Distorsioni a occhio nudo

Maurizio Manzo

L’OGIVA

Rosolata la nuca mostrava l’ogiva lucente percossa
affacciarsi dal foro profondo bagliore fumante spremente
di ricordi zampilli aggrumati lapilli cocenti saltanti
e tra tanti capelli soffritti mischiati sfiorati d’istante
immortale la morte convulsa che fiacca ritenta risucchio
d’un sospiro nel mentre da retro si vede un sorriso interrotto
e verrebbe da dire del teschio che un tempo l’aveva la bocca
e poteva cantare e di bocche ora ne ha due e non canta non parla
e potendo gridare gridava scompari a te stesso agli spari.

(03 febbraio 2012)

 

LA MACCHIA SBIADITA

Annullate persone e parenti perfetti fantasmi di stato
se pensiamo a chi brucia o s’impicca davanti alle chiese
alle chiuse distanze di stanze di pregno potere smodato
che trabocca e ci investe famiglia e contorno che leva di torno
e ci chiede la testa ogni soldo non dato al sollazzo perpetuo
e ti prende le case il tuo sogno più grande davanti ai tuoi figli
loro oziare inzuppare biscotto e lingotto nel ghiotto governo
che si degna pagare le spese al processo sberleffo al dolore
scalpellato e ti deve bastare i bastardi non sentono odore
una volta che il sangue rappreso sbiadita la macchia è svanita.

(17 aprile 2012)

 

LA PELLE BRUCIA

Non appena scoperto il tuo corpo bruciato tra pozze di nozze
assetato il ristagno salato lussato riflette il ricordo
assolati e felici quei giorni iniziali sereni tra i seni
riservati custodi del latte da dare al bambino che presto
scivolato al tuo ventre sarebbe arrivato a portare più gioia
poi non senti se bruci o se sogni ardi viva e le foto che sbordano
tutte intorno l’amore d’un tempo ti guardano e soffi la fiamma
che ti scioglie d’atroce dolore ti svegli e t’accasci di cera.

(23 aprile 2012)

 

LACCIO

I capanni ricolmi d’assillo profondo
di dolenti estenuati malnati dannati
s’assottigliano senza neanche ombre svanite
scandagliate e inquisite tagliate e sfiancate
poi del giorno si sente pesante il non senso
il rigurgito anch’esso passato al setaccio
e se il laccio t’abbraccia più forte dell’alto
tuo governo rilassi del corpo anche il cuore.

(4 maggio 2012)

 

BRUSIO

Solamente ritorto rivedi risorto
il calore che morto raffredda e le vene
risucchiate di vita di sogni scomparse
nel pallore negata parola e respiro
di soppiatto scoppiato e se l’urlo non basta
a scalfire corazza a chi stralcia persone
e bambini a chi falcia infinito e giardino
popolata si sveglia la piazza una voce
innocente è purezza d’intenti che senti.

(23 maggio 2012)

 

Altre distorsioni

 

HAKAPIK

Mescolato quell’urlo di madri al reflusso zampillo ghiacciato
non riflesso né sciolto dal sole di quei crani sfondati con forza
nel frapporsi col corpo e lo sguardo pietoso rivolto all’hakapik
mentre gronda Groenlandia arrossato anche l’eco nel bianco diffuso
mutilato dolore che senza parole strisciando rivolge il lamento
luminoso nel vuoto ch’accerchia campana che schiaccia zittisce.

 

ISTANTE

Poi ricordi i momenti dei baci profondi
in cui luce e colore filtrati da lenti
frettolosi discorsi incompiuti evitavi
di capire che il vacuo mentale col tempo
emergesse nel danno e lo scanno infinito
più profondo d’abbraccio toccava del cuore
ogni afflusso e stupore diventa terrore
mai nessun di quei baci era tanto profondo
dell’affondo di lama sui punti più teneri
del tuo corpo e ogni sguardo non lascia nient’altro
di ricordo immortale che punta a scalfire
fino all’osso e ritorna stupore l’istante.

 

TELI

Ogni giorno i colori diversi di teli
avvolgenti quei corpi dannati e scannati
non ci danno più affanno ché l’occhio
incallito rigetta di fretta la sfilza
scarrellata e riluce il riflesso dei teli
più moderni e ricordi anche il pesce e la carne
ben avvolti di carta giornale in cui forse
capitava scoprire chi amavi o t’amava
tra i defunti e se tardi potevi pregare
ricordare venirti davanti uno sguardo.

 

Anamorfiche

 

RAZZA LUNARE

Ti rivolgi a te stesso e ti chiedi del giorno
quale parte riporta la gioia davanti al
tuo cammino per farla inciampare cadere
ai tuoi piedi e legarla al tuo cuore ben stretta
ché non fuga via come da sempre continua a
fare cieca, ma quella era forse fortuna
non la gioia e di fatto si dice felice
chi fortuna lo tocca ma il mondo, la gente
se non mente si scopre infelice e finita e
ne risente, poi ancora ti chiedi per caso
sia una bugia ch’esiste la gioia e a cercarla
la si trova o s’inventa perché non si trova
o soltanto i felici dall’uomo son ben
differenti una razza lunare ed eterna
che risplende se affoga rotonda nel buio.

 

QUARTIERE

Rilassato il tepore che lento risale
dall’asfalto scassato d’odore umorale
nel corale torpore si poggia su guance
la carezza del male che smuove la gente
come il set d’ogni film al grido fitto: ciak azione
e dal fondo poi parte volando un bambino
che si schianta sul suolo gettato dal padre
della vita comparsa, sul viale passeggia
la famiglia serena e di lato un cespuglio
rumoreggia e dell’inguine strappo peloso
che goloso risuona rivela destino
velenoso ogni abbraccio ogni intreccio sociale.

 

***

11 pensieri su “Distorsioni a occhio nudo”

  1. Una poesia, quella di Maurizio Manzo, fortemente “espressiva”, pregna di umori vibratili e stimoli retinici. Una filmografia del presente catturata attraverso quell’occhio che si fa verso solo per bocca dell’autentico poeta.
    Un caro saluto, L.

    1. Grazie per aver letto e per l’apprezzamento, p.
      Quest’unità di misura ritmica, veniva usata nei canti di marcia spartani…magari proviamo a darci un po’ di forza e a guardarci attorno…

      un saluto

      mm

  2. Grande sensibilità e raffinatezza, tutto fondato su una incalzante verbosità, dove ogni verso diventa chiave espressiva della carica che ha determinato l’ispirazione.

    Un saluto,

    Mehregiah

  3. cadenza perfetta. anche se sarebbe bello uscire, finalmente, dal tunnel della metrica. preferisco poesie dal tono discorsivo, come a seguire un pensiero. / cmq, bravo tu! ciao, nadine

  4. ps: maurizio, anch’io soffro ancora un po’ di quel male (metrica sopracitata) ma spero di guarire! un abbraccio. a ben rileggerti. nadine

    1. Ciao Nadine, possiamo anche “uscire” dal tunnel della metrica che lei, metrica, è comunque sempre lì…nel ritmo che si risolve nel metro, nel metro che si risolve nel ritmo…
      ora sto lavorando, mantenendo lo stesso piede, anapesto, a una forma non isosillabica che dovrebbe eliminare questo apparente rigidità di forma che condiziona e “tira” forse un po’ la lettura…

      Grazie del passaggio e della lettura, un abbraccio

      maurizio

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