La fine del mondo

Ghérasim Luca

Quest’antologia offre, per la prima volta al lettore italiano, la possibilità di entrare nell’universo creativo di Ghérasim Luca attraverso un percorso poetico di grande suggestione, che raccoglie i testi di più forte impatto emotivo (Il sogno in azione, Al limitare d’un bosco), senza tralasciare i classici dei suoi recitals (Quarto d’ora di cultura metafisica), e le prime prose poetiche surrealiste (Un lupo attraverso una lente). Infine, quello che può essere considerato il suo manifesto poetico, inedito in volume (Il beccheggio della mia lingua). Prendendo atto della difficoltà di restituire la complessità dell’opera di un autore rimasto troppo a lungo ignorato nel nostro paese (considerato da Gilles Deleuze: il più grande poeta del secolo scorso)…
Il titolo scelto per l’antologia “La fine del mondo” è quello del libro uscito nel 1969, dove si trovano testi che costituiscono, secondo le parole di G. Luca, “un’arte erotica” della poesia. Nel poema “Il suo corpo leggero” la domanda “è la fine del mondo?” si ripete, a indicare la tenuità dei rapporti tra l’uomo e quel che lo circonda, di cui la parola è eco. “Indice di un dubbio costante sulla coerenza universale” (D. Carlat)

 

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Di questo libro si parla anche su
Imperfetta Ellisse e Anfratture.
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Ghérasim Luca
L’eco del corpo

tu nages souplement dans l’eau de la
matière de la matière de mon esprit
dans l’esprit de mon corps dans le corps
de mes rêves de mes rêves en action
(Gherasim Luca)

La poesia è un ‘silensophone’, il poema, un luogo d’operazioni, la parola è sottomessa a una serie di mutazioni sonore, ognuna delle sue sfaccettature libera la molteplicità del senso di cui si carica.
(Gherasim Luca)

È come se la lingua intera si mettesse a rollare, a destra e a sinistra, e a beccheggiare, indietro avanti: i due balbettii. Se la parola di Gherasim Luca è così eminentemente poetica, è perché egli fa del balbettio un affetto della lingua, non un’affermazione della parola. È tutta la lingua che fila e varia per liberare un estremo blocco sonoro, un soffio solo al limite del grido Je t’aime passionnément (Ti amo appassionatamente).
(Gilles Deleuze)

Gherasim Luca (Salman Locker), nasce a Bucarest nel 1913. In una città babele linguistica, Luca sperimenterà nell’appartenere alla comunità ebraica e ad una lingua altra da quella nazionale, l’intolleranza di uno Stato autoritario. L’attività artistica e letteraria, i contatti con i surrealisti francesi, saranno allora l’unica àncora di salvezza. “Esiliato” prima in patria perché sospettato di attività rivoluzionaria, sarà definitivamente costretto a lasciare il suo paese.
“Sradicamento” e “esilio linguistico” sono i termini entro i quali è racchiusa la parabola creativa di Ghérasim Luca. Costretto all’esilio, senza patria, abiterà l’unico luogo possibile: la lingua. Rifiutandosi alla cronologia, al tempo storico, alla caduta nel tempo che la storia gli impone. Lasciando la Romania per stabilirsi a Parigi, rinuncerà definitivamente anche alla lingua materna, ma per abitare la lingua d’adozione, il francese, dovrà “re-inventarla”, farsi balbuziente nella nuova lingua. “Lo scrittore è balbuziente rispetto alla lingua: fa balbettare la lingua in quanto tale”(1). L’adozione della lingua francese non è, per Ghérasim Luca, scegliere la lingua della tradizione, ma la “decisione” di dare il proprio corpo, la propria voce, alla lingua, per ri-crearsi insieme alla lingua. Un atto fondativo del proprio essere, perché il linguaggio viene prima dell’io, prima del nome proprio, obliando finanche i pronomi. Come già era avvenuto per la scelta del nuovo nome, sarà solo firmando col nuovo nome, all’atto della scrittura, che il poeta assumerà la sua nuova forma, liberandosi da una pesante identità e dall’appartenenza a una comunità.
Il nome “Ghérasim Luca” fu suggerito al poeta, al momento di firmare un testo per una rivista, da un amico. Nome casualmente trovato in un necrologio: “Ghérasim Luca, Archimandrita del Monte Athos e linguista emerito”.
Poche linee autobiografiche: “Originario di Bucarest, si scelse durante l’adolescenza un nome e uno smarrimento”. Da allora non ha cessato di sentirsi un senza-patria (heimatlos), “intuendo presto – come scrive André Velter – che il suo paese è il suo corpo, la sua identità è la sua voce”.

“L’apolide Ghérasim Luca rispondeva imperturbabile ai funzionari:
– Professione?
– Poeta.
– Ma non è un lavoro!
– No, è una condizione…”

La lingua di Ghérasim Luca è “forzata” e forsennata, un “delirio del verbo”. La sua lingua è puro suono che contiene e produce tutto il senso. Poeta della parola che si ribella alle costrizioni sintattiche, per esprimere un eco d’essere. La lingua balbetta e si apre uno spazio che prima non esisteva.
«Nell’estensione della mia lingua il frastuono e il silenzio si scontrano – centro shock – la poesia assume la forma dell’onda che l’ha scatenata.»(2)
Una parola che sottrae se stessa all’univocità del senso; una parola pluri-senso che impone quasi una lettura ad alta voce. In una dichiarazione di poetica Luca scrive: «Nel linguaggio che serve a designare gli oggetti, la parola non ha che un senso o due, e tiene prigioniero il suono»(3). Infrangere la barriera del senso serve dunque a liberare la voce dalle sue catene verbali. «La sonorità si esalta, affiorano segreti che giacevano addormentati, colui che ascolta è introdotto in un mondo di vibrazioni che suppone una partecipazione fisica, simultanea, all’adesione mentale.»(4). Al termine “poesia” Luca sostituisce quello di “ontofonia”, svelamento attraverso la voce di una “risonanza dell’essere”. Una parola-sonora che ha bisogno di uno spazio di silenzio in cui propagarsi. Le parole si spingono fuori l’una con l’altra, si ripetono, le omofonie sono “necessarie” alla lingua, il corpo è la sua cassa di risonanza.
Per Luca “le parole sono soltanto il supporto materiale di una ricerca che ha come fine la trasmutazione del reale”, un abbandonarsi alla vibrazione del nostro essere che eccede il senso.

(Alfredo Riponi, dalla Postfazione)

__________________________
Note

(1) Gilles Deleuze, Balbettò, in Critica e clinica, Raffaello Cortina, 1996.
(2) «Je parcours aujourd’hui une étendue où le vacarme et le silence s’entrechoquent – centre choc – où le poème prend la forme de l’onde qui l’a mis en marche.» (Ghérasim Luca, Introduction à un récital)
(3) Ivi
(4) Ivi
__________________________

 

Gherasim Luca, La fine del mondo
(Poesie 1942-1991)
Cura e postfazione di Alfredo Riponi
Traduzione di Alfredo Riponi, Rita Regina Florit, Giacomo Cerrai
Novi ligure (AL), Joker Edizioni
“I Libri dell’Arca”, 2012

 

Testi

 

LE RÊVE EN ACTION

la beauté de ton sourire ton sourire
en cristaux les cristaux de velours
le velours de ta voix ta voix et
ton silence ton silence absorbant
absorbant comme la neige la neige
chaude et lente lente est
ta démarche ta démarche diagonale
diagonale soif soir soie et flottante
flottante comme les plaintes les plantes
sont dans ta peau ta peau les
décoiffe elle décoiffe ton parfum
ton parfum est dans ma bouche ta bouche
est une cuisse une cuisse qui s’envole
elle s’envole vers mes dents mes dents
te dévorent je dévore ton absence
ton absence est une cuisse cuisse ou
soulier soulier que j’embrasse
j’embrasse ce soulier je l’embrasse sur
ta bouche car ta bouche est une bouche
elle n’est pas un soulier miroir que j’embrasse
de même que tes jambes de même que
tes jambes de même que tes jambes de
même que tes jambes tes jambes
jambes du soupir soupir
du vertige vertige de ton visage
j’enjambe ton image comme on enjambe
une fenêtre fenêtre de ton être et de
tes mirages ton image son corps et
son âme ton âme ton âme et ton nez
étonné je suis étonné nez de tes
cheveux ta chevelure en flamme ton âme
en flammes et en larmes comme les doigts de
tes pieds tes pieds sur ma poitrine
ma poitrine dans tes yeux tes yeux
dans la forêt la forêt liquide
liquide et en os les os de mes cris
j’écries et je crie de ma langue déchirante
je déchire tes bras tes bas
délirant je désire et déchire tes bras tes bas
le bas et le haut de ton corps frissonnant
frissonnant et pur pur comme
l’orage comme l’orage de ton cou cou de
tes paupières les paupières de ton sang
ton sang caressant palpitant frissonnant
frissonnant et pur pur comme l’orange
orange de tes genoux de tes narines de
ton haleine de ton ventre je dis
ventre mais je pense à la nage
à la nage du nuage nuage du
secret le secret merveilleux merveilleux
comme toi-même
toi sur le toit somnambulique et nuage
nuage et diamant c’est un
diamant qui nage qui nage avec souplesse
tu nages souplement dans l’eau de la
matière de la matière de mon esprit
dans l’esprit de mon corps dans le corps
de mes rêves de mes rêves en action

 

IL SOGNO IN AZIONE

la bellezza del tuo sorriso il tuo sorriso
di cristallo il cristallo di velluto
il velluto della tua voce la tua voce e
il tuo silenzio il tuo silenzio assorbente
assorbente come la neve la neve
calda e lenta lenta è
la tua andatura la tua andatura diagonale
diagonale sete sera seta e fluida
fluida come i pianti le piante
sono nella tua pelle la tua pelle le
spettina spettina il tuo profumo
il tuo profumo è nella mia bocca la tua bocca
è una coscia una coscia che s’invola
s’invola verso i miei denti i miei denti
ti divorano divoro la tua assenza
la tua assenza è una coscia coscia o
scarpa scarpa che bacio
bacio questa scarpa la bacio sulla
tua bocca perché la tua bocca è una bocca
non è una scarpa specchio che bacio
come le tue gambe come
le tue gambe come le tue gambe
come le tue gambe le tue gambe
gambe del sospiro sospiro
della vertigine vertigine del tuo viso
scavalco la tua immagine come si scavalca
una finestra finestra del tuo essere e dei
tuoi miraggi la tua immagine il suo corpo e
la sua anima la tua anima la tua anima e il tuo naso
sorpreso sono sorpreso naso dei tuoi
capelli la tua capigliatura in fiamme la tua anima
in fiamme e in lacrime come le dita dei
tuoi piedi i tuoi piedi sul mio petto
il mio petto nei tuoi occhi i tuoi occhi
nella foresta la foresta liquida
liquida e in ossa le ossa delle mie grida
esclamo e grido nella mia lingua lacerante
lacero le tue braccia le tue calze
delirando desidero e lacero le tue braccia le tue calze
il basso e l’alto del tuo corpo fremente
fremente e puro puro come
il temporale come il temporale del tuo collo collo delle
tue palpebre le palpebre del tuo sangue
il tuo sangue carezzevole palpitante fremente
fremente e puro puro come l’arancia
arancia delle tue ginocchia delle tue narici del
tuo fiato del tuo ventre dico
ventre ma penso al nuoto
al nuoto della nuvola nuvola del
segreto il segreto meraviglioso meraviglioso
come te stessa
tu sul tetto sonnambulica e nuvola
nuvola e diamante è un
diamante che nuota che nuota con agilità
tu nuoti agevolmente nell’acqua della
materia della materia del mio spirito
nello spirito del mio corpo nel corpo
dei miei sogni dei miei sogni in azione

(Tratto da: Héros-limite (Eroe-limite), 1985.
Traduzione di Alfredo Riponi e Rita R. Florit)

 

*

 

QUART D’HEURE
DE CULTURE METAPHYSIQUE

Allongée sur le vide
bien à plat sur la mort
idées tendues
la mort étendue au-dessus de la tête
la vie tenue de deux mains

Élever ensemble les idées
sans atteindre la verticale
et amener en même temps la vie
devant le vide bien tendu
Marquer un certain temps d’arrêt
et ramener idées et mort à leur position de départ
Ne pas détacher le vide du sol
garder idées et mort tendues

*

Angoisses écartées
la vie au-dessus de la tête

Fléchir le vide en avant
en faisant une torsion à gauche
pour amener les frissons vers la mort
Revenir à la position de départ
Conserver les angoisses tendues
et rapprocher le plus possible
la vie de la mort

*

Idées écartées
frissons légèrement en dehors
la vie derrière les idées

Élever les angoisses tendues
au-dessus de la tête
Marquer un léger temps d’arrêt
et ramener la vie à son point de départ
Ne pas baisser les frissons
et conserver le vide très en arrière

*

Mort écartée
vide en dedans
vie derrière les angoisses

Fléchir la mort vers la gauche
la redresser
et sans arrêt la fléchir vers la droite
Éviter de tourner les frissons
conserver les idées tendues
et la mort dehors

*

Couchée à plat sur la mort
la vie entre les idées

Détacher l’angoisse du sol en baissant la mort
en tirant les idées en arrière
pour soulever les frissons
Marquer un arrêt court
et revenir à la position de départ
Ne pas détacher la vie de l’angoisse
Garder le vide tendu

*

Debout
les angoisses jointes
vide tombant en souplesse
de chaque côté de la mort

Sautiller en légèreté sur les frissons
à la façon d’une balle qui rebondit
Laisser les angoisses souples
Ne pas se raidir
toutes les idées décontractées

*

Vide et mort penchées en avant
angoisses ramenées légèrement fléchies
devant les idées

Respirer profondément dans le vide
en rejetant vide et mort en arrière
En même temps
ouvrir la mort de chaque côté des idées
vie et angoisses en avant
Marquer un temps d’arrêt
aspirer par le vide

Expirer en inspirant
inspirer en expirant

 

QUARTO D’ORA
DI CULTURA METAFISICA

Adagiata sul vuoto
orizzontalmente sulla morte
idee tese
la morte distesa sopra la testa
la vita tenuta a due mani

Elevare insieme le idee
senza raggiungere la verticale
e al contempo portare la vita
davanti al vuoto ben teso
Segnare una battuta d’arresto
e riportare idee e morte alla posizione di partenza
Non staccare il vuoto dal suolo
mantenere tese idee e morte

*

Angosce allontanate
la vita sopra la testa

Flettere in avanti il vuoto
facendo una torsione a sinistra
per portare i brividi verso la morte
Tornare alla posizione di partenza
Mantenere le angosce tese
e avvicinare il più possibile
la vita alla morte

*

Idee allontanate
brividi appena in fuori
la vita dietro le idee

Elevare le angosce tese
sopra la testa
Segnare una lieve battuta d’arresto
e riportare la vita al punto di partenza
Non diminuire i brividi
e mantenere molto indietro il vuoto

*

Morte allontanata
vuoto all’interno
vita dietro le angosce

Flettere la morte verso sinistra
raddrizzarla
e senza sosta fletterla verso destra
Evitare di far ruotare i brividi
mantenere le idee tese
e la morte fuori

*

Sdraiata sulla morte
la vita tra le idee

Staccare l’angoscia dal suolo abbassando la morte
tirando indietro le idee
per sollevare i brividi
Segnare un breve arresto
e tornare alla posizione di partenza
Non staccare la vita dall’angoscia
Mantenere il vuoto teso

*

In piedi
le angosce unite
vuoto che cade flessibile
da ogni lato della morte

Saltellare con leggerezza sui brividi
come una palla che rimbalza
Lasciare le angosce flessibili
Non irrigidirsi
tutte le idee decontratte

*

Vuoto e morte inclinati in avanti
angosce riportate leggermente flesse
davanti alle idee

Respirare profondamente nel vuoto
gettando indietro vuoto e morte
Al contempo
aprire la morte da ogni lato delle idee
vita e angosce in avanti
Segnare una battuta d’arresto
aspirare attraverso il vuoto

Espirare inspirando
inspirare espirando

(Tratto da: Le Chant de la carpe (Il Canto della carpa), 1986.
Traduzione di Alfredo Riponi e Rita R. Florit)

 

*

 

LA FIN DU MONDE

son corps léger

Son corps léger
est-il la fin du monde?
C’est une erreur
c’est une délice glissant
entre mes lèvres
près de la glace
mais l’autre pensait:
ce n’est qu’une colombe qui respire
quoi qu’il en soit
là où je suis
il se passe quelque chose
dans une position délimitée par l’orage

Près de la glace c’est une erreur
là où je suis ce n’est qu’une colombe
mais l’autre pensait:
il se passe quelque chose
dans une position délimitée
glissant entre mes lèvres
est-ce la fin du monde?
C’est un délice quoi qu’il en soit
son corps léger respire par l’orage

Dans une position délimitée
près de la glace qui respire
son corps léger glissant entre mes lèvres
est-ce la fin du monde?
mais l’autre pensait: c’est un délice
il se passe quelque chose quoi qu’il en soit
par l’orage ce n’est qu’une colombe
là où je suis c’est une erreur

Est-ce la fin du monde qui respire
son corps léger? mais l’autre pensait:
là où je suis près de la glace
c’est un délice dans une position délimitée
quoi qu’il en soit c’est une erreur
il se passe quelque chose par l’orage
ce n’est qu’une colombe
glissant entre mes lèvres

Ce n’est qu’une colombe
dans une position délimitée
là où je suis par l’orage
mais l’autre pensait:
qui respire près de la glace
est-ce la fin du monde?
quoi qu’il en soit c’est un délice
il se passe quelque chose
c’est une erreur
glissant entre mes lèvres
son corps léger

 

LA FINE DEL MONDO

il suo corpo leggero

Il suo corpo leggero
è la fine del mondo?
è un errore
è una delizia che scivola
tra le mie labbra
vicino al ghiaccio
ma l’altro pensava:
è solo una colomba che respira
comunque sia
là dove sono
accade qualcosa
in una posizione delimitata nel temporale

Vicino al ghiaccio è un errore
là dove sono è solo una colomba
ma l’altro pensava:
accade qualcosa
in una posizione delimitata
che scivola tra le mie labbra
è la fine del mondo?
è una delizia comunque sia
il suo corpo leggero che respira nel temporale

In una posizione delimitata
vicino al ghiaccio che respira
il suo corpo leggero che scivola tra le mie labbra
è la fine del mondo?
ma l’altro pensava: è una delizia
comunque sia accade qualcosa
è solo una colomba nel temporale
là dove sono è un errore

È la fine del mondo che respira
il suo corpo leggero? ma l’altro pensava:
là dove sono vicino al ghiaccio
è una delizia in una posizione delimitata
comunque sia è un errore
accade qualcosa nel temporale
è solo una colomba
che scivola tra le mie labbra

È solo una colomba
in una posizione delimitata
là dove sono nel temporale
ma l’altro pensava:
è la fine del mondo
che respira vicino al ghiaccio?
comunque sia è una delizia
accade qualcosa
è un errore
che scivola tra le mie labbra
il suo corpo leggero

(Tratto da: Paralipomènes (Paralipomeni), 1986.
Traduzione di Alfredo Riponi)

 

***

19 pensieri su “La fine del mondo”

  1. Grazie a te, Alfredo, spero di avere il libro al più presto – un libro che, come dice bene Viola, anch’io ritengo “necessario”.

    Riferirò senza meno ai miei “collaboratori” :)

    fm

    Volevo aggiungere il bellissimo “Le tangage de ma langue” ma non sono riuscito a trovare la traduzione: se me la fai avere, la inserisco senz’altro.

  2. Come curatori de “I libri dell’Arca”, siamo orgogliosi che alla collezione (dovremmo dire non “collezione” ma “collana”, la parola ci è sfuggita) si aggiunga, dopo Noel, Artaud, Borne, il nome di Gherasim Luca, poeta amato da Deleuze, ludico e tragico insieme, ma “necessario”. Auguriamo al poeta una risonanza maggiore nel pubblico italiano. E comunque, ora il libro esiste!

    Marco e Lucetta

  3. Spero tu possa leggere presto il libro. “Le tangage de ma langue” è stato rilanciato nel trailer ufficiale scaricabile anche dal mio blog…

    http://anfratture.wordpress.com/2012/06/20/gherasim-luca-la-fine-del-mondo-poesie-1942-1991-joker-edizioni-2012-3/

    http://anfratture.files.wordpress.com/2012/06/pdf-trailer-ghc2aerasim-luca1.pdf

    Per qualsiasi altra informazione sul libro chiedimi pure.

    Hai ragione Marco, ora il libro esiste, ed è un primo passo necessario affinché l’opera di questo importantissimo poeta del secolo scorso sia conosciuta finalmente in Italia. Quindi cercheremo di dargli il massimo risalto.
    Io farò anche il possibile per proporre traduzioni integrali (dal francese) di altri testi.
    Chi ha avuto in mano il libro della vostra collana ha riconosciuto anche la cura dell’oggetto-libro.
    Quindi non posso che augurare alla tua collana, caro Marco, un futuro nel segno della qualità.
    Alfredo

  4. caro Francesco grazie infinite a te, il libro arriva presto..non appena mi riprendo dal trasloco epocale che motiva la mia attuale assenza in rete. Grazie a Marco e Lucettaper aver creduto in questo appassionante lavoro, e grazie sempre a Viola, e a Roberto, a chi leggerà e sosterrà la magnifica voce rivoluzionaria di Ghérasim. rita florit

  5. “La magnifica voce rivoluzionaria di Luca” – Un poète encore à découvrir, à découvrir, à découvrir. Sa façon d’appuyer sur la sonorité du mot. Et jamais un mot est là, dans le poème, sans une raison absolue. Une pensée en acte, à travers la voix, seulement, et le papier pour fixer les notes. C’est rare et c’est absolu, et absolument seul. Il faut vraiment écouter Ghérasim Luca prononcer le nom de Ghérasim Luca, appeler, tutoyer son double Ghérasim Luca, l’Autre de Ghérasim Luca…

  6. Francesco, non so chi ti ha fornito i testi, ma, gentilmente, ci sarebbero alcune rettifiche da fare in “Quarto d’ora di cultura metafisica”, anche per agevolare quello strano indiano leggermente appesantito che continua a saltellare e a fare la verticale senza risultati… grazie…

    4 – la morte distesa sopra la testa
    10 – Segnare una battuta d’arresto
    18 – per portare i brividi verso la morte
    20 – Mantenere le angosce tese
    28 – Segnare una lieve battuta d’arresto
    29 – e riportare la vita al punto di partenza
    41 – Sdraiata sulla morte
    58 – tutte le idee decontratte
    67 – Segnare una battuta d’arresto

    1. secondo commento:

      alfredoriponi Dice:
      giugno 30, 2012 alle 11:46 am | Risposta modifica
      Un post di presentazione del libro perfetto. Non posso che ringraziare Francesco Marotta e tutti coloro che collaborano a Rebstein.
      alfredo riponi

      ______

      sono certa che comunque Francesco apporterà le correzioni da lei suggerite.

      cordiali saluti
      nc

  7. natalia, s’intende che mi riferivo alla forma; davo per scontato che i testi trascritti fossero corretti… prima della prova magistrale di qualcuno di sua conoscenza… ps : da quando scrivendo a francesco ti risponde natalia…

    1. Come redattore le ho risposto in assenza di Francesco.
      Come le ho già assicurato, Francesco o io stessa, qualora egli non potesse, provvederemo ad apportare le modifiche ai testi da lei richieste; ma al momento Francesco non è online.
      A domani. Dorma bene.
      nc

  8. Penso a quale specchio deformante e disumanizzante possa essere diventata la rete (anche se sospetto che lo sia sempre stata), se una cortesia viene scambiata per voglia di apparire e presenzialismo a tutti i costi…

    Alfredo, il post è stato sistemato – dalla stessa Natàlia che ti ha sbloccato il commento e ha risposto alla tua richiesta.
    Rimane la tua “citazione” – infelicissima: perché rivolta alla persona sbagliata nel momento sbagliato; perché in un’epoca dove tutti possono, con un semplice clic, avere accesso ad ogni fonte più o meno autorevole, da Omero a Marzullo, “citare” è diventato il più inutile degli esercizi; perché, visto l’autore scelto, avresti potuto, prima di schiacciare “invia commento”, ricordarti che “il mutismo è un attributo della perfezione”.

    Saluti.

    fm

  9. Francesco, proprio perché era una cortesia io l’ho ricambiata… ne consegue che non concordo affatto con la seconda parte del tuo intervento. Perché la premessa “tutti possono…” può applicarsi solo alla tua conclusione.
    saluti
    ar

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