Dell’immergersi e nuotare

Roberto Cogo

La riconquista dell’acqua, attraverso una pratica sempre più diffusa nel vecchio continente, il wild swimming, significa orientare le proprie scelte in direzione di una coordinata ‘di natura’. Ma significa anche, per un autore coltissimo e abilissimo nelle pratiche della traduzione internazionale e della versificazione, riconquistarsi uno spazio di autonomia, un territorio di sostanziale, controllatissima libertà. Come leggere questi versi distesi in partiture da simil-prosa, poemetti in prosa che hanno perso la loro allure libresca, se non come strutture ritmiche flessuose e fluide rese tali da una necessitata e congrua configurazione sintattico-prosodica che sembra talvolta mimare lo scorrere, ora rallentato ora accelerato, dell’acqua? Non più, ‘dietro il paesaggio’, bensì ‘dentro il paesaggio’. Come dire, più il Luzi creaturale e cosmico che lo Zanzotto metapoetico, la scrittura di questo ottimo poeta che sa andare oltre le strettoie del verso canonico o novecentesco, ci ricorda che la poesia è anche pratica di un attraversamento e di una immersione, che molto hanno a che fare con l’ascisse dell’Ethos e dell’Epos, mai disgiunte e mai venute meno: un simbiotico “esercizio del respiro” che ci restituisce al nostro essere nel mondo, elemento tra elementi di un sistema planetario, che “affida la penna alla corrente” al suo ritmo, al suo respiro. (Manuel Cohen)

Quando Narciso si avvicina alla fonte per bere – specchio d’acqua argentea e incontaminata, a cui non si sono mai accostati né uomini né animali, protetto da un bosco fitto – viene preso, vedendo la propria immagine riflessa, da un’altra, inestinguibile, sete. E così, Narciso, innamorandosi di una speranza senza corpo («spem sine corpore amat»), muore nel desiderio di sé, cioè nell’esclusione dell’altro.
L’io di cui parla Roberto Cogo, giunto nei pressi dell’acqua, non ha alcuna esitazione e non si ferma sul limitare: si immerge e nuota. Oltrepassa lo specchio. L’immersione, salvifica, permette allora – nell’uscire dall’involucro del sé – di percepire «il vero e il giusto in ogni presenza», l’assoluto che è naturale. La fonte in cui nuota l’io non è un microcosmo chiuso che riflette, in minore, il mondo di fuori, ma è semplicemente altro rispetto ad esso: «qui finisce il mondo–qui si carica d’umido il folle parlamento umano».
Queste poesie ci dicono sì della geografia affettiva di Roberto, ma soprattutto – attraverso la natura – hanno un sentire etico e ci parlano dell’arte di immergersi come possibile salvezza nell’ascolto dell’altro. Ciò che, in definitiva, si preclude Narciso, il quale si condanna – con Eco – all’autorefenzialità senza parola. Forse, però, come sostiene Auden, gli antichi greci si sbagliavano: Narciso, soggiogato dal tempo, sarebbe stato alla fine libero dalla brama delle cose e dei corpi, dunque «rational and reconciled» all’esercizio dello wild swimming. (Giovanni Borriero)

 

Roberto Cogo
Dell’immergersi e nuotare
(Wild swimming)

Bassano del Grappa (VI), 2012
Attilio Fraccaro Editore

 

Aperture

 

1

cosa ne sanno più gli italiani dell’immergersi e nuotare nei fiumi e nei
torrenti—del gusto della sospensione e del galleggio——un sedile di pietra
dove starsene a scrutare la volta dei rami e delle foglie—là dove balugina
una luce riflessa tra penombre e spiragli di cielo

quando il gelo dell’acqua scivola sulla pelle—la luce del sole crea ragnatele
mobili sul corpo——solo l’ondeggio e lo sciacquio ad accompagnare il
movimento——cosa passa in testa è un flusso—si libera un passaggio
rimuovendo ogni incrostazione

il silenzio è una presenza viva dove l’acqua scroscia—l’occhio scorge
un’ombra di vita raccoltasi senza timore——ricolloca lo sguardo a filo
d’acqua con la mente a vagare——la ricerca e la scoperta dei luoghi vale
molto più di un trovare senza sforzo

pulito curato bene organizzato——niente di più lontano dal rinvenire una
buca d’acqua fredda dove calarsi dopo valli e boschi in sfilata—quando
sgorga e scivola libera tra le pietre—quando tutto balla in un cono di
luce——abdica ogni miseria nel cristallo delle acque

 

2

cosa ne sanno più gli italiani di fiumi puliti e anse pescose—dove pesci e
membra umane convivono nella quiete——la differenza scompare tra le
increspature galleggiando a filo d’acqua lungo un liscio orizzonte——
anatre di passo seguono rotte senza alcun timore

nuotare sul filo della corrente—torrenti fiumi laghi tranquilli——poi
pericoli sommersi in acque ruggenti o sabbiose buche di cave
abbandonate——spingersi verso il basso levando in cielo realtà e sogno—
lasciando il corpo intero in balia della mente fluviale

dalle viscere sgorga dentro il giorno una limpida linfa—dall’incontro di
falda si forma uno specchio di luce——l’occhio della terra pregno
d’umori—nubi arricciate ad allungarsi evaporare e svanire——effondersi
pigramente nel volo solenne di un airone cinerino

scoprendo angoli di cielo scavati alla terra e abbandonati——mani violente
e mezzi del disastro passati ad altro sito—dalla noncuranza a generare altra
vita inconsapevolmente——nuotare nei posti più impensati dove neanche
sognereste di intingervi le dita

 

3

fiumi profondi calmatisi nelle piane o in anse di detriti a formare piscine
naturali—fiumi di nuotatori e di tuffi dai rami—i salici e gli ontani a
custodirne le rive——cosa ne sanno più gli italiani del desiderio
irrefrenabile di immergersi e fluttuare

la pelle levigata di fresco esalta il punto d’eccitazione—l’effetto del gelo
nelle ossa—lo stacco delle scaglie corrose da acidi e fumi a nutrire un
fondo di ghiaie o di placide melme——s’impenna la linea del piacere e
pare di sognare vagando tra le nubi tutto il santo giorno

pesciolini brucano tra i peli e nello stretto tra le dita—un nuovo modo una
nuova conoscenza una realtà sempre cangiante—a filo d’acqua come stesi
sulla lastra di falesia incendiata dal sole——l’ebbrezza segue il gelo nel
graduale riemergere delle ossa

nelle acque del torrente una nuotata a tappe fin sotto il ponte——di masso
in masso l’esercizio del respiro al rincalzo di energie—di poesia
in poesia s’impregna il corpo al calore delle grandi rocce roventi——la pratica
del nuoto quando gli arti reclamano altro gelo

 

4

ormai sbollentati da bagni e docce—cosa ne sanno più gli italiani di
endorfine e adrenalina in sovrapproduzione——di vene e capillari dilatati
da immersioni improvvise nel rigore delle acque—le lunghe nuotate fino al
limite della notte——il ridisporsi al beneficio dei contrasti

un corso d’acqua limpida e fresca—ciottoli a dormire sul fondo——
erompe l’umida felce dal silenzio muscoso del bosco—il merlo acquaiolo
festeggia l’antica sagra delle penombre——dopo la cascata ci sdraiamo
intenti a gorgogliare tra le bolle

quanti fiumi quanti laghi quante pozze d’acqua sempre nuova—
consistenza odore leggerezza—il sapore a variarne il nuoto l’immersione——
acqua sovrana libera di fluire—acqua da inseguire dove ancora non è
niente——acqua per semplicemente stare

la libera scelta del luogo dove affogare il nostro malcontento—nel cloro di
piscine ammorbate da corpi e voci in eccedenza o nell’azzardo incerto della
leptospirosi——nel silenzio gocciolante tra le pietre ecco l’ala appuntita di
un’egretta a indicarci la scelta

 

__________________________

Questo post, con la sua breve selezione di testi tratti dall’ultimo lavoro di Roberto Cogo, è una sorta di anticipazione di un piccolo ma estremamente significativo evento che si materializzerà tra qualche ora: la pubblicazione, più o meno in contemporanea, dell’edizione cartacea di “Wild Swimming“, per i tipi dell’editore Attilio Fraccaro di Bassano del Grappa, e di un e-book della stessa opera, scaricabile gratuitamente, nella “Biblioteca di Rebstein” (Vol. XXXIII, luglio 2012).
Nel ringraziare l’autore, l’editore e il curatore della collana per aver permesso che tutto ciò avvenisse, non posso non constatare, con estremo piacere, che esistono ancora degli addetti del settore che sanno anteporre le ragioni della ricerca e della valorizzazione di opere degne di attenzione alle pur legittime aspettative di “guadagno” (o almeno di rientro delle spese di edizione), quanto meno “improbabili” se si considera che l’oggetto in questione è un libro di poesia.
Se qualcuno fosse interessato all’opera in cartaceo (e spero che tra i lettori di questo blog ve ne siano, perché l’iniziativa merita davvero e va sostenuta), può rivolgersi a questo indirizzo:

Libreria La Bassanese
Via Jacopo da Ponte, 41
36061 Bassano del Grappa (Vicenza)
Tel.: 0424 522558
Sito web: www.labassanese.com

Grazie a tutti per l’attenzione. (fm)

__________________________

 

***

11 pensieri su “Dell’immergersi e nuotare”

  1. Bellissime, ho però dovuto riportarle su word per leggerle, sono riportate con un carattere troppo piccolo. Comunque complimenti, a Gorizia quelli di Percorsi Di – Versi ti ricordano con piacere. Un abbraccio Valter Lauri

  2. La scelta del carattere è subordinata alla volontà di non scardinare l’ordine (che non è solo grafico ma anche ritmico) dei versi. Ad ogni modo, l’e-book che puoi leggere sopra viene incontro alla grande alle tue esigenze.

    fm

  3. E’ un lavoro particolarissimo, ma soprattutto davvero bello per intensità e particolarità della scrittura. Rinnovo i miei complimenti a Roberto, amplificati dal fatto di averlo reso disponibile qui: già questo dà l’idea della sua apertura e della sua gentilezza. E di quella di fm.

    Francesco t.

  4. non mi suona strano che le voci favorevoli a questo lavoro mi giungano soprattutto dalla terra friulana, così legata e segnata dal rapporto con i suoi splendidi corsi d’acqua. grazie a tutti
    roberto

  5. un grande ‘in bocca al lupo’ a Roberto, tante felicitazioni e tanti complimenti per il suo lavoro interessante! il quaderno di Rebstein è molto bello: Francesco con grande lavoro e grande cura va allestendo un bellissimo catalogo!

  6. La lettura di questi versi non può lasciare indifferenti, ti prende una voglia di provarci; non a comporre versi, ma a immergersi e nuotare nel primo fiume, torrente, lago, ansa, pozza d’acqua a portata di mano. Complimenti Roberto, è un’esperienza in effetti già fatta (non quella di comporre versi), ma dimenticata, che avrò il piacere di riscoprire, grazie a te e alla tua poesia, che certo leggerò integralmente.
    p.s.: suggerisco a chi volesse meglio godere della breve selezione in questa pagina, mi riferisco ai versi, questa volta, di ingrandirla con la semplice combinazione dei tasti “Ctrl” e “+”, funziona alla perfezione. Buona lettura.

  7. uno degli intenti era anche di indurre il lettore a riscoprire questo bisogno antico, caro fabio. ti accorgerai, nella pratica, che bisogna prima ripensare integralmente la nostra relazione con un territorio martoriato dallo sfruttamento e dall’incuria – nel senso che non è facile trovare un luogo adatto. grazie del commento!
    roberto

  8. Leggo questo invito ad immergersi e fluttuare… mi tornano tanti bei ricordi. Nascere, mutare e morire sono un po’ uno sgusciare di pesci nell’acqua. Almeno, io li ho sempre pensati così. E mi viene in mente la scena finale di Big Fish, un film strano e bello tratto da un romanzo che purtroppo non ho letto.

    La piscina però no. Non ci sono piante, pesci, gusci, sassi, ombre…Non ci sono angolini da cercare, dove farsi “reliquia”, e neppure gorghi da evitare.
    (Pare inoltre che le acque del Naviglio siano batteriologicamente più pulite di quelle di qualsiasi piscina).

    Bravo Roberto,
    un abbraccio,
    roberta b.

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