The carnival is over

The fabulous freaks are leaving town
They are driven by a strange desire
Unseen by the human eye

The carnival is over
We sat and watched
As the moon rose again
For the very first time

Ojos (Occhi)

Archivio Bolaño

Roberto Bolaño

Ojos

Nunca te enamores de una jodida drogadicta:
Las primeras luces del día te sorprenderán
Con sangre en los nudillos y empapado de orines.
Ese meado cada vez más oscuro, cada vez
Más preocupante. Como cuando en una isla griega
Ella se escondía entre las rocas o en un cuarto
De pensión en Barcelona, recitando a Ferrater
En catalán y de memoria mientras calentaba
La heroína en una cuchara que se doblaba
Como si el cabrón de Uri Geller estuviera
En la habitación vecina. Continua a leggere Ojos (Occhi)

I cani romantici (V)

Roberto Bolaño

Roberto Bolaño

EL SEÑOR WILTSHIRE

Todo ha terminado, dice la voz del sueño, y ahora eres el reflejo
de aquel señor Wiltshire, comerciante de copra en los mares
del sur,]
el blanco que desposó a Uma, que tuvo muchos hijos,
el que mató a Case y el que jamás volvió a Inglaterra,
eres como el cojo a quien el amor convirtió en héroe:
nunca regresarás a tu tierra (¿pero cuál es tu tierra?),
nunca serás un hombre sabio, vaya, ni siquiera un hombre
razonablemente inteligente, pero el amor y tu sangre
te hicieron dar un paso, incierto pero necesario, en medio
de la noche, y el amor que guió ese paso te salva.

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Un’altra Praga (XIV-XV)

Sergio Corduas
Francesco Jappelli

Quello di Francesco Jappelli e Sergio Corduas è un percorso inedito, un viaggio non solo fotografico, in una Praga “né magica, né tragica”, ma “altra” dagli stereotipi di una certa retorica letteraria e dall’immaginario collettivo che gravitano da sempre intorno a questa città. 31 immagini scattate tra il 1983 e il 1988 che rivelano una Praga come spazio urbano quasi completamente svuotato dall’elemento umano. Scorci di strade solitarie, edifici decadenti ma integri nella loro antica regalità, inquadrature in bianco e nero, quasi radiografie, dell’anima complessa di una città assorta sotto un cielo onnipresente e diafano. I testi di Corduas [scritti tra il 2009 e il 2010 – ndr], affiancati alle immagini, analizzano con conoscenza profonda e particolare sensibilità quanto la pellicola non può dire, contribuendo a rendere più viva l’interpretazione originale di “un’altra Praga”.

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I cani romantici (IV)

Roberto Bolaño

Roberto Bolaño

LLUVIA

Llueve y tú dices es como si las nubes
lloraran
. Luego te cubres la boca y apresuras
el paso. ¿Como si esas nubes escuálidas lloraran?
Imposible. Pero entonces, ¿de dónde esa rabia,
esa desesperación que nos ha de llevar a todos al diablo?
La naturaleza oculta algunos de sus procedimientos
en el Misterio, su hermanastro. Así esta tarde
que consideras similar a una tarde del fin del mundo
más pronto de lo que crees te parecerá tan sólo
una tarde melancólica, una tarde de soledad perdida
en la memoria: el espejo de la Naturaleza. O bien
la olvidarás. Ni la lluvia, ni el llanto, ni tus pasos
que resuenan en el camino del acantilado importan.
Ahora puedes llorar y dejar que tu imagen se diluya
en los parabrisas de los coches estacionados a lo largo
del Paseo Marítimo. Pero no puedes perderte.

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Imago

man stolpert über einen Schrei,
der in Licht ausblutet
immer wenn wir die Sterne anschauen,
trennt uns keine Schwelle von der Abwesenheit
kein so tiefes Wort,
dass man sie verschweigen kann

così è la grazia delle immagini
rovesciate nel palmo venute via dall’ombra
che ora ricordi accampata da sempre
alla tua soglia ma
si trattava di attese esercizi
privi di simboli come adornare sbrinati
specchi col battito salino
di una pupilla naufragata

so kampiert die Anmut der in die Handfläche
gekippten vom Schatten weggegangenen Bilder,
an die du dich nun erinnerst, schon immer
an deiner Schwelle, aber
es ging um Erwartungen Übungen
ohne Sinnbilder wie entfrostete Spiegel
mit dem salzigen Schlag einer
untergegangenen Pupille auszuschmücken

(Traduzione in tedesco di Anna Maria Curci)

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L’ombra e l’anello

Mario Ajazzi Mancini

L’ombra e l’anello.
Di un motivo circolare in
Zeitgehöft di Paul Celan

Unser Glas
füllt sich mit Seide,

wir stehn.(1)

(Il nostro bicchiere
si riempie di seta,

teniamo.)

Paul Celan

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Il taglio e l’ombra


nessun presagio
solo un fremito di ebbra insidia
ripensando l’orlo franato
del calice il pungolo inquieto
che fosse visibile sostanza
l’urlo tracimato del sole il nero
di luce che tradisce le dita
così sciama in rivoli d’insonnia
l’immagine a cui la mano aggiunge
il taglio e l’ombra e dentro l’ombra
il segno che racconta un corpo
dove il mattino è scritto
in piaghe e croci dove il farmaco
pietoso rovesciato intorno
era cedimento d’argine e labirinto
di voci appare ora al tatto

(da Esilio di voce, 2011)

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Pezzo di ricambio

Antonio Scavone

Pezzo di ricambio

     Il problema non è indossare le calze ai piedi ma infilare i piedi nelle calze. È una questione di coordinazione, ma anche di perizia e di assuefazione. Un anno fa non me lo sarei mai posto, questo problema, l’avrei giudicato ridicolo e futile, ma un anno fa non potevo immaginare quello che mi sarebbe successo e mai avrei pensato che sarebbe successo a me. Continua a leggere Pezzo di ricambio

Gadda, Carlo Emilio (X)

Giancarlo Mazzacurati
Carlo Emilio Gadda
Giovanni Campi

18-12-1986

Il tema del sogno è uno dei temi cui ci si imbatte percorrendo gli itinerarj gaddiani (1), quasi una tappa obbligata, necessaria: si veda, per esempio, il sogno ultimo del Pasticciaccio, e per farlo seguiamo ancora Roscioni nel IV° capitolo de La disarmonia prestabilita, intitolato a Il groviglio conoscitivo:

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Dopo

Antonio Scavone

Dopo

È inutile nasconderlo: sono morto sfortunato, come un passero che si trovi a volare in una rosa di pallini, un caso fortuito ma tragico, un incidente d’auto come tanti – e non correvo neppure – e ci sono rimasto secco, come si dice, senza avere il tempo di soffrire, strappato dalla continuità della vita e consegnato all’uniformità della morte, in uno spazio e in un tempo alquanto oscuri.
     Vorrei poter raccontare i dettagli del mio incidente, la cosiddetta “dinamica dei fatti” ma, che ci crediate o no, si è svolto tutto così velocemente che, come in un paradosso, quel che viene considerato rapido e conseguenziale, a me è parso invece lento e occasionale. Grossomodo, un tir mi ha tagliato la strada, come spesso succede; poi mi sono ritrovato il parabrezza in frantumi sul capo e la fronte perforata all’attaccatura dei capelli e poi niente che avesse un colore o un sapore, insomma buio assoluto, silenzio assoluto, calma assoluta: la morte. Che altro, se no? Continua a leggere Dopo

Improvviso il mare

Liliana Zinetti

C’è un testo emblematico che mi ha colpito particolarmente in questa silloge di Liliana Zinetti e da cui voglio partire. È quello che inizia “Fu questo. Il luogo”, preceduto da un’epigrafe tratta da Anna Achmatova e concertato intorno a un nucleo concettuale (un “patto” spezzato, il “nessun amore” di una precisa condizione di deserto e solitudine) e stilistico di notevole perentorietà: un testo drammatico, tesissimo, in cui l’autrice mette in scena un buio senza luce e senza voce, una situazione insomma difficilmente sopportabile, se non per via di scrittura. Si capisce che c’è dietro un trauma irreparabile, segno di un amore disperato, che emerge con furore ossessivo e visionario, in un dettato gelido ed essenziale nella sua precisione e pregnanza, con la poetessa che si rivolge a un tu senza volto e senza sentimenti, sulla scena di un paesaggio che sembra farsi progressivamente sempre più vuoto, con l’effetto di trasmettere al lettore uno stato d’animo tragicamente claustrofobico, di nera inquietudine, tipico di chi non sa intravedere alcuna consolazione oltre il “nulla” dei giorni. Continua a leggere Improvviso il mare