Il taglio e l’ombra


nessun presagio
solo un fremito di ebbra insidia
ripensando l’orlo franato
del calice il pungolo inquieto
che fosse visibile sostanza
l’urlo tracimato del sole il nero
di luce che tradisce le dita
così sciama in rivoli d’insonnia
l’immagine a cui la mano aggiunge
il taglio e l’ombra e dentro l’ombra
il segno che racconta un corpo
dove il mattino è scritto
in piaghe e croci dove il farmaco
pietoso rovesciato intorno
era cedimento d’argine e labirinto
di voci appare ora al tatto

(da Esilio di voce, 2011)

keine Vorahnung
nur ein Schaudern berauschter Tücke
beim Nachdenken über den abgerutschten Kelch-
rand den unsteten Stachel,
der sichtbare Substanz sein möge,
den übergeflossenen Schrei der Sonne Schwarz
aus Licht, das die Finger verrät
so schwärmt in Bäche der Schlaflosigkeit
das Bild aus, dem die Hand den Schnitt
und den Schatten hinzufügt und innerhalb des Schattens
das Zeichen, das von einem Körper erzählt,
wo der Morgen in Wunden und Kreuzen
geschrieben steht, wo das mitleidige
rundherum gekippte Heilmittel
Dammbruch war und nun sich als Stimmen-
labyrinth dem Tastsinn offenbart

(Traduzione in tedesco di Anna Maria Curci)

19 pensieri su “Il taglio e l’ombra”

  1. Francesco, le tue parole sono carne e spirito, ferite che sprigionano quella luce che beviamo a piene mani. Grazie!

    ti voglio bene
    jolanda

  2. E’ una scrittura sapienziale che denota un’ intensa e vertiginosa ricerca interiore. Fa sentire le parole inadeguate per l’orizzonte speculativo cui allude. Particolari questi versi, vi dimora una specie di ossimoro (il nero di luce):
    “che fosse visibile sostanza / l’urlo tracimato del sole il nero /
    di luce che tradisce le dita…”
    La lettura spinge a porsi domande “non omogenee rispetto alle risposte” (o il contrario). Potrei assuefarmi a questo balsamo di poesia, leggere ancora e ancora… Marzia Alunni

  3. Complimenti a Francesco e alla brava traduttrice, Anna Maria!
    Senso e musicalità che non frana e non si frena, ma attraversa crune d’ombra, elargendo la luce dell’anima più profonda, quella che è capace, ovvero capiente, del suo farsi corporarità trafitta.
    Grazie!
    f.

  4. Anna Maria (si) entra – non solo accompagna – senza disfarli e senza disfarsi nei versi di Francesco. li ascolta. custodisce ed interpreta il logos originario. e tutto si tiene. sinergia quasi impossibile ma non per due grandi poeti.
    un caro saluto ad entrambi.
    paola

  5. grazie per la rilettura dei grandi versi di Francesco e felicitazioni alla traduttrice Anna maria Curci che fluidamente ce li restituisce in una lingua musicale come il tedesco. Se provassimo a rovesciare il gioco, considerando il tedesco la lingua di partenza e l’italiano quella d’arrivo, sarebbe tutto comunque perfetto.

  6. “un argine che cede e la cascata di perle° ° ° zampilla..
    Il labirinto di voci è suono d’acqua, talora devasta,altre disseta.Le voci rispondono al tatto..”
    Ho letto molte volte questa poesia, Francesco, dal tuo
    *Esilio di voce*..ed ogni volta riscopro nuove sonorità.
    Grazie, un abbraccio.
    marlene

  7. Se rapportati alla personale esperienza di vita e di scrittura , questi versi funzionano da verifica , sollecitano un confronto e una resa .Sono parole in cui è possibile riconoscersi e con cui è impossibile non misurarsi . La loro urgenza è imperiosa , pressante come la livida espressività che li sostanzia .
    Che gran bella lettura !

    leopoldo –

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