clientele.
    Chiaro che poi il tempo è galantuomo, e tende a far affiorare le giuste proporzioni e le più verosimili scale di valori. Anche se, comunque, i criteri con cui gli scrittori vengono giudicati, anche postumamente, risentono delle ideologie e delle cerchie.
    Basti pensare alle antologie. Nessuna è totalmente immune da siffatti condizionamenti.
    Chi decide, al di là di ogni dubbio e di ogni sospetto, della grandezza e dell’importanza di un dato autore, che in tal modo entra nel “canone”, e dell’oblio che deve invece toccare a un altro?
    Che il ciellino Rondoni, come poeta, sia stato sopravvalutato è vero. Come saggista ha invece scritto cose valide.

  8. Giorgio,
    passo solo per un saluto veloce,sono contenta di sapere che il tuo impegno e la tua grinta ti sono sempre a fianco.

    un grande abbraccio e a presto, spero.
    jolanda

  9. “La Dimora del Tempo Sospeso” non è un blog collettivo, ma è il blog “personale” di Francesco Marotta: rivolgersi a un generico “voi”, quando si commenta ciò che scrivo o mi si risponde, finisce per avere effetti esilaranti: se avete qualcosa da dire, ditelo a me – e basta -, all’unico responsabile di tutto ciò che qui si pubblica, e che qui si pubblica per il semplice fatto che mi piace-lo condivido-mi ci ritrovo.

    @ Matteo

    Io ho risposto al commento di “Ivan”, del quale mi dava fastidio non tanto il contenuto che aveva espresso, nonostante non ne condividessi nemmeno una virgola, quanto l’aver fatto ricorso a un camuffamento affatto puerile, pur sapendo che qui nessuno avrebbe mai censurato quello che aveva da dire. Punto.

    A te rispondo (in questo momento sono troppo stanco per il resto, e ho ben altri problemi da risolvere) solo nel merito della scelta dell’immagine. A proposito della quale: se vi passi sopra il mouse, compare la scritta “gesù versione cdo”: il che significa, dal mio punto di vista, che se essa è offensiva, i responsabili dell’offesa sono da ricercarsi tra coloro che “scientemente” hanno ridotto quel simbolo a emblema, distintivo e biglietto da visita di un comitato di affari (eticamente e, a quanto sembra anche giuridicamente, impresentabile, per non dire altro).
    Il che vuole anche dire – e non sono certo io a doverti dare lezioni di retorica – che se “quello” è di “qualcuno”, deve esisterne anche almeno un altro che con “quello” e quel “qualcuno” non ha niente da spartire, in ogni senso. Ed è di quest’altro che io, ateo, ho il massimo rispetto, più di quello che tu possa mai sospettare: fosse solo per il fatto che la sua “immagine”, caso mai avessi bisogno di crearmene una, la posso ricostruire in ogni istante, mi basta ripensare i valori e la memoria di mia madre.

    fm

  10. oltre sterili polemiche direi che il sistema ciellino in lombardia è prossimo a certi sistemi di potere molto meridionali, forse lì, in lombardia, un tantino meno “cafone” e più “scientifico” rispetto al sud ma, credo, che questa sia la vera tragedia italica!

  11. Vediamo di fare un discorso alla pari , senza complessi o riserve mentali : se Ivan vuole proporci una sua rappresentazione “iconografica” delle Cooperative Rosse ben venga ; non sarà certo Marotta a inalberarsi . Ognuno di noi conosce bene i propri polli , quindi non ci nascondiamo dietro un dito , non siamo ( grazie a dio ) spettatori acritici di una dittatura spirituale o di una ideologia .

    leopoldo –

  12. @ Matteo Veronesi.
    caro Matteo, premesso che non è in discussione il professare e praticare una fede, e premesso che ogni fede ha pari dignità, come pari dignità con ogni fede dovrebbe avere anche la pratica laica dell’ateismo e dell’agnosticismo, qui non è in discussione CL in quanto cosa cattolica, bensì in quanto modello (è un eufemismo) assunto a sistema, nella fattispecie, il Lombardia. Aggiungo una cosa che raramente vedo letta detta o scritta pubblicamente: ad onta del giuramento di Ipopocrate, Formigoni ha obbligato, in modo subdolo, i medici a ll’obiezione di coscienza per aborto ed eutanasia, e questo nelle strutture pubbliche, non negli ospedali della curia…ed è un fatto di una gravità inaudita.

    Inoltre, non capisco perchè tirare in ballo Rondoni: tra l’altro non so su cosa fondi la tua convinzione che il saggista sia migliore del poeta: ‘Il bar del tempo’, per dire un titolo, è e resta uno dei libri migliori della sua generazione. Non capisco questo sparare necessariamente nel mucchio. un caro saluto, manuel (uno che, naturalmente, a CL e a Rondoni non deve nulla, e proprio per questo può valutare con obiettività maggiore)

    1. Ho menzionato Rondoni perché Almerighi ha scritto, non a torto: “Magari si potrebbe affrontare con coraggio l’argomento di taluni poeti ciellini e dei loro tessuti di clientele…”.
      Ho precisato, peraltro, che nessun poeta del secondo Novecento (e forse anche di altre epoche) si è mai affermato ed è mai stato riconosciuto senza una rete di clientele (in genere più politiche che religiose, invero).
      In sintesi estrema, ad inficiare la poesia di Rondoni è, a mio parere, il suo eccessivo prosaismo, la sua troppo diretta colloquialità, la sua insufficiente distanza stilistica dal parlare comune.
      A rendere valida la sua saggistica è invece la passione umana che si aggiunge a quella intellettuale (fatto raro nel panorama della critica attuale, dominata da una asettica mescolanza di ideologismo e tecnicismo). Una critica davvero collaboratrice e militante dovrebbe forse avvicinarsi alla sua.
      Formigoni non ha il potere di imporre ai medici cosa fare o non fare. L’eutanasia comunque è illegale in Italia, indipendentemente da Formigoni. Pio XII, peraltro, stabilì che sui malati terminali è lecito l’impiego di antidolorifici anche qualora possano accelerarne la morte.
      In ogni caso, scoraggiando l’aborto, Formigoni non sarebbe certo andato contro il giuramento di Ippocrate. Il quale, come è noto, vieta l’aborto: “Mai ad alcuna donna suggerirò prescrizioni che possano farla abortire, ma serberò casta e pura da ogni delitto sia la vita sia la mia arte”.

  13. Di tanto in tanto risorge e spunta il discorso-invettiva-accusa sulle Cooperative Rosse, sui soldi dell’URSS al PCI. Spuntano di meno la legge-truffa di Scelba, il governo Tambroni (Genova anche allora), il Gladio di Cossiga, la P2 di Gelli, la Milano da bere, Sindona, Calvi e tanti altri pasticci similari. Una ragione ci sarà ma forse è imperscrutabile o speciosa. Certo, il discorso va fatto alla pari, come giustamente ammonisce Leopoldo, senza che Francesco Marotta o chi per lui si inalberi. Un discorso alla pari dovrebbe essere quindi imparziale, equo e franco ma i discorsi, anzi gli argomenti, acquistano valore per le fonti e le cause dalle quali scaturiscono e lo sviluppo storico che hanno o no generato. O no? La società italiana (politica e finanziaria) nei periodi di crisi si è sempre rifatta al suo segreto DNA fondante, a quel populismo (plebiscitario, individualistico, consortile, qualunquista, familista, ect.etc.) che le ha consentito di prosperare al minimo con le élites (le caste, i clan, le congreghe) e al massimo con il ricorso alla corruttela o alla corruttibilità (condoni, sconti di pena, perdoni), accontentando o “emancipando” anche frange di una sinistra compassata o compiacente (a Milano come a Roma o Bari).

    Non si tratta di emendarsi dai complessi o di rimuovere le riserve mentali: se ognuno di noi conosce le parrocchie di riferimento (che ci appartenga o no) e quindi se conosce i propri polli (in taluni casi galline dalle uova d’oro), per forza di cose si nasconde dietro un dito o dietro una metafora, fosse pure una sdegnata riprovazione. Si tratta, semmai, di valutare e soprattutto di valutarsi, accertare e dichiarare se conoscendo i propri polli se ne sia ottenuta una qualche opportunità. Chi non è entrato in giochi di potere o nei salotti buoni (anche quelli del web) o ha ricevuto solo gratifiche di merito, può ritenersi “puro e duro” ma di questa durezza o purezza nessuno ne attesterà l’utilità o la condivisibilità. D’altra parte, in un paese come il nostro (di bugiardi, di tribuni, di mestatori) è più facile e comodo accontentare un interesse e solo dopo, eventualmente, un’ideologia.

    I comitati d’affari sono comitati d’affari senza complessi e senza riserve, tanto se si ispirano a CL o a Giovanni Consorte e allora? Bisognerà distinguere, stare nel mezzo per averne cognizione e giudicare e infatti tutti i distinguo operati, rinfacciati e rivoltati ci hanno portato a traballanti governi di sinistra e a governi di destra che hanno alimentato con profitto le nostre riserve mentali e i nostri complessi: quei distinguo hanno formalizzato lo statu quo. Siamo, per questo, un popolo sovrano che delega volentieri la sua sovranità a chiunque si faccia avanti con le invettive, le contumelie, le burle. Siamo un popolo di robivecchi e di anticaglie, s.e.& o.

    So che Francesco non si inalbererà (lo coopto presuntivamente) e mi auguro che non lo faccia Leopoldo. Mi scuso ovviamente per la lunghezza del commento. Un carissimo saluto

    Antonio

  14. ‘scoraggiando l’aborto’ è un modo di dire da politico: il signor Formigoni ha imposto ai medici l’obiezione di coscienza nei confronti della pratica legale, sancita dalla legge e prima da un referendum popolare, dell’aborto. Inutile nascondersi dietro a un dito o dietro alle parole facendo giochetti: ha usato il suo potere, ne ha abusato, ricattando medici e paramedici, pena la rescissione dei contratti.

    quanto a ciò che scrivi relativamente ai sentieri poetici e prosastici frequentati da Rondoni, tu eri troppo piccolo tra anni ottanta e novanta per sapere forse che c’era un movimento trasversale che vedeva coinvolti autori (per così dire, schematizzando) tradizionali: Mussapi e Rondoni ad esempio (Antartide, Racconto di natale, il bar del tempo), altri dell’avanguardia di tradizione : D’elia (Notte privata, Congedo della vecchia olivetti), altri provenienti dalla ricerca (Pagliarani: Ballata di Rudy, tanto per fare nomi e titoli, che si muovevano in direzione di un superamento (ma lo faceva già Baudelaire, se non sbaglio) degli steccati dei generi… sono punti di vista e questioni di gusto, non è che quello proposto da questi autori, nè quello proposto da Veronesi siano vincenti, semplicemente si tratta di scelte che vanno rispettate.

    La poesia, per fortuna è scesa giù dal pero da un paio di secoli almeno, se qualcuno non se ne fosse ancora accorto.

    1. In Italia si fanno centotrentamila aborti all’anno, nonostante la presunta feroce dittatura clerico-fascista.
      E non mi sembra che Mallarmé fosse “sceso giù dal pero”.
      Io sono stato buttato fuori dall’università con l’accusa di essere un rondoniano. La vita a volte è strana.

  15. Come dice Antonio Scavone, “gli argomenti, acquistano valore per le fonti”, e posso assicurare che non c’è una affermazione di questo articolo che non sia suffragata da fonti.

    Ad esempio, sul discorso che qui si sta facendo sull’aborto:

    secondo un’indagine della CGIL Lombardia sugli ospedali regionali, su 546 ginecologi, gli obiettori sono 361, i non obiettori 146. In dieci ospedali i ginecologi sono tutti obiettori.

    E’ risaputo a Milano che all’ospedale Niguarda non ci sono medici disposti ad applicare la legge 194 sull’interruzione della gravidanza.

    E’ il caso limite di un sistema che, come detto nell’articolo, attraverso l’occupazione dei posti chiave nella direzione della sanità, ha determinato una ideologizzazione del servizio portando all’assunzione solo di medici obiettori e al finanziamento solo dei consultori del Movimento per la Vita.

  16. In Italia i diritti civili sono ostacolati da quella dittatura là. La nostra civiltà è bloccata da quella ipostasi ideologica. Unioni civili delle coppie di fatto, genitorialità per singles, eutanasia, diritto a vivere e a morire secondo natura e secondo convinzioni dei cittadini.

    C’è un mio vecchio amico poeta che ogni qual volta critico berlusconi e la chiesa mi ricorda Pol Pot… ma chi l’ha visto in Italia Pol pot? abbiamo invece assistito a una chiesa che indirizza elettorati, che ricorda bene chi scegliere.. con la minaccia del comunismo e con la difesa dei valori della famiglia.. ma la famiglia la vogliono tutti, ognuno secondo la propria virtù, necessità, credo, natura. Punto e basta.

  17. Quanto a Mallarmè e Baudelaire: non vorrei riproporre nè avventurarmi in una approssimazione contrapposizione grossolane: dico solo che sono passati due secoli (Valery ed Ermetismo compresi) e la migliore poesia italiana sen’è fortunatamente accorta.

    1. Da Mallarmé ad oggi non sono passati due secoli, ma poco più di uno. Da Baudelaire ad oggi circa un secolo e mezzo. Ad ogni modo, essi sono senza tempo.
      In uno stato clerico-fascista non sarebbero possibili il divorzio e l’aborto; le librerie non traboccherebbero di libri in cui si dice, in tutta serietà, che Cristo non è mai esistito, o che si trombava la Maddalena o San Giovanni, o che era figlio di una puttana e di un soldato; né girerebbe per i teatri una commedia in cui ci sono dei bambini che tirano la merda al crocefisso. Sotto una dittatura, clericale o meno, in edicola non ci sarebbero sessanta giornali. Che non sono affatto tutti asserviti al potere costituito: dicono tutto e il contrario di tutto.
      Dittature teocratiche sono, semmai, i paesi islamici integralisti.
      Nel mondo d’oggi, il pericolo comunista non mi sembra molto più astratto e remoto di quello nazifascista (vedi la Corea del Nord).

  18. Assimilare le libere scelte della coscienza al libertinaggio significa ragionare da fondamentalisti islamici , né più né meno .
    Se Gesù Cristo tornasse su questa terra non avallerebbe certo le posizioni di CL; li prenderebbe a calcioni nel sedere , l’ineffabile Formigoni in primis .
    Etica civiltà onestà e moralità non sono di questo Paese e lo sappiamo benissimo . CL e la chiesa cattolica hanno però una marcia in più : vogliono accreditarsi come depositari della Verità pretendendo che il loro “Credo” divenga legge dello Stato ; e qui siamo nell’arroganza più becera che sconfina con la barbarie .

    leopoldo –

  19. Il commentario di un blog ha proprio la funzione di permettere a ognuno di esprimere il proprio punto di vista – nei modi e nelle forme che preferisce.
    Il mio punto di vista sull’argomento è tutto nelle analisi di Giorgio.

    Un grazie per il contributo alla discussione.

    fm

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