La Biblioteca di RebStein (XXXVI)

La Biblioteca di RebStein
XXXVI. Gennaio 2013

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Daniele Poletti

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Immarcescibile. Poesie e Defixiones (2012)
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Lezione di geografia

De los rios oscuros

Yolanda Soler Onís

La poesia di Yolanda Soler Onís vive su un fragile e delicatissimo equilibrio tra la leggerezza formale dei versi, la ricercatezza delle scelte lessicali ed una fittissima rete di richiami ad esperienze personali e collettive raccolte e qui coagulate da luoghi e spazi molto distanti tra loro. In questo modo si materializza un flusso temporale capace di evocare il ricordo e dipingere, con essenzialità e sentimento, i ritratti delle persone che lo hanno abitato. Si tratta certamente di una poesia intima e personale, che però trova una dimensione di comunanza nelle improvvise aperture delle immagini – siano esse tristi o intrise di tenerezza -, nel senso di profondità che pervade la lettura della storia e degli ambienti naturali, nella naturalezza con cui gli oggetti e gli spazi sembrano condividere con gli uomini e le donne la loro esistenza, come se in qualche modo tutti fossero partecipi dello stesso flusso vitale.

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Background

Francesco Sassetto

Francesco Sassetto
Fabio Franzin

Sassetto, in questa sua esile ma densa raccolta, continua il discorso che ce lo ha fatto amare nelle precedenti, un discorso che è intimo e al tempo stesso universale; qui ritornano i tòpoi che gli sono cari: treni, binari, ritratti di persone prese nel conteggio delle proprie esistenze, sia per constatarne le sottrazioni, sia per immaginarsi scaltre addizioni, o portatori di perdite e sconfitte insanabili (molto efficace, in questo senso, e l’autoritratto crudele e disperato di uomo senza prole, condannato a crepare solo come un cane), periferie sempre più sterili di voci e calore, vagoni accalcati di un’umanità in cui si può leggere in filigrana il male di un paese, i luoghi del lavoro e della perdita dello stesso, le aule, le albe e le notti intrise di solitudine e amarezza, di quesiti irrisolti: cos’é / davvero questa sera / quest’ombra di silenzio e di spavento… figure che si impongono alla nostra attenzione, sia perché attori della nostra inquieta quotidianità, sia perché l’autore sa tratteggiarli con perizia, passione e con un amore innervato alla rabbia; mai portati sulla pagina tanto per colorarla, per far paesaggio. Continua a leggere Background

Quaderni di Traduzioni (XIII)

Quaderni di Traduzioni
XIII. Gennaio 2013

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Anna Maria Curci

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Wir müssen wahre Sätze finden
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Neon 80

Lidia Riviello

Lidia Riviello

I “materiali” che formano il testo di Lidia Riviello, pur dichiarandosi “volutamente accennati e provvisori”, per calcolata mimesi degli anni ottanta che intendono rispecchiare, e forse appunto per questa deliberata destrutturazione della propria struttura, sono un esempio davvero eccellente di costruzione poematica: una rappresentazione dei non-luoghi non-illuminati, in quella che può ben definirsi, ormai, come l’età del neon, per merito di questi versi: gialla terra desolata dei nostri ieri e del nostro presente. “Fatti fummo per essere al neon assuefatti”, “fatti fummo di fumo per vivere di pillole e gas”, “fatti fummo di Neon, di materia infiammabile”: così si intona l’Intro. E un lungo filo, tra “fatti fummo” e “fatte fummo”, si annoda su quella che è additabile, probabilmente, quale morale ultima di questa assolutamente esemplare favola, in “Come nel wrestling”: “Fatti fummo per essere rivoluzionati e mai rivoluzionare”. (Edoardo Sanguineti)

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Come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?

Todesfuge
Viva la Scuola, la rubrica settimanale curata da Nives Camisa, Giorgio Morale e Roberto Plevano sul blog La poesia e lo Spirito, è uno dei pochissimi appuntamenti irrinunciabili della blogosfera italiana, un autentico servizio pubblico, democratico e pluralista, che restituisce la “rete” tutta alla sua funzione preminente di informazione e di partecipazione, ossia alla sua ragion d’essere e alla sua dignità – sempre più offesa e vilipesa dal proliferare inarrestabile di spazi virtuali votati allo spaccio di inutile paccottiglia autoreferenziale, funzionale al mantenimento dello status quo, al disimpegno e all’idiozia imperanti.

Il numero odierno è dedicato alla Shoah e al rapporto tra “memoria e istituzione scolastica”, a quel dovere della memoria che ci riguarda tutti, consapevoli comunque, come dovremmo sempre essere, che “La Shoah non può essere imposta dall’alto, per circolare ministeriale… Non sono cose che si possano imporre per decreto. Attento a chi vuole imporre dall’alto il Dovere di ricordare. Quando s’impongono cose dall’alto, il ribellarsi è giusto… Adesso bisogna trovare il coraggio di dire che il fascismo non è solo Salò e l’Italiano, ebreo e non, è stato Fascista.”

(Leggi l’intero articolo qui…)

Il sangue privato

cop pigliaru

Alessandra Pigliaru

Brevi note preliminari

La vendetta e l’onore sono due idee estremamente affini; non per nascita ma per il loro continuo depositarsi nella storia del pensiero e delle rappresentazioni che contraddistingue entrambe come temi prospettive e passioni irrinunciabili per la morale umana. Fin qui si potrebbe obiettare che qualunque idea morale, se opportunamente appaiata, può essere ascritta ad una relativa e salda mappatura, tuttavia nella storia di vendetta e onore si può riconoscere un preciso e cogente tessuto narrativo di tipo pratico che non conosce eguali. Vendetta e onore non sono solo idee di estrema suggestione ma assurgono a metafore delle relazioni e assumono esse stesse connotazioni cruciali, simboliche e necessarie, che hanno accompagnato la storia del pensiero fin dai suoi albori. Nella genesi della storia delle passioni, strettamente legata alla storia delle virtù, la vendetta in particolare si è riscontrata una delle più vitali, polimorfe e dissimulanti che la storia del pensiero occidentale abbia concepito. Continua a leggere Il sangue privato

Volevo essere Jeanne Hébuterne

Loredana Magazzeni

Loredana Magazzeni

[…] Da subito l’autrice si pone la domanda fondante: quanto conta la scrittura per una donna? Quanto del proprio desiderio effettuale, fisico e spirituale, vi è investito? La risposta arriva con i   Tre haiku di donna che scrive, subito seguiti dai tre brevi testi di Corpo imperfetto che pongono a tema l’altro grande terreno di indagine di questo libro: oltre al rapporto tra parola e verità (la scrittura stessa), quello del corpo vivo, con tutte le sue affezioni e mutamenti. Bastano solo questi rapidi accenni a disvelare la ricca tramatura di questa raccolta poetica che collega e tiene insieme temi profondamente incistati nella vita, andandone a ricercare le radici nel tempo: nel passato, nell’infanzia e nel presente. Continua a leggere Volevo essere Jeanne Hébuterne

Abbandono e abbondanza. Les revenants e la ruggine

Marilena Renda, Ruggine, 2012

Enzo Campi
Marilena Renda

Per sviluppare un pensiero cognitivo su quest’opera bisognerebbe mettersi in linea con l’autrice: giustapporre crepe a crepe, insinuarsi nelle fenditure, ri-configurare «nomi propri» e attitudini, veicolare un’apparente pacatezza espositiva che, a ben guardare, preserva in nuce un urlo rabbioso, quasi selvaggio, quello che l’autrice definisce, a più riprese, un “ruggito”, insomma e in poche parole compiere un gesto aggiuntivo che possa affiancarsi al gesto originario. Tutto ciò, naturalmente, non è quasi mai possibile. Accade raramente che una lettura critica possa donare a un’opera un vero valore aggiunto.

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La presenza del vedere

Adriano Padua

Adriano Padua

A calzare la maschera metrica parrebbe non ci siano fori per gli occhi, e cala il buio nel mentre che un suono ritorna costante a segnare col proprio rimbalzo l’ambiente. Se poi vi si sovrappone la pellicola lirica, introversa per sua stessa elezione, e al dunque spalmabile solo a patto di perdere il volto, se mai per barattarlo con il calco di un morto, o con la spugna del convolto cerebrale, allora la cecità da marchio di fabbrica diviene un viaggio organizzato nelle tenebre, «con gli occhi sgranati e rivolti nel verso di questo possibile abisso». Eppure a scomparire in quella risacca non sono le cose, se mai le parole. È un paradosso, ma se ogni verso non ci mettesse in riga a filare in senso inverso, non ci sarebbe altro che un depositarsi di larve d’insetto (Francesco Redi, quando metteva a marcire la carne, li chiamava «cacchioni») e uno squittio. Con il congegno della poesia non si fa niente se non immettere ritardi, o guasti, nel sistema percettivo, provando innanzi tutto a scollare dalle pareti mute e lisce del sensorio la carta da parato che ci chiacchiera nel mondo. Continua a leggere La presenza del vedere