Che deve o dovrebbe

Enzo Campi

 

che deve o dovrebbe / che deve e a cui dovrà
[diktat per voce abortita in assenza di cor(p)o]

 

[…]

che deve o
dovrebbe
stuprarsi col
senno di prima nell’
oralità di un
un coro che
annaspa di un corpo
claudicante che
balbetta il dissenso il
consenso di chi
e per cosa ancora
battersi se
mai dibattersi tra
trofei immeritati tronfi
deliri d’
onnipotenza
aridi orticelli in cui
seppellire l’
io incoronato l’
ego mascherato da
sovrano indiscusso
quel trionfo smaccato d’
alloro e
vacue amenità dell’
umano troppo umano se
mai disumanato dallo
sberleffo dal
disgusto dell’
animale di turno che ti
vede nudo che ti
vorrebbe crudo
e sanguinolento che

 

[…]

che deve e
a cui
dovrà
le scorte di
senso il
sesso a
buon mercato quello
elargito quello
negato che
deve e a cui
dovrà
la silhouette
trafugata al
santone di turno all’
imbecille frustrato
truccato da ribelle di
cosa e perché mai
insiste nella postura
ieratica nello
sguardo solenne nella
risata di troppo nel
dettato forzato da
sillabe disgiunte che
deve e a cui
dovrà
lo scritto inedito la
prosa elegante l’
innocuo
confine dello
stile pregnante il
frammento del
poema riscritto più
volte dall’
inizio alla
fine passando sull’
asse che scandisce il
percorso il
percosso più
volte battuto il
peccato originale che
ha guidato la
mano verso il
frutto da rubare da
conservare nell’
antro nell’
abisso nascosto se
mai rivelato esibito
come altare
sacro a chi o a cosa al
critico imbestialito all’
ignorante di turno all’
ameno estimatore all’
edotto auditore che

 

[…]

che deve
e a cui
dovrà
immolare un
canto o uno sputo
centrato nell’
ombelico di
turno ridendo del
limbo sollevando il
lembo della pagina
segnata da
ricordare che
deve dimenticare
e a cui
dovrà
cedere il
passo consegnare il
sasso ricredersi sul
torto più volte
subìto tal
volta inferto tal
altra solo
sospeso come
vezzo nella
terra di mezzo che
deve
dunque
e a cui
dovrà
la frase ad effetto il
cambiamento di
stato il passo citato se
mai mortificato dalla
foto ritoccata di
fino nell’
angusto profilo nel
nuovo diario che
apre le porte
nascoste che svela le
trame gli
orditi i punti le
croci i finti ricami i
gesti mai compiuti
eppure ostentati come
pratiche salvifiche che
deve quindi
inghiottire o
che dovrebbe in
vece masticare
lentamente il
grumo semantico la
serie degli anacoluti le
figure nascoste nelle
pieghe o velate dalle
piaghe nelle
risibili presenze nelle
malcelate assenze nelle
spinte a
retrocedere nel
gesto che si sottrae all’
atto cruento all’
azione che sopravvive
solo nell’
aborto che
deve o
dovrebbe
gettarsi di
gusto nell’
abisso campionato da
secoli di pratiche in
controluce guardando
verso l’alto
ciò che ci
dovrebbe salvare se
mai condannare a
ripetere il
gesto per l’
eternità di una
vita separata alla
nascita dall’
amnio che nutre e
inebetisce che
nega lo
scatto e amplifica il
respiro diceva
e doveva farlo che
deve dunque o
dovrebbe
tirare un
sospiro di
sollievo o
praticare l’
asfissia rendersi
abile e trattare la
bile come amica di
sempre da sempre
repressa che
deve e a cui
dovrà
rendere
conto restituire il
maltolto dispensare
virus elaborare
rebus accentare
ictus senza
rinnovare il
brindisi senza
infrangere i
calici sul muro che

 

[…]

che deve
e a cui
dovrà
il referto l’
analisi impropria il
volo pindarico l’
altro che non c’è che
non è
mai apparso che
non segna il
passo sul
posto che
non riesce a
rivoltare la
guaina che
deve destinarsi ora
mai altrove per
dar fuoco al seme
dosare a regola d’
arte i tossici
ingredienti dell’
inutile cura della
solfa della
tiritera che
deve
e a cui dovrà
dunque la
voce rotta dal
fumo dall’
alcol dal
cibo edulcorato dal
seme marchiato a
fuoco sul ventre
sul seno sulle
labbra che
ancora s’
aprono al
fallo all’
errore di troppo per
sempre cercato
ripetuto più volte
per catturare l’
attenzione per
ribadire l’
intenzione per
sfinirsi nella
ripetizione che

 

[…]

che deve o
dovrebbe
riformattare il disco
tenere il conto degli
aggiornamenti di
stato di sistema e
proteggersi da
eventuali minacce l’
attacco di chi di
cosa e i messaggi
cifrati criptati se
mai futili e
incoerenti con
un senno qualsiasi
magari dismesso da
tempo e sostituito
dal seno di turno
meglio se passato al
tornio rifatto di
gusto col gusto di
chi dell’
automa che omette il
disgusto la
grassa risata dell’
animale che
deve o
dovrebbe
rientrare in
campo per
arbitrare la disputa l’
alterco la
sacra battaglia in
cui farsi sconfiggere
dalla solita
guerra dal
chi sarà mai colui che
dice che
scrive che ribalta il
senso e inneggia la
noia l’
inutilità del
gesto che ripete la
solfa la storia di
sempre da
sempre ripetuta e
conclusa nella
caviglia sottile nel
ventre levigato se
mai piallato nella
tartaruga pompata nel
tanga che mostra il
culo scolpito dal
bisturi di turno che
deve e a cui
dovrà l’
incoerenza di un
passato incosciente della
saga dello
specchio delle mie
brame che recita
sempre lo stesso peana
il sintagma irrisolto la
menzogna di
troppo il tatuaggio
ostentato l’
addobbo del nastro del
fiocco del chiodo per
confezionare il
pacco regalo da
aprire sul
palco nel
bel mezzo del
branco nella festa di
tutti come cosa per
tutti da usare per
vezzo per giusto che
sia e sarà abusare del
tatto rendersi
coatto che

 

[…]

che deve
e a cui
dovrà
la prevaricazione di
certi grafemi un
surplus di crasi la
crisi imperante dello
schema da
difendere la
rottura della
metrica il
declino del
così è stato da
sempre che
deve o
dovrebbe
vacillare nella
memoria dei
padri putativi se
mai defunti ma
imputati di
sopravvivere
ancora nei
risvolti di una
storia finita
infinita che
deve o
dovrebbe
invadere la
volta o semplicemente
voltarsi inarcarsi nella
postura ultima
nel di là da venire o in
vece ritornare a
ricalcare le orme per
meglio confondere e
confondersi per
giocare a rimpiattino
col verbo deriso se
mai oltraggiato ma
imputato anch’
esso d’
aver abbandonato la
fonte di non aver
raggiunto la foce di
aver smarrito la strada
maestra di chi e di
cosa si
parla si sparla senza
seminare alcunché
senza edificare
dimore che

 

[…]

che deve dunque
espandersi o che
dovrà comunque
ripetersi nell’
altro che ancora
balbetta nel chi nel
cosa sarà mai questo
coccio espunto da
un intero se
non un debito di senso
che non deborda dai
margini che
deve o
dovrebbe
aprirsi
e tenta il colpo in
fatti e dati e vari
elenchi trapuntati alla
meno peggio
o meglio se
proprio deve
eccolo arpionare l’
ombra dismessa l’
orma sommersa la
scommessa persa e se
dovesse disfarsi in
vece di un altro ben
più meritorio di contro
lo vedremo decedere dal
flusso ignorare la
fusione aspirare il
latte versato
rimodellare le
figure nelle
cesure forzate nella
motilità di un
dettato sputato
evacuato confuso nel
ritmo ossessivo dell’
eterna ripetizione della
differenza mancata o
ritrovata per
caso nel caso
irrisolto qui
riproposto o di
contro nascosto
mimetizzato nel
sottotesto che
scema che rema contro
corrente negandosi alla
scossa alla
carica voltaica di
un filo di
rame figlio
degenere del
ferro del
chiodo dello
scalpello senza
ricorsi in appello che

 

[…]

che
deve o
dovrebbe
fissarsi
dissolversi nel
tono ieratico nello
sguardo
solenne nella
ridicola postura del
prode guerriero dell’
amante dissoluto della
scrittura
automatica nel
gesto da
compiere per
lenire l’urgenza la
crisi esistenziale la
depressione incalzante
e la voglia di
fare disfare
strafare se
mai strafarsi di
brutto a
cavallo del ratto
lisergico che s’
insinua nell’
orecchio che
deve o
dovrebbe
difendersi ora
mai diffondersi sulle
linee di
collegamento tra
un pixel e l’
altro che
dovrà dunque
fondersi con l’
anima gemella
con il
compagno di
penna con l’
archivio irrisolto
delle prove d’
autore che
stipano l’
ameno cassetto
che alimentano l’
altero cestino
che seminano l’
alterco tra la
chimica
emozionale la
fratellanza
concettuale la
presunta
somiglianza e il
plagio
conclamato nel
ripetere a
memoria la
parola-baule l’
accento invertito la
parabola dell’
eterno ritorno a
chi a cosa e cosa
mai dovrà fare se
non calarsi di
netto nel
serraglio del
libro delle
facce gettate allo
sbaraglio che

 

[…]

che deve o dovrà
masterizzarsi il
proclama il
messaggio per
tutti l’
epiteto oscuro il
falso anatema lo
slancio lirico che
sempre fa scena e
conclama lo
schema di che di
cosa di un dono
reciproco della
caduta imminente della
grassa risata che
deve o
dovrebbe
riflettere sull’
evidenza della
perdita sul
dato di
fatto sul fatto di
continuare a
piegarsi per la
sola sfiga d’
esistere di
continuare a
spiegarsi per l’
insana mania di
resistere che
dovrà
a questo punto
sbellicarsi di
brutto costruire il
patibolo ungere il
cappio verificare la
botola e
mettere a
morte la
mortificata
scrittura il poema
esistenziale la
saga amorosa il
giallo avvincente il
romanzo che
pesa che
pressa che
fomenta la
rimessa in
gioco nel
gioco di chi di
cosa che

 

[…]

che deve o
dovrebbe
fare e disfare
ricucire lo strappo
declinarsi nel
nulla di fatto nell’
atto inconcluso di
un refuso di
troppo che storpia il
concetto lo
schema semantico del
riflesso appena
abbozzato in
trame slabbrate
slinguate di gusto per
giusto che sia e
sarà lasciare il campo
abbandonare lo scontro
negare il conflitto
salire sul podio e
dichiararsi battuto

 

[…]

che deve o
dovrebbe battere il
fallo ripetere l’
errore titillare il
clitoride massaggiare la
vulva saggiare l’
umore evacuare il
sapore ciucciare l’
alluce di turno o
sfinirsi nella
fine che non
arriva del tutto o
quasi per
niente levigare il
ruvido rinnegare il
sapido che
infiamma il
palato cercare l’
attrito tra il
donato e il
ricevuto levare l’
indice o il medio il
pollice inalberato o
caduto nella
frase sottesa
attesa da
sempre me
ne lavo le
mani e sono in
pace con me
stesso con l’
altro con gli
altri che ancora
cercano il
plauso sofferto l’
ignobile commiato da
sempre eluso e
rimandato al
tempo più
adatto che
non è ancora
venuto che non
verrà mai che

[…]

 

***

15 pensieri su “Che deve o dovrebbe”

  1. Affascinante Enzo! Non riesco a delimitare concettualmente l’analisi perché l’ho letto tutto d’un fiato, ma forse va bene così, l’effetto di voragine che inghiotte e conquista è garantito. Vorrei averle dette io queste ‘cose’, forse, ciò spiega, per quanto mi riguarda, la seduzione provata nel leggere il testo. Al primo approccio comunque, direi che il “dover essere”, indicato da questa scrittura d’accumulo splendido, si traduca in un, nemmeno tanto, larvato ‘malessere’ da svelare. La scrittura enumera e, nello stesso tempo, recita il proprio affondo, scandendo, mitragliando, quasi, per l’impeto, la smitizzazione operata. Non trovi un solo luogo comune della cultura e/o del nostro ‘way of life’ che non sia stato demolito per lasciare spazio ad un’autenticità nuova, volta a ridefinire anche il mondo intorno a sé. Il lato, in un certo, senso corporeo della poesia viaggia inoltre parallelamente alle analisi concettuali, alle visioni. Esso stesso si presenta come assai visionario, eppure c’è una concretezza ed una costruttività che risulta veramente nuova. Straordinariamente, tutto ciò è avvertito dal lettore come naturale, senza forzature che abbassino il tono e la sostanza del dettato poetico. Chi vuol tornare indietro verso la banalità? Noi certamente no, dopo aver letto questa proposta così accattivante. Marzia Alunni

  2. estratti da un poemetto già “diktato”, in work in progress, in quattro occasioni, due volte a Bologna, a Vicchio (FI) e Pesaro, nelle azioni di Letteratura Necessaria.
    colgo l’occasione per ringraziare Mario Sboarina che ha avuto la sventura di assecondarmi, con le sue tastiere e percussioni, durante le “estroiezioni” live, clamanti e non.

  3. non credo ci sia molto da aggiungere da parte mia, è tutto fin troppo chiaro.
    ci siamo tutti, chi più chi meno, chi sfiorato, chi ferito, chi solo scalfito, chi approssimato per difetto o per eccesso, chi colpito in pieno.
    un divertissement, una sana ironia (ma nemmeno troppa) sul panorama poetico contemporaneo, con la sola intenzione di dar voce “alla” voce, di veicolare una voce che possa anche garantire un “ascolto” (cosa questa per niente scontata), perché poi alla fine (e all’inizio) spesso ci si dimentica che la scrittura è, anche e soprattutto, “voce”

  4. è vero, Enzo, ci siamo tutti, chi sfiorato dalla punta dello stiletto, chi investito da luce cruda, chi costretto a tossire per un ossicino andatogli di traverso, chi colpito da un solenne manrovescio. A proposito di manrovescio, spontaneo per me pensare al Selbstwatschen, all’auto-schiaffeggiarsi di cui parlò Thomas Bernhard in un’intervista piuttosto nota, riferendosi proprio alla scrittura. E mentre leggo i tuoi estratti dal poemetto già “diktato” e riascolto idealmente la tua voce che ho sentito a Roma, in occasione dei due incontri di “Letteratura necessaria”, e mentre, come scrive Tiziana, ci cammino dentro, mi piacerebbe portare questo tuo testo in “Visita ai poeti in esilio” (in realtà verbannt, banditi – ora bannati?) cantati da Brecht. Ring o ring?

    1. quando facevo teatro (oramai in un’altra vita) ho concluso un paio dei miei spettacoli (Sulle ali del destino – 1985; Quadri di un’esposizione – 1986) con l’epilogo de L’anima buona del Sezuan

      egregi spettatori or non siate scontenti
      forse v’aspettavate che finisse altrimenti
      una leggenda d’oro avevamo inventata
      ma poi strada facendo in male s’è cambiata
      e sgomenti vediamo a sipario caduto
      che qualunque problema è rimasto insoluto
      per di più siete in diritto di dirci:
      “volete che veniamo? dovete divertirci!”

      deve cambiare l’uomo? o il mondo va rifatto?
      ci vogliono altri dèi? o nessun dio affatto?
      siamo annientati a terra e non solo per burla

      non v’è modo d’uscir dalla distretta
      se non che voi pensiate fin da stasera stessa
      come a un’anima buona si possa dare aiuto
      perché alla fine il giusto non sia sempre battuto

      presto, pensate come ciò sia attuabile!
      una fine migliore ci vuole, è indispensabile!

      (chiedo scusa per la mancanza di punteggiatura e per alcune parti mancanti rispetto all’originale, ma sto citando a memoria)

      un testo che ho poi riproposto altre volte nel corso del tempo e che è rimasto comunque impresso, a tal punto che lo ricordo ancora oggi a più di 25 anni di distanza.
      un testo che mi sembra abbastanza calzante anche per questo contesto specifico.

      grazie Anna Maria!

  5. la fatica di questo leggerti così frammentato sicuramente ci guadagnerebbe ad ascoltare la voce
    al teatro che si fa cospetto nella presenza
    gli occhi intanto godono
    delle fiammate di Nietzsche che si impenna
    su quel cavallo pazzo

  6. Caro Enzo, bisogna leggerle tutte così, senza respirare, queste tue parole/voci. questi grafemi graffianti … non c’è pausa, non c’è riposo
    per un dire nell’urgenza e nella precisione. Mi vengono in mente queste parole di Joe Bousquet: “Non una riga senza avere pensato o sentito ciò che essa scrive”. Non so se c’entra ma io le tue parole, le tue sillabe, i tuoi suoni li sento così.

    Un caro saluto a tutti.
    Giorgio Bonacini

  7. Grafemi graffianti: bella e azzeccata allitterazione. Ma sono versi così, entrano come punti di spilli, pungono ma sapresti chiamarli per nome, ciascuno il suo. E’ poesia, come giustamente detto, da teatro che da lettura, chiede e fa sorgere condivisione, non si piega, non va in stallo. Si eleva sopra le macerie.
    Narda

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