Dopo

Antonio Scavone

Dopo

È inutile nasconderlo: sono morto sfortunato, come un passero che si trovi a volare in una rosa di pallini, un caso fortuito ma tragico, un incidente d’auto come tanti – e non correvo neppure – e ci sono rimasto secco, come si dice, senza avere il tempo di soffrire, strappato dalla continuità della vita e consegnato all’uniformità della morte, in uno spazio e in un tempo alquanto oscuri.
Vorrei poter raccontare i dettagli del mio incidente, la cosiddetta “dinamica dei fatti” ma, che ci crediate o no, si è svolto tutto così velocemente che, come in un paradosso, quel che viene considerato rapido e conseguenziale, a me è parso invece lento e occasionale. Grossomodo, un tir mi ha tagliato la strada, come spesso succede; poi mi sono ritrovato il parabrezza in frantumi sul capo e la fronte perforata all’attaccatura dei capelli e poi niente che avesse un colore o un sapore, insomma buio assoluto, silenzio assoluto, calma assoluta: la morte. Che altro, se no? Continua a leggere Dopo